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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Nuova destra vecchia destra
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2011

In effetti la svolta anti-Berlusca di Fini non mi stupisce. Anzi dimostra una volta di più che dentro alla coalizione di cdx il collante è solo la poltrona, il potere e i soldi.

Non certo gli ideali. E adesso che Fini è stato messo alla porta dal padrone, si è rivoltato contro. Stessa cosa vale per Casini. Ma per lui la storia è un po diversa: quando ha trovato per lui e per il suo partito un nuovo finanziatore - Caltagirone -, ha potuto smarcarsi da Silvio. Adesso lo attacca con buona dose di ipocrisia. Ma non posso certo dimenticare che sia Casini con il suo Udc che Fini con An prima e poi nel Pdl lo hanno sostenuto e gli hanno permesso di vincere le elezioni per 15 anni.

Allo stesso modo penso che ci sarebbe veramente bisogno di una vera nuova destra. Ma dubito che il Paese, conciato com'è riesca a esprimere una nuova identità politica forte e convincente. C'ha provato Fli. Ma pare non abbia sfondato. Forse proprio perché gli ex An (intendo l'elettorato) non è ancora pronto per un partito di desra europeo e Costituzionale. Meglio Fli e Udc che Pdl + Lega, comunque (oddio cos'ho detto!!!).

Il gatto e la volpe intanto - leggasi B&B o anche gli amici del cuore Silvio e Umberto - stanno litigando come due morosi sulla questione delle pensioni, che i satrapi ulraliberisti d'Ue vogliono tagliare e allungare e che la Lega non vuole allungare per non perdere percentuali di voto al nord.

Sic transit gloria mundi, ha detto Berlusconi alla notizia della morte del compare Gheddafi. E io lo dico a questo governo.


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permalink | inviato da Pa.P il 25/10/2011 alle 23:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Individualismi
post pubblicato in diario, il 21 ottobre 2011

ovvero il fenomeno del free riding come comportamento sistemico

Democrazia InRete: ecco caro lettore, tu non sai di cosa sto parlando, ma se vorrai seguire il ragionamento, forse troverai una chiave di interpretazione.

Se come singoli individui non riusciremo a migliorarci e a superare o almeno inibire diluire correggere il connaturato egoismo e individualismo tipico di noi italiani tutti, non riusciremo MAI a sconfiggere tutti quei mali italiani che affliggono tutti noi come il nepotismo, la raccomandazione, l'evasione fiscale su su fino ad arrivare alle mafie, alle logge coperte P2, P3, P4, Gladio ecc. Ma non supereremo mai neanche la banale e quotidiana maleducazione nella fila alla posta. Metto tutto nello stesso calderone. Questi elencati sopra sono i macro esempi di macroproblemi che altro non sono se non i risultati più nefasti di un atteggiamento individuale diventato sistemico perché comune a quasi tutti noi, diffuso e pernicioso per tutti. Un insieme di comportamenti individuali, divenuti sistemici. Cioè propri dell'intero sistema di relazioni sociali umane e politica del piccolo universo Italia. Il nostro egoismo che schiaccia tutto e tutti.

Il tutto, anceh l'eversione all'ordine costituito, da noi nasce, appunto, da un atteggiamento mentale che ci è comune, il proverbiale “sapersi arrangiare”, molto italiano. Da questo scremiamo quanto di buono può derivarne e soffermiamoci sugli output negativi. Il proverbiale egoismo non è temperato nelle nostre anime belle dalla rettitudine e pragmatismo tedesco, neanche dalla proverbiale tensione morale anglosassone, ma neppure dal sentimento di unità e condivisione di un destino comune, il nazionalismo democratico di staffa franco-statunitense. Ecco che l'italiano o l'italiana cerca la scappatoia, il raggiro, l'organizzazione parallela, la combriccola d'amici - queste cose molto mafiose nell'animo – per favorire se stesso, e va da se, per sfavorire tutti gli altri.

Torniamo da dove siamo partiti. Questi atteggiamenti sono riscontrabili in tutte le nostre azioni e in tutti gli ambiti sociali. Ripetiamo non sono di tutti, grazie al cielo, ma di quasi tutti, mannaggia a noi. Ecco perciò che sono ampiamente riscontrabili anche la dove non dovrebbero esistere, cioè in un movimento di cittadini, apartitito libero aperto e sopratutto orizzontale, nato proprio per superare tutte queste nequizie. Certo, perché se esci dal suddetto, perché esso a tuo giudizio si è esaurito, proprio per la presenza in esso di questi atteggiamenti poco chiari, ma che tu stesso hai contribuito pienamente a crescere e poi te ne esci addossando agli altri, i rimasti, queste colpe senza capire che sono anche le tue e formi una forza nuova, è inevitabile che la forza “nuova” porterà con se le medesime nequizie che c'erano nel movimento precedente. Anche solo per il fatto che tu, che facevi l'anima bella, eri la prima a voler primeggiare sugli altri, vero esempio di individualismo. Che al plurale è appunto, individualismi.

Non si capisce che prima di voler cambiare gli altri, sarebbe saggio cercare di cambiare se stessi e vedere in se stessi quegli stessi difetti che ad altri imputiamo. Siamo un popolo di 60 milioni di allenatori della nazionale di calcio. Tante teste quante idee, come dicevano i latini. Tanti galletti nel pollaio che la sanno più lunga degli altri. Allora si “esce” e si replica all'infinito, in scala ridotta, le stesse nefaste dinamiche di gruppo, senza comprendere che uscendo non si cancelleranno le nefaste dinamiche ma che se non si parte da se stessi si replicheranno le stesse dinamiche altrove, in altri contenitori. Non è il nome o il movimento come oggetto in se che non va bene ed è superato per via dei suoi problemi, ma sono i membri che ne fanno parte, o meglio i comportamenti dei membri, ad essere la risorsa ma anche il problema del movimento. Il problema siamo noi, anceh voi che siete usciti e che ora create altro. Siete l'ennesima riprova che Non siete riuscite/i a superare il vostro l'individualismo ne l'arroganza di sentirvi migliori e la spocchia di pretendere d'avere la soluzione. Non si è voluto mettersi veramente a dialogo con gli altri, s'è preferito attaccare, denunciare, strillare, accusare. E poi s'è preferito cercare la propria strada, ancora una volta, il frazionamento compulsivo. Siamo di nuovo all'arrangiarsi, al saper fare meglio da soli che insieme. Al cercare risposte individuali a problemi di gruppo. A al di là di tutte le buone intenzioni siamo ancora all'individualismo, così distruttivo, così poco alternativo,

Articolo 8 agghiacciante. Fiat lascia l'Italia.
post pubblicato in Notizie, il 19 ottobre 2011
L'insistenza sul modello Marchionne "è un pretesto, Fiat sta lasciando l'Italia". Queste le parole del professor Luciano Gallino, intervistato per parlare dell'uscita di Fiat da confindustria e sull'articolo 8 da egli definito "agghiacciante". (http://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Gallino). L'articolo 8 contenuto nella legge finanziaria è per il professore "agghiacciante", perché "permette di derogare a tutte le leggi sul lavoro, l'intero diritto del lavoro" può essere superato. Tutte le norme che regolano il lavoro, i contratti, gli orari, le condizioni lavorative, le pause, le modalità eccetera sono ora derogabili se l'azienda si accorda con "l'associazioni rappresentative dei lavoratori locali". Attenzione -"siano esse espressioni locali dei grandi sindacati, ma anche piccole e locali formazioni sindacali". 
Fiat lascia l'Italia, colpa del sindacato e delle leggi troppo rigide? Il professore smentisce questa possibilità - "sembra difficile sostenere che Fiat lasci l'Italia per questi motivi - spiega - perché qui c'è la stessa organizzazione del lavoro che c'è in Polonia, Usa e altrove, non sono certo i 10 minuti di pausa in più o in meno che fanno la differenza". Sulle relazioni sindacali il professore smentisce la visione riformista che vuole il contratto aziendale come una innovazione rispetto alla contrattazione nazionale: "Marchionne vorrebbe importare qui il modello americano che è molto arretrato rispetto al modello dell'Europa occidentale". Tuttavia, chiarisce Gallino: "E' sembrato a lungo che questa offensiva sulle relazioni industriali (da parte della dirigenza Fiat n.d.r) avesse come scopo l'avere mano libera negli stabilimenti italiani, però gli stabilimenti italiani lavorano si e no una settimana al mese, in questi ultimi 6 mesi l'utilizzo degli impianti è inferiore al 50%". Quindi, per il professore è ingiustificata la e conclude: "la Fiat se ne sta andando". E dire che per evitare che la più grande e importante azienda privata se ne andasse dal Paese, i sindacati hanno firmato accordi condivisi che prevedono l'introduzione della contrattazione aziendale e il governo, prontamente, ha inserito nella legge finanziaria l'articolo 8, che altro non è che la dottrina Marchionne fatta legge. Luciano Gallino non smentisce questa interpretazione e anzi rilancia con parole dure: "non c'è più la protezione del contratto nazionale ma neanche la protezione della legge, perché l'articolo 8 prevede che a seguito di un accordo tra le associazioni dei lavoratori - locali - e la proprietà, si possa derogare a tutto. E' agghiacciante l'elenco delle cose a cui si può derogare con un accordo locale". Il professore mette infine in risalto anche la questione della forza del sindacato locale, necessariamente e logicamente inferiore rispetto a quella della confederazione nazionale, a tutto vantaggio degli imprenditori che potranno così strappare accordi e contratti a loro più vantaggiosi.

Luciano Gallino Fiat lascia l'Italia. Art 8 agghiacciante by Paolo Perini

Uscire dalla crisi con più Europa o uscire dall'Europa?
post pubblicato in Notizie, il 14 ottobre 2011

Due visioni contrapposte si ergono e si fronteggiano di fronte alla cosiddetta crisi dei debiti sovrani: uscire dalla crisi uscendo dall'euro, magari con un default "pilotato", o non pagando i debiti come ha scelto di fare l'Islanda, o facendo pagare la crisi ai più deboli.


Eppure, si potrebbe scegliere un'altra strada, molto meno popolare: uscire dalla crisi con più Europa. 

Cioè con regole che valgano veramente per tutti e concludendo quel cammino che inevitabilmente porterà l'Europa a non essere più quella via di mezzo tra un organizzazione internazionale e una somma di Stati, quale è ora, ma diventare un soggetto politico unico, federale.

Oggi, ho intervistato Marco Lombardo, ricercatore dell'Università di Bologna, fervente europeista che nelle mie intenzioni dovrebbe fare da controcanto alla visione istituzionalizzata che vuole far pagare la crisi ai più deboli, agli studenti e agli operai e ai precari e la visione movimentista che si barrica dietro allo slogan "noi la crisi non la paghiamo".

Le parole di Marco danno un interpretazione diversa, quella propria dei federalisti europei. 


Europa debito default crisi Marco Lombardo by Paolo Perini

Cadi cadi cadi
post pubblicato in Notizie, il 12 ottobre 2011
Spero di svegliarmi domani con un bel governo mandato a casa da quella lumaca di Napo. 

Hanno perso tutte le elezioni intermedie, hanno perso il sostegno di 100 deputati e se ne sono ricomprati al metà. Hanno perso clamorosamente 4 referendum. Sono 2 anni che dicono che la crisi non c'era e non stanno facendo NULLA per far uscire il Paese. Sono caduti su voto di fiducia. Cos'altro deve succedere??

Un meteorite? Gesù Cristo che scende di nuovo sulla Terra e bacia Silvio? L'avvento degli alieni? Le cavallette? Il default? 
La gente non ne può più, e se anche il vecchietto che compra il pane inizia a parlarti di politica vuol dire che si è quasi raggiunto il limite.

Ok, non era stata posta la fiducia su quel particolare ddl,  ma non è MAI successo prima che un governo fosse battuto sulla presentazione di un ddl sulla legge di bilancio. Voglio dire, non è una legge qualsiasi. 

Basta! E' ora di finirla con questo governo indegno.
 

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permalink | inviato da Pa.P il 12/10/2011 alle 0:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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