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Bologna 2 agosto 2012

Ci sono un paio di aspetti che mi hanno colpito nella comemorazione della Strage di Bologna di quest'anno.
Il primo è che appena dopo la fine del discorso del Presidente dell'associazione dei parenti delle vittime della strage, è iniziato il discorso del sindaco Merola. Non appena Merola ha iniziato a parlare metà della gente se n'è andata.
Merola ha fatto un discorso molto Pd, a un certo punto mi pareva di ascoltare una pubblica omelia, espressioni come "la luce in fondo alle tenebre", "la forza della risurrezione" e "il bene che batte il male" pronunciate dal sindaco, appartengono di più al gergo caro alla curia più reazionaria d'Italia (quella di Caffarra appunto) più che a un sindaco che dovrebbe rappresentare tutti i bolognesi, non solo i credenti.

Poi mi ha colpito un altro aspetto fondamentale. Non c'era una fascia d'età molto importante, quella dei giovani uomini e giovani donne, dai 25 ai 40. Non c'erano. O erano a lavorare, o al mare. Comunque io ne ho sentito la mancanza dei miei coetanei.
L'unico coetaneo che avevo di fianco era come me un "immigrato", il mio amico E. nato anche lui in un altra città.

Non mi stupisce perciò se i ragazzi delle superiori di Bologna hanno risposto qualche anno fa che a mettere la bomba alla stazione sono state le Brigate Rosse. Evidentemente del passato e del sangue dei loro concittadini al giovane bolognese non gliene frega nulla. Invece importa al giovane immigrato, non bolognese. E per immigrato intendo non straniero, ma italiano, ma non bolognese, che qui, appunto in terra ex rossa, è considerato alla stregua dell'immigrato.

Peccato. Peccato per la mancanza totale dei giovani. Una città e una democrazia che si regge sulle gambe anziane dura poco.

Forse i bolognesi dovrebbero occuparsi meno delle feste dell'Unità e delle beghe sui posti auto e parlare un po di più ai loro ragazzi. Ce ne sarebbe bisogno. Bologna ne avrebbe bisogno.

Pubblicato il 2/8/2012 alle 13.55 nella rubrica diario.

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