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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
FORZA ITALIA
post pubblicato in diario, il 29 giugno 2012
Per chi come me è orgoglioso di essere italiano 365 giorni l'anno e non vorrebbe mai essere tedesco o inglese e men che meno francese, dico a quanti cercano di fare discorsi moralisti e continuano con i link facebook sui cani uccisi e si dispiacciono della vittoria della nazionale, che per me siete solo in cerca di visibilità. 

La retorica e il moralismo a lungo stancano. Sopratutto c'è un tempo per la serietà e un tempo per l'allegria

"Non è una persona seria colui che non ride mai".

FORZA ITALIA, perché in fondo, anche senza calcio siamo i migliori, lo siamo sempre stati. Dall'impero romano al rinascimento in poi. Incluso il fascismo. Nel bene e nel male. Chi riuscirebbe a tenere in piedi uno Stato con il Vaticano dentro casa e una miriade di associazioni criminali e sovversive come la massoneria, come facciamo noi da sempre?

FORZA ITALIA, forza noi!

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permalink | inviato da Pa.P il 29/6/2012 alle 11:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Concertone di beneficenza, non cambiamo mai
post pubblicato in diario, il 26 giugno 2012

Questa è la serata del concertone in favore dei terremotati. I big della musica emiliano romagnola (e sono moltissimi) si sono riuniti per un concerto allo stadio Dall'Ara il cui ricavato andrò in favore dei terremotati.

 

Ecco subito comparire quelle espressioni, quelle frasi, quei motti di cui questa terra è stracolma: "Teniamo botta"! Che è un espressione dialettale per dire "Non arrendiamoci - Teniamo duro"o giù di lì. Si perché nella terra in cui vivo da ormai quasi 10 anni usare espressioni dialettali e autoconvincersi che si stia parlando in Italiano e quindi pensare di essere intelleggibili a tutti è un segno di ignoranza e superbia che non si riscontra neanche nelle più sperdute valli del Trentino. Ma sorvoliamo sulle magliette e sui motti e veniamo al concerto.

Innanzitutto il Dall'Ara è uno spettacolo, in fin dei conti la cornice dello spettacolo è stata migliore dello spettacolo stesso. Lo stadio di Bologna non viene mai utilizzato per i concerti, al quale si preferisce l'anonimo e tristo parco nord. si pensava anche di abbatterlo o di sostituirlo con un altro stadio. Che spreco! Ma c'ho che mi ha convinto di meno di tutto non sono ne i lustrini, ne i motti e neanche la bella cornice dello stadio. Ciò che mi ha convinto di meno è proprio il concerto, e non è certo per una cosa banale e a tratti persino meschina come i gusti musicali.

Non mi ha convinto perché non basta mandare l'sms o comprarsi il biglietto del concerto di beneficenza con le star per mettersi in pace la coscienza.

Sono sicuro invece, che per molti è così. Tuttavia forse è questo il modo per far partecipare tutti, anche gli emiliani - e sono tanti - che se ne sarebbero stati per sempre comodi sui loro divani.

Tuttavia i riti collettivi emiliani tipo il concerto di beneficenza di stasera non mi hanno ancora convinto pienamente. Ogni volta che succede qualcosa o bisogna ricordare qualcuno (tipo Dalla) il popolo. come se fosse un gregge, si ammassa in questi riti collettivi, che sanno molto di funzione religiosa, così radicati nella cultura di questa regione. Ma c'è un altro aspetto che mi turba. La mia cultura è assolutamente lontata da tutto ciò. I miei m'hanno insegnato che la beneficenza non va sbandierata; se si vuole fare qualcosa di bello per qualcuno in difficoltà lo si fa in silenzio, sopratutto senza vantarsene con dignità e con umiltà. Questa Emilia Romagna, questa Bologna sono così prive di umiltà e di discrezione. In fondo hanno fatto e stanno facendo molto di più per i terremotati quanti hanno prestato una giornata del loro tempo libero e sono andati sul posto a spostare pietre, a distribuire pasti caldi. E poi parliamoci chiaro: tanti di quelli che stasera erano al concerto erano lì per ascoltare e seguire da bravi fan il loro idolo, altroché terremoto!

Come ho scritto anche altrove, se tutti quei miliardari settantenni (e non) avessero donato ai terremotati tutti i soldi che hanno evaso nelle loro eterne carriere, i terremotati sarebbero da stasera tutti ricchi sfondati. Tuttavia lasciandoci alle spalle la mestizia del solito discorso materialistico sui soldi, torniamo al significato della serata. Non basta un rito collettivo per allontanare la paura, l'angoscia, la tristezza, la commozione per chi ha perso tutto. Bel gesto, questo rito collettivo, forse animato da profondo senso del dovere, ma anche grande vetrina. Forse c'ha azzeccato Vasco, che non ho mai apprezzato ne come cantante ne come uomo, ma è vero che è "facile, troppo facile così".  E' il modo emiliano di scaricarsi la coscienza, al pari di quello che fanno quelli che dicono di credere e poi vanno in chiesa la domenica non per parlare con Dio o per ascoltarlo ma per farsi guardare dagli altri presenti e testimoniare la loro presenza e quindi la loro falsa rispettabilità. Ed è un modo di scaricarsi la coscenza pure più furbo della tradizionale messa. infatti ti scarichi la coscenza e balli, ridi, per giunta ti diverti. Un divertimento effimero, da una botta e via. Da domani nelle tende si ricomincerà a tribolare.

il concertone di beneficenza per i terremotati: quale migliore occasione per scaricarsi la coscenza al prezzo di un biglietto? Per fortuna conosco alcuni emiliani e non che non sono andati al concerto, e non hanno neanche mandato l'sms solidale (con le aziende di telefonia più che coi terremotati), ma hanno invece investito proprio tempo e denaro per portare aiuti concreti sul campo, là dove le note del glamour - adunata non arrivano.

PIIGS
post pubblicato in diario, il 25 giugno 2012
Da che mondo è mondo il calcio non c'entra nulla con la politica, o meglio con le scelte politiche. Ma la rivincita calcistica dei PIIGS sugli inglesi e gli altri da coraggio!

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permalink | inviato da Pa.P il 25/6/2012 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Figli della televisione che intervistano figli di ..
post pubblicato in diario, il 13 giugno 2012
Ok, quasi tutte le menti pensanti in oggi stanno parlando della marchetta di Travaglio a Grillo (l'ennesima!!) tanto smaccate che questo suo nuovo innamoramento per un populista lo ha fatto litigare con Telese, che se n'è andato dal Fatto per fondare un altro quotidiano, come se non ce ne fossero già troppi.

Le non domande di Travaglio a Grillo sono queste:

1. Come te lo immagini, il prossimo Parlamento?
2. I partiti preparano le liste civiche-civetta per sfruttare l’onda
3. Il rischio è che fra qualche mese scavalchiate pure il Pd
4. Il premier può benissimo non essere un parlamentare
5. Vedi mai i dibattiti politici in tv?
6. Napolitano mai incontrato?
7. Non temi qualche polpetta avvelenata? Nei cambi di regime, chi rompe lo status quo rischia
8. I politici hanno cominciato a parlare bene di te
9. Berlusconi ti sta studiando
10. Quando ancora pensavi di costringerli ad autoriformarsi, alcuni politici li hai incontrati
11. Nessun politico ha mai pensato di avvicinarti, cooptarti o anche solo di contattarti?

La tre e la 8 sono talmente leccate di culo da farmi venire il mal di stomaco. 
La tre la quattro, la nove e la dieci non sono domande... sono..boh?

Fabio Chiusi,http://ilnichilista.wordpress.com/2012/06/13/le-11-non-domande-di-travaglio-a-grillo-e-quelle-che-gli-avrei-fatto-io/ ha scritto alcune domande vere che avrebbe fatto lui a Grillo. E che non solo ritengo corrette e condivisibili, ma che avrei fatto anch'io, ne avessi avuto la possibilità. Le copio incollo di seguito: 

1. Come mai nel Non-Statuto del Movimento c’è scritto che si possono iscrivere solamente cittadini italiani, una limitazione che non hanno nemmeno Lega Nord e La Destra?
2. E’ vero che Pizzarotti ha telefonato a Casaleggio per chiedere approvazione per la nomina di Tavolazzi, come ha scoperto il Fatto Quotidiano?
3. Che cosa ci dice quella telefonata – mai smentita – del reale peso di Casaleggio nelle decisioni del Movimento?
4. Come mai parli di Internet come strumento di dialogo diretto con i cittadini, come rottura rispetto alla comunicazione unidirezionale della televisione, e non rispondi mai a nessuno, né su Twitter, né su Facebook, né sul blog?
5. Perché la tua propaganda online dovrebbe essere meno unidirezionale di quella che Berlusconi fece attraverso la televisione?
6. Tu vuoi abolire i partiti. Ma con cosa vorresti sostituirli? Davvero pensi basti riempire il Parlamento di liste civiche e «movimenti di gente perbene» (dai No Tav ai referendari) per governare il Paese?
7. Hai mai pensato che il tuo ideale di democrazia diretta attraverso la rete possa essere irrealistico, per non dire pericoloso? Come si prendono decisioni impopolari, nel futuro che immagini? E chi decide quali sono i principi non negoziabili?
8. Sapresti farmi un esempio di un Paese delle dimensioni dell’Italia governato dall’«iperdemocrazia», o «vera democrazia» di cui parli tu?
9. Se «ognuno vale uno», chi o cosa ti conferisce il diritto di revocare l’utilizzo del simbolo del M5S a chi non rispetti le regole del Non-Statuto, a loro volta indiscutibili pena allontanamento? E come si impedisce, anche solo dal punto di vista teorico, che tu possa gestire questo potere decisionale in modo ricattatorio?
10. Come ti è venuto in mente di dare un ‘Passaparola’ a uno come Willer Bordon?
11. Perché non hai detto una parola sulle esternazioni dell’attivista del M5S Francesco Perra contro i matrimoni gay? Se non le hai sentite, te le ricordo: «A quel punto potremo anche sposarci in tre o col proprio animale».

Domande vere. Infatti Fabio Chiusi, è un bravo giornalista, ma non è in vista come Travaglio ma neanche quanto Telese. 

Ma il fatto vero è il seguente. Travaglio e Telese sono dei veri e propri figli della televisione, del giornalismo "importante" tra virgolette, che non è affatto più importante di quel giornalismo di provincia vero, di chi scopre le notizie, che poi gli stessi sopra citati usano per le loro "inchieste", e nel caso di Travaglio per i suoi arguti monologhi, prima cartacei, poi televisivi, che lo hanno reso così famoso al grande pubblico.
Tuttavia dicevo, loro, ma molti altri, più in generale tutti i giornalisti conosciuti dal grande pubblico, sono tali perché sono stati in tv. Hanno condotto dei programmi tv, ne hanno ideati, o sono intervenuti in tv. Altrimenti al grande pubblico - popolo bue, che non sa usare internet e che si informa solo tramite i tg (diomio!!) non arrivi. Non esisti. 

Quanti conoscono che so Gianni Flamini, Mario Alberighi, Paolo Panerai eil fu Maurizio De Luca ecc.. (solo per citare quelli che mi sono venuti in mente così) : pochi. Eppure sono giornalisti famosissimi (e bravi /competenti) ma non televisivi. Ecco, m'è venuta in mente un solito mio cattivo presagio: non è che tutto questo giornalismo di grido, in realtà è in qualche modo incanalato, quasi "permesso" da chi ha diretto potere di farti diventare famoso o lasciarti nell'oblio, cioè i grandi editori?
Per carità, non sto dicendo che chi è famoso è mediocre e chi non lo è bravo, non è così semplice e non sono mosso da invidia. Però un dubbio m'è venuto. Forse non c'entra niente tutto questo e semplicemente diventano famosi e televisivi (anzi prima televisivi e poi famosi) quelli che riescono a spiccare o a mettersi in luce e perciò il tutto si risolve in un semplice meccanismo di concorrenza, in cui vince chi più piace. Bene. Ma non è che chi più piace, possa essere proprio per questo, molto simile alla massa e perciò veramente poco incisivo nei confronti dei veri poteri? 
Così, era per lanciare un mio dubbio, che è anche una piccola provocazione. Perché è facile, o meglio è più facile cavalcare sempre la stretta attualità, ieri pontificare su Cassano che definisce froci i gay e oggi parlare della non intervista di Travaglio a Grillo e domani chissà, piuttosto che trattare argomenti come la riforma del mercato del lavoro che ci fregherà tutti, o ad esempio quel tentativo orribile di mettere ancora in discussione la 194. Insomma, parliamoci chiaro - almeno qui, su un blog che non conta un cazzo - le vere notizie spesso sono noiose e la gente comune preferisce le beghe, commentare gli scivoloni linguistici, fare come le comari di paese e spettegolare su questo e su quel personaggio, piuttosto che parlare di idee.
"I governi hanno distrutto il lavoro di Borsellino e Falcone. La speranza è nei giovani".
post pubblicato in Notizie, il 6 giugno 2012

La mafia voi non la vedete, perché non siete nati come me nel quartiere della Calza a Palermo, ma la mafia c'è anche in una regione ricca come l'Emilia Romagna. Voi i morti ammazzati per mafia non li vedete, non vedete il loro sangue che scorre da sotto a lenzuoli bianchi stesi per terra, ma ci sono! Sono gli operai morti nei capannoni costruiti male, sono le persone che perdono il lavoro perché la loro azienda è stata comprata con capitali illeciti e la produzione delocalizzata, qui i danni dell'economia mafiosa li vedrete quando sarà il momento di ricostruire dopo il terremoto. Allora forte sarà il tentativo delle cosche di impadronirsi degli appalti, forte sarà la tentazione degli imprenditori di permettere la penetrazione di capitali mafiosi”.

Salvatore Borsellino parla così del terremoto che sta scuotendo l'Emilia. L'ho ascoltarlo a Modena, ieri sera. Mi aspettavo i soliti discorsi, invece ho appreso molto di più di ciò che immaginassi. Quanto mai significativo anche il luogo: il Baluardo di Modena infatti è stato la prigione di un grande eroe italiano, Ciro Menotti, che dalla sua cella fu portato al patibolo il 26 maggio 1831. Ora è una discoteca. Da luogo storico a tempio del consumo e divertimento: vera e propria metafora di cosa sia diventato questo Paese. Menotti al pari di Paolo Borsellino è diventato solo un icona, un nome nei libri di scuola. Spesso si vuole ricoprire di retorica la figura di Borsellino e di tanti altri, con l'intento di far dimenticare il loro insegnamento, sopratutto la loro dedizione e il dono di se stessi per il bene del Paese e dello Stato.

Salvatore Borsellino è un vero fiume in piena di concetti, parole evocative, collegamenti, fatti e nomi; ma a dispetto dei suoi 70 anni non è mai tedioso, mai noioso. Inizia subito spiazzandoti: "Avevo perso la speranza. Non ero in grado di distinguere le Istituzioni dagli uomini delle Istituzioni, un grave errore che Paolo non ha mai commesso, perché lui aveva un forte senso dello Stato. Nei primi 5 anni dalla sua morte, infatti, ho molto parlato del suo lavoro della sua figura, della sua scomparsa, perché questa era una volontà di Paolo. La nostra famiglia si è messa a diffondere il suo messaggio. Parlavo con la speranza che i misteri legati alla strage di via D'Amelio e alla strage di Capaci e tutte le stragi del biennio '92 -93 potessero trovare una spiegazione, che si potessero trovare i mandanti morali e politici di quel sangue. Poi persi la speranza. Avevo perso la speranza vedendo che questo nostro Paese veniva governato da forze politiche che ritengo colpevoli della morte di Paolo. Poi ho ricominciato a parlare, ma per rabbia, - una rabbia fredda e lucida si direbbe ascoltandolo -. Ora la rabbia ha lasciato il posto di nuovo alla speranza. Sono stati i ragazzi che... 

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