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Qualcosa si muove in Egitto

Ieri, 19 febbraio 2010, una folla di circa un migliaio di persone ha affollato e intasato per ore tutte le uscite dell'aeroporto del Cairo. Festeggiavano il ritorno in patria di El Baradei, che è stato per 15 anni a capo dell'Aiea, agenzia internazionale per l'energia atomica, premio nobel per la pace 2005.

La folla era composita: attivisti dei diritti umani, intellettuali, membri di associazioni, cittadini comuni e anche alcuni membri dei Fratelli Mussulmani, manifestavano pacificamente e in modo chiassoso la loro felicità per quello che loro ritengono una grande speranza per l'Egitto.

El Baradei in una recente intervista rilasciata a margine della cerimonia per il suo congedo dall'Aiea, non ha escluso che in futuro possa occuparsi della politica del suo paese natale.


Nella medesima intervista ha affermato che non esclude una sua candidatura alla Presidenza dell'Egitto per le prossime elezioni, ma solo se si tratterà di libere elezioni. Hosni Mubarak è dal 1981Presidente della Repubblica Araba d'Egitto e Presidente del Partito Democratico Nazionale (NDP – partito istituito nel '78 dal presidente Sadat). Il governo ultracentralista di Mubarak è lungi dall'aver portato l'Egitto alla democrazia. Mubarak è stato rieletto a pieni voti nel 1987, 1993, 1999 e nel 2005, sempre a seguito di elezioni che tutti gli osservatori internazionali hanno definito scarsamente libere e influenzate dal controllo della polizia e dell'esercito.

Il regime egiziano è caratterizzato fin dai tempi di Sadat e sopratutto durante il periodo di potere di Mubarak, da un forte autoritarismo e da forme sostanziali di "culto della personalità" anche se ha dimostrato un notevole grado di stabilità che ha agevolato gli investimenti stranieri e il turismo. Mubarak ha fatto occupare i posti di maggior responsabilità all'interno dell'apparato statale da suoi sodali e da suo figlio Gamal. Le istituzioni in Egitto sono espressione della classe militare che guida ininterrottamente il Paese dal 1951 e che tuttora esprime la metà dei ministri.
Forti anche le critiche all'ambigua la politica di liberalizzazione economica del regime di Mubarak: se è vero che sono stati autorizzati nuovi partiti politici non in linea con la guida del partito egemone cui appartiene il Presidente, tra i quali spicca quello dei Fratelli Musulmani, con una sua sostanziosa presenza parlamentare, grandi sono gli ostacoli che il regime ha sempre posto allo sviluppo di una libera opposizione col ricorso a misure detentive e processi farsa da parte di una magistratura piegata al potere presidenziale.

Il fatto che in un paese dove manchi la piena libertà di espressione e di opposizione, come l'Egitto, dove la vita pubblica è fortemente controllata dal regime, sia avvenuta una manifestazione come quella del 19 febbraio scorso, senza che vi siano stati scontri con le forze dell'ordine, fa ben sperare in un possibile ammorbidimento del regime repressivo di Mubarak.

El Baradei, diplomatico e politico di lungo corso, dal pedigree democratico internazionalmente riconosciuto, che gode della stima di buona parte della comunità internazionale per il suo equilibrio dimostrato negli anni nei quali è stato presidente dell'Aiea, sarebbe un avversario temibile non solo per il rgime nazionalista di Mubarak, ma anche per l'islamismo radicale dei Fratelli Mussulmani.

El Baradei potrebbe dare voce alla borghesia liberale cittadina egiziana, lontana tanto dal regime repressivo di Mubarak quanto dall'islamismo radicale islamico, e potrebbe in questo senso caratterizzare una alternativa democratica di alta credibilità per l'Egitto.

Inoltre El Baradei potrebbe intercettare lo scontento popolare per un economia che cresce ma non riesce a redistribuire la ricchezza prodotta, e non riesce a sfamare e togliere dalla miseria buona parte delle masse di poveri che continuano a ricercare fortuna spostandosi dalla campagna (dal deserto) verso le grandi città.

Pubblicato il 20/2/2010 alle 12.49 nella rubrica Notizie.

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