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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Opinione sul referendum
post pubblicato in diario, il 2 dicembre 2016
Fu così che una riforma minimale della Costituzione, tutta incentrata sui meccanismi di funzionalità delle Istituzioni, di buon senso e che non modifica nemmeno la forma di governo ne quella di Stato, divenne un campo di battaglia per galletti. Tra tifoserie. Rendendo ancora più palese uno dei problemi di fondo della nostra politica, la litigiosità col solo scopo del potere.
Questa che si è conclusa oggi - tra poco, a mezzanotte del 2 dicembre - è stata la peggior campagna referendaria che ricordi, per merito, sia chiaro e stampato, del No. Un No che ha trasformato quello che poteva essere un dibattito costruttivo sulle regole del gioco in una lunga campagna elettorale contro Renzi e il suo governo. Poco importa che Renzi abbia detto che si sarebbe dimesso con una vittoria del No, è ciò che farà con ogni probabilità. Ma la responsabilità di un politico in Italia è vista ancora come personalizzazione
 
Un No, che è sbagliato definire al singolare, sarebbe meglio definire al plurale, i No. I più accaniti sono stati i grillini, seguiti a breve giro dalla sinistra radicale. Ma le loro motivazioni, sono diametralmente opposte. I grilini hanno percepito che Renzi può rubare loro lo scettro dell'antipolitica o almeno dell'anti - casta e la loro campagna referendaria è stata tutta incentrata contro di lui e contro il suo governo.
La sinistra radicale invece ne ha fatto una lotta per non scomparire. Non ha parlato mai di costituzione, se non per inventarsi balle (rischio autoritario - le garanzie invece con la riforma aumentano) e per lanciare mantra di successo, come il combinato disposto. Ma oltre a questo, le loro argomentazioni sono state tutte piuttosto capziose, e comunque smontabili, non tanto da uno che parteggia per il Si, ma anche da un qualsiasi studente al primo anno di giurisprudenza. Poco importa che poi il grosso dei voti per il No non arriveranno dalla sinistra radicale, il male da essi fatto è molto superiore al loro bacino elettorale.
 
Il giocare forte sull'ignoranza della gente è la cosa che mi ha fatto più male in assoluto. Non sono disposto a mentire pur di vincere, io non sono come loro. Tuttavia va detto che la battaglia della sinistra radicale non era solo sul governo, ma sopratutto per salvare se stessa dall'estinzione. Estinzione provocata da un assetto istituzionale che rafforza la stabilità degli esecutivi con una sola camera che ottiene la fiducia e magari da una legge elettorale maggioritaria, che renderebbe i partitini della sinistra radicale non più utili a chiunque voglia creare un nuovo governo nel futuro. Loro lo sanno e lo hanno capito, ed ecco il perché della violenza e accanimento della loro campagna per il No.
 
Tuttavia, oltre agli insulti gratuiti che ho ricevuto sui social, la cosa che in prospettiva mi fa veramente dubitare dei miei trascorsi a fianco della sinistra radicale è stato vedere come la sinistra radicale sia ormai un appendice del M5S, i bufalari professionisti della Casaleggio Associati, buffoni, racconta balle e di una violenza verbale inaudita, direttamente proporzionale alla vacuità delle loro idee politiche. 
 
Il M5S è il vero partito della nazione: di estrema destra per molte posizioni politiche, riesce a raccogliere consensi in tutti gli elettorati e riesce a farlo senza nessun programma politico, e pure dimostrandosi inaffidabile e incapace ovunque sia stato chiamato alla prova di governo. Roma è un caso emblematico, e la tanto decantata Torino dell'Appendino è una città che sta perdendo la centralità europea e culturale che Chiamparino e Fassino gli avevano dato,  e lo affermo nonostante Chiamparino e Fassino non mi siano mai piaciuti politicamente.
 
Mi sono guardato bene fino ad ora, di utilizzare le mie piccole audience, questo blog, il mio sito ecc, per fare propaganda per il Si nel quale sono convinto. Ho ammonito me stesso di non farlo. Se voglio essere libero di criticare i Travaglio, non posso essere un Travaglio anch'io. Tuttavia lasciatemi descrivere ciò che ho vissuto in questi tre mesi di campagna referendaria intensa, faticosa e bellissima. Ho conosciuto persone davvero fantastiche, al di là dell'utilità o dell'opinione politica. E certo ricorderò sempre l'esempio di A., 70 anni compiuti, sempre il primo al gazebo, pure con il gelo, e l'ultimo ad andare via, sempre presente, sempre attivo, un vero esempio di come dovrebbe essere la politica fatta per passione ideale - non ideologica - per convinzione, non per interesse personale.

Noi del comitato Basta un SI Trento sud, non abbiamo avuto il tempo di "fare politica" o fare propaganda, impegnati come siamo stati, nel prima di tutto far capire come funzionano oggi - prima della riforma - le nostre Istituzioni e poi far comprendere la riforma. Un lavoro doppio e sfiancante, appesantito dalle tante bufale del No e anche da qualche opinione, qua e là, legittima, del No che però impastata nel magma delle mezze verità, non ha mai permesso un confronto serio e sensato sui contenuti della riforma. 
Il No non voleva che le persone conoscessero e capissero la riforma. C'è chi voleva portarVI a un voto ideologico - sinistra radicale, chi scommette sul tanto peggio tanto meglio (per lui) - Grillo e il suo "votate con la pancia", chi si è svegliato dopo aver votato in parlamento tutta la riforma e oggi la chiama riforma di Renzi - Forza Italia.
Agli italiani, a chi mi legge e a chi è per il No e sta pensando di smettere di seguirmi, dico solo che lui, o lei, si merita persone e politici migliori di Grillo, Di Maio, Di Battista, Salvini, Brunetta, Berlusconi, D'Alema, Meloni.
Davvero, ci meritiamo di meglio.

Allora, con questa consapevolezza, dopo domani, per piacere, non facciamoli vincere. Facciamo vincere una riforma utile. Facciamo vincere il futuro. Quelli del No non hanno una strategia per il dopo. Non hanno un programma, non si vogliono occupare dei nostri problemi, non saprebbero da dove cominciare. Vogliono far cadere il governo e basta.
Ci meritiamo di meglio. Votiamo SI.
Morirete democristiani col No
post pubblicato in Notizie, il 29 ottobre 2016
Dal confronto tra Renzi - De Mita ne esco con lo sbigottimento per l'idea di politica di De Mita tutta rivolta a sé stessa - qualità del testo, estetica e filosofia, i suoi argomenti - e per nulla interessata ai bisogni dei cittadini. De Mita è il dominus dell'invenzione di continue gabole, per imbrigliare l'avversario in trappole dialettiche prive di qualsivoglia sostanza.

Mi aspettavo il confronto tra il vecchio maestro (De Mita) e il giovane rampante democristiano Renzi, invece tutt'altro.
 
Fa veramente ancora più strano veder elevare De Mita a paladino di quelli che si definiscono innovatori o rivoluzionari, M5S e sinistra su tutti. Il No è sempre più una difesa dello status quo senza argomenti concreti e che usa la dialettica dei giochi di parole. 

In fin dei conti la logica della politica secondo De Mita è questa: impedire a chiunque di fare qualsiasi cosa, di provare di sbagliare, di cambiare, di vivere: il cittadino dev'essere suo suddito, come per il Papa, se ti prostri al loro potere allora avrai benedizioni, prebende, lavoro. Altrimenti niente. Diritti spacciati per favori. Ecco il male profondo dell'Italia! Lo abbiamo scoperto! E' un male cattolico e democristiano!


La politica per Renzi, badate bene, non è stata capita. Sarà pur stato un democristiano da piccolo, ora è tutt'altro. E' un liberale che ragiona in modo diametralmente opposto a De Mita. 
Se De Mita è il democristiano doc, Renzi è il politico meno democristiano d'Italia. Lo dimostra la sua idea di politica, che Renzi vede come servizio a tempo determinato orientato al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini non come poltronificio eterno.

Sempre più e in modo anche sfacciato, quelli del No lasciano le tante maschere e si mostrano per quel che sono: conservatori avversi a qualsiasi cambiamento.
Giustizia giustizialista
post pubblicato in Notizie, il 22 aprile 2016
Davigo: "Dire che devono parlare solo con le sentenze è zittire i giudici".

A me i giudici prime donne o che vogliono fare politica non sono mai piaciuti a malappena sopportavo Di Pietro. Poi bisogna dire che i giudici parlano anche con le sentenze: arrivano dopo 10 - 15 - 20 anni quanto tutti si sono scordati e intanto coloro che hanno subito la gogna mediatica per un avviso di garanzia spesso vengono assolti, anche se c'hanno rimesso molto in visibilità e credibilità. A ben vedere i giudici parlano con le sentenze caro Davigo, e dimostrano tutta la loro inettitudine e inefficienza. A volte dimostrano anche ottusità come nelle recenti sentenze Uva e Cucchi.Per non avere una giustizia giustizialista ci vorrebbe una giustizia che arrivi a sentenza in tempi umani, che fosse equa sia con i deboli che coi forti, cosa che oggi non è e che la smetta di lasciarsi sfuggire le notizie degli indagati, perché un indagato ha già a che pensare di suo e non ha certo necessità anche di tutto il bailame mediatico provocato dall' "indiscrezione" o dalla "fuga di notizie".Poi diciamola tutta, io ero un po giustizialista nei confronti di Berlusconi, ma perché Berlusconi ha usato per 17 anni il suo potere politico per cancellare il suo passato e le bischerate del suo presente. Ma non mi è mai sfuggita l'inefficienza e l'ingiustizia dei giudici e della giustizia italiana. Tra giudici e Renzi mi schiero con Renzi, non ha televisioni da difendere, processi a cui scappare, ma la gogna mediatica gliela stanno preparando da un bel po. Evidentemente le decisioni del governo, di aver ridotto gli stipendi e le vacanze ai giudici, hanno avuto un peso sui giudizi di Davigo. Peccato perché lo ritenevo una persona in gamba e superpartes.
Senato: una riforma garantista e utile
post pubblicato in Notizie, il 3 aprile 2014

Un Senato meno partitico e sopratutto più garantista. Altroché il fastidio e le urla scomposte dei tanti che vedono nella riforma epocale della Camera alta del Parlamento qualcosa di incostituzionale o vagamente pericoloso.


Sarà un Senato non eletto direttamente da noi cittadini, e forse, visti i risultati recenti, anche questa è una buona notizia. Sarà composto dai 21 governatori delle Regioni e delle Province autonome più 21 sindaci delle città capoluogo di regione e provincia autonoma - dando finalmente il giusto e corretto peso alle città rispetto ai paesi; sarà inoltre composto da 40 consiglieri regionali 2 per regione e 1 per la Valle D'Aosta, dando a tutte le regioni equa e giustamente paritaria rappresentanza, da 40 sindaci eletti dai sindaci delle città delle regioni (due sindaci eletti per ciascuna regione) 21 cittadini nominati dal Presidente della Repubblica, per la durata di sette anni, che abbiano onorato l’Italia per meriti in campo sociale, artistico, letterario o scientificom più i 5  senatori a vita. Ricapitolando: 21 governatori + 21 sindaci + 21 scelti dal Presidente Repubblica + 40 consiglieri regionali + 40 sindaci eletti da sindaci + 5 senatori a vita = 148 membri.

Il nuovo Senato quindi sarà lo strumento per il superamento del bicameralismo perfetto, creato dai Costituenti, per indebolire l'azione e il potere del governo, ma che la nostra esperienza c'ha insegnato non aver avuto questo ruolo durante i recenti 20 anni di potere berlusconiano. Per il semplice motivo che il Senato veniva eletto assieme alla Camera ed aveva medesima maggioranza politica. Questo comportava semplicemente un allungamento dei tempi nell'approvazione delle leggi con la consueta doppia lettura tra Camera e Senato, ma senza che questo sistema potesse frenare le tante leggi vergognose approvate dai vari governi. Ve ne ricordo solo alcune: lodo Mondadori, legge 30 che ha introdotto la precarietà, lodo Pecorella, lodo Alfano, legge Bossi - Fini, legge Giovanardi, legge sul reato di clandestinità e tante altre porcherie, che puntualmente sono state poi abbattute dai giudizi della Corte Costituzionale o dai governi successivi.

Invece, il nuovo Senato renziano sembra presupporre l'esistenza di un Parlamento in cui i due rami hanno due maggioranze diverse. Poco male in effetti, perché le leggi "normali", vedranno al lavoro la sola Camera dei Deputati. La cosa più importante della riforma sembra essere il fatto che il Senato costituirà un vero contrappeso alla potenza di maggioranze governative "bulgare" nel caso della discussione di future modifiche alla Costituzione. Infatti le leggi di revisione costituzionale dovranno ottenere la maggioranza anche nel Senato. Un Senato però, che avremo votato nelle elezioni comunali e locali, e che quindi non avrà necessariamente la stessa maggioranza della Camera, favorendo una volta per tutte l'intangibilità della Carta Costituzionale dagli appetiti dei Berlusconi e D'Alema di turno.

C'è poi il tema molto populista, - caro a Renzi - che i nuovi senatori non riceveranno nessuno stipendio o vitalizio per il fatto di avere questa carica. - E ci mancherebbe altro - aggiungerei io, visto che i "nuovi" senatori saranno già rappresentanti del popolo - locali - che quindi percepiscono già stipendio, come sindaco o come Governatore di regione.

La riforma del Senato inoltre, va a legarsi alla necessaria Riforma del Titolo V, la legge più sbagliata fatta dal centrosinistra a guida D'Alema; infatti, nella composizione del nuovo Senato non si accenna alle Province, che verranno eliminate (solo sospese, per volontà del Senato, quello di oggi, purtroppo) e le cui competenze diveranno carico delle regioni.

La funzione legislativa quindi sarà propria solo della camera eletta, cioè la Camera dei Deputati, ma il potere del Senato non sarà svuotato: potrà pronunciarsi su ciascun disegno di legge e proporre delle modifiche. Inoltre, il Senato diventa il legislatore ultimo per la struttura istituzionale degli Enti locali: per alcuni ambiti di interesse delle autonomie territoriali le proposte di modifica espresse dal Senato si potranno superare soltanto con un voto a maggioranza assoluta della Camera dei Deputati.

Per quanto riguarda le funzioni non legislative del Senato delle Autonomie, esso, come avviene oggi, continuerà a partecipare all’elezione e il giuramento del Presidente della Repubblica e alla sua eventuale messa in stato di accusa, e prenderà parte all’elezione di un terzo dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, ma ancora una volta, questa elezione nonsarà più il risultato del volere politico della maggioranza governativa, ma di una nuova maggioranza, quella del Senato, appunto, dando così maggiore indipendenza politica anche ai membri del Csm eletti dalla politica.

In fin dei conti, a me pare che la riforma proposta del Senato, porterà ad avere un Sistema istituzionale più garantista, e non meno garantista, e anche più celere nelle decisioni, senza l'inutile e arzigogolata doppia lettura tra Camera e Senato.

Un post scomodo sulla giornata contro la violenza sulle donne
post pubblicato in diario, il 25 novembre 2013
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne.
Ho scritto e ne sono profondamente convinto che la giornata sia una cosa importante, anche se non esaustiva o risolutiva per questo problema sociale. Però oggi volevo fare incazzare - (spronare il pensiero critico) un po di tutti.

Non so voi, ma io sono stato allevato da donne. Mia madre mi ha inculcato profondo rispetto per le altre donne, e per il loro corpo. Forse pure troppo, infatti fino a che non sono stato grande "come un asino" ne avevo quasi timore.
Lo dico, perché sono convinto che anche gli stupratori, i violenti e gli approfittatori delle donne - che non sono comunque la maggioranza degli uomini - abbiano avuto una madre, forse una sorella maggiore, probabilmente una zia, una nonna. E siano anche in parte cresciuti con loro. Allora mi chiedo che tipo di insegnamenti abbiano loro lasciato queste donne. Lo dico non perché voglia in qualche modo dare la colpa delle violenze dei maschi alle donne, ma far comprendere che insomma, loro, le donne, tutte, nessuna esclusa, possono fare molto per fermare la piaga della violenza sulle donne. Magari crescendo i loro figli e nipoti nel rispetto per l'altro sesso e nel far capire loro fin da piccoli che le donne sono un oggetto di piacere, ma un individuo, come i maschietti, solo dell'altro sesso.

Detto questo, che sembra una banalità ma non lo è, vorrei anche dire alle giovani donne di darsi una svegliata da questo punto di vista.

L'Italia è un Paese che negli ultimi anni è arretrato terribilmente sul fronte dei diritti delle donne, in primis negli ospedali, dove la contraccezione d'emergenza e l'aborto sembrano quasi diventati un reato, manco vivessimo tutti nello Stato del Vaticano. L'Italia è arretrata da questo punto di vista per precise responsabilità politica della destra, e anche di una parte di quella che ci ostiniamo a chiamare sinistra, intrisa di democristianesimo. Non voglio buttare tutto in politica, ma i primari sono una carica politica. I sindaci, che hanno qualche importanza nel distribuire sul territorio consapevolezza e distributori di preservativi, sono una carica politica. La scuola, che non fa abbastanza per insegnare la contraccezione, è anch'essa in buona parte di carica politica, almeno le alte sfere.

Ma la condizione della donna è deficitaria non solo in questo. Pensiamo al lavoro, dove le donne ancora oggi guadagnano meno dei rispettivi maschili per gli stessi ruoli. Anche, se per esperienza personale e lavorativa, io ho sempre avuto a che fare con una professione in cui se sei donna sei facilitata a fare carriera, ma evidentemente il fatto di aver fatto un lavoro come il giornalista in una città come Bologna, certamente da una visione parziale e forse distorta.

Quindi quello che manca certamente è l'impegno pubblico delle donne, delle ragazze, delle madri, delle moglie eccetera nella Cosa pubblica, inteso in senso ampio: sono pochissime le donne "attiviste" o che si impegnano quotidianamente su questi temi, e che impegnano parte della loro attenzione a sostenere attivamente le altre donne nei momenti di difficoltà. Quindi, mie care svegliatevi: andate a riprendervi il vostro Paese e combattete anche aspramente per vedere rispettati i vostri diritti. Sapete, la paura è amica di chi fa il male.

E poi vorrei chiudere, senza voler fare polemica, con un invito alle giovani donne. Un invito amichevole e spero che venga compreso per quello che è, una mano tesa nei loro confronti e nei confronti della loro condizione: Smettetela di comportarvi come si comportano i maschi, cioè di parlare e comunicare con l'altro sesso solo se si ha il desiderio / interesse /scopo recondito di fare sesso. Non è bello, e vi fa identificare come oggetti sessuali, cosa che non siete. Avere amici SOLO amici dell'altro sesso è bello, arricchente, e vi rende più libere, ma anche più consapevoli.
Contestualmente essere in grado di tenere al proprio posto quelli che si avvicinano solo per "quello", vi rende più indipendenti e più "individuo", meno "bambolina dalla testa vuota".

Lo dico, perché non mi è mai piaciuto l'andazzo generale molto maschilista al quale mi sono tacitamente adeguato anch'io per continuare a campare e quieto vivere. Vorrei rapporti umani più distesi, più paritari, meno orietati ad un fine che non si può dire ma si fa intendere a occhiate furbe. Vorrei che fosse possibile vivere in un posto dove si possa fare più facilmente conoscenza di donne, e parallelamente non ci sia sempre il doppio fine ad animare tutto il gioco. In definitiva vorrei vivere in un Paese più laico, più rispettoso delle donne, meno violento, ma anche meno ipocrita.
Da solo però non ce la posso fare; Mi date una mano?



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