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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Uscire dalla crisi con più Europa o uscire dall'Europa?
post pubblicato in Notizie, il 14 ottobre 2011

Due visioni contrapposte si ergono e si fronteggiano di fronte alla cosiddetta crisi dei debiti sovrani: uscire dalla crisi uscendo dall'euro, magari con un default "pilotato", o non pagando i debiti come ha scelto di fare l'Islanda, o facendo pagare la crisi ai più deboli.


Eppure, si potrebbe scegliere un'altra strada, molto meno popolare: uscire dalla crisi con più Europa. 

Cioè con regole che valgano veramente per tutti e concludendo quel cammino che inevitabilmente porterà l'Europa a non essere più quella via di mezzo tra un organizzazione internazionale e una somma di Stati, quale è ora, ma diventare un soggetto politico unico, federale.

Oggi, ho intervistato Marco Lombardo, ricercatore dell'Università di Bologna, fervente europeista che nelle mie intenzioni dovrebbe fare da controcanto alla visione istituzionalizzata che vuole far pagare la crisi ai più deboli, agli studenti e agli operai e ai precari e la visione movimentista che si barrica dietro allo slogan "noi la crisi non la paghiamo".

Le parole di Marco danno un interpretazione diversa, quella propria dei federalisti europei. 


Europa debito default crisi Marco Lombardo by Paolo Perini

Non hanno la soluzione perché sono causa del problema
post pubblicato in Notizie, il 1 ottobre 2011

Spiegare la crisi. Spiegare perché privatizzare non è la soluzione. Difficile, se non impossibile. Svelare gli inganni non è mai stato semplice. O forse... Bisogna, innanzi tutto, usare parole semplici, veicolare concetti che non siano fraintendibili. Bisogna fare uno sforzo a monte di esplicazione e semplificazione dei contenuti se si vuole avere la possibilità l'opportunità di arrivare a tutti. Non tutti capiscono di essere all'interno di strutture molto più; grandi e complesse di loro stessi e della loro famiglia e della cerchia degli affetti. Spesso i concetti non vengono metabolizzati proprio perché manca la base. Manca la consapevolezza di essere parte di una società. di essere parte di uno Stato, nati all'interno di un preciso sistema di valori codificati. A maggior ragione serve uno sforzo non solo nel settore della comunicazione per arrivare agli altri, ma anche una immedesimazione, per quanto possibile, del loro punto di vista parziale e individualista, che non può comprendere la politica, perché la politica è l'arte dell'esercizio del potere su di una comunità. Se non si capisce il senso profondo di essere parte di una comunità;, non si può fare politica. E NON SI PUO CAPIRE LA POLITICA. Perciò si viene manovrati facilamente. Se si vedono solo i propri scopi come legittimi, non si riuscirà mai a capire che ciò che possiamo o non possiamo fare è anche in parte dovuto a sovrastrutture che sono governate dalla politica in senso lato. Non dai partiti, piuttosto da potenti lobbies.

Sopratutto non bisogna cadere nell'allettante errore di credere che gli uomini e donne non interessati a ciò che è importante per noi, non possano capirci. Chi non si interessa di politica, non se ne interessa non ne sa nulla è perciò solo incoscente. Una volta spiegatogli il sistema in cui è inserito, si attiverà per proteggere se stesso.

Questo - sioè il credere di essere migliori e gli unici a potere capire -  di solito è sempre stato l'errore cognitivo della sinistra tutta - per parlare di politica - ma anche di tante associazioni (non politiche) - se vogliamo parlare più indistintamente di società. Il tranello è credere di essere in pochi eletti in grado di capire. Bisogna invece fornire a tutti gli strumenti per capire. Anche se non li possiedono. Bisogna perciò spiegare bene e in modo semplice tutti i passaggi logici che ti portano a pensare una cosa, in politica. altrimenti ai più, alla massa, l'dea politica sembrerà solo un vaneggiamento. </p>

Perciò in definitiva, alle forze progressiste (mettendo sotto questo cappello generico molto che insieme non starebbe neanche con la colla) manca il veicolo per far giungere il messaggio alla gente. Il veicolo non solo comunicativo, ma di concetto. Faccio un esempio, con ciò che le forze conservatrici, invece hanno ideato, per farsi proprie le masse e convincerle a perseguire le idee che a loro fanno comodo.

ESEMPIO PRATICO:

1) Neoliberismo/ Riforme: Lo Stato e le strutture statali sono inefficienti (vero) perciò; bisogna privatizzarle (opinione che nasconde una precisa visione ideologica) per poter raggiungere la massima efficienza e ridurre gli sprechi, aumentare la produttività; e perciò produrre maggiore ricchezza Magari per tutti. (sogno - ideale).
Il veicolo probabilmente è proprio indicare una strada da percorrere, senza spiegarne il percorso e ponendo subito davanti agli occhi il sogno allettante, l'obiettivo glorioso.


Sfatiamo l'esempio seguendo tutti i passaggi logici. Percorrendo il percorso, la strada indicata, soffermandosi perè  sugli effetti immediati e a medio termine - senza prende in considerazione il sogno - ideale finale.

Lo Stato e le strutture statali sono inefficienti -OK - perciè bisogna privatizzarle. STOP.

Cosa significa? Significa vendere patrimonio pubblico, cioè non solo uffici dove torvi dissennati impiegati cazzeggiatori arrotolano carte, ma anche e sopratutto i gioielli come le quote nelle società energetiche (tutt'altro che improduttive - perciò molto allettanti per il privato) o ad esempio grandi infrastrutture costose e monopoli naturali - come le ferrovie, gli elettrodotti, le strade ecc...(ma alla lunga anche servizi scolastici, servizi carcerari, ospedali) Vendere al privato. Quale privato? Lo stesso, in definitiva, che ha causato la crisi. Perchè i pezzi di patrimonio pubblico non sono vendibili ai piccoli imprenditori, ma solo ai grandi imprenditori, gli stessi che si sono arricchiti con la finanza. O alle grandi multinazionali. Nei cui consigli di amministrazione siedono le stesse persone che poi vanno ad occupare le stanze dei bottoni di Fondo monetario internazionale, banca mondiale, wto, grandi corporazioni bancarie, fondi di investimento speculatori ecc. Cioè gli stessi che male hanno amministrato i propri patrimoni e imbrogliato inventandosi fasulli titoli azionari e meccanismi finanziari discutibili - vengono a dare ricette agli Stati, per sanare i debiti, che gli stessi si sono accollati per salvare il privato dalla bancarotta. Ecco, vista così l'affermazione 1) assume tutt'altro aspetto. E ci si chiede se veramente i servizi già pubblici, ormai privatizzati da decenni, abbiano aumentato la propria efficienza... Facciamo due esempi. Autostrade e i servizi elettrici in Italia. Funzionano meglio?  Costano meno? NO - perciè è falso che si possa fare concorrenza privatizzando reti elettriche, centrali elettriche, autostrade, - essi infatti sono monopoli naturali-. Sono dei mercati in cui la struttura prevede infrastrutture uniche e non dupplicabili, dove l'applicazione del precetto della concorrenza appare impossibile per la struttura stessa del mercato. Ci sono stati più investimenti? NO: MENO. E' vero il contrario di ciò che gli imprenditori affermano. Privatizzando alcuni servizi essenziali, non solo non si migliora la produttività, ma neanche si ottengono servizi più efficienti o investimenti maggiori.

Accidenti però la BCE ci ha intimato di seguire i precetti liberisti e privatizzare i servizi pubblici perchè la nostra economia possa ripartire!

Con ciò che abbiamo detto fin qui è evidente che la loro impostazione mutua da una concezione dell'economia che era propria dell'ottocentesca mano invisibile di Smith. Peccato che negli ultimi 200 anni le teorie economiche si siano affinate e ci siano state altre scuole di pensiero. Ora il liberismo, almeno a livello accademico, non &egrave; pi&ugrave; la panacea di tutti i mali.

A livello politico invece il liberismo è ritenuta ancora oggi l'unica strada. - questo per impostazione ideologica delle elites

.Malgrado le indicazioni più elementari e gli esempi reali più clamorosi - come l'Argentina - abbiano dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio il contrario. Vendere il patrimonio pubblico, privatizzare i servizi pubblici essenziali, ridurre le regole del mercato, ha impoverito non solo gli strati meno abbienti, ma anche la struttura stessa del capitalismo di quel paese, e di tanti altri paesi. Siamo proprio sicuri che l'ultraliberismo della Banca Mondiale, del Fondo monetario internazionale e della Bce, dell'Europa, del Wto ecc sia la strada giusta per uscire dalla crisi? Ma la crisi non l'abbiamo fatta noi non lavorando e dormendo, - come vogliono farci credere - ma sono stati loro stessi allentando colpevolmente e idelogicamente i controlli, non imponendo regole alla finanza, non prestando attenzione a favorire economie equilibrate, favorendo il consumo anche senza credito; lasciando tutto in mano al mercato. Ecco la crisi.

A cui gli Stati, cioè i governi, hanno risposto nell'unico modo che conoscono. Spendendo. Indebitandosi. E adesso gli stessi che hanno creato la crisi o hanno chiuso gli occhi intanto che loro pari creavano disastri, ci hanno dato la ricetta per uscirne.

Dobbiamo fidarci? Voi vi fidereste di farvi custodire il motorino da chi ve lo ha appena rubato?

Io no.

Il debito? Ci pensa la Cina! (speriamo)
post pubblicato in Notizie, il 16 settembre 2011

Pare che il gigante asiatico, voglia comprare debito italiano, per dare fiato a un economia gestita da bancarottieri di professione(i nostri imprenditori) e da politici incapaci e liberisti. Certo, "il celeste impero" non fa certo beneficienza. E' interessato piuttosto a salvare se stesso. La sua brillante economia di mercato (pagata con il sangue dei milioni di operai sottopagati e sfruttati - figli di gente di campagnia emigrata nelle grandi metropoli della costa per fame) è è basata sulle esportazioni. Cioè principalmente su prodotti di largo consumo, che invadono i nostri mercati e che noi compriamo. Se l'Italia - pur sempre l'ottava potenza mondiale - fallisse, il nostro mercato si contrarrebbe drasticamente incluso le importazioni. Con grave danno per la Cina, perché il nostro dissesto trarrebbe con se altri paesi in bilico. Con la stessa logica la Cina, s'è messa ad acquistare debiti in dollari delle banche italiane ed europee.Con la stessa logica è diventata il secondo finanziatore internazionale del debito pubblico americano (dopo un'altra terribile dittatura- l'Arabia Saudita) e il primo finanziatore del Portogallo. Sta inoltre comprando parte del debito del governo di Madrid. Nessuna nostizia sul debito enorme dell'Irlanda. Praticamente per farla breve, la globalizzazione funziona così: Gli imprenditori europei e americani hanno prima spostato le aziende dai paesi d'origine alla Cina e co, incentivando in patria un'economia di servizi. Poi hanno coperto di debiti con la loro finanza chiunque. Laggiù in Cina invece l'economia è ancora reale e legata alla produzione. Ciò ha enormente arricchito il gigante cinese. Ma la Cina, come ogni altro grande produttore di beni ha bisogno di grandi e voraci mercati, dove vendere le proprie merci, perché il proprio mercato interno è ancora poco sviluppato. Ecco perciò che l'occidente ha un senso finché si continuerà a mangiare le merci asiatiche. E la Grecia? La Grecia sta fallendo piano piano a fuoco lento. Pare che abbia soldi in cassa ancora fino al 15 ottobre. E poi? E poi la nazione che ha creato la cultura Europea finirà fuori dall'Euro e quindi fuori dall'Europa. D'altronde questa è una Europa dei denari, anzi degli euro. Non dei cittadini. "Il mondo sta cambiando, e questo non è mai cambiato".


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permalink | inviato da Pa.P il 16/9/2011 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il caso D. D. e l'autodumping sociale
post pubblicato in diario, il 7 settembre 2011

Dal 2010 una casa automobilistica di proprietà Renault, che ha coquistato rilevanti fette di mercato anche italiano, la Dacia, ha lanciato il suo primo suv, il Duster. La casa automobiliatica Romena è specializzata sul settore medio basso del mercato. Soddisfa perciò la clientela che ha pochi soldi e compete in un settore storicamente molto agguerrito e presidiato. I

l Duster è l'emblema di come gli italiani non abbiano capito come funziona l'economia.

Il suv in questione è molto economico, la pubblicità indica infatti il prezzo base di 11900 euro. Un prezzo irrisorio, con il quale probabilmente non si riesce neanche a comprare tutto il metallo di cui è fatto l'automezzo. Gli italiani ne vanno pazzi, infatti ne hanno acquistati 20 mila esemplari in pochi mesi.

Questo fatto, mi ha indotto a una piccola riflessione economica. L'automezzo cossta così poco infatti, perché p prodotto in Romania, dove il costo del lavoro è molto basso, circa 400 euro al mese per 8 ore al giorno di catena di montaggio. Ecco, noi italiani, che abbiamo un economia che risente sempre di più della concorrenza internazionale che offre prodotti di qualità equiparabile ai nostri, ma con prezzi molto minori, finiamo per alimentare questo circuito di riduzione dei prezzi, riduzione degli stipendi con i nostri comportamenti economici e con le nostre scelte d'acquisto.

Bassi prezzi - troppo bassi - rendono non competitive le aziende italiane. Le quali spesso, decidono di abbandonare l'Italia e andare a produrre altrove. Inoltre da noi il mercato è saturata, la classe media ha sempre meno liquidità e perciò anche il commercio interno soffre sempre di più di maggiori contrazioni.

Forse però abbiamo tralasciato il passaggio che più dovrebbe interessarci. Quando un'azienda delocalizza, in Italia licenzia. E licenzia NOI. E' riguardevole il fatto che siao noi stessi ad alimentare questo che è uno dei fenomeni incipienti della globalizzazione: acquistando merci straniere a prezzi minori, invogliamo le aziende a produrre altrove, licenziandoci e perciò rendendoci più poveri, o meglio incapienti, costringendoci quindi a scegliere prodotti sempre a minor prezzo.


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permalink | inviato da Pa.P il 7/9/2011 alle 8:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Prendi i soldi e scappa
post pubblicato in diario, il 22 agosto 2011

In tanti e più titolati di me hanno epresso tanti pareri diversi e spesso discordanti sulla manovra bis. Prima cosa che vorrei sottolineare a chi legge, è che la manovra come tutte le altre iniziative prese dal nostro sciagurato governo vanno a finire sulle nostre teste, anche se non ce ne frega nulla di loro.

Detto questo, al di là dei singoli provvedimenti quello che mi colpisce e mi perplime è l'assenza di un vero quadro strategico o una visione di futuro che dovrebbe a logica, animare le misure economiche così ampie e così profonde prese in questa finanziaria.

Nulla di tutto ciò. Si taglia qui e là cercando di salvare e mettere al sicuro ancora una volta le banche e il mercato finanziario ovvero quelli che hanno scatenato questa crisi. In altre parole, si aiutano coloro che hanno causato i danni, punendo ancora una volta i lavoratori e le famiglie.

Questo modo di governare e di fare economia è inadeguato e finirà per creare più danni di quelli che vuole sanare.

C'è chi commentando, vuole misure più liberiste. Si sa l'Italia è un paese con 60 milioni allenatori della nazionale. Ma questi più che allenatori paiono dei figuranti. Non hanno capito affatto la situazione reale dell'economia. L'economia non funziona perché per annni si è favorito il profitto al lavoro, per anni si è permesso (e si permette tuttora) che ci siano lavoratori che lavorano e non percepiscono stipendio o ne percepiscono uno da fame. Ovvio che non possano investire o spendere. Ecco spiegato l'arcano dell'economia che non riparte.

Siamo ancora pienamente all'interno di una logica liberista, la stessa che ha coperto l'America dei Regan e dei Bush di debiti ha fatto si che le aziende delocalizzassero in Cina e così ha arricchito la Cina e depauperato il suo paese. O meglio ha impoverito buona parte del paese ma i padroni, gli speculatori (finanziari e non) e i broker hanno accumulato immense fortune, spesso non tassate.

Tornando a quella che oggi è un' italietta, sopratutto a causa dei suoi incauti cittadini che continuano a votare politici collusi e incompetenti, mentre hanno lasciato a casa quelli competenti e validi; mi vine in mente che le spese per gli armamenti ammontano alla cifra inimmaginabile di 40 MILIARDI di euro. Quasi quanto l'ammontare dell'intera manovra bis. Per non parlare poi degli scandalosi benefici fiscali accordati alla Chiesa e al Vaticano: Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico eccetera.

Ecco, la Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici costa agli italiani come il sistema politico.

Siamo proprio sicuri di non sapere dove si potrebbero prendere i soldi??
 


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permalink | inviato da Pa.P il 22/8/2011 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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