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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
La voce del Padrone
post pubblicato in diario, il 9 novembre 2011

Troppo facile e comodo cavalcare la rabbia popolare come fanno i vari Grillo e questi qua del 11.11.11 che poi sono sempre i soliti noti. Che poi sono gli stessi che con accenti diversi giustificavano gli incappucciati di Piazza San Giovanni. Facendo così il gioco dei poliziotti, senza rendersene conto, per di più.

Basta dare la colpa ai "capi", se facciamo peggio come si fa a credere che dovremo essere noi la nuova Italia? La svolta a destra è nei paraggi. Occhio che alla fine dei governi liberali arrivò il fascismo, e alla fine della Repubblica di Weimar (democrazia) arrivò il Nazismo.

Cedendo al populismo e a facili derive finiremo tutti malissimo, ma non per colpa della Ue della Bce, di Berlusconi o di Napolitano. Ma per colpa di noi italiani, sopratutto dei rivoluzionari da strapazzo. Mi allontanerò sempre più dalla loro voce, dalla voce del Padrone.



Interpretazione restrittiva
post pubblicato in diario, il 18 settembre 2011

«Mi è sempre parsa convincente l’idea di Hannah Arendt, secondo cui solo le realtà fattuali rendono ’interpretazione possibile. Se invece ogni punto di vista è legittimo, spariscono le possibilità di comunicazione, di dialogo, discussione».

La faccio mia, memore dell'articolo di PPP sul pernicioso pericolo del fascismo degli antifascisti. - Cioè la mancanza di tolleranza e di indentificazione in coloro che nelle nostre battaglie combattiamo, che può portare agli ecessi tipici degli Assolutismi.Verranno di nuovo giorni bui e freddi, l'importante è tenere accesa la lampadina dentro di se.

Sono passati 10 anni da Genova 2001
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2011
Sono passati ben 10 anni dal Genova Social forum del 2001.


E anche dal macello della Diaz fatto dalla polizia su innocenti e innocui manifestanti pacifisti dormienti.
In compenso i black block, fascisti e violenti, alcuni dicono infiltrati, certamente non italiani, che le forze del disordine avevano lasciato scorazzare per tutta Genova indisturbati. I poliziotti per tutta risposta manganellavano le tute bianche dei pacifisti, tintesi di rosso sangue. Picchiavano sopratutto i più indifesi, mai quelli grandi grossi e incazzati.

Rivedo quegli eventi che vidi in tv a 17 anni e penso agli scontri tra No tav e polizia di oggi.

In Italia non cambia mai un cazzo.

Ps: C'era pure Berlusca al governo.


Quand'è che finisce questo presente che non passa mai e arriva il futuro?
Hanno TORTO tutti
post pubblicato in diario, il 4 luglio 2011
Un'assurdità tutta italiana quella degli contri tra No Tav, e poliziotti.
Assurdità: perché è una emergenza, una situazione fuori dagli argini della convivenza civile che si presenta in tutta la sua drammaticità e poteva essere evitata. Anzi doveva essere evitata.
Che la Tav si sarebbe fatta prima o poi è storai vecchia, l'accordo franco-italiano e i "corridoi" europei sono decisioni prese 10-15 anni fa. E allora perché adesso si presentano i problemi, gli scontri? Perché tutto non è stato affrontato con la dovuta attenzione dalle Istituzioni, che hanno deciso utilizzando il solito sistema decisionale non partecipativo. Certo, bisogna dire che la molteplicità di piccol i e grandi interessi è una peculiarità italiana che impedisce di fatto qualsiasi decisione pubblica se si decide di ascoltare tutti e di prendere in considerazione le rimostranze di tutti. Allora si preferisce non ascoltare nessuno e poi quando iniziano i lavori inevitabilmente (o evitabilmente?) .... iniziano gli scontri. Iniziano le tragedie. Scoppia l'emergenza. 
E' una situazione già successa centinaia di altre volte, e puntualmente si ripresenta con il puzzo dell'emergenza. Questo è un paese che si nutre di emergenze. Le emergenze ci sono, scoppiano quando una situazione subottimale si prolunga per molto tempo senza che le parti si siano opportunamente confrontate prima di giungere allo scontro alla totale incociliabilità delle posizioni, allo scontro frontale, all'incomunicabilità. Le emergenze possono anche essere situazioni insostenibili che arrivate al loro acme, dopo decenni di disinteresse politico e popolare scoppiano con violenza e con platealità giungono ai sonnolente publico italiano, ormai abituato, assuefatto a sapori sempre più forti, a situazioni sempre più al limite.
Questa è la Tav. Ma anche i rifiuti di Napoli. Sono le emergenze. Perché lo scontro tra polizia e manifestanti No Tav ha il sapore per me della commedia / tragedia italiana.
Guardo i No tav e i poliziotti darsele di santa ragione senza che nessuna delle due parti abbia pienamente ragione per conto mio.
I No tav difendono la loro terra e la loro salute. Hanno ragione, ma hanno anche torto perché in una democrazia rappresentativa le decisioni non vengono prese con le loro modalità e non sono loro coloro che le prendono, perciò o si adeguano o la prossima volta bisognerà agire in modo differente. E poi hanno torto anche perché il legittimo uso della forza è sempre e solo dello Stato e delle sue emanazioni: leggi forze dell'ordine. E' così in Italia, Svizera, Burundi, Arabia, Usa.. dovunque. In effetti è uno dei principi istitutivi di qualunque entità statuale. E anzi è precedente alle entità statali tanto è vero che prima erano i dittatori o i re ad avere l'uso legittimo della forza. Chiunque si opponga allo Stato è in torto se non lo fa seguendo le regoel imposte dallo Stato stesso. Questo è il principio regolare del mondo, piaccia oppure no.
Maggiore torto hanno le istituzioni tutte e i partiti nessuno escluso che favorevoli o contrari allo stanziamento di denari pubblici e alla realizzazione della Tav, non hanno agito di conseguenza fino ad oggi: hanno lasciato fare.. hanno lasciato andare. Finche la barca va...
Non hanno cercato di prevenire lo scontro. Non hanno sacoltato ne convinto i cittadini. Non hanno instaurato un significativo percorso decisionale condiviso prima di firmare accordi e stanzia re soldi. Quindi sono colpevoli come i black block (ammesso che ce ne siano).

Perciò stavolta faccio lo spettatore: un po assuefatto, un po partecipe,. Però assolutamente lontano da entrambe le parti. Per me sbagliano tutti e mi sembra una tragedia assurda di un paese assurdo, che perpetua le sue ingiustizie e assurdità invece che cercare di appianarle.

Troppo facile schierarsi con i No tav come fanno tutti gli intellettuali e i benpensanti. Se li sostieni vai là a fare a botte coi poliziotti. Punto. Non fare l'anima bella. Che poi i poliziotti sono dei poveretti che se le prendono al posto dei politici e degli imprenditori per 1200 euro al mese. Una guerra tra poveri e tra popolani per conto di altri.
Il potere schiera le sue truppe, al lato opposto del ring i valsusini e i ragazzi dei centri sociali e compagnia. Una orribile tragedia, una lotta fine a se stessa.

Grandi risate e insieme senso di schifo alle parole del populista Grilo che è riuscito anche stavolta a mettere il cappello e a farsi vivo e far parlare di se su tutti i tg e giornali sparando una cazzata roboante: rivolgendosi a chi picchiava i poliziotti ha detto "sono con voi" ( ma non a prendere le legante - solo idealmente è con loro) " siete degli eroi".
Poi resosi conto di averla sparata troppo grossa e sopratutto intimorito da poter essere indagato per ISTIGAZIONE A DELINQUERE ritratta tutto: sono stato franiteso. Ha detto...
Non è la prima volta che dice di essere stato frainteso, ce n'è un altro che dice sempre di essere franiteso...
Spero sinceramente che stavolta incriminino quel pagliaccio di Grillo per istigazione a delinquere. Fossi un Pm non perderei tempo. Vabbé che l'Italia è un paese barzelletta dove tutti possono insultare lo Stato e le Istituzioni e calpestare le regole e le leggi a piacimento...ma a tutto c'è un limite. A tutto. Anche al populismo.

Ho notato il solito conformismo negli italiani pronti come al solito a dividersi in tifoserie contrapposte. La solita tristezza. Il solito giochino a cui d'ora in poi rifiuto di prestarmi.
La coazione a ripetere vince ancora e anche la capacità politica di manopolare le tragedie di un Paese assurdo, non conosce limiti. Cosa pensate succederà tra qualche anno quando anche in Trentino si apriranno i lavori, non meno invasivi, per la Tav? E cosa succederà tra qualche anno quando iniziaranno i lavori per il deposito nazionale delle scorie nucleari? Succederà la STESSA SITUAZIONE. Identica. Perché noi italiani non impariamo mai.

HANNO TUTTI TORTO.
La lezione indigesta dei referendum
post pubblicato in Notizie, il 16 giugno 2011
A quorum superato, a soli 3 giorni dallo spoglio di uno storico referendum vinto dalla società civile, la notizia non è più up to date. Tuttavia dopo la sbornia di festeggiamenti ci siamo già dimenticati il significato profondo della battaglia che tutti insieme abbiamo vinto con la partecipazione e con il passaparola.

Le valutazioni non andrebbero MAI fatte a caldo. Invece ho letto inevitabili fiumi di inchiostro, anche digitale, ed era tuttavia inevitabile che questo accadesse. Ma la vera sfida nasce d'ora in poi. Far rispettare il senso dei referendum sarà, paradossalmente, difficile quanto portare le persone alle urne e forse anche peggio.

I quesiti sull'acqua in realtà non riguardavano solo l'acqua ma la gestione di tutti i servizi pubblici municipali, ma pare che ce ne siamo scordati. Consentriamoci anche solo sulla risorsa acqua. L'acqua è gestita a livello locale da una miriade di diversi tipi di società, ma prevalgono le municipalizzate - cioè società a scopo di lucro (s.p.a) a maggioranza pubblica. Sono un vero e proprio mostro bicefalo e un'assurdità resa realtà. Anche se a maggioranza pubblica, le varie spa hanno gestito l'acqua pressoche come delle comuni aziende private: investimenti all'osso, grande pubblicità e marketing, aumenti ingiustificati in bolletta alla faccia dei massimali consentiti dagli Ato e sopratutto nessun tipo di gestione condivisa della risorsa ma accentramento verticistico di stile aziendalistico.

I risultati delle attuali gestioni sono evidenti: nel meridione d'Italia si prelevano 200 litri d'acqua per riuscire a distribuirne all'utente finale solo 100. Un po meglio la sitauzione al centro e al nord, ma gli acquedotti e le condutture sono colabrodi. L'acqua del sindaco costa ancora relativamente poco, ma non dove la gestione è passata in mano alle multinazionali come ad Latina e ad Aprilia, dove la vicenda di Acqualatina ha mostrato il lato peggiore della medaglia del privato.
In compenso si permette alle aziende di acque minerali di prelevare a canoni ridicoli la preziosa risorsa. Le acque minerali ringraziano e fanno profitti multimiliardari anche grazie agli italiani che pensano che l'acqua in bottiglia sia "più buona".

Tutte queste carenze hanno spinto molti al voto. Ma il senso del voto finora è stato eluso.
I referendum hanno stabilito una volta per tutte che l'acqua non è un bene commerciale, ma un bene pubblico e che non può essere gestita da aziende come Hera, per esempio, che sono nate per fare profitti - sono delle spa -.

Il 3° quesito ha posto un freno al ritorno al nucleare in Italia, per la seconda volta, e spero per l'ultima.
Il 4° quesito, quello di cui nessuno osava parlare durante la campagna referendaria, per non rischiare politicizzare troppo i referendum e rischiare in questo modo di allontare da essi le persone di destra mettendo a repentaglio il raggiungimento del quorum, è stato inaspettatamente votato quanto gli altri quesiti. Dimostrando che con un risicato 4,5% dei voti con No, anche buona parte degli elettori di destra recatisi ai referendum hanno detto Si all'abrogazione del Legittimo impedimento per il loro amato Premier e i ministri.
Premesso e ammesso che è giusto non strumentalizzare i referendum per fini politici, come invece da subito hanno fatto Pd e Sel, in una democrazia "normale" sarebbe evidente che ad essere stata bocciata dai referndum è la linea politica del governo su due delle maggiori emergenze mondiali: energia e acqua. In realtà, ad una più attenta analisi, la vittoria è stata della società civile non solo sui partiti di governo ma anche su chi per primo ha inteso in un ottica liberista, privatizzare o "liberalizzare" i servizi pubblici, cioè il Pd. Propio il Pd ora in Emilia è in grave difficoltà: vuole proteggere i profitti di Hera ma si è speso molto proprio per cancellare questi profitti tramite il Si al 2° quesito. Come al solito il più grande partito progressista italiano disvela la sua doppia faccia. I principali partiti italiani, tra cui il Pd, al di là del riferimento idealistico destra/sinistra, sono tutti culturalmente liberisti: Pd al pari di Pdl, Idv come Udc. Anche la Lega è pronta a sedere nei consigli di amministrazione. Gli stessi uomini di partito che poi vanno ad occupare le cariche nelle municipalizzate sono liberisti che però non accettano il rischo d'impresa e investono solo dove il profitto è previsto dalla legge.

In una democarazia degna di questo nome il volere dei cittadini vale di più dei contratti stipultati ex ante e vale molto di più anche del volere dei partiti.

Il risultato dei referendum è inequivocabile: la maggioranza degli italiani (degli elettori italiani - di tutti gli elettori italiani) NON VUOLE LA PRIVATIZZAZIONE dei SERVIZI PUBBLICI essenziali. Non vuole che la legge sia più uguale per qualcuno, e non vuole il ritorno al nucleare.

Gli italiani si sono espressi e i partiti, senza addurre scuse come contratti già in essere da rispettare, devono innanzi tutto rispettare il volere dei cittadini. La logica che togliere la percentuale di dividendi agli azionisti di Hera (e altre società simili) blocca gli investimenti è assurda: se gli azionisti investono solo dove non hanno rischio d'impresa è un sottrarsi alle logiche stesse del Capitalismo.

Troppo facile fare profitto garantito dallo Stato. Scegliete: o liberismo puro o beni comuni! Anzi, hanno già scelto per voi gli italiani: che BENI COMUNI siano!


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