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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Antagonisti sbagliati, un Occidente in lotta con se stesso
post pubblicato in diario, il 29 novembre 2015

Il colmo della libertà ma sopratutto dell'individualismo a cui siamo arrivati nelle nazioni occidentali è aver cullato e cresciuto generazioni di ignoranti anti-occidentali. Occidentali anti-occidentali, e già questo, se non facesse già abbastanza ridere sarebbe quanto meno un paradosso.

Stavolta non mi riferisco agli stranieri o ai figli di stranieri - che di fatto non sono occidentali - ma ad occidentali che odiano talmente cosa è oggi l'occidente da non capire più quando si tratta di propaganda del potere, e quando, invece si tratta di popolare e umano dolore per le persone scomparse. Mi sto riferendo al fatto increscioso di oggi, accaduto a Parigi, dove I soliti noti dei centri sociali - chiamati "black block" (ma che stavolta coi black block hanno nulla a che vedere) -alla riunione sul clima, hanno "simpaticamente" distrutto il memoriale per le vittime degli attentati terroristici islamici.

Probabilmente, il loro odio nei confronti di quello che vedono come occidente, nasce dalla loro gretta ignoranza che vede ai loro occhi identificare i nostri valori fondanti - libertà personale e di espressione, eccetera - con il potere che dovrebbe rappresentarli (Hollande, Renzi ecc..) e con il sistema capitalistico.

Peccato che il sistema capitalistico - quello che fa vendere le armi per fare soldi, per intenderci - è sono una parte della sterminata e ricchissima cultura occidentale, e tra l'altro ci ha arricchito tutti, loro compresi. Di certo questi ragazzi e ragazze avranno pensato di fare chissà quale atto di ribellione simil-sessantottina nel distruggere il memoriale delle vittime delle stragi, pensando di lanciare così il messaggio che loro sono contrari all'ipocrisia che ha fatto innalzare quel quel memoriale. Peccato che l'ipocrisia dell'occidente non sia superiore all'ipocrisia dell'oriente, specie del mondo arabo del golfo e del medio oriente che si nutre dei soldi derivanti dalle ricche rojalties del petrolio. Stessa ipocrisia la ritroviamo, ma all'ennesima potenza nello stesso Isis, o Daesh che dir si voglia, che vive solo grazie a tecnologie, soldi e a una sistema economico inventato proprio dal'Occidente che esso stesso dice di voler combattere e distruggere. 


Gli antagonisti europei stavolta se la sono presa con il simbolo sbagliato. Non già con un simbolo che "giustifica la guerra
- ammesso che ci siano simboli che giustificano la guerra - ma con un simbolo di riconciliazione e di umano e giustissimo lutto per le vittime innocenti di una lucida follia islamica. Nella loro foga di marcare la loro diversità e la loro diversità dalle politiche messe in campo dai principali paesi occidentali ed europei per contrastare Isis e terrorismi, si sono "scordati" di fare parte di una delle due parti in "guerra", cioè di essere anche loro occidentali, e di essere visti e percepiti come occidentali da chi occidentale non è.

Tuttavia, in alcuni discorsi giustificazionisti (la colpa degli attentati sarebbe "nostra" perché gli vendiamo le armi e acqusitiamo il petrolio) che ho sentito e letto anche qui sul mio profilo facebook, qui o altrove, ovunque ho in quei giorni successivi alla strage spiegato il mio punto di vista, già mi aspettavo la logica conseguenza di quelle parole idiote e avventate che puntualmente è arrivata. Distruggere le foto e ricordi messi dai famigliari per ricordare delle vittime innocenti, di certo non farà un dispetto a Hollande. Non scongiurerà nemmeno la prossima guerra. Però avrà fatto sentire gli artefici di tale asinata dei duri e puri. Per me dovrebbero vergognarsi, in quanto ignoranti e in quanto irrispettosi del dolore degli altri.

 
Inoltre, il discorso giustificazionista è smontabile in quattro e quattrotto. Se davvero siamo "noi" e con noi intendo le potenze del mondo occidentale a vendere armi e ad acquistare petrolio i cui proventi vengono poi utilizzati dai terroristi per farci gli attentati, provate a rispondere seriamente a queste domande: chi vende armi e a chi? Le si vende in nero o alla luce del sole? Se alcune aziende occidentali vendono armi ai paesi del golfo e questi poi li rivendono in nero a Isis, dov'è la nostra colpa? Se qualche intermediario vende ad aziende occidentali il petrolio di Isis, io cittadino occidentale perché mi dovrei sentire in colpa? Se esistono delle fabbriche che producono armi, perché dovrei sentirmi in colpa? Per il fatto che le abbiamo prodotte? Le armi sono un mercato e una merce, non più squallida di tante altre, ma di certo più tecnologica e remunerativa. Se non le vendessero gli occidentali pensate davvero che non ci sarebbe nessun altro che le produrrebbe e le venderebbe? 

Le armi ci sono sempre state, la stupidità c'è sempre stata e purtroppo c'è sempre stata anche la guerra anche prima della vendita delle armi ci si faceva la guerra, con le spade e con le pietre. Ciò che invece è nuovo è la cecità di certa parte dell'occidente che non si sente più tale, e pensa di essere "figlio del mondo", di avere ormai una cultura "unica e mondiale", di non sentirsi più figlio dei nostri luoghi. Peccato che io, così come voi, e anche i black block e di cui sopra, e persino Salvini, beh tutti noi siamo occidentali. E indipendentemente da come percepiamo noi stessi, ragioniamo come occidentali, agiamo da occidentali, parliamo lingue occidentali, consumiamo quasi sempre cibi occidentali, e sopratutto abbiamo un idea di individuo, di diritto, di potere, di libertà e di antagonismo che è propria di noi occidentali. E che non è e non sarà mai quella che può avere una persona che non è occidentale come noi.



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permalink | inviato da Pa.P il 29/11/2015 alle 16:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Non toccate gli stranieri e gli islamici, per carità!
post pubblicato in Notizie, il 16 novembre 2015
Libertari italiani in strenua difesa dell'Islam. Non si può certo dire che c'è una parte (consistente) di Islam malato e filo-terrorista, altrimenti passi per islamofobo. E poi ci sono i benpensanti che dicono che la religione non c'entra nulla (seee come no) ma quando vai a spiegare loro che l'Islam non ha un capo supremo in grado di dare una lettura univoca delle scritture e quindi ogni estremismo è valido dal punto di vista teologico - rimangono basiti, perché loro queste cose non le sanno perché non le hanno studiate.

Questi libertari con la pancia piena e il culo parato, abituati a vivere come me, come tutti gli occidentali in Paesi in cui è garantita la libertà di pensiero - parola - e qualsiasi comportamento non si rendono conto che se vivessero in un paese islamico se la sognerebbero la loro libertà, e sarebbero messi a morte per le loro idee di uguaglianza, rispetto della donna eccetera eccetera.

Sarebbero messi a morte anche dall'Islam più moderato. (che poi questo islam moderato lo devo ancora vedere. Che ieri sera ho visto un pezzo in cui c'era il capo degli imam della Lombardia e non mi pareva affatto moderato)
Non cogliere questa contraddizione è letale. Puoi essere libero di esprimerti perché non vivi in un paese islamico, perché la nostra libertà ce la siamo guadagnata col sangue e col sudore in migliaia di anni di lotta contro la nostra religione e contro i nostri dittatori, i nostri Re.E ora che la nostra libertà è minacciata dagli invasati islamici, non pretendiamo neanche che sia fatta chiarezza per dividere i "moderati" dai fanatici. Un comportamento assolutamente stupido e masochista. Siamo pieni di fanatici islamici anche qui da noi. Pieni. E io domani non voglio morire per mano loro. Io proteggo la mia libertà con ogni mezzo che mi rimane, la parola, lo scritto, e lo farò sempre. Alla faccia dei libertari pro islam sempre e comunque.Rendiamocene conto.

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permalink | inviato da Pa.P il 16/11/2015 alle 17:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Dietro a Isis c'è tanta geopolitica
post pubblicato in Notizie, il 15 novembre 2015
Ci sono all'incirca un miliardo di cose che si potrebbero dire sui tragici eventi di Parigi, che forse sono stati detti, anche grazie a quel megafono di opinioni personali che sono i social.

Tuttavia oggi, Boko Haram, la versione africana dell'Isis, ha fatto un altro attacco terroristico e ucciso quasi 2000 persone. Giusto 1500 in più che a Parigi. Anche uno sciocco quindi potrebbe capire che non si tratta più di eventi terroristici, e per quanto mi riguarda neppure di una "guerra". Il problema è sostanzialmente culturale e teologico. C'è una parte sostanziosa di Islam che odia l'Occidente, lo pensa perverso, impuro, degno di scomparire; con esso giudica impuro e quindi meritevole di morte anche tutto ciò che non è Occidentale, ma non è neanche Islamico, come dimostrano gli attacchi di Boko Haram in Africa, o dei Moro in sud Filippine, o ancora la guerra civile in Siria e Iraq, gli attacchi dei talebani contro i governi di Pakistan e Afghanistan... eccetera eccetera. 

I terroristi sono certo i più invasati tra gli invasati, disposti a sacrificare la propria vita e quella degli altri, per fare un opera di "pulizia" di infedeli, come loro credono prescriva la loro religione. Il punto è che non si può dire loro "sbagliate", l'interpretazione corretta del Corano è la nostra. Perché non c'è alcuna interpretazione corretta del Corano.

La religione islamica sunnita(che raccoglie circa i 3/4 dei musulmani del mondo) non ha nessuna autorità religiosa riconosciuta da tutti che può stabilire ciò che è lecito dal punto di vista religioso e ciò che non lo è. Come effetto di tutto questo si hanno da sempre degli Imam che si improvvisano tali e attizzano odio contro i bersagli da loro decisi, avendo un certo seguito. Si sono poi organizzate a livello locale delle organizzazioni fondamentaliste - che hanno cioè una lettura fondamentalista del Corano - di stampo militare in varie parti del mondo, alcune le abbiamo già citate. Queste hanno intrapreso una vera e propria guerra santa. Contro di noi. Contro di noi occidentali e anche contro tutto ciò che di orientale loro ritengono impuro - (ad esempio il popolo Yazidi in Iraq). 

Davanti a tutto questo, il mondo civilizzato va ognuno per conto proprio, ottenendo risultati scarsi e sopratutto continuando a sbagliare la diagnosi del fenomeno: non si tratta di terrorismo. Non è un problema di ordine pubblico o di sicurezza nazionale da risolvere con più esercito, con più guerra, con più polizia, con le frontiere chiuse. E' un problema culturale. 

Bisognerebbe costruire per la religione islamica una guida unica, come lo è in parte per quella cristiana il Papa, e dare ad essa e solo ad essa, la possibilità di interfacciarsi con le Istituzioni laiche statuali dei vari Paesi. Oppure ritrovarsi tutti all'Onu e decidere all'unanimità che l'interpretazione fondamentalista dell'Islam è reato mondiale, e chi la professa pur non essendo un terrorista è perseguibile ai termini di legge.

Ma tutto ciò sarà fantascienza. Dietro l'Isis c'è la guerra per procura per il controllo di un altro pezzo di Medio Oriente. Una guerra geopolitica che vede da una parte noi occidentali intenti a sostenere proprio i ribelli siriani anti -Assad, che sono e lo sappiamo spesso la stessa cosa dell'Isis, in un ottica di controllo del MO da parte degli USA, di Israele e dell'Arabia Saudita. 
Il campo opposto al nostro è composto in Medio Oriente da Russia, Cina e Iran, alleati a sostegno di Assad, del suo partito socialista BAAT e contro l'Arabia Saudita e l'Isis. 

Vista così la faccenda è di difficile soluzione. Certo se non vogliamo più sangue innocente versato in Europa da Isis e compagini gemelle, forse, e dico forse, sarebbe il caso di smetterla di finanziare Isis (e Turchia e Israele). Questo però significherebbe riconsegnare a Cina-Russia-Iran la Siria, e probabilmente anche l'Iraq.
Ciao Pierpà
post pubblicato in diario, il 2 novembre 2015
Grazie di essere esistito. Grazie per la ricchissima opera che ci hai lasciato, e per quello che mi ha insegnato. Mi ha formato e sono certo ancora in futuro mi riserverà spunti di riflessione, perché ancora a trent'anni suonati non ne ho che letta/vista la metà. Grazie per quello che hai significato e per essere stato il primo - più moderno tra i moderni - a capire i vizi e le virtù di questa povera patria, di cui io e per fortuna - persino tu - facevi parte. Mi hai insegnato a non seguire il branco, l'idea più facile, la semplificazione inaccettabile, a prendere parte -politica o culturale che sia e non vederne poi i difetti - come fanno tutti o quasi. 
Leggerti e guardare le tue opere è sempre stato un esercizio di libertà. E come tale, difficile, impegnativo. I festeggiamenti per il quarantesimo anno dal tuo omicidio, caduto a Ostia tra la notte del primo e del 2 novembre del 75, so per certo che non li avresti digeriti. Pazienza PPP, guardiamo il volto positivo ed ermetico delle cose, come ci hai insegnato tu: la ricorrenza aiuterà alcuni che non ti hanno mai letto a incuriosirsi e forse domani anche un solo giovane in più avrà letto un tuo libro, visto un tuo film, letta una tua poesia o un tuo articolo e allora ne rimarrà salubremente turbato. Grazie per aver unito e capito che la cultura è una cosa morta senza la politica e che la politica è morta senza cultura.
Grazie per averci turbato, per non esserti mai schierato sempre e comunque con qualcosa o qualcuno, grazie per averci insegnato ad essere liberi, ma non individualisti. 

Ciao Pierpà

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permalink | inviato da Pa.P il 2/11/2015 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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