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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Usare la legge per zittire
post pubblicato in Notizie, il 24 febbraio 2012
Si sa in Italia la legge, cioè la giurisprudenza permette qualunque cosa. Poi quando si arriva a giudizio è tutta una roullet russa, puoi trovarti anche il giudice che prende le parti del più forte, di quello che ti cita e ti chiede risarcimenti milionari con il solo scopo di farti stare zitto, a puro scopo intimidatorio stile mafioso.

Due vicende raccontano questo e sono collegate tra loro dall'aguzzino o dal colpevole che cerca di far processare la vittima o colui che ha osato puntare il dito e porre attenzione. E' accaduto a Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, il 18enne ferrarese ucciso da poliziotti "troppo zelanti" nella notte del 25 settembre 2005, e al giornalista Corrado Formigli.

Patrizia Moretti, oltre a subire l'orribile e terribile sorte di vedere suo figlio ucciso è stata ricusata dalla Pm Maria Emanuela Guerra, la stessa che ha compiuto (malamente) le indagini sulla morte di suo figlio. La poveretta si è sentita diffamata dalla Moretti, per la frase che la madre di Aldrovandi ha affermato e scritto su La Nuova Ferrara «il fascicolo del primo pubblico ministero Maria Emanuela Guerra era praticamente vuoto a 4 mesi dalla morte di Federico». Dal prossimo primo marzo la madre è quindi portata alla barra e le si chiede un risarcimento di 1,8 milioni di euro. Una vergogna infinita.

Ancora peggio la vicenda Formigli, il giornalista ha realizzato un servizio su una vettura del gruppo Fiat, nella trasmissione Annozero, nella quale definiva la vettura sportiva (Alfa Romeo Mito) più lenta di una Mini. Apriti cielo! La Fiat parte alla carica e cita per diffamazione Formigli e la Rai. E un giudice ha sentenziato pure a favore di Fiat e condannato Formigli al risarcimento per la cifra record di 1 milione 750 mila euro per danno patrimoniale e 5 milioni 250 mila euro per danno non patrimoniale, cioè morale e d’immagine. Un altra vergogna deplorevole.

E la libertà di espressione e di notizia dove è finita?
Se basta rivolgersi alla Magistratura per zittire chichessia al di là della valutazione oggettiva se ciò che ha detto è vero o meno, allora non siamo più in una democrazia. Questo è un crinale delicato. Da un lato ci vorrebbe attenzione per chi si sente diffamato, ma anche una buona multa per chi si è finto diffamato quando non lo è stato affatto e ha fatto causa con il preciso scopo di intimidire e zittire.
Contestazione a Caselli la brutta pagina del movimento NoTav
post pubblicato in Notizie, il 21 febbraio 2012
Gran brutta faccenda questa contestazione NoTav a Caselli a Genova, non è la prima e probabilmente non sarà l'ultima, ma segna un brutto scivolone per il movimento NoTav e non solo per quello.

Caselli avrebbe presentato il suo nuovo libro Assalto alla giustizia, lunedì alle 18, alla libreria Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano. Il procuratore di Torino sarebbe stato in compagnia di Armando Spataro e Nando dalla Chiesa. Su internet però si promettavano da giorni azioni di disturbo e di contestazione. I contestatori del magistrato sono NoTav e lo accusano di voler criminalizzare il movimento con i recenti arresti per gli scontri dell'estate scorsa in Val di Susa: «Andiamo a esprimergli il nostro punto di vista a proposito di "assalti" e di "giustizia"». Risultato: presentazione annullata «per evitare problemi di ordine pubblico». Caselli infatti sarebbe colpevole di aver spiccato il mandato d'arresto per due uomini ritenuti colpevoli di lancio di sassi, in estate, durante una manifestazione in val Susa. Non è la prima volta che Caselli è costretto a rimandare causa contestazioni. Era già successo a Torino due settimane fa.

Gian Carlo Caselli, magistrato illustre, ha investigato per una vita intera la ciminalità organizzata, senza timori reverenziali e spesso mettendo il naso negli affari delle potenti lobbies economiche di questo paese, proprio come quelle che soffiano sulla politica perché la Tav Tornino Lione si faccia. Non gli fa certo difetto neanche una marcata antipatia nei suoi confronti di buona parte della classe politica italiana, perciò sembra veramente incredibile che proprio uno come lui possa essere accusato di voler criminalizzare un movimento come NoTav. Per dovere di cronaca va ricordato che Caselli è tanto prossimo al potere e alla volontà dei partiti che gli stessi, anzi per la precisione il governo Berlusconi III presentò un emendamento a firma Luigi Bobbio (AN) per impedire il giusto coronamento della carriera di Caselli impedendogli di essere nominato al ruolo di Procuratore nazionale antimafia, imponendo un paletto dell'età. Siamo nel 2005. Caselli non poté più essere nominato per quel ruolo per superamento del limite di età. La Corte Costituzionale, successivamente alla nomina di Piero Grasso quale nuovo Procuratore nazionale antimafia, dichiarò illegittimo il provvedimento.

Caselli dal canto suo ha respinto le accuse che lo vogliono essere un criminalizzatore dei NoTav, lo stesso ha affermato: «La protesta anche energica è e resta legittima, mentre la violenza organizzata no. I No Tav possono avere tutte le ragioni di questo mondo e pretendere quel che ritengono giusto. Ma sostenere che la nostra inchiesta criminalizza il movimento è come dire che chi persegue uno stupro criminalizza il sesso: la protesta e la violenza sono due cose diverse, esattamente come il sesso e lo stupro. E solo chi viene da un altro pianeta può pensare che io sia al servizio di qualche potere forte o di chi ha interessi nell'Alta velocità».

Le contestazioni a Caselli che rasentano una certa fame barbara di "farsi giustizia da soli" per vendicare il torto subìto, sentita da buona parte del movimento NoTav è una delle pagine più buie del movimento stesso. I NoTav agendo in questo modo altro non vogliono che difendere a spada tratta tutti coloro che hanno fatto parte dei cortei e manifestazioni durante l'estate, indipendentemente da ciò che individualmente ciascuno di loro ha compiuto in quei momenti di grande andrenalina e caos. La responsabilità individuale dovrebbe esserci sempre e comunque. Invece i NoTav, rifiutandosi di tracciare un solco tra chi manifesta e chi tira sassi, vogliono farsi forti del numero, del gruppo. Chiudendo un occhio sulle responsabilità personali e magari anche entrambi gli occhi. Possibile che non capiscano che i violenti danneggiano le meritorie intenzioni dell'intero movimento? Perché così agendo danno implicitamente ragione a quelli che vogliono criminalizzare l'intero movimento NoTav e con quella scusa avere le mani libere per fare i loro sporchi affari, additando tutti loro come violenti e irragionevoli conservatori abbietti al progresso.

Ancora non si vede autocritica all'interno del NoTav, è un peccato. Veramente un peccato che i Notav abbiano deciso di difendere due individui ritenuti colpevoli di atti di violenza non solo da quell'inquisitore spagnolo di Caselli, ma da altri 10 - e si legga bene - 10  magistrati, tra gli uffici di Procura, del giudice delle indagini preliminari e del tribunale dei minori. E adesso altri nove di tre diverse sezioni del tribunale del riesame hanno confermato in pieno l'impianto accusatorio parlando di "devastante e incontenibile violenza collettiva, preventivamente e strategicamente pianificata", e di "configurazione tipicamente sovversiva", insomma non sembra proprio che la Magistratura stavolta abbia "sparato nel mucchio".


La brutta faccenda delle contestazioni a Caselli dimostrano anche un movimento che malgrado la ventennale esperienza non è affatto cresciuto ne maturato una coscienza collettiva minima. Sopratutto si vuole difendere con la forza del gruppo il membro che ha sbagliato. Ma attenzione perché i NoTav così facendo fanno la stessa identica cosa che hanno da sempre fatto i tutori della legge, polizia e carabinieri in primis, quando lo spirito di corpo ha più volte impedito di punire coloro che con una divisa hanno abusato del proprio potere o fatto violenze.
La decisione dei NoTav, ripeto, movimento ormai rodato, con decenni d'esperienza alle spalle, segna una bruttissima pagina dello stesso e mette in cattiva luce anche le buone battaglie.
Vi stimo Anonymous
post pubblicato in Notizie, il 18 febbraio 2012
Domani la spiegazione di questa immagine per chi non l'ha colta. (E' il sito di Maurizio Paniz hackerato oggi da Anonimous)
Csm politicizzato picchia Ingroia
post pubblicato in diario, il 16 febbraio 2012
E così Ingoia verrà punito dal Csm perché ha affermato di essere un "partigiano della Costituzione", al congresso del PdCi.
Il Csm ritiene la partecipazione di Ingoia al congresso pubblico di un partito sia stata inopportuna, visto che è un magistrato. Napolitano ritiene che i magistrati non debbano esprimere opinioni. Lo ha detto ancora una volta in modo criptico, utilizzando il suo registro ampolloso e arcaico, retorico. Ha detto che i magistrati devono avere “ misura e riservatezza” e “non devono indulgere in atteggiamenti protagonistici”.

Le quali dichiarazioni, prese così, mi troverebbero d'accordo, e troverebbero d'accordo chiunque, suppongo, se non sapessi a chi e a cosa si stava riferendo. Per Napolitano infatti il magistrato che ha atteggiamenti protagonistici è Ingroia, perché senza misura e riservatezza ha espesso ciò che pensa (e si badi bene non ciò che vota!!) a un congresso di partito pubblico. Il nocciolo sta nel fatto che difendere la Costituzione in un congresso di un partito comunista è reato grave da sempre per lo Stato. Il che è assurdo, antiliberale, antidemocratico, anticostituzionale e autoritario liberticida. Però si sa, o almeno avreste dovuto intuirlo, che le alte gerarchie dello Stato che dovrebbero sostenere i pubblci dipendenti che credono e incarnano i valori della Costituzione, come Ingroia (ma non solo) in realtà cercano sempre di affossarli se costoro nella loro attivitià di servizio alla comunità vanno a pestare i calli di partiti o poteri influenti nel Palazzo.

«Presidente Napolitano, avrei voluto leggere analogo invito, allorquando le calunnie, le contumelie, l'offesa all'onore e al decoro verso il Corpo giudiziario, ci venivano propinati un giorno si e l'altro pure dall'ex presidente Berlusconi. Le offese non erano esternazioni riconducibili al pensiero d'opinione, ma erano qualcosa di più. E mi meravigliavo del fatto che nessun procuratore della Repubblica, sentisse la necessità di dar corso all'azione penale prevista e punita dall'art. 342 del c.p», scrive Pippo Giordano su http://www.19luglio1992.comnell'editoriale Csm/Ingroia Onore e dispetto. Perché un magistrato non deve poter essere libero di affermare dove vuole che è partigiano della Costituzione e un Presidente del consiglio può essere libero di insultare i magistrati con insulti come "cancro da estirpare, biologicamente diversi dalla razza umana ecc ecc"?

Napolitano e Csm dimostrano ancora una volta dove la politica tende.
Il loro sentire è completamente lontano dal sentire comune dei cittadini su questo aspetto, ma molto vicino al sentire dei repubblichini del Pdl. Io trovo molto più grave che ci siano schiere di avvocati in Parlamento eletti come politici nei vari schieramenti. Sarebbe inoltre da ricordare a Napo che i diritti civili valgono per tutti. Quando la mia prof diceva che il Csm è politicizzato perché la stesa magistratura si è divisa in fazioni politiche e il Csm le rappresenta, io ero diffidente e non le credevo. Invece col pasare degli anni devo dire che aveva pienamente ragione.

In ogni caso, ad Antonio Ingroia va tutto il mio pieno sostegno, per quel nulla che vale. Buon lavoro Pubblico Ministero Ingroia, spero la lasceranno continuare il suo prezioso lavoro di ricostruzione delle stragi del 92/93! (e che no sia proprio questo l'obiettivo del politicizzato Csm cioè cercare di cancellare sul nascere le indagini sulle stragi 92/93 - e quando forse tra cent'anni avremo la conferma di chi sono stati i mandanti politici allora rivaluteremo anche le scelte di Ingroia, ascoltate e fidatevi di Paolo)
Affari sporchi in carta di giornale
post pubblicato in diario, il 9 febbraio 2012
Mai IL problema non è il mancato sostegno pubblico all'editoria. E' la mancanza di una seria legge sul conflitto d'interessi e sulla pubblicità. Infatti i quotidiani più schierati col potere sono pieni di pubblicità, quindi hanno più introiti a parità di lettori e non falliscono. Es. : Libero vende le stesse copie del Fatto, ma c'ha il doppio di pubblicità. (Prego vedasi ads accertamenti diffusione stampa, sono disponibili sul sito)

Perciò in questo caso, il mercato non conta, se non marginalmente. Verissimo che il giornale cartaceo in generale conosce una crisi senza precedenti che anno dopo anno si acutizza sempre di più. D'altronde oggi ci si informa sempre di più in tempo reale con internet, e il nuovo giornale sono i siti dei quotidiani e i mezzi sono gli schermi dei pc, dei tablet e degli smartphone.
E' il progresso e non si può fermare, ci si deve adattare, pena estinzione come i dinosauri.

La questione tuttavia ha anche una fortissima componente politica in Italia ed è siceramente un po vecchia, datata. La questione è stata sviscerata compiutamente solo da Marco Travaglio, che lungi dallo starmi simpatico è l'unico che a mio parere ne ha colto l'essenza. Se, come succede, a parità di vendite, un quotidiano viene premiato con maggiori introiti pubblicitari rispetto al concorrente, ne guadagna un vantaggio competitivo notevole che lo mette al riparo dei chiari di luna. Ma chi gestisce la pubblicità? Chi decide che Libero o un qualunque altro quotidiano conservatore abbia più pubblicità rispetto a un quotidiano progressista?

Il mercato risponderà chi non capisce nulla o chi è politicamente schierato a destra. In realtà qui il mercato c'entra poco. Infatti la più grande aziende di pubblicità in Italia è Pubblitalia '80, facente parte della galassia Fininvest, il cui presidente sappiamo chi è e sappiamo quale ruolo politico ha ricoperto fino a poco fa. Tuttavia anche le altre concessionarie pubblicitarie si guardano bene dall'indirizzare gli inserzionisti in giornali scomodi al mondo della finanza  e degli affari (sporchi).

La questione perciò viene sempre rimandata o nascosta/dimenticata e non è mai stata affrontata per stringenti ragioni politiche. Salvo poi accorgersene (forse) quando un quotidiano storico annuncia la chiusura. Tuttavia non è mai stata neanche affrontata seriamente dai giornalisti stessi, che dovrebbero essere i primi interessati a che si conservi una certa pluralità degli organi di informazione, visto che ci lavorano e visto che come tutti i cittadini avranno una pluralità di idee politiche differenti, quindi è nel loro preciso interesse che ci sia spazio e voce per tutti.

A fare da ombrello a una situazione potenzialmente esplosiva come questa c'ha pensato come al solito la tetta dello Stato, con laute elargizioni di sovvenzioni all'editoria. Si badi bene - sovvenzioni all'editoria, non ai giornali. Perciò sovvenzioni agli editori. Che spesso però hanno premiato i più forti sul mercato, come Mondadori e Gruppo Espresso e non i piccoli quotidiani di opinione. Paradossalmente sono stati anche finanziati piccolissimi quotidiani espressione di piccoli potentati politici - come il celeberrimo "Il Campanile" organo di stampa del defunto partitucolo di Mastella, l'Udeur, che veniva letto si e no, da Mastella stesso e dai famigliari dei "giornalisti" ivi impoiegati. Perciò il finanziamento pubblico ad un settore eminentemente privato, come quello dell'editoria, ha fatto più danni che benefici, come sempre accade in questi casi. Non mi stupisce ne mi rammarica che si sia deciso un forte taglio dei contributi pubblici all'editoria.

Il problema è proprio che con questi tagli ai contributi pubblici all'editoria, si andranno a castigare paradossalmente proprio le voci più libere, che come tali non ottenendo molti finanziamenti dal mondo della pubblicità, traevano la linfa vitale dai soldi pubblici. Il Manifesto sta scomodo a tutti, quindi non ha pubblicità = chiusura.
Questa è l'ennesima brutta storia italiana, dove però per volontà politica di qualcuno molti giovani rischiano il posto e la carriera. E dove tutti rischiamo un informazione sempre peggiore e sempre più orientata politicamente e meno libera.

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