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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Diaz, non pulite quel sangue
post pubblicato in Notizie, il 13 aprile 2012
Ieri sera al cinema Odeon di via Mascarella c'è stata la prima nazionale del film "Diaz, non pulite questo sangue", di Daniele Vicari, vincitore del premio del pubblico al Festival di Berlino 2012. Il film, molto atteso e preventivamente contestato è stato prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, presenti alla proiezione sia il regista sia il produttore con i quali la proiezione è stata seguita da una discussione, vibrante, sentita.
Il film riapre la ferita mai cucita e solo taciuta delle orribili violazioni da aprte di organi dello Stato nei confronti di civili inermi, ma ci ricorda anche tutto l'ambiente di festa, di partecipazione vera, di colore che i manifestanti - venuti da ogni parte del mondo - avevano portato a Genova per chiedere una politica più attenta alla gente e meno rivolta ala profitto e al denaro, compreso quello facile, generato dalla finanza speculativa. Poi, lo sappiamo, i potenti hanno scelto di non ascoltare quei 300 mila e ora ne paghiamo le conseguenze economiche. A una ragazza che a fine proiezione lo ha ringraziato perché a differenza della falsità dell immagini televisive edulcorate, il film mostra la verità nuda e cruda, il regista Daniele Vicari ha risposto "c'è il vero pudore che è una forma di rispetto per noi e per gli altri e ci aiuta a stare insieme a vivere e ad amarci, e poi c'è il pudore più falso, la falsa coscenza che ci fa chiudere gli occhi su quello che non vogliamo vedere, e penso che tutti non abbiamo voluto vedere cosa è successo in quei giorni. Ho fatto questo film dopo aver letto gli atti giudiziari, leggendo quelle carte si capisce cosa è successo e io l'ho messo in video".
Il film ci apre gli occhi sull'assalto della polizia alla scuola Diaz dove riposavano alcune centinaia di manifestanti, il massacro seguito e il successivo imprigionamento, con le violenze fisiche e psicologiche che gli arrestati hanno subito arbitrariamente nella caserma di Bolzaneto, senza retorica, senza politica, senza implicazioni esteriori se non le immagini crude di un assalto ingiustificato, violentissimo, una sorta di "Staffespediction" in tempo di pace, una spedizione punitiva. Rivolta però verso innocenti.
Amnesty International ha parlato degli accadimenti alla scuola Diaz come "la più grave sospensione dei diritti umani in Europa occidentale dalla fine della Seconda Guerra mondiale". Il film non è però solo manganellate della polizia. Racconta le ultime giornate del Social Forum, la riunione dei 7 grandi capi di stato della terra per decidere le sorti del mondo, svoltosi a Genova nell'estate del 2001. Il film racconta l'intreccio attraverso le storie di due giovani black block francesi che la scampano e a cui a fronte delle devastazioni compiute nessuno torce un capello e le storie di Anna Koch, di una anziano dello Spi Cgil, di un giornalista della gazzetta di Bologna che si ritrovano per caso a dormire alla Diaz e vivranno sulle loro ossa l'orrore. Anna, la ragazza tedesca, è parte dell'organizzazione del social forum, si occupa di fare supporto ai manifestanti, e per un caso fortuito anche lei si ritrova a dormire alla Diaz, trasformata in quei giorni in un dormitorio, come tutte le scuole di Genova, dall'organizzazione del Social Forum. Anna è travolta dalla violenza e dall'orrore, oltre ogni sua possibile immaginazione. Dopo il pestaggio alla Diaz e essere stata curata all'ospedale, le toccherà subire anche la parte più brutta, quella dell'umiliazione fisica e psichica a Bolzaneto. Il film si chiude con l'immagine del pullman che trasporta lei e un altra quarantina di stranieri che verranno portati alla frontiera ed espulsi.
"Non dimenticate questi ragazzi, ancora oggi c'è chi non dorme, c'è chi la fa a letto per i traumi subiti" - afferma dal pubblico Marco Poggi - un infermiere che ha vissuto in prima persona quei giorni, e uno dei pochi ad aver denunciato ciò che ha visto, era anche presente in sala. Rivolgendosi al regista "Si, ha itenuto fuori dal film ogni altra considerazione politica, ma è evidente che se i poliziotti hanno agito così è perché dall'alto arrivavano ordini precisi. Non dimentichiamoci che il Parlamento ha per due volte negato la costituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti del G8, i Violante e Di Pietro sono responsabili quanto il governo di allora (Berlusconi). Ora Fini sembra essere diventato il segretario di Rifondazione Comunista - scherza Poggi - ma io non dimentico che era in cabina di regia quando è successa la Diaz!".
"Ho lasciato fuori dal film ogni riferimento esterno e ogni ragionamento politico - spiega Vicari - perché leggendo attraverso le azioni compiute da queste persone (i poliziotti) si capiscono la loro formazione, il loro modo di pensare, la loro visione del mondo.
Vicari ammonisce " non dobbiamo pensare che questi poliziotti siano dei mostri. Secondo me queste persone rappresentano molta parte del mondo d'oggi. Brutalemente - continua il registra - queste sono la maggioranza delle persone, più attente al loro conto in banca piuttosto che a quello che accade attorno a loro. Perché guardare, ragionare, pensare, è faticoso, ti mette in discussione. Questi poliziotti sono figli nostri! Sono nostri parenti, nostri fratelli! Il fatto stesso che per dieci anni tutti noi abbiamo fatto finta che tutto questo non fosse accaduto significa appunto che quando 300 poliziotti si comportano così è perché hanno dietro un intero paese dalla loro parte".
Domenico Procacci è intervenuto alimentando la discussione "Quando lo spirito di corpo è più forte del senso dello Stato, come è accaduto alla Diaz e a Genova, è gravissimo. Di 300 poliziotti che hanno preso parte al pestaggio sono stati rinviati a giudizio solo 24, perché riconosciu ti presenti sul posto dalla magistratura grazie ai loro atti di servizio. Neanche uno dei 300 ha parlato. Questa è omertà! Sono stati tutti premiati, hanno avuto tutti avanzamenti di carriera dopo questo massacro. Tutti hanno ottenuto una promozione. Se è vero che gli organi delal polizia non sono tenuti a sospendere un agente fino al 3° grado di giudizio, è pur vero che dei poliziotti che agiscono così non dovrebbero più far parte del corpo".
La corte d'Appello di Genova ha condannato i 24 per violenza privata, ingiurie, falso in atto pubblico, fase dichiarazioni, omissioni. Per mancanza del reato di tortura, i reati alla persona sono già stati prescritti. Nel 2014 scatta la prescrizione anche per i reati commessi dagli stessi agenti e dai capi della polizia nei confronti dello Stato stesso, come quello di avere mentito, fornito prove false, come le armi trovate nella Diaz, che i processi hanno dimostrato essere state portate dai poliziotti dopo il massacro. A giugno 2012 si terrà il 3° grado di giudizio per i 24 rinviati a giudizio. Ma i giudici che si pronunceranno sono gli stessi che hanno deciso di buttare a mare il processo Dell'Utri e di assolvere il capo della polizia Di Gennaro
"Ne è morto solo uno ma potevano essere cento - come dice Simone Cristicchi in Genova brucia - i mandanti del massacro sono ancora in parlamento". Diaz, non pulite quel sangue, più che un titolo è un esortazione a non pulire via, non cancellare dalle nostre coscenze quella terribile notte di follia e violenza, quella terribile sospensione dei diritti civili. Faccio mie le parole di Vicari (un opera da Oscar la sua):
"Non dobbiamo mai più voltare lo sguardo dall'altra parte, o succederà ancora". Diaz: non pulite quel sangue!

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permalink | inviato da Pa.P il 13/4/2012 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un Italia che guarda al passato
post pubblicato in diario, il 9 aprile 2012
Ma perché gli anziani appena non hanno pensioni d'oro e devono vivere con 400 € perdono dignità, finiscono spesso per mangiare rifiuti o non lavarsi più... mentre noi giovani con quelle cifre riusciamo a viverci benissimo pur lavorando, e non ci lamentiamo?

Non è che gli anziani hanno passato una vita da ricchi viziati?

Ho come l'impressione che a lor signori da giovani gli offrivano lavoro, appena mettevano il naso fuori dall'uscio trovavano donne disposte ad amarli, nessuno che tentava di sfruttarli come schiavi e futuro assicurato. Sto iniziando a sospettare che non ce l'abbiano raccontata tanto giusta sui passato fatto di ristrettezze, guerre e carenze materiali. Si, questo è un post provocatorio. Ma se sei una vecchina con la minima è meglio che ti adegui a venire con me a fare la spesa al discount invece che lamentarti che la pensione è bassa! E poi perché se un trentenne non ha di che mangiare è per tutti normale (tanto ci pensa la famiglia) e nessuno se ne preoccupa, invece se un vecchio non ha di che mangiare è una vergogna collettiva? Quel vecchio ha avuto una vita davanti per mettere da parte qualcosa, che almeno non si lamentasse. E che mollassero i posti da dirigenti, professori generali e compagnia. Date spazio a noi e ritiratevi al ricovero! 
Vivo in una gerontocrazia.


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permalink | inviato da Pa.P il 9/4/2012 alle 16:15 | Versione per la stampa
Resurrezione
post pubblicato in diario, il 7 aprile 2012
La Pasqua è la resurrezione di Cristo.
Se Cristo dovesse veramente resuscitare impazzirebbe di dolore nel vedere come buona parte del mondo dice di credere nei suoi insegnamenti e fa tutt'altro.

Prenderebbe a calci nel sedere i preti e a sberle i vescovi, schifato dalle loro false parole e dal loro impudico sfoggio di potere e di soldi.

Tornerebbe al suo posto, che non è nei cieli, ma tra i poveri, a dare loro consolazione e scoprirebbe di essere stato tradito non già solo dal suo popolo e dai suoi discepoli ma ora anche da tutti gli altri, e in primis dalla Chiesa di Pietro, la prima Istituzione che ha sempre combattuto perché si imponesse il sistema capitalistico, che si è sempre schierata con i potenti invece che stare dalla parte dei deboli e degli oppressi. 

Buona Pasqua per chi ci crede e per tutti gli altri nulla, perché è un fine settimana come altri.

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permalink | inviato da Pa.P il 7/4/2012 alle 21:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lavoro, le novità della riforma
post pubblicato in Notizie, il 5 aprile 2012

Scritto per ilbolognino.info

La prima vera novità, e l'unica uscita dai primi 40 minuti di conferenza stampa, è che la forma legislativa non sarà il decreto, ma il disegno di legge. Una scelta vincolata dal Presidente Napolitano che ha voluto così non svuotare di responsabilità il Parlamento. Le modifiche alla bozza governativa ci sono, ma l'impianto della stessa non viene snaturato; la novità sostanziosa è che viene reintrodotto il reintegro nei licenziamenti per causa oggettiva (economici).

Contenta la politica, scontenta la Cgil, plaudenti i sindacati governativi Cisl e Uil, adirato il padronato che vede sfumare una preziosa norma di ricatto dei dipendenti.

La filosofia che regge l'impianto legislativo che si va profilandosi è tutta riassunta in due frasi pronunciate dal ministro Fornero: «Vogliamo più lavoro, più partecipazione e lavoratori più produttivi» e «l'articolo 18 è stato una conquista ma il mondo è cambiato». Il governo individua nel lavoratore pigro e anziano il problema della scarsa produttività del sistema Italia e non nei veri problemi che allontanano gli investimenti come la criminalità organizzata che controllo metà Italia, la lunghezza e indeterminatezza dei processi civili, l'inadeguatezza delle infrastrutture di trasporto, il costo esorbitante dell'energia elettrica. Sarebbero infatti queste sopra indicate le vere cause del ritardo strutturale italiano secondo quanto affermano tutti gli imprenditori, e non la presenza di lavoratori fannulloni, come pensa il governo.

In una nota congiunta il padronato esprime scontento: Confindustria, Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane e Ania attaccano: «Inaccettabili la diversa disciplina per i licenziamenti di natura economica e quella che va configurandosi per i contratti a termine». Per capirci, ai padroni non sta bene proprio la reintroduzione della possibilità di reintegro per i licenziamenti economici. La reintegrazione nel posto di lavoro per il licenziamento illegittimo anche economico è di più uno spauracchio per l'imprenditore piuttosto che una concreta possibilità, perché nessuno la usa mai – spiegano molti i professori di diritto. Previsto in alternativa un indennizzo variabile tra le 12 e le 24 mensilità. Nella prima versione del ddl, invece, l’indennizzo era stato previsto in 15-27 mensilità. Quindi nel disegno di legge non c'è più la differenziazione di trattamento tra licenziati, vero vulnus legislativo che molti professori e studiosi avevano individuato nella precedente bozza. In breve Confindustria, Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane e Ania vorrebbero lavoratori più servili ma sopratutto più ricattabili.


Tuttavia rimane l'impianto legislativo, cioè il necessario ricorso al giudice, temperato dalle possibilità alquanto aleatorie di conciliazione (voglio vedere quanti licenziati senza giusta causa vorranno utilizzare questa strada, basti pensare alle barricate antisindacali di Fiat nei confronti dei propri lavoratori licenziati perché appartenenti al sindacato Fiom!!!). Fornero infatti afferma « spetterà a giudice decisione su "insussistenza delle ragioni economiche», cioè spetterà al giudice capire se il licenziato è stato cacciato per effettive esigenze economiche o perché politicamente avverso all'imprenditore o perché di un colore della pelle che non piaceva al padrone. Cosa questa complicatissima e che quindi da ampia discrezionalità al giudice e ampia possibilità di farla franca all'imprenditore che non rispetta le norme Costituzionali.

Bersani, segretario del Pd è gaudioso «Passo importantissimo»; di logico e tutt'altro avviso la segretaria Cgil Susanna Camusso «No comment, temo sorprese». La segretaria si aspetta tranelli legislativi sopratutto nella disciplina dei licenziamenti collettivi, che ha paura, possano essere svuotati di garanzie come è successo per i licenziamenti individuali. Stanziati 1,8 miliardi per rendere operativa la riforma, ma non ci sono nuovi soldi per l'Aspi, vero punto d'orgoglio della ministra Fornero e di cui abbiamo già spiegato che è un ammortizzatore sociale che non coprirà tutti. Il governo creerà anche l'ennesima commissione per valutare come verrà applicata nel concreto la riforma. Flssibilità in entrata, rimane il contratto di apprendistato come strumento per entrare nel mondo del lavoro, quest'ultimo coperto anche dall'Aspi. Per ora sono solo parole visto che oggi quasi l'80% dei giovani viene assunto a tempo determinato e che solo il 15% ha un contratto di apprendistato. Viene aumentato l'intervallo fra un contratto e l'altro da 10 a 60 giorni per quelli che durano meno di sei mesi e da 20 a 90 giorni per quelli di durata superiore. Di solito però questo intervallo non solo non ferma la continuo abuso imprenditoriale della successione infinita del contratto a tempo determinato, ma spesso si trasforma in una trappola per il lavoratore e quel periodo per lui è un periodo di disoccupazione.

Il senso della riforma MontiFornero è il seguente: facilitare il collegamento tra il mondo della precarietà e il mondo dell'impiego stabile, ridurre progressivamente il dualismo del mercato del lavoro. Per fare questo il governo utilizza questi 4 strumenti: rendere più costosi i contratti a termine; premiare la stabilizzazione degli stessi; punire gli abusi sui contratti più precarizzanti; facilitare i licenziamenti, in particolare per motivi economici, cosicché il contratto dominante non sia percepito dalle imprese come permanente e indissolubile come è accaduto finora con l'articolo 18.

Tuttavia l'intera riforma è deficitaria perché in essa mancano i veri temi che affliggono la società italiana e il mondo del lavoro. Non risolve la dualità del sistema perché non fa nulla per ridurre le 40 tipologie diverse di contratti precari oggi presenti, non aiuta in nessun modo i precari e i giovani se non con il contratto di apprendistato, non favorisce un vero reinserimento degli anziani nel mondo del lavoro (ad es obbligando le grandi aziende ad assumerli). Non introduce un vero welfare state onnicomprensivo di stile europeo. Non fa nulla per le lungaggini burocratiche, per ridurre i tempi biblici della giustizia civile che spaventano gli imprenditori esteri ed italiani, che infatti nell'ultimo anno hanno creato un milione di posti di lavoro... all'estero.


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permalink | inviato da Pa.P il 5/4/2012 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
IL PD FA LA FESTA ALLA FIOM
post pubblicato in Notizie, il 3 aprile 2012
«Sulla bacheca audace l'Unità», la serata organizzata ieri dal Pd bolognese e dalla redazione dello storico quotidiano della sinistra italiana al teatro Duse hanno smosso in me sopite riflessioni, ero felice per la Fiom, entusiasta per i cantautori che toccavano il mio cuore ma il mio senso critico mi pungeva.

L'emozionante prof Vecchioni, il sagace Simone Cristicchi, intellettuali come Moni Ovadia hanno allietato una serata dedicata alla Fiom, recentemente riammessa nello stabilimento Magneti Marelli di Crevalcore, del gruppo Fiat, esclusa dal nuovo contratto aziendale stile Pomigliano voluto dal Ceo Marchionne ed esteso a tutto il gruppo. Sul palco tra gli altri Alessandro Benvenuti, Modena City Ramblers, Tetes de Bois, Bandabardò, Gualtiero Bertelli, Leo Brizzi, Maria Grazia Campus e Alessio Lega, oltre al sindaco Virgino Merola e al direttore dell'Unità, Claudio Sarto. Questi erano i nomi di richiamo, ma la serata voleva mettere al centro i lavoratori come Tolomelli, delegato Fiom alla Ex Weber tra il 1969 e il 1984, «arrabbiato ma affatto sorpreso rispetto alla prepotenza dei padroni», e Daria Mariucci, una dei sette ex delegati delle tute blu della Cgil cacciati dalla Magneti Marelli, forte della sentenza bolognese che condanna l’azienda del gruppo del Lingotto per comportamento antisindacale. Tuttavia. Tuttavia se la Fiom difende effettivamente i diritti basilari dei lavoratori contro le angherie perpetrate dalla volontà di Marchionne e il Pd appoggia la Fiom contro Marchionne, ma il Pd è al tempo stesso uno dei partiti su cui si regge l'esecutivo di Mario Monti, lo stesso Monti che si schierò apertamente con Marchionne non appena quest'ultimo inaugurò il nuovo contratto Fiat, e per giunta salutò i nuovi contratti aziendali sfruttatori come un importante riforma, capite anche voi che dev'esserci un grosso cortocircuito.

Il Pd tiene il piede in due scarpe. Da un lato organizza serate per festeggiare la decisione di un giudice del reintegro della Fiom, cioè di un sindacato, ingiustamente escluso dalla possibilità di rappresentanza su un luogo di lavoro. Dall'altra però lo stesso Pd sostiene un governo che è in assoluta continuità ideologica e programmatica con quanti, come Marchionne, vogliono levare i diritti dei lavoratori e aumentare l'intensità del lavoro: riducendo le pause raddoppiando gli straodinari punendo i lavoratori se fanno sciopero non pagando il periodo maternità alle lavoratrici ed escludendo i sindacati scomodi che non si sono piegati a firmare tutto questo, come la Fiom.

L'Unità rientra perciò alla Magneti Marelli di Bologna, così come rientra la Fiom, i cui sindacalisti erano stati allontanati per contratto, un contratto che discrimina, che viola i principali diritti fondamentali e che tuttavia lo stesso Pd ha fatto passare sotto traccia, facendo passare quell'assurdità giuridica che un contratto aziendale come quello della Newco Fiat, possa superare la i contratti nazionali ma anche le stesse leggi e addirittura la Costituzione. L'Articolo 1 della Costituzione e l'art 39, sulla libertà sindacale, per la precisione. L'iniziativa del Pd perciò sarebbe pregevole se non fosse che lo stesso è il partito politico espressione di quello che il professor Riccardo Bellofiore ha identificato come social liberismo. La vicenda Fiat – Fiom infatti altro non è se non l'implementazione dei dettami neo liberisti alla cultura del lavoro italiano. Il neo liberismo si è imposto nel mondo a partire dagli anni '70-'80 dello scorso secolo e si è affermato negli anni '90 diventando la cifra di pensiero economico non solo della destra ma anche della sinistra tradizionale, quella ex comunista che fa parte del partito socialista europeo. Il neoliberismo è stato certo liberista contro il lavoro, contro il welfare a favore della finanza. Il social liberismo di cui si è fatto interprete prima il partito Pds - Ds, diretto discendente del PCI, poi anche il PD, è la risposta del socialismo europeo al liberismo di destra. Il social liberismo ha alcuni dogmi: liberizzazione dei beni e servizi (ricordate le “lenzuolate” dell'allora ministro Bersani? O la privatizzazione dei servizi pubblici locali della Lanzillotta in pieno Gov Prodi?) fondata sul presupposto mitologico della concorrenza come regolatore dei monopoli, visione che, ci siamo accorti ora, è stata smentita nei fatti con bollette sempre più esose, monopoli sempre più saldi, benzina a 2€ il litro. Il social liberismo vorrebbe piegare – come spiega Bellofiore – la finanza mondiale ad una regolamentazione statuale, cosa che non è mai successa e mai avverrà, per poi magari redistribuire le briciole dei profitti tra tutti noi. Il riferimento teorico e ideologico del Pd e del socialismo europeo è lo stesso del neo liberismo. Il problema è che, anche a sinistra del Pd, non si è ormai più messo in discussione questo neoliberismo consumista che ha svenduto tutte le più importanti aziende del Paese, che ha precarizzato la società con la balla della flessibilità, che ha ucciso le giovani generazioni, che ora vuole togliere tutti i diritti anche a chi li ha già, come l'articolo 18 ma non solo.

La cosa più grave tuttavia è il fatto che il neo liberismo & il socialiberismo hanno imposto nuovi valori universali come il profitto a tutti i costi. Profitto che ora vale di più della vita umana. L'involuzione carpiata dal PCI al Pd è perciò stata notevole sopratutto nella politica e nell'ideologia di riferimento. Con un piccolo particolare di enorme importanza. A Bologna e nelle regioni “rosse” l'elettorato del social liberista PD è grosso modo lo stesso che fu del comunista PCI. Da rossi comunisti a yuppies della finanza internazionale, però con l'accortezza di organizzare la festa dell'Unità e la sera a teatro per festeggiare la sconfitta di Marchionne.

Allora il Pd deve capire da che parte sta. Questo è il punto. Deve decidere se stare con il lavoro, con la dignità delle persone, con il rispetto della Costituzione, con la libertà; O se stare con il social liberismo e con la finanza internazionale, con Monti e con Napolitano, con Casini e con Alfano.

O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao.



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