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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
L'Italia non riparte, per mancanza di prospettiva
post pubblicato in Notizie, il 21 agosto 2015
Dice Manfellotto su L'Espresso che mai come ora l'Italia ha la possibilità di riprendersi dalla (quasi) decennale crisi: c'è liquidità per le aziende, e pure per i cittadini. E' vero.

Infatti il problema della mancanza di ripresa economica è dovuta a una mancanza di investimenti. E gli investimenti sono scarsi non per mancanza di liquidità, ma per mancanza di prospettiva: nessuno vuole spendere/investire sul futuro perché buona parte dei giovani è senza lavoro e sostentamento. Perché anche gli imprenditori, oltre che le famiglie, vedono un tessuto sociale debole, e futura povertà. Ecco perché scelgono di investire all'estero piuttosto che in Italia. Finché non si cancella la precarietà, che blocca il futuro, l'Italia non ripartirà mai.
Si potrebbe riassumere tutto ancora in modo più semplice: " senza prospettiva di lavoro stabile le giovani coppie non fanno figli, non possono comprare casa, stanno attenti a fare ferie - quindi riducono investimenti (casa, figli) e consumi (ferie, spesucce), stessa cosa fanno i loro genitori - che spesso hanno casa e pensioni - per risparmiare per i figli. Gli imprenditori non investono perché vedono che l'economia non si riprende e quindi non ci pensano neanche a fare assunzioni: niente assunzioni significa niente nuovi posti di lavoro, niente stabilità. E il gioco ricomincia.Andatelo a dire, là, ai professoroni di economia.

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permalink | inviato da Pa.P il 21/8/2015 alle 11:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli stage sono sfruttamento
post pubblicato in diario, il 20 marzo 2014
Le nuove idee per favorire il lavoro giovanile sono i tirocini in azienda fin dalle superiori. Sappiate che i tirocini o stage, che dir si voglia, sono classificate come attività NON lavorative. L'ho scoperto oggi - come un pirla - a trent'anni, all'Agenzia per il lavoro, dove ho fatto il mio Cv, e guarda lì, i tirocini/stage sono tutti classificati come attività non lavorative. Anche se io ho lavorato, eccome, durante queste attività "non lavorative".

Durante gli stage/tirocini lavori come un dipendente, ma non vieni pagato!

Non prestatevi a questi ricatti, meglio restare disoccupati! Tanto non capita mai che un tirocinio si trasformi in lavoro.

GLI STAGE SONO LAVORO GRATUITO LEGALIZZATO! ORA BASTA!
Giorni lavorativi, ma non ufficiali
post pubblicato in diario, il 19 novembre 2013
Giorni che non ti lascian altro tempo che , dei quali però niente resterà in termini di .
Poco anche in tasca, se è per questo.

Quindi tornato a casa a una certa, è inevitabile pensare, ma chi cazzo me lo fa fare? E la buona tiritera buonista e traquillizzante "queste fatiche un giorno ti saranno utili" pare sempre meno giustificata dall'esperienza passata. Chi non ti conosce non riesce a valutare né dal Cv né dalla tua persona quanto in questi giorni ti sei sbattuto, avendo per giunta poco in cambio.

Pare sempre poi che sono stato a divertirmi fino ai trentanni.

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permalink | inviato da Pa.P il 19/11/2013 alle 17:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lavoro, le novità della riforma
post pubblicato in Notizie, il 5 aprile 2012

Scritto per ilbolognino.info

La prima vera novità, e l'unica uscita dai primi 40 minuti di conferenza stampa, è che la forma legislativa non sarà il decreto, ma il disegno di legge. Una scelta vincolata dal Presidente Napolitano che ha voluto così non svuotare di responsabilità il Parlamento. Le modifiche alla bozza governativa ci sono, ma l'impianto della stessa non viene snaturato; la novità sostanziosa è che viene reintrodotto il reintegro nei licenziamenti per causa oggettiva (economici).

Contenta la politica, scontenta la Cgil, plaudenti i sindacati governativi Cisl e Uil, adirato il padronato che vede sfumare una preziosa norma di ricatto dei dipendenti.

La filosofia che regge l'impianto legislativo che si va profilandosi è tutta riassunta in due frasi pronunciate dal ministro Fornero: «Vogliamo più lavoro, più partecipazione e lavoratori più produttivi» e «l'articolo 18 è stato una conquista ma il mondo è cambiato». Il governo individua nel lavoratore pigro e anziano il problema della scarsa produttività del sistema Italia e non nei veri problemi che allontanano gli investimenti come la criminalità organizzata che controllo metà Italia, la lunghezza e indeterminatezza dei processi civili, l'inadeguatezza delle infrastrutture di trasporto, il costo esorbitante dell'energia elettrica. Sarebbero infatti queste sopra indicate le vere cause del ritardo strutturale italiano secondo quanto affermano tutti gli imprenditori, e non la presenza di lavoratori fannulloni, come pensa il governo.

In una nota congiunta il padronato esprime scontento: Confindustria, Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane e Ania attaccano: «Inaccettabili la diversa disciplina per i licenziamenti di natura economica e quella che va configurandosi per i contratti a termine». Per capirci, ai padroni non sta bene proprio la reintroduzione della possibilità di reintegro per i licenziamenti economici. La reintegrazione nel posto di lavoro per il licenziamento illegittimo anche economico è di più uno spauracchio per l'imprenditore piuttosto che una concreta possibilità, perché nessuno la usa mai – spiegano molti i professori di diritto. Previsto in alternativa un indennizzo variabile tra le 12 e le 24 mensilità. Nella prima versione del ddl, invece, l’indennizzo era stato previsto in 15-27 mensilità. Quindi nel disegno di legge non c'è più la differenziazione di trattamento tra licenziati, vero vulnus legislativo che molti professori e studiosi avevano individuato nella precedente bozza. In breve Confindustria, Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane e Ania vorrebbero lavoratori più servili ma sopratutto più ricattabili.


Tuttavia rimane l'impianto legislativo, cioè il necessario ricorso al giudice, temperato dalle possibilità alquanto aleatorie di conciliazione (voglio vedere quanti licenziati senza giusta causa vorranno utilizzare questa strada, basti pensare alle barricate antisindacali di Fiat nei confronti dei propri lavoratori licenziati perché appartenenti al sindacato Fiom!!!). Fornero infatti afferma « spetterà a giudice decisione su "insussistenza delle ragioni economiche», cioè spetterà al giudice capire se il licenziato è stato cacciato per effettive esigenze economiche o perché politicamente avverso all'imprenditore o perché di un colore della pelle che non piaceva al padrone. Cosa questa complicatissima e che quindi da ampia discrezionalità al giudice e ampia possibilità di farla franca all'imprenditore che non rispetta le norme Costituzionali.

Bersani, segretario del Pd è gaudioso «Passo importantissimo»; di logico e tutt'altro avviso la segretaria Cgil Susanna Camusso «No comment, temo sorprese». La segretaria si aspetta tranelli legislativi sopratutto nella disciplina dei licenziamenti collettivi, che ha paura, possano essere svuotati di garanzie come è successo per i licenziamenti individuali. Stanziati 1,8 miliardi per rendere operativa la riforma, ma non ci sono nuovi soldi per l'Aspi, vero punto d'orgoglio della ministra Fornero e di cui abbiamo già spiegato che è un ammortizzatore sociale che non coprirà tutti. Il governo creerà anche l'ennesima commissione per valutare come verrà applicata nel concreto la riforma. Flssibilità in entrata, rimane il contratto di apprendistato come strumento per entrare nel mondo del lavoro, quest'ultimo coperto anche dall'Aspi. Per ora sono solo parole visto che oggi quasi l'80% dei giovani viene assunto a tempo determinato e che solo il 15% ha un contratto di apprendistato. Viene aumentato l'intervallo fra un contratto e l'altro da 10 a 60 giorni per quelli che durano meno di sei mesi e da 20 a 90 giorni per quelli di durata superiore. Di solito però questo intervallo non solo non ferma la continuo abuso imprenditoriale della successione infinita del contratto a tempo determinato, ma spesso si trasforma in una trappola per il lavoratore e quel periodo per lui è un periodo di disoccupazione.

Il senso della riforma MontiFornero è il seguente: facilitare il collegamento tra il mondo della precarietà e il mondo dell'impiego stabile, ridurre progressivamente il dualismo del mercato del lavoro. Per fare questo il governo utilizza questi 4 strumenti: rendere più costosi i contratti a termine; premiare la stabilizzazione degli stessi; punire gli abusi sui contratti più precarizzanti; facilitare i licenziamenti, in particolare per motivi economici, cosicché il contratto dominante non sia percepito dalle imprese come permanente e indissolubile come è accaduto finora con l'articolo 18.

Tuttavia l'intera riforma è deficitaria perché in essa mancano i veri temi che affliggono la società italiana e il mondo del lavoro. Non risolve la dualità del sistema perché non fa nulla per ridurre le 40 tipologie diverse di contratti precari oggi presenti, non aiuta in nessun modo i precari e i giovani se non con il contratto di apprendistato, non favorisce un vero reinserimento degli anziani nel mondo del lavoro (ad es obbligando le grandi aziende ad assumerli). Non introduce un vero welfare state onnicomprensivo di stile europeo. Non fa nulla per le lungaggini burocratiche, per ridurre i tempi biblici della giustizia civile che spaventano gli imprenditori esteri ed italiani, che infatti nell'ultimo anno hanno creato un milione di posti di lavoro... all'estero.


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permalink | inviato da Pa.P il 5/4/2012 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Questo è il SISTEMA
post pubblicato in diario, il 26 marzo 2012
Ho letto anche la -come sempre - lucida analisi di Luciano Gallino su Micromega, della riforma del lavoro.

Ma tutti questi professori eminenti non capiscono dove siamo ora. Partono dal presupposto che un governo debba o voglia fare delle riforme, come quella sul lavoro, con lo scopo di risolvere i problemi che albergano in quella materia toccata.
Questo è l'errore fondammentale che rende obsolete tutte le loro critiche raffinatissime.
Non è così.
Questo governo ha un compito preciso, applicare il dettato della lettera che la Bce ci ha spedito ad agosto. Punto. E lo deve fare nel minor tempo possibile, altroché concertazione. Questo governo perciò non ha alcuna intenzione di risolvere la dualità del sistema del lavoro e della contribuzione pensionistica presente in Italia o di risolvere il problema del precariato. Perché per loro non sono problemi. Dobbiamo capire che l'obiettivo è perseguire le ricette neoliberiste della Troika - Bce, Ue e Fmi, non rendere più prospero il proprio paese o "salvarlo" dalla voracità della finanza internazionale.
Loro SONO LA FINANZA INTERNAZIONALE! Sono una loro diretta emanazione. Sono qui per compiere un lavoro, per portare in atto la pura e semplice abrogazione del modello Europeo nato dopo la seconda guerra mondiale: dentro la formula di "economia sociale di mercato" c'è l'accordo storico raggiunto a Jalta. Dove Urss e mondo "occidentale" - o meglio sarebbe dire governato dagli angloamericani - non solo si sono spartiti l'Europa e i territori geografici, ma hanno convenuto che l'Europa continentale diventasse il frutto di un vero e proprio esperimento, il centro dell'espressione di un contratto, se vogliamo chiamarlo così, dove i governi sarebbero stati moderati ma non espressione del liberismo angloamericano e avrebbero lasciato spazio anche alle idee socialiste, incarnate dagli stessi governi moderati con scelte di politica economica blandamente socialista e attenta ai lavoratori nell'ambito di sistemi saldamente consumistico - liberista su stile angloamericano.

La finanza internazionale oggi conta molto di più dei partiti e della politica intesa in senso olistico. La finanza internazionale ha ritenuto un vecchio armamentario non più al passo con i tempi: è ora che anche l'Europa si accodi alle ricette che abbiamo adottato per tutto il resto del mondo! Liberismo selvaggio, vittoria del più forte e del più competitivo a qualunque costo (tanto i costi umani non li subiamo noi).

Quindi basta con queste sciocchezze di dirittti per tutti e con la centralità del lavoro. Il lavoro è una merce come tutte le altre e se costa troppo in Europa vado a procurarmelo in Cina, o in Africa.

La loro è lotta di classe. La lotta di classe del padronato internazionale CONTRO gli altri. Tutti gli altri. Che devono subire e ritornare a essere sudditi. Questo è il progetto, ed è globale. In fin dei conti assomiglia molto alle previsione marxiane di un mondo dove il capitalismo avesse raggiunto il suo apice e dove i lavoratori - i proletari - fossero divenuti simili per condizioni, in ogni parte del globo. In realtà ci stiamo avvicinando sempre di più a questa visione filosofica, e non ce ne rendiamo conto. Per ora, si salvano, cioè mantengono il loro welfare state e le loro tutele solo quei paesi che in Europa sono ancora molto potenti, come Germania e Regno Unito, ma presto o tardi subiranno la medesima "cura" alla quale per primi hanno sottoposto, noi, paesi più deboli.

Chi applica la ricetta è questione di minor importanza. Che sia un governo tecnico o un governo politico di destra o di sinistra per chi detiene veramente il potere, non fa alcuna differenza. Loro hanno già deciso. Ci ritroveremo presto con i 3/4 della popolazione nettamente impoverita e con il restante quarto nettamente arricchito da questa dinamica del liberismo mondiale, che si sta applicando a tutte le economie locali, ora fortemente interconnesse tra loro.

Ora, buona parte di noi deve ancora prendere coscienza di tutto ciò, o lo pensa assolutamente privo di fondamento o stupidamente si crede di aver capito tutto magari pensando che la questioni riguardi solo l'Italia, o che sia un problema di debito pubblico o di partiti. No, non è così. E' il sistema che vuole tutto questo. E il sistema è inmensamente più grande e potente di noi, tanto grande che non lo vediamo.
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