.
Annunci online

BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Palestina scegli: o libertà o giustizia
post pubblicato in Notizie, il 29 novembre 2012
La Palestina non è uno Stato.

Non essendo uno Stato, e solo un territorio, è soggetta a ogni tipo di arbitrio di Israele. Sappiate che questa non è una mia interpretazione ma è semplicemente diritto internazionale. Per far cessare la guerra cinquantennale di aggressione di Israele al territorio della Palestina, bisogna che quel territorio diventi uno Stato.

Oggi, o nei prossimi giorni potrebbe esserci la svolta decisiva. Ma l'informazione sembra non crederci, così le persone ignorano tutto questo.
Europa e Usa sono pronte a riconoscere lo Stato della Palestina. Ora all'Onu, la Palestina avrebbe l'appoggio di Russia, forse Cina, ex repubbliche sovietiche e pressoché tutti gli stati islamici oltre che dell'India. Troppo pochi, in realtà per permettere alla Palestina di diventare a tutti gli effetti uno Stato a norma di legge.

La svolta sarebbe nell'appoggio di Usa e di buona parte dei paesi Europei. Ma il loro assenso è condizionato. Ma più che una condizione, appare un vero e proprio ricatto. La Palestina deve impegnarsi fin da subito a non adire alla Corte internazionale contro Israele per crimini contro l'umanità.

Gran Bretagna, Italia, Usa e altri stanno facendo pressione su Abu Mazen - presidente "legale" dell'Anp, perché accetta questo accordo, che probabilmente potrebbe configurarsi come un accordo segreto. Ne più ne meno dell'accordo che lega l'Italia ai voleri della Nato e le impone di calpestare la propria Costituzione e i propri cittadini per volontà atlantica.

Ovviamente tutto ciò è una porcata bella e buona. Infatti la Palestina non ha ma potuto adire alla Corte internazionale per i diritti dell'uomo contro i massacri fatti da Israele sulla sua popolazione proprio perché non è uno Stato legalmente riconosciuto dalla metà più uno degli altri Stati!!

Alla Palestina e a all'Anp si chiede perciò di rinuciare preventivamente alla giustizia per ottenere una teorica carta che stabilisce i propri confini e che possa finalmente porre freno all'avanzata di Israele.

Tutto questo non ve l'hanno raccontato sui quotidiani perché l'Italia fa da sempre il doppio gioco, e se da una parte sta idealmente con la causa palestinese dall'altra è legata a doppio vincolo con la politica americana e atlantica.

In altre parole: la Palestina deve rinunciare ad avere giustizia per avere la libertà.
Primarie, di male in peggio
post pubblicato in Notizie, il 25 novembre 2012
D'accordo con il politologo Ilvo Diamanti, le primarie hanno dato molta visibilità ai partiti coinvolti e probabilmente voti, nonché visibilità ai candidati. Quindi hanno dato valore e ulteriore forza alle politiche neoliberiste che il Pd propugna con forza ed energia. Di male in peggio.
Oltraggiosi e ingannevoli
post pubblicato in diario, il 22 novembre 2012
Oggi su Repubblica Bersani spiega cosa farà una volta vinte le primarie:

a) alleanza con l'Udc;
b) Sì alla Tav;
c) la modifica sostanziale dell'articolo 18 voluta dal governo va bene così com'è;
d) Monti Presidente della Repubblica.

Io per le "primarie" non sostengo nessuno, anzi sono da sempre contrario all'uso di questo strumento per la selezione del leader della coalizione proprio perché sono anti-leadersismo e perché penso motivatamente che uno strumento di selezione in uso in un sistema politico totalmente diverso dal nostro come lo è quello Usa - le primarie infatti sono di origine Usa - possa essere ritenuto qualcosa di assolutamente estraneo alla nostra cultura politica e pertanto produrre risultati affatto coerenti con quelli che uno si aspetta.

Premesso questo, penso che le idee politiche di Bersani, che in questo breve elenco ricalcano quelle del suo sfidante "interno" Renzi, sono quanto di peggio possa esistere e determineranno, se applicate, la fine del centrosinistra e dell'idea stessa di sinistra in Italia, con le enormi e non quantificabili ricadute sulla politica e quindi sulla società come la totale scomparsa di valori come l'uguaglianza.

Il MALE insomma e la vittoria finale dell'ampio e affatto eterogeneo fronte del liberismo sfrenato. Auguri. Ogni commento mi sembra superfluo.

Comunque, chiamare sta roba qua "sinistra" o anche "centrosinistra" è oltraggioso oltreché ingannevole.
Voglio bene a questo Milan
post pubblicato in diario, il 18 novembre 2012
Voglio proprio bene a questo Milan.

E' un po come me, ha tante qualità ma insieme non generano niente di trascendentale. Almeno non agli occhi degli spettatori.

Si, oggi parlo di calcio, uno degli argomenti meno intellettuali in assoluto. Ma che volete, non si vive solo di politica e filosofeggiando.

Voglio bene a questo Milan quasi provinciale, mazziato dagli arbitri, che fatica e poi poco ottiene. Voglio bene a questo Milan sfigato, forse proprio perché non l'ho mai tifato perché è la squadra vicente e la più titolata al mondo (chiamagli poco!) ma perché è la mia squadra, dall'antico cuore operaio. Antico cuore offuscato dagli anni berlusconiani e dal suo ingombrante e pessimo propritario.

A differenza della stragrande maggiornanza dei tifosi io non tifo per vincere. Questa poi è un meme proprio dell'italiano medio; si vede perfettamente anche in politica, in tanti votano X perché X può vincere. Nei bar oggi ci sono pochi milanisti, sono tutti interisti o juventini. Chissà che fine hanno fatto tutti i tifosi di quando si vinceva. Se si perde, si perdono contestualmente tifosi. La maggioranza tifa e parteggia solo se è dalla parte del più forte. Ma questo non lo ritengo un male: si perdono quelli che non erano veri tifosi, ma solo quelli – e sono la maggioranza – che tifano la grande squadra, perché così la domenica hanno buone chance di vincere. Dei perdenti insomma, che si gratificano solo quando vincono. Il vero milanista soffre disperatamente quest'anno, ma si sa, non ci può essere grande amore senza qualche sofferenza.


Il Milan ha 200 anni, ed è del Berlusca da SOLO poco meno di 30. Come tutti i padroni dimostra di non importargliene molto della squadra; Finché gli era utile a fini elettorali comprava i campioni e si vinceva.

Poi visto che il calcio è stato svalutato agli occhi dell'opinione pubblica esausta dalle inchieste sul calcioscommesse e dagli stipendi miliardari, anche il padrone ha deciso che il Milan, non è più un core business, e perciò ha venduto i maggiori campioni. Oggi, che la sua figura politica è oscurata, prova a far parlare di se come presidente del Milan, usa perciò la squadra per propri fini. D'altronde ormai le squadre sono società e come tali sempre meno semplici espressioni di sport, e sempre più soggetti della finanza, da questo ne derivano tutti i problemi del calcio moderno: calcioscommesse, elusione fiscale, osceni ingaggi, continui scambi di giocatori come pedine del Risiko, e anche in buona misura il doping.

Quest'anno voglio bene al mio Milan, gli voglio più bene di quando era vincente e faceva paura agli avversari e all'Europa. Forza ragazzi! (e ragazzi quest'anno, è proprio azzeccato, vista l'età media notevolmente abbassata) Dimostrate che non siete scarsi, siete solo inesperti e intimoriti dalla maglia che portate addosso e che pesa, la stessa che vestirono Rivera, Van Basten, Gullit, Shevchenko, Baggio, Maldini.

E allora, Forza Milan! Oggi e domani come ieri.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sport società io

permalink | inviato da Pa.P il 18/11/2012 alle 21:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ha vinto Obama, non l'Italia
post pubblicato in Notizie, il 7 novembre 2012
Obama ha vinto, è stato riconfermato. Con Obama hanno vinto gli Usa, o meglio, ha vinto ancora una volta l'immagine vincente e beneaugurante che gli Usa volevano trasmettere al mondo. Obama ha vinto, non noi. Noi siamo italiani. La narrazione politica americana ci ha totalmente coinvolti - la sinistra più che la destra - fintanto che ieri notte piccoli e grandi mass media hanno seguito lo spoglio con trepidante attesa e con la bandierina a stelle e strisce in mano. Si è seguito lo spoglio, con la stessa intensità e trasporto emotivo dello spoglio per le elezioni italiane. Forse anche di più. In questo senso hanno stra-vinto gli USa e la loro politica: siamo alleati, non americani, a mente fredda vi chiedo: non vi fa strano che tifiamo per Obama, come se dovessimo guadagnarci o rimetterci in prima persona? In realtà, noi italiani non ci guadagniamo ne ci perdiamo; ma una cosa alla volta. L'Italia per gli USa continua ad essere quella comoda pista d'atterraggio nel Mediterraneo tanto comoda, quanto facile da orientare politicamente - vale per qualsiasi governo di qualsiasi colore - e popolata da gentaglia inaffidabile, spaghetti pizza e mandolino fintantoche, per gli americani più ignoranti e rozzi, scelgono come sinonimo di italiano, mafia. Questo è quello che l'America profonda pensa di noi, ma si vede bene dall'esternarlo: agli Usa serve l'Italia, come serve lealtà incondizionata di tanti altri paesi. Solo qualche parola cattiva è scappata allo sfidante Repubblicano Romney, a poche ore dall'inizio delle votazioni: "Non votate Obama o finiremo come l'Italia!" Cioè in stagflazione e con tasse alle stelle. Questo era il messaggio che Romney voleva dare alla sua base, ed è arrivato forte e chiaro. Questa però è un elezione caratterizzata quasi esclusivamente dalle decisioni e dalle politiche sul fronte interno. Gli americani in realtà, pensano a loro stessi e a quanto sono importanti e a come mantenere la leadership politica mondiale. L'Italia è quella striscia di terreno dove si sono consumate alcune delle peggiori azioni americane in tempi di Guerra Fredda. Sono state rivolete principalmente contro italiani, quegli italiani che politicamente distranti dagli USa, avrebbero forse rischiato di portare l'Italia lontana dalla coalizione atlantica. Ma senza rivangare vicende così lontane pensiamo alle centinaia di morti italiani recenti causati dall'esercito americano e da quanti italiani stiano rischiando o abbiano rischiato la vita a causa del governo degli USa: la vicenda Chico Forti, Giuliana Sgrana e l'omicidio del nostro agente Calipari da parte di un soldato USa; l'ultima strage USa in territorio italiano, avvenuta a Cavalese, in Trentino, il 3 febbraio 1998, la strage del Cermis. Dove persero la vita 20 italiani grazie alle manovre spericolate dei caccia militari americani guidati dal capitano Richard Ashby e dal navigatore Joseph Schweitzer.
La risposta dell'amica america è stata promuoverli entrambi. Questa è solo una delle tante facce degli Stati Uniti d'America, magari quella che non ci ricordiamo mai, perché preferiamo la faccia che gli americani hanno fabbricato per noi, la faccia del sogno americano. E trattasi di sogno, non di realtà, ma si sa, agli italiani, popolo di santi navigatori e poeti, piace molto sognare ad occhi aperti. Go, Obama go! MA noi siamo talmente intrisi di cultura americana che ora preferiamo festeggiare il loro Halloween al nostro Carnevale, sugli astucci dei nostri Mac ci piace di più la bandiera a stelle e strisce piuttosto che il Tricolore, amiamo le sit com USa e i film di Hollywood. "Tu vu fa l'Americano - cantava Carosone - ma sei nato in Italy". Ci piace fare gli americani, ma restiamo comunque profondamente italiani, incapaci di vedere che gli americani sono assai diversi dall'immagine confezionata che ci fornisce Hollywood e il primo presidente nero; proprio quanto, noi italiani, siamo profondamente diversi dall'immagine stereotipata e negativa che gli americani hanno di noi, non siamo tutti mafiosi, non tutti magiamo la pizza e gli spaghetti, e c'è chi come me, non sa nemmeno come è fatto un mandolino e non va a piangere da mamma.

Su un punto do ragione a quanti si rallegrano della vittoria di Obama. Meglio Obama di Romney, in tutti i sensi. Tuttavia questa è l'ottica del meno peggio, l'ottica del voto utile. Sappiamo, o meglio, dovremmo sapere a cosa ci ha portato questa ottica qui in Italia: a un parlamento di nominati, privo della bencheminima onestà e capacità. Tuttavia le bombe di Obama non fanno meno male di quelle che avrebbe tirato Romney. C'è chi si augurava una vittoria di Obama, per evitare al mondo altre guerre. Ecco, siamo sempre lì, sempre con la stessa ottica provinciale di chi sa che è inferiore e prega perché il più forte non lo distrugga. Anticamente erano gli altri popoli ad avere questo atteggiamento nei confronti dei Romani. I Romani, tuttavia hanno iniziato a perdere forza quando hanno perso leggittimità. Quando, cioè, per un Franco, o per un Unno, non era più così determinante piegarsi alla cultura dominatrice romana, latinizzarsi. Stessa cosa è avvenuta con l'ipero Spagnolo e con l'impero della Gran Bretagna secoli dopo: chi era ad essi sottoposto, alzò la testa e smise di considerare "normale" non essere indipendente e non poter decidere del proprio futuro in modo pieno e libero.

L'immagine di libertà che gli USa si sono costruiti e che propagandano nel mondo, è un utile trampolino di lancio per le loro aziende e per il loro business: la capacità di penetrare i mercati altrui con le proprie merci, o meglio, ora - con i propri marchi, su tutti Coca Cola, Mac Donalds, Apple, Ford, Microsoft, Google, Colgate eccetera.
Ci sentiamo sempre più americani senza accorgercene, ma chi trae i frutti e i profitti da questo atteggiamento non solo consumistico o politico, ma mentale, sono loro, non noi. L'America è grande, forte, libera, pacifica, il paese delle opportunità per tutti. Poi scopri che l'Italia (almeno la parte a nord della penisola) è molto più multietnica degli stessi USa, scopri, studiando, che gli USa agiscono per loro scopi strategico - militari e non per preservare la pace nel mondo, e che anche per quel che riguarda la libertà, ci sono alcune ombre proprio come qui da noi.

Tuttavia è vero che l'America, o più propriamente gli USa hanno forte influenza su di noi. Ma non grazie alla vittoria di Obama, ma perché i think Tank Usa, agiscono in Italia da decine di anni e tutti i principali leader politici italiani hanno formato le loro idee politico - economiche proprio nell'Aspen Institute, nel Rochild eccetera. Le esternalità Usa sono inoltre spesso nefaste per la "vecchia Europa" e deleterie per l'Italietta. Si pensi all'ultimo disastro dei mutui subprime, causato proprio dalle politiche neoliberiste iniziate da Tacher - Reagan e continuate sotto ogni Presidente, democratico o repubblicano. Quelle politiche ci hanno portato al collasso. Hanno lasciato per strada milioni di giovani, disoccupati, o occupati ma dentro alla spirale perversa del precariato. Precariato, altra grande invenzione USa, proprio come la formula della Coca Cola. Obama al pari dello sfidante hanno ricevuto miliardi di dollari da Wall street, principale colpevole della crisi mondiale, che sta mietendo vittime. Gli USa ne stanno faticosamente uscendo dalla crisi da loro stessi prodotta grazie alle enormi quantità di denaro stampato messe in circolazione dalla Fed di Bernanche, forse uno dei più fedeli alleati di Obama nei primi 4 anni di presidenza. A noi italiani però non sono riservati accesso al credito facilitato, basse imposte, burocrazia efficiente. Non possiamo dirci americani, ma vittime della finanza americana. Perché continuiamo a sostenerli? Perché continuiamo a sventolare la bandierina a stelle e strisce?

Liberismo, consumismo e anche un pizzico di imperialismo ben camuffato hanno radicalmente cambiato l'Italia. Per me in peggio. E' un peccato che non riusciamo a copiare anche gli aspetti positivi degli americani, come il forte senso di onestà, il rispetto nei confronti dello Stato e delle Istituzioni e della bandiera, il loro forte senso di appartenenza a una nazione, che noi non abbiamo mai avuto e probabilmente non avremo mai.
Sfoglia ottobre   <<  1 | 2  >>   dicembre