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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Piccole occasioni di cambiamento
post pubblicato in Notizie, il 24 maggio 2013
Spero che a Bologna sia chiara la differenza tra scuolA di tutti e attuale situazione di serie B e che Bologna, come altre volte nel passato apra la strada a una riscossa laica e pro-beni comuni, in tutta Italia.
Spero anche che a Roma non si facciano sfuggire l'occasione di votare il migliore, nonché un medico competente e laico come Marino per sindaco.

Perché io non ci vivo, ma vorrei una capitale più civile.
Così come non vivo neanche più a Bologna, ma il suo referendum, se vince la A, può cambiare le sorti del Paese.
Perché certe occasioni, a Trento, a Bologna o a Roma, non vanno perse.
23 maggio 1992
post pubblicato in diario, il 23 maggio 2013

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Moderni Don Chisciotte
post pubblicato in Notizie, il 18 maggio 2013

Fiom, l'unica confederazione sindacale in Italia che fa ancora il sindacato, cioè difende i diritti dei lavoratori, insieme ai residui di quella che una volta fu la sinistra, sono oggi in piazza a Roma.

Sono i moderni Don Chisciotte. Combattono contro mulini a vento che non possono sconfiggere.

Tra i presenti ovviamente la sinistra esclusa dalla volontà degli italiani dal Parlamento (Ingroia et co), Vendola e Sel, e una paraculistico annuncio di adesione senza partecipazione da parte del M5S. Ovviamente assente il Pd. (che non è sinistra per chi non l'avesse ancora capito)

Combattono contro il "nemico" cioè l'attuale sistema politico cultural - economico che tutto e tutti domina: il capitalismo. O meglio il turbocapitalismo, quinta e ultima espansione del capitalismo in ordine di tempo. Che impone sempre più il valore di una persona in base a quanto i suoi servigi sono ritenuti utili al Mercato. Perciò se sei disoccupato vali meno di una merda, non sei più neanche un essere umano.

Il Mercato è l'unica vera forza, i diritti individuali e collettivi o di categoria, lo sappiamo, sono solo ormai degli impicci alla libera impresa e sopratutto alla libera circolazione di capitali.

 "Libera circolazione di capitali" che è un modo suggestivo per descrivere l'impoverimento progressivo del lavoro a favore della finanza e le immani ricchezze accumulate da poche migliaia di privilegiati nei paradisi fiscali a scapito del benessere di milioni, anzi miliardi di altri esseri umani.
Non cercate parole o concetti di speranza, non ce ne sono.

Quello che in fondo, Marx spiegò nei suoi libri, cioè la fase terminale del Capitalismo, cioè la globalizzazione. Alla quale lui utopisticamente faceva seguire il comunismo. Karl Marx intendeva il Capitalismo come un processo che alla fine avrebbe reso i poveri lavoratori - i proletari - capaci di riconoscersi a livello mondiale e di combattere insieme. Cioè un identificazione di classe a livello mondiale. Oggi assistiamo all'opposto. Il sentimento di appartenza ad una classe sociale è svanito in Occidente. Ora, da Oriente a Occidente assistiamo solo alla guerra tra poveri di diverse nazionalità. Come conseguenza c'è che se a noi (italiani) non piace lavorare per pochi soldi e con sempre meno diritti, poco male, l'imprenditore sposta la produzione - delocalizza - altrove, magari in Bangladesh. Dove può pagare 5 - 10 € al mese di stipendio, non riconoscere alcun diritto, neanche poter andare al cesso o la malattia. Può anche trattare peggio che animali gli stessi lavoratori, affollandone migliaia nello stesso palazzo. Palazzo così carico che poi cede e si schianta a terra per via del suo stesso peso insostenibile per le fondamenta, schiacciando i poveracci che ci lavoravano dentro.

Ecco perché oggi Fiom e sinistra sono i moderni Don Chisciotte. Di fronte a un sistema politico imprenditoriale mondiale come la globalizzazione del capitalismo delle merci e della finanza non possono vincere. Ma neanche pareggiare. Sono - o meglio - siamo destinati a perdere. La profezia economica è destinata a compiersi: un mondo sempre più diviso in classi più che in nazionalità. Ma la strada è ancora lunga prima di giungere a un compiuto capitalismo che probabilmente distruggerà le entità nazionali ora definite come Stati nazione. Quando cioè ovunque nel mondo merci e servizi costeranno uguali e la competizione sarà totalmente globalizzata. Questo ultimo passaggio del capitalismo presuppone appunto un tempo imprecisato in accadano due fatti:

1) Le economie più ricche dividono la propria popolazione sempre più in due: ricchi e poveri, polarizzando sempre di più i redditi e distruggendo definitivamente la classe media (e probabilmente anche le democrazie). Perciò in assoluto le stesse economie più sviluppate sono destinate a decadere nel lungo periodo;
2) Le economie più povere si arricchiscono ma seguendo la medesima tendenza socio economica cioè una netta divaricazione dei redditi, ma anche un progressivo aumento della loro capacità produttiva e di presenza nel mercato mondiale.

Ecco, in quel momento, dopo un immenso numero di tragedie, avremo probabilmente un mondo molto diverso da oggi, in cui un bangladese è pagato quanto un italiano o un cinese o un africano, e il livello del reddito dipende esclusivamente dal tipo di lavoro svolto. Un economia unica, un mondo del lavoro globale. Inutile dire che questo processo cancellerà tutto, per primi ovviamente i diritti, che sono d'impaccio, così come le culture non dominanti rendendoci tutti uguali, ma al ribasso.
Perciò attendiamoci per il futuro ancora maggiore compressione salariale e riduzione dei diritti.

Il processo sembra comunque tracciato. E' di pochi mesi fa la notizia straordinaria che i trentenni cinesi hanno redditi pro capite più alti dei trentenni italiani. Questo fa capire il discorso fatto finora.
Aspettiamoci per il prossimo futuro maggiore spazio alle multinazionali e sempre più marginalità per le imprese soltanto nazionali, ancora maggiore marginalità per artigianato e Pmi destinate nel lungo periodo a scomparire. Sempre minore importanza degli stati nazione, sempre più importanza degli organismi sovranazionali o internazionali.

Se tutto questo parlare di massimi sistemi và fatto annoiare o ha fatto risvegliare in voi la vostra parte intollerante fascisto - grillina (che cazo dice questo qua, chi cazo si crede di essere ecc) sappiate che non mi sono inventato nulla, purtroppo. Tutta questa descrizione approssimativa prima o poi si concretizzerà. Questa è la direzione, la strada è già stata intrapresa da decenni. Si chiama turbo-capitalismo.

En passant vorrei fare un ultimo passo avanti nella trattazione, smentendo buona parte della retorica della sinistra sull'uguaglianza. Perché anche l'uguaglianza sarà utile al compimento ultimo del capitalismo. Un economia finalmente globale non avrà più bisogno delle differenze linguistiche e culturali, figuriamoci di quelle etniche, che anzi potrebbero essere un ostacolo alla piena realizzazione del Sistema. Ecco perciò spiegato perché il capitalismo non è nazionalista, anzi, è anti nazionalista, e quindi favorevole alla massiccia immigrazione ed emigrazione e alla mescolanza dei sangui, delle culture, delle genti. La fine delle nazionalità coinciderà anche con l'annullamento delle culture in un unica sovra-cultura, probabilmente con qualche variazione a seconda delle latitudini e l'annientamento di secoli di storia e cultura, arte, musica, arte figurativa, letteratura nazionali.


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permalink | inviato da Pa.P il 18/5/2013 alle 12:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il conformismo sbandierato vince ancora
post pubblicato in diario, il 17 maggio 2013
Come non scagliarsi contro l'omofobia e contro il razzismo urlato e sguaiato negli stadi.
Ma ora lo si fa non perché sono ingiustizie palesi che trattano da "diversi" gli uguali, ma perché bisogna accettare e ingoiare la diversità pena pubblico ludibrio.


Qualunquismo è anche questo malinteso senso del dovuto, perché si badi bene, non è logica conseguenza di un percorso intelletuale individuale, o conoscitivo, o politico, ma semplicemente il seguire a testa bassa ciò che gli altri dicono giusto e corretto, proprio come si seguiva a testa bassa i messaggi di odio della dittatura fascista. L'atteggiamento conformista dell'uomo e della donna comune che mi ha sempre dato fastidio. (tanto quanto io ho sempre dato fastidio ai conformisti!)
Non è cambiato molto, solo il messaggio, ma il meccanismo di autoaffermazione di se stessi previa accettazione di una serie di regole cogenti stipulate da altri è il medesimo. Nessuna rielaborazione o critica personale al BUON SENSO UFFICIALE.

Un buon senso che ci ordina di accettare l'omosessuale e il nero, ma magari non dice niente e non si scandalizza davanti alle tante forme di esclusione del nostro simile, ma che si pavoneggia quasi nell'accettare il diverso.

Me la prendo tanto con questo atteggiamento del politically correct non tanto perché pensi che l'omofobia e razzismo non siano da condannare, ma perché mi sembrano un modo neanche tanto palese per mettere a tacere le coscenze sporche.

E tra le coscenze più sporche in assoluto vanno poi annoverate quelle della stessa classe dirigente /politica, che da un lato, grazie al buon senso ufficiale, condanna ciò che dall'altra promuove: come si fa a essere alleati alla destra razzista e omofoba e proclamarsi anti omofobi e anti razzisti nello stesso momento in cui ci sei alleato al governo? Solo io mi ricordo i C.i.e, le sparate Pdl e Lega sui gay, disinfettare i posti sui treni dove erano sedute persone di colore eccetera?

Come al solito assistiamo a quella che è la profonda anima degli italiani - fare in privato ciò che si dice di non fare in pubblico e viceversa.
Ipocrisia e capacità di mentire. Fanno parte della nostra cultura, proprio come il politically correct, sempre e comunque. In una sola parola CONFORMISMO.



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permalink | inviato da Pa.P il 17/5/2013 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Rivoluzione Civile muore, il piccolo orticello vince
post pubblicato in Notizie, il 2 maggio 2013
La decretata fine di Rivoluzione Civile è l'ennesima riprova che la sinistra è troppo litigiosa e settaria, ancorata al passato per pensare con lungimiranza al futuro.

Se le fondamenta di qualcosa di politicamente nuovo e finalmente inclusivo, cioè che possa includere il sentimento vasto e multiforme di cambiamente e progressismo, lo facciamo morire dopo averlo appena visto nascere, questa è l'ennesima dimostrazione della mentalità auto-distruttiva della sinistra italiana. Se un progetto politico si fa giudicare dal primo risultato elettorale allora sarebbe defunto subito anche il MoVimento 5 stelle. 


Resteranno per sempre esclusi dalla stanza dei bottoni.
E  se lo meritano. Peccato siano portatori sani di problematiche e temi sociali che non potranno mai trovare espressione altrove, se non a sinistra. Ad esempio un salario per tutti, scuola e sanità come diritto e non come servizio, beni pubblici non svendibili né amministrabili da soggetti terzi o privati, laicità, ecc ecc...

L'alternativa a loro, però, ancora non c'è. Se non nel sostituirsi completamente a quelle classi dirigenti di quei piccoli partiti che vedono solo il loro ombelico e il piccolo orticello.

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permalink | inviato da Pa.P il 2/5/2013 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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