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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Inappropriati
post pubblicato in Notizie, il 17 agosto 2016
Burkini, Burka, Niquab o quant'altro non è una questione che mi scaldi particolarmente. In Occidente si è liberi di vestirsi come si vuole. Nessuno le ucciderà a pietrate come nei loro paesi se non si vestono come vogliamo noi. Certo sono abbigliamenti che non fanno parte della nostra cultura. Ma non li indossiamo noi, ma persone di un altra cultura quindi per me va bene, indossino pure ciò che vogliono. L'importante è che non obblighino i loro figli/e nati/e qui a vestirsi in modo ridicolo con la scusa della tradizione o della religione.
Questo è l'Occidente baby, non il Pakistan o l'Arabia. Puoi essere inappropriato quanto vuoi.

Certo, chi non fa il finto tonto moralista-perbenista-boldriniano sa che se inizi a permettere donne mascherate, poi anche le figlie saranno obbligate con le buone o le cattive a vestirsi con le tende in faccia dalle madri.Come dico sempre, li avete voluti qui per sostituirci e per pagarli meno? Bene, ora gestite le conseguenze! Spero che un giorno i figli dei musulmani possano rivoltarsi, non contro l'Occidente come fanno ora, ma contro la loro religione, che li tiene soggiogati, sottomessi e arretrati da due millenni.
sulla tv e su internet, sugli italiani
post pubblicato in Ex Libris, il 23 novembre 2011
Le scienze cognitive hanno scoperto che gli elettori non votano i programmi elettorali ma una visione del mondo. Berlusconi propone da vent'anni un progetto e una visione del mondo ben definiti: il padre autoritario. Poi influisce l'inesistenza dell'opposizione. E infine la psicologia degli italiani che, come nel ventennio fascista, preferiscono regredire e demandare le proprie responsabilità di cittadino a un capo, che magari quando le cose si metteranno male diventerà il loro capro espiatorio. Era già successo con Mussolini ma evidentemente la lezione non è servita. È pazzesco che il processo di ripeta. E siccome la gente non è informata dalla televisione, e questo è il vero dramma, ed è distratta, viene distratta apposta, magari con la cronaca nera per esempio, che ha un suo ruolo all'interno di questa tattica, non si interroga più di niente e apparentemente va tutto bene. Il crack di borsa, ad esempio, viene vissuto come un dato naturale, un maremoto, come se fosse un temporale. E invece il crack di borsa è voluto da questo tipo di capitalismo, è deciso dal capitalismo, e lo sfrutta come forma di dominio sulle masse. Una volta le masse insorgevano. E insorgeranno di nuovo perché è una situazione che non può durare.

Se la televisione è un sonnifero, internet è un ipnotico potentissimo. È la prova di un dominio ulteriore, a cui la gente si è sottomessa autonomamente perché ha perso la capacità critica di interrogarsi sui meccanismi di dominio. Ho dei fortissimi dubbi sulla fantomatica libertà di internet... Internet venne ideato come tecnologia a scopi militari e a mio parere conserva qualche vizio dell'origine. Ad esempio è un panopticon ancor più micidiale di quello ipotizzato da Bentham e ricordato da Foucault: più micidiale perché con internet i sorvegliati sono contemporaneamente i sorveglianti. Non c'è più oblio su internet e questo è completamente disumano. Internet può essere utile in talune occasioni ma va usato con coscienza critica perché crea dipendenza: la gente viene privata da qualcosa di sé.

Daniele Luttazzi, in "Leggo" a cura di Daniele Passarotto, 13 marzo 2009.
Individualismi
post pubblicato in diario, il 21 ottobre 2011

ovvero il fenomeno del free riding come comportamento sistemico

Democrazia InRete: ecco caro lettore, tu non sai di cosa sto parlando, ma se vorrai seguire il ragionamento, forse troverai una chiave di interpretazione.

Se come singoli individui non riusciremo a migliorarci e a superare o almeno inibire diluire correggere il connaturato egoismo e individualismo tipico di noi italiani tutti, non riusciremo MAI a sconfiggere tutti quei mali italiani che affliggono tutti noi come il nepotismo, la raccomandazione, l'evasione fiscale su su fino ad arrivare alle mafie, alle logge coperte P2, P3, P4, Gladio ecc. Ma non supereremo mai neanche la banale e quotidiana maleducazione nella fila alla posta. Metto tutto nello stesso calderone. Questi elencati sopra sono i macro esempi di macroproblemi che altro non sono se non i risultati più nefasti di un atteggiamento individuale diventato sistemico perché comune a quasi tutti noi, diffuso e pernicioso per tutti. Un insieme di comportamenti individuali, divenuti sistemici. Cioè propri dell'intero sistema di relazioni sociali umane e politica del piccolo universo Italia. Il nostro egoismo che schiaccia tutto e tutti.

Il tutto, anceh l'eversione all'ordine costituito, da noi nasce, appunto, da un atteggiamento mentale che ci è comune, il proverbiale “sapersi arrangiare”, molto italiano. Da questo scremiamo quanto di buono può derivarne e soffermiamoci sugli output negativi. Il proverbiale egoismo non è temperato nelle nostre anime belle dalla rettitudine e pragmatismo tedesco, neanche dalla proverbiale tensione morale anglosassone, ma neppure dal sentimento di unità e condivisione di un destino comune, il nazionalismo democratico di staffa franco-statunitense. Ecco che l'italiano o l'italiana cerca la scappatoia, il raggiro, l'organizzazione parallela, la combriccola d'amici - queste cose molto mafiose nell'animo – per favorire se stesso, e va da se, per sfavorire tutti gli altri.

Torniamo da dove siamo partiti. Questi atteggiamenti sono riscontrabili in tutte le nostre azioni e in tutti gli ambiti sociali. Ripetiamo non sono di tutti, grazie al cielo, ma di quasi tutti, mannaggia a noi. Ecco perciò che sono ampiamente riscontrabili anche la dove non dovrebbero esistere, cioè in un movimento di cittadini, apartitito libero aperto e sopratutto orizzontale, nato proprio per superare tutte queste nequizie. Certo, perché se esci dal suddetto, perché esso a tuo giudizio si è esaurito, proprio per la presenza in esso di questi atteggiamenti poco chiari, ma che tu stesso hai contribuito pienamente a crescere e poi te ne esci addossando agli altri, i rimasti, queste colpe senza capire che sono anche le tue e formi una forza nuova, è inevitabile che la forza “nuova” porterà con se le medesime nequizie che c'erano nel movimento precedente. Anche solo per il fatto che tu, che facevi l'anima bella, eri la prima a voler primeggiare sugli altri, vero esempio di individualismo. Che al plurale è appunto, individualismi.

Non si capisce che prima di voler cambiare gli altri, sarebbe saggio cercare di cambiare se stessi e vedere in se stessi quegli stessi difetti che ad altri imputiamo. Siamo un popolo di 60 milioni di allenatori della nazionale di calcio. Tante teste quante idee, come dicevano i latini. Tanti galletti nel pollaio che la sanno più lunga degli altri. Allora si “esce” e si replica all'infinito, in scala ridotta, le stesse nefaste dinamiche di gruppo, senza comprendere che uscendo non si cancelleranno le nefaste dinamiche ma che se non si parte da se stessi si replicheranno le stesse dinamiche altrove, in altri contenitori. Non è il nome o il movimento come oggetto in se che non va bene ed è superato per via dei suoi problemi, ma sono i membri che ne fanno parte, o meglio i comportamenti dei membri, ad essere la risorsa ma anche il problema del movimento. Il problema siamo noi, anceh voi che siete usciti e che ora create altro. Siete l'ennesima riprova che Non siete riuscite/i a superare il vostro l'individualismo ne l'arroganza di sentirvi migliori e la spocchia di pretendere d'avere la soluzione. Non si è voluto mettersi veramente a dialogo con gli altri, s'è preferito attaccare, denunciare, strillare, accusare. E poi s'è preferito cercare la propria strada, ancora una volta, il frazionamento compulsivo. Siamo di nuovo all'arrangiarsi, al saper fare meglio da soli che insieme. Al cercare risposte individuali a problemi di gruppo. A al di là di tutte le buone intenzioni siamo ancora all'individualismo, così distruttivo, così poco alternativo,

Il bavaglio (di nuovo)
post pubblicato in Notizie, il 6 ottobre 2011

Il ddl 1611 sulle intercettazioni, chiamato dai suoi oppositori "legge bavaglio", un testo provvisorio più volte emendato da Camera e Senato, potrebbe diventare a breve legge. La norma prevede delle restrizioni all'uso delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, la modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine e l'integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (la anti blog). Approvato l'emendamento che prevede il carcere per i giornalisti che pubblicano intercettazioni non penalmente rilevanti. Il ddl prevede altresì che la pubblicazione delle intercettazioni possa essere illegale fino alla udienza filtro. Modificata la cosiddetta norma anti-blog: avranno obbligo di rettificare entro 48 ore solo le testate on-line che risultano registrate, pena multe da 12 mila euro e censura del sito.

La norma mutua la sua impostazione dalla Legge Mastella sulle intercettazioni, votata nella precedente legislatura dall'attuale opposizione, allora maggioranza, con lo scopo di disciplinare la pubblicazione delle intercettazioni "non rilevanti" sui mezzi d'informazione. L'attuale maggioranza ha ripreso il testo Mastella nel ddl Alfano, imponendo una restrizione forte all'uso dello strumento dell'intercettazione telefonica o telematica da parte della Magistratura. 

Intercettazioni fuori controllo o da regolare?

Non tutti sono a conoscenza del fatto che già oggi, prima dell'approvazione del ddl le utenze telefoniche intercettate sono 120 mila nel 2009, su un totale di 40 milioni di utenze fisse e circa 70 milioni di utenze mobili (dei telefonini). Se la matematica non è un opinione in Italia viene “ascoltato” un telefono ogni 1 milione, lo 0,2 % della popolazione. Le intercettazioni non sono libere come invece da molte parti si è erroneamente affermato. Le intercettazioni sono uno strumento di indagine e pertanto possono essere utilizzare solo dopo l'autorizzazione di un Giudice (giudice per le indagini preliminari) a seguito di un decreto motivato del Pubblico Ministero.

«1. L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita (226 coord.) nei procedimenti relativi ai seguenti reati:

a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’art. 4;

b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’art. 4;

c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

e) delitti di contrabbando;

f) reati di ingiuria (594 c.p.), minaccia (612 c.p.), molestia o disturbo alle persone (660 c.p.) col mezzo del telefono.

f-bis) delitti previsti dall’articolo 600-ter (pornografia minorile), terzo comma, del codice penale.

2. Negli stessi casi è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p. (violazione di domicilio), l’intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa.»

Nella materia delle intercettazioni vige la riserva di legge e la riserva di giurisdizione, in quanto previste espressamente dalla Costituzione. Il codice di procedura penale prevede dei limiti e dei presupposti e una disciplina procedimentale molto rigorosa. Insomma non si può essere intercettati perché sospettati di aver rubato un motorino o per aver fatto dei gestacci. Ci vuole qualcosa di più grave. Come si vede dalle disposizioni di legge vigenti non è affatto vero che le intercettazioni sono “fuori controllo”

Limitazioni all'attività investigativa

La durata dell'intercettazione, è prevista dal ddl in 30 giorni anche non consecutivi con alcune proroghe che possono portare l'attività di intercettazione ad un limite massimo di tempo di 60 giorni. Leggiamo dal testo del ddl: «durata delle operazioni per un periodo massimo di trenta giorni, anche non continuativi. [...] Su richiesta motivata del pubblico ministero, contenente l’indicazione dei risultati acquisiti, la durata delle operazioni può essere prorogata dal tribunale fino a quindici giorni, anche non continuativi. Una ulteriore proroga delle operazioni fino a quindici giorni, anche non continuativi, può essere autorizzata qualora siano emersi nuovi elementi [...] Quando, sulla base di specifici atti di indagine, emerge l’esigenza di impedire che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero che siano commessi altri reati, il pubblico ministero può richiedere nuovamente una proroga delle operazioni fino a quindici giorni, anche non consecutivi».
ll ddl indica un elenco di reati di grave entità per cui le intercettazioni sono invece ancora ammissibili. Questo è uno dei tanti cortocicuiti della legge. Se il Pm sapesse già quale reato si sta compiendo, non utilizzerebbe l'intercettazione, ma con tutta probabilità manderebbe la polizia ad arrestare il malvivente. Spesso, le intercettazioni sono disposte per accertare reati minori, da queste poi si giunge a capire che il reato è molto più grande. Spesso da un indagine per estorsione si finisce per scoprire un reato di mafia. Impedire o limitare l'uso delle intercettazioni per i reati minori significa perciò impedire alla Magistratura di accertare i reati gravi.

Divieto pubblicazione dei contenuti

Di nuovo leggiamo dal ddl onde evitare di essere smentiti: «E' vietata la pubblicazione, anche
parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.
» L'ultimo emendamento vede la nascita di una “udienza filtro”. Di cosa si tratta? Il Pm e gli avvocati dell'imputato ascoltano le intercettazioni. Decidono quali di queste possono diventare delle prove in dibattimento e quali invece devono essere stralciate. Le stralciate sono inutili all'appuramento della verità processuale e dovranno essere rinchiuse in archivio di massima sicurezza e poi distrutte.

Previsto addirittura il carcere non per chi è intercettato ma per chi diffonde con pubblicazioni le intercettazioni. La modifica è prevista in un emendamento a firma del Pdl Manlio Contento. Reclusione da sei mesi a tre anni per quei giornalisti che pubblicano le intercettazioni irrilevanti. «La modifica - spiega il deputato - si è resa necessaria perché nel testo licenziato un anno fa avevamo previsto la sanzione penale solo per la pubblicazione degli ascolti espunti o per quelli che andavano distrutti». Le intercettazioni irrilevanti saranno sia quelle che dopo l'udienza-stralcio vengono 'chiuse' nell'archivio di segretezza, sia quelle che il pm non fa trascrivere quando manda al giudice una richiesta di misura cautelare. E' chiaro che un cammino così difficoltoso e tortuoso nell'uso delle intercettazioni andrà a ingolfare ulteriormente la giustizia italiana, aumenterà i costi, ridurrà l'efficienza e la velocità del giudizio. La Presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, eminente avvocato e politico di Fli, ha dato le dimissioni per protesta dopo che la maggioranza ha fatto passare l'emendamento pro carcere. «Con questa modifica, - afferma la Bongiorno - tutte le intercettazioni che nel corso del tempo verranno conosciute anche dalla difesa, non solo non potranno essere pubblicate nel testo ma non se ne potrà nemmeno dare notizia».

Norma ammazza blog

La norma è quella del cosiddetto comma 29, che prevede che chiunque sentendosi vilipeso o anche a torto offeso dal contenuto di un qualsiasi post potrà adire alle vie legali. Qualunque sito rischierà di pagare fino a 12.500 euro di multa se non rettificherà entro 48 ore le informazioni, a prescindere dalla loro veridicità, senza possibilità di aggiungere commenti.

Il comitato dei Nove, alla Camera, mercoledì pomeriggio ha accolto all'unanimità l'emendamento Cassinelli (Pdl) che limita alle testate giornalistiche registrate l'obbligo di rettifica. Le testate registrate sono le testate giornalistiche. I blog per ora sono “salvi”, ma in Italia già vige il dovere di rettifica qualora l'avvocato della parte offesa (o che si sente offesa senza esserlo) faccia causa e un giudice stabilisca l'effettiva presenza di una diffamazione ai sensi dell'articolo 595 del codice penale. Notevole le implicazioni pratiche dell'ammazza blog. Ad esempio wikipedia. Wikipedia funziona con il principio dell'intelligenza collettiva: è il coro degli utenti a migliorare in continuazione gli articoli. La rettifica imporrebbe sul coro la voce di un singolo. La comunità dell'enciclopedia ha perciò deciso per la prima volta dalla sua fondazione di auto-oscurarsi nella giornata del 4/10 e di diffondere un comunicato (http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011) Come fa notare Wikipedia «la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti. [...] Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?»

In conclusione

Questa è una norma che andrà a incidere fortemente sulla libertà d'espressione, sulla libertà di giornalismo e anche sulla capacità della Magistratura di poter scoprire reati. Perché si vuole neutralizzare l'informazione? Perché si vuole annichilire uno degli strumenti più utili e meno costosi per accertare i reati? Il governo non dovrebbe cercare di punire i delinquenti piuttosto che favorirli con leggi che puniscono i magistrati e i giornalisti? 

La lettera politica della Bce al governo italiano dello scorso 5 agosto, dove si dice all'Italia come ripartire dalla crisi e cosa fare e in che tempi, si deve anche e soprattutto a queste scelte governative. L'Italia sta rischiando concretamente di default cioè la bancarotta. E il governo cosa fa? Non già si occupa d'economia ma pensa come bloccare le intercettazioni. Ma chi è il politico che ha risentito negativamente della pubblicazione delle intercettazioni che lo vedono colloquiare con giovani “ragazze” disponibili e con Tarantini, Lele Mora, Minetti ecc? Non ditemi che è la stessa persona che già possiede metà dell'informazione e buona parte della pubblicità che finanzia i mezzi di comunicazione. Già oggi la giustizia è lenta e inefficiente. Una legge simile potrebbe complicare ulteriormente il processo penale. Ma non per volontà della magistratura.

Già oggi Freedom House, ong Usa, dichiara l'Italia paese “parzialmente libero” nel settore dell'informazione. L'Italia è affetta anche da forte autocensura. Molti giornalisti sono spesso obbligati a tacere molte cose, onde mantenere il posto di lavoro. Sono facilmente ricattabili e ricattati, ma nessuno ne parla perché questo è un tabù nella civile e democratica Italia del 21° secolo. Non do giudizi, li lascio a voi lettori. E' sicuro però che una legge simile porrebbe l'Italia fuori dai paesi democratici e questa, purtroppo, non è un'opinione.

Troppo facile liquidare l'assassino come mostro
post pubblicato in diario, il 26 luglio 2011

C'è la gara sui media italiani a definire il tizio che ha sterminato 76 ragazzi norvegesi di sinistra, facendo tiro al bersaglio, come mostro.

Troppo facile, definirlo mostro, sminuendo così la portata del suo gesto di odio politico. Perché si tratta di questo: odio politico accresciuto dal suo odio per il multiculturalismo, che lui vedeva come frutto del marxismo.

Breivik è un estremista fondamentalista cristiano protestante, di destra vicino al nazismo, antislamico e anticomunista, simpatizzante massone. Non un mostro, ma il prodotto di una destra europea e mondiale che riempie di odio religioso e politico i cuori delle menti deboli, come lui.

Ma c'è un motivo più sottile e più laido perché un assassino di destra come Breivik è definito semplicemente "pazzo" o "mostro" invece che assassino e fascista. Un assassino di sinistra è definito terrorista o per ciò che è, cioè un assassino. Stesas cosa non si può dire che sia stata fatta con il pluriomicida di Oslo. Si vuole tacere il fatto che le azioni di Breivik sono state il logico finale delle sue idee politiche, che sono le stesse di buona parte delle destre italiane e mondiali. Solo che lui le ha usate per armare le sue mani, non per prendere voti come fano i politici di destra.

Perché i media e la maggioranza degli italiani sono portati a indulgere sulle mostruosità compiute dai destri, ma subito capaci di essere più spietati con le bravate di ragazzini di sinistra (dei centri sociali magari) che non hanno ucciso nessuno. Si usano frasi e parole molto più dure per i No Tav che per il pluriassassino fascista Breivik. Lo si vuole quasi discolpare dalla colpa di aver voluto uccidere quei ragazzi perché laburisti - quindi marxisti (? come li definiva lui) - colpevoli e alfieri della società multiculturale, libera e giusta ed eguale, che lui tanto odia. Perché Breivik, l'ha scritto chiaramente aveva in mente da molto tempo di uccidere persone di sinistra. Uccidere le loro idee. E' un massacro premeditato e messo in anteprima su internete senza che nessuno se ne curasse. Chissà che ne pensano Giusva Fioravanti e la Mabro. Chissà cosa ne pensano "i mostri" fascisti e assassini nostrani.

Le parole di sostegno alle idee di Breivik arrivate da Borghezio (europarlamentare ed ex parlamentare della Lega nord) non fanno altro che rendere vera la mia tesi. Subito il furbo Calderoli ha provato a tacciare l'avventato Borghezio (certe cose si possono pensare in casa Lega, ma non dire percarità!) tacciandolo di farneticare e chiedendo scusa alle vittime, scuse che sanno tanto di pianto di coccodrillo.

Il moderato Feltri, grande opinionista (per chi non lo sapesse a libro paga di Berlusconi) preferisce prendersela con le vittime e deriderle:  «Ragazzi incapaci, tutti insieme avrebbero potuto fermare il mostro».

Borghezio alla Zanzara di Radio24 ha così parlato delle idee del pluriassassino di Oslo: - «Molte sue idee sono buone, alcune ottime. E’ per colpa dell’invasione degli immigrati se poi sono sfociate nella violenza”.Il “no” alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto».

Maurizio Fugatti (Lega) la pensa proprio come Borghezio: anche per lui «è la società multiculturale ad aver causato la violenza.». Si aspettano solo le dichiarazioni di Le Pen e altri simpatici soggetti europei simili ai simpatici leghisti.

Borghezio ha dato oggi del senza palle a Calderoli, reo di aver tentato di mettere una toppa alle sue oscenità e ha poi ribadito il concetto: «Non mi dimetto. Sono stati 50mila padani a mandarmi al Parlamento europeo sulla base di queste idee. E scrivendo il mio nome sapevano perfettamente per chi votavano». 

Si, Borghezio, c'hai ragione, sapevano benissimo che razza di laido fasco-nazista ideologo del male stavano eleggendo. E' proprio questo il problema. Perché le idee di Breivik e quelle di Borghezio sono fatte proprie in tutto o in parte dal partito nazista di germania (NPD), del partito del popolo polacco, della Lega nord, del partito della patria dell'Austria e della Fiamma tricolore e dal suo reparto giovanile Blocco studentesco, da neonazista Forza Nuova, dal Fronte Veneto Skinhead, dal Movimento idea sociale, da Azione sociale... eccetera che ogni anno crescono sempre di più nei voti e consenso.

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