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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Dietro a Isis c'è tanta geopolitica
post pubblicato in Notizie, il 15 novembre 2015
Ci sono all'incirca un miliardo di cose che si potrebbero dire sui tragici eventi di Parigi, che forse sono stati detti, anche grazie a quel megafono di opinioni personali che sono i social.

Tuttavia oggi, Boko Haram, la versione africana dell'Isis, ha fatto un altro attacco terroristico e ucciso quasi 2000 persone. Giusto 1500 in più che a Parigi. Anche uno sciocco quindi potrebbe capire che non si tratta più di eventi terroristici, e per quanto mi riguarda neppure di una "guerra". Il problema è sostanzialmente culturale e teologico. C'è una parte sostanziosa di Islam che odia l'Occidente, lo pensa perverso, impuro, degno di scomparire; con esso giudica impuro e quindi meritevole di morte anche tutto ciò che non è Occidentale, ma non è neanche Islamico, come dimostrano gli attacchi di Boko Haram in Africa, o dei Moro in sud Filippine, o ancora la guerra civile in Siria e Iraq, gli attacchi dei talebani contro i governi di Pakistan e Afghanistan... eccetera eccetera. 

I terroristi sono certo i più invasati tra gli invasati, disposti a sacrificare la propria vita e quella degli altri, per fare un opera di "pulizia" di infedeli, come loro credono prescriva la loro religione. Il punto è che non si può dire loro "sbagliate", l'interpretazione corretta del Corano è la nostra. Perché non c'è alcuna interpretazione corretta del Corano.

La religione islamica sunnita(che raccoglie circa i 3/4 dei musulmani del mondo) non ha nessuna autorità religiosa riconosciuta da tutti che può stabilire ciò che è lecito dal punto di vista religioso e ciò che non lo è. Come effetto di tutto questo si hanno da sempre degli Imam che si improvvisano tali e attizzano odio contro i bersagli da loro decisi, avendo un certo seguito. Si sono poi organizzate a livello locale delle organizzazioni fondamentaliste - che hanno cioè una lettura fondamentalista del Corano - di stampo militare in varie parti del mondo, alcune le abbiamo già citate. Queste hanno intrapreso una vera e propria guerra santa. Contro di noi. Contro di noi occidentali e anche contro tutto ciò che di orientale loro ritengono impuro - (ad esempio il popolo Yazidi in Iraq). 

Davanti a tutto questo, il mondo civilizzato va ognuno per conto proprio, ottenendo risultati scarsi e sopratutto continuando a sbagliare la diagnosi del fenomeno: non si tratta di terrorismo. Non è un problema di ordine pubblico o di sicurezza nazionale da risolvere con più esercito, con più guerra, con più polizia, con le frontiere chiuse. E' un problema culturale. 

Bisognerebbe costruire per la religione islamica una guida unica, come lo è in parte per quella cristiana il Papa, e dare ad essa e solo ad essa, la possibilità di interfacciarsi con le Istituzioni laiche statuali dei vari Paesi. Oppure ritrovarsi tutti all'Onu e decidere all'unanimità che l'interpretazione fondamentalista dell'Islam è reato mondiale, e chi la professa pur non essendo un terrorista è perseguibile ai termini di legge.

Ma tutto ciò sarà fantascienza. Dietro l'Isis c'è la guerra per procura per il controllo di un altro pezzo di Medio Oriente. Una guerra geopolitica che vede da una parte noi occidentali intenti a sostenere proprio i ribelli siriani anti -Assad, che sono e lo sappiamo spesso la stessa cosa dell'Isis, in un ottica di controllo del MO da parte degli USA, di Israele e dell'Arabia Saudita. 
Il campo opposto al nostro è composto in Medio Oriente da Russia, Cina e Iran, alleati a sostegno di Assad, del suo partito socialista BAAT e contro l'Arabia Saudita e l'Isis. 

Vista così la faccenda è di difficile soluzione. Certo se non vogliamo più sangue innocente versato in Europa da Isis e compagini gemelle, forse, e dico forse, sarebbe il caso di smetterla di finanziare Isis (e Turchia e Israele). Questo però significherebbe riconsegnare a Cina-Russia-Iran la Siria, e probabilmente anche l'Iraq.
Laurea a debito, la nuova speculazione Usa
post pubblicato in Notizie, il 18 agosto 2013
La prossima bolla speculativa che arriverà dagli Usa (che può causare un altra crisi internazionale tipo mutui subprime '08) è quella derivata dai "prestiti" onerosi agli studenti universitari, cioè la laurea pagata coi debiti finanziati dalle banche. 
La laurea finanziata a debito, da restituire dopo essersi laureati, è una delle ultime neoboiate neoliberiste, che sta impoverendo (indebitando) la classe media americana e rischia di creare un altra bolla speculativa che se troppo grande investirà lo stesso sistema creditizio che ha prestato i soldi. Generando un altra crisi nazionale, prima, internazionale poi.

Nell'ultimo trimestre l'Europa è uscita dalla crisi, iniziata nel 2008, grazie alle esportazioni tedesche e ai massicci investimenti pubblici francesi (l'Italia non è ancora uscita perché da noi hanno governato prima i neoliberisti Monti e poi sto governo fantoccio... vabbé). Se dagli Usa arriverà una nuova crisi potrebbe ri-ammazzare le nostre economie. 
Fa strano che nessuno ne parli. Forse non vogliono causare agitazione/ sfiducia ulteriore nei consumatori e investitori. Sta di fatto che un sistema totalmente deregolamentato su esempio delle politiche promosse da Thacer e Reagan ha portato l'Italia e l'Europa nella crisi peggiore dal dopoguerra e non basta. Ora si affaccia un altra merdata made in neoliberismo.

Oltraggiosi e ingannevoli
post pubblicato in diario, il 22 novembre 2012
Oggi su Repubblica Bersani spiega cosa farà una volta vinte le primarie:

a) alleanza con l'Udc;
b) Sì alla Tav;
c) la modifica sostanziale dell'articolo 18 voluta dal governo va bene così com'è;
d) Monti Presidente della Repubblica.

Io per le "primarie" non sostengo nessuno, anzi sono da sempre contrario all'uso di questo strumento per la selezione del leader della coalizione proprio perché sono anti-leadersismo e perché penso motivatamente che uno strumento di selezione in uso in un sistema politico totalmente diverso dal nostro come lo è quello Usa - le primarie infatti sono di origine Usa - possa essere ritenuto qualcosa di assolutamente estraneo alla nostra cultura politica e pertanto produrre risultati affatto coerenti con quelli che uno si aspetta.

Premesso questo, penso che le idee politiche di Bersani, che in questo breve elenco ricalcano quelle del suo sfidante "interno" Renzi, sono quanto di peggio possa esistere e determineranno, se applicate, la fine del centrosinistra e dell'idea stessa di sinistra in Italia, con le enormi e non quantificabili ricadute sulla politica e quindi sulla società come la totale scomparsa di valori come l'uguaglianza.

Il MALE insomma e la vittoria finale dell'ampio e affatto eterogeneo fronte del liberismo sfrenato. Auguri. Ogni commento mi sembra superfluo.

Comunque, chiamare sta roba qua "sinistra" o anche "centrosinistra" è oltraggioso oltreché ingannevole.
Ha vinto Obama, non l'Italia
post pubblicato in Notizie, il 7 novembre 2012
Obama ha vinto, è stato riconfermato. Con Obama hanno vinto gli Usa, o meglio, ha vinto ancora una volta l'immagine vincente e beneaugurante che gli Usa volevano trasmettere al mondo. Obama ha vinto, non noi. Noi siamo italiani. La narrazione politica americana ci ha totalmente coinvolti - la sinistra più che la destra - fintanto che ieri notte piccoli e grandi mass media hanno seguito lo spoglio con trepidante attesa e con la bandierina a stelle e strisce in mano. Si è seguito lo spoglio, con la stessa intensità e trasporto emotivo dello spoglio per le elezioni italiane. Forse anche di più. In questo senso hanno stra-vinto gli USa e la loro politica: siamo alleati, non americani, a mente fredda vi chiedo: non vi fa strano che tifiamo per Obama, come se dovessimo guadagnarci o rimetterci in prima persona? In realtà, noi italiani non ci guadagniamo ne ci perdiamo; ma una cosa alla volta. L'Italia per gli USa continua ad essere quella comoda pista d'atterraggio nel Mediterraneo tanto comoda, quanto facile da orientare politicamente - vale per qualsiasi governo di qualsiasi colore - e popolata da gentaglia inaffidabile, spaghetti pizza e mandolino fintantoche, per gli americani più ignoranti e rozzi, scelgono come sinonimo di italiano, mafia. Questo è quello che l'America profonda pensa di noi, ma si vede bene dall'esternarlo: agli Usa serve l'Italia, come serve lealtà incondizionata di tanti altri paesi. Solo qualche parola cattiva è scappata allo sfidante Repubblicano Romney, a poche ore dall'inizio delle votazioni: "Non votate Obama o finiremo come l'Italia!" Cioè in stagflazione e con tasse alle stelle. Questo era il messaggio che Romney voleva dare alla sua base, ed è arrivato forte e chiaro. Questa però è un elezione caratterizzata quasi esclusivamente dalle decisioni e dalle politiche sul fronte interno. Gli americani in realtà, pensano a loro stessi e a quanto sono importanti e a come mantenere la leadership politica mondiale. L'Italia è quella striscia di terreno dove si sono consumate alcune delle peggiori azioni americane in tempi di Guerra Fredda. Sono state rivolete principalmente contro italiani, quegli italiani che politicamente distranti dagli USa, avrebbero forse rischiato di portare l'Italia lontana dalla coalizione atlantica. Ma senza rivangare vicende così lontane pensiamo alle centinaia di morti italiani recenti causati dall'esercito americano e da quanti italiani stiano rischiando o abbiano rischiato la vita a causa del governo degli USa: la vicenda Chico Forti, Giuliana Sgrana e l'omicidio del nostro agente Calipari da parte di un soldato USa; l'ultima strage USa in territorio italiano, avvenuta a Cavalese, in Trentino, il 3 febbraio 1998, la strage del Cermis. Dove persero la vita 20 italiani grazie alle manovre spericolate dei caccia militari americani guidati dal capitano Richard Ashby e dal navigatore Joseph Schweitzer.
La risposta dell'amica america è stata promuoverli entrambi. Questa è solo una delle tante facce degli Stati Uniti d'America, magari quella che non ci ricordiamo mai, perché preferiamo la faccia che gli americani hanno fabbricato per noi, la faccia del sogno americano. E trattasi di sogno, non di realtà, ma si sa, agli italiani, popolo di santi navigatori e poeti, piace molto sognare ad occhi aperti. Go, Obama go! MA noi siamo talmente intrisi di cultura americana che ora preferiamo festeggiare il loro Halloween al nostro Carnevale, sugli astucci dei nostri Mac ci piace di più la bandiera a stelle e strisce piuttosto che il Tricolore, amiamo le sit com USa e i film di Hollywood. "Tu vu fa l'Americano - cantava Carosone - ma sei nato in Italy". Ci piace fare gli americani, ma restiamo comunque profondamente italiani, incapaci di vedere che gli americani sono assai diversi dall'immagine confezionata che ci fornisce Hollywood e il primo presidente nero; proprio quanto, noi italiani, siamo profondamente diversi dall'immagine stereotipata e negativa che gli americani hanno di noi, non siamo tutti mafiosi, non tutti magiamo la pizza e gli spaghetti, e c'è chi come me, non sa nemmeno come è fatto un mandolino e non va a piangere da mamma.

Su un punto do ragione a quanti si rallegrano della vittoria di Obama. Meglio Obama di Romney, in tutti i sensi. Tuttavia questa è l'ottica del meno peggio, l'ottica del voto utile. Sappiamo, o meglio, dovremmo sapere a cosa ci ha portato questa ottica qui in Italia: a un parlamento di nominati, privo della bencheminima onestà e capacità. Tuttavia le bombe di Obama non fanno meno male di quelle che avrebbe tirato Romney. C'è chi si augurava una vittoria di Obama, per evitare al mondo altre guerre. Ecco, siamo sempre lì, sempre con la stessa ottica provinciale di chi sa che è inferiore e prega perché il più forte non lo distrugga. Anticamente erano gli altri popoli ad avere questo atteggiamento nei confronti dei Romani. I Romani, tuttavia hanno iniziato a perdere forza quando hanno perso leggittimità. Quando, cioè, per un Franco, o per un Unno, non era più così determinante piegarsi alla cultura dominatrice romana, latinizzarsi. Stessa cosa è avvenuta con l'ipero Spagnolo e con l'impero della Gran Bretagna secoli dopo: chi era ad essi sottoposto, alzò la testa e smise di considerare "normale" non essere indipendente e non poter decidere del proprio futuro in modo pieno e libero.

L'immagine di libertà che gli USa si sono costruiti e che propagandano nel mondo, è un utile trampolino di lancio per le loro aziende e per il loro business: la capacità di penetrare i mercati altrui con le proprie merci, o meglio, ora - con i propri marchi, su tutti Coca Cola, Mac Donalds, Apple, Ford, Microsoft, Google, Colgate eccetera.
Ci sentiamo sempre più americani senza accorgercene, ma chi trae i frutti e i profitti da questo atteggiamento non solo consumistico o politico, ma mentale, sono loro, non noi. L'America è grande, forte, libera, pacifica, il paese delle opportunità per tutti. Poi scopri che l'Italia (almeno la parte a nord della penisola) è molto più multietnica degli stessi USa, scopri, studiando, che gli USa agiscono per loro scopi strategico - militari e non per preservare la pace nel mondo, e che anche per quel che riguarda la libertà, ci sono alcune ombre proprio come qui da noi.

Tuttavia è vero che l'America, o più propriamente gli USa hanno forte influenza su di noi. Ma non grazie alla vittoria di Obama, ma perché i think Tank Usa, agiscono in Italia da decine di anni e tutti i principali leader politici italiani hanno formato le loro idee politico - economiche proprio nell'Aspen Institute, nel Rochild eccetera. Le esternalità Usa sono inoltre spesso nefaste per la "vecchia Europa" e deleterie per l'Italietta. Si pensi all'ultimo disastro dei mutui subprime, causato proprio dalle politiche neoliberiste iniziate da Tacher - Reagan e continuate sotto ogni Presidente, democratico o repubblicano. Quelle politiche ci hanno portato al collasso. Hanno lasciato per strada milioni di giovani, disoccupati, o occupati ma dentro alla spirale perversa del precariato. Precariato, altra grande invenzione USa, proprio come la formula della Coca Cola. Obama al pari dello sfidante hanno ricevuto miliardi di dollari da Wall street, principale colpevole della crisi mondiale, che sta mietendo vittime. Gli USa ne stanno faticosamente uscendo dalla crisi da loro stessi prodotta grazie alle enormi quantità di denaro stampato messe in circolazione dalla Fed di Bernanche, forse uno dei più fedeli alleati di Obama nei primi 4 anni di presidenza. A noi italiani però non sono riservati accesso al credito facilitato, basse imposte, burocrazia efficiente. Non possiamo dirci americani, ma vittime della finanza americana. Perché continuiamo a sostenerli? Perché continuiamo a sventolare la bandierina a stelle e strisce?

Liberismo, consumismo e anche un pizzico di imperialismo ben camuffato hanno radicalmente cambiato l'Italia. Per me in peggio. E' un peccato che non riusciamo a copiare anche gli aspetti positivi degli americani, come il forte senso di onestà, il rispetto nei confronti dello Stato e delle Istituzioni e della bandiera, il loro forte senso di appartenenza a una nazione, che noi non abbiamo mai avuto e probabilmente non avremo mai.
"It's time to keep push forward" ??
post pubblicato in Notizie, il 6 novembre 2012
"It's time to keep push forward" ?? Io continuo a pensare che se nel 2008 gli italiani avessero dovuto sscegliere tra Obama e Berlusconi, avrebbero scelto in massa il nano. Quindi pochi sostegni idealistici al presidente americano.

L'Italia vera si è vista ieri negli sputi fascisti a Fini al funerale di Rauti. Siamo ancora profondamente fascisti nel cuore: vedasi gli atteggiamenti di coloro che dovrebbero essere "il nuovo che avanza", cioè quelli del Movimento 5 stelle e come ieri hanno trattato in consiglio comunale a Bologna, Federica Salsi, una di loro, quella che era stata aggredita da Grillo per aver partecipato a un talk e che poi s'è azzardata a criticare il capo misogino.

It's time to keep push forward? Ma fatemi il piacere!


Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato” (Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921)


Se trovate qualche "somiglianza" col presente non è casuale.il conformismo vince sempre, e porta al successo i suoi figli più ossequiosi.
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