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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Ciuf Ciuf
post pubblicato in Notizie, il 10 gennaio 2014
C'era una volta un sistema ferroviario pubblico d'eccellenza in Europa, sebbene l'Europa dovesse ancora essere immaginata, collegava agilmente tutte le città e le campagne con le città. Era totalmente pubblico e statalizzato. Poi l'idea di statale e pubblico si incrinò: non andava più bene, perciò si decide di far diventare anche le imprese pubbliche delle S.p.a cioè delle società per azioni, il cui fine unico, lo dice il codice civile è quello di fare PROFITTO, non soddisfare le esigenze dell'utenza. Le cose iniziarono a peggiorare ma si puntò tutto sull'alta velocità, perché più figa, più europea, più più più. Se non che le persone normali non se la possono permettere. Poi si pensò di seguire i populisti della lega e regionalizzare il servizio di trasporto ferroviario, perché locale è bello. Oggi abbiamo delle ferrovie che fanno un servizio che fa pietà, spesso sovraffollate, quasi sempre in ritardo e che non collegano più bene le città, figuriamoci il servizio pendolare. Perciò vi chiedo, siete ancora convinti del federalismo? Siete ancora convinti che per migliorare le cose ci voglia più competizione? Più capitalismo, più spinta sul profitto, invece che sull'utilità pubblica?
Moderni Don Chisciotte
post pubblicato in Notizie, il 18 maggio 2013

Fiom, l'unica confederazione sindacale in Italia che fa ancora il sindacato, cioè difende i diritti dei lavoratori, insieme ai residui di quella che una volta fu la sinistra, sono oggi in piazza a Roma.

Sono i moderni Don Chisciotte. Combattono contro mulini a vento che non possono sconfiggere.

Tra i presenti ovviamente la sinistra esclusa dalla volontà degli italiani dal Parlamento (Ingroia et co), Vendola e Sel, e una paraculistico annuncio di adesione senza partecipazione da parte del M5S. Ovviamente assente il Pd. (che non è sinistra per chi non l'avesse ancora capito)

Combattono contro il "nemico" cioè l'attuale sistema politico cultural - economico che tutto e tutti domina: il capitalismo. O meglio il turbocapitalismo, quinta e ultima espansione del capitalismo in ordine di tempo. Che impone sempre più il valore di una persona in base a quanto i suoi servigi sono ritenuti utili al Mercato. Perciò se sei disoccupato vali meno di una merda, non sei più neanche un essere umano.

Il Mercato è l'unica vera forza, i diritti individuali e collettivi o di categoria, lo sappiamo, sono solo ormai degli impicci alla libera impresa e sopratutto alla libera circolazione di capitali.

 "Libera circolazione di capitali" che è un modo suggestivo per descrivere l'impoverimento progressivo del lavoro a favore della finanza e le immani ricchezze accumulate da poche migliaia di privilegiati nei paradisi fiscali a scapito del benessere di milioni, anzi miliardi di altri esseri umani.
Non cercate parole o concetti di speranza, non ce ne sono.

Quello che in fondo, Marx spiegò nei suoi libri, cioè la fase terminale del Capitalismo, cioè la globalizzazione. Alla quale lui utopisticamente faceva seguire il comunismo. Karl Marx intendeva il Capitalismo come un processo che alla fine avrebbe reso i poveri lavoratori - i proletari - capaci di riconoscersi a livello mondiale e di combattere insieme. Cioè un identificazione di classe a livello mondiale. Oggi assistiamo all'opposto. Il sentimento di appartenza ad una classe sociale è svanito in Occidente. Ora, da Oriente a Occidente assistiamo solo alla guerra tra poveri di diverse nazionalità. Come conseguenza c'è che se a noi (italiani) non piace lavorare per pochi soldi e con sempre meno diritti, poco male, l'imprenditore sposta la produzione - delocalizza - altrove, magari in Bangladesh. Dove può pagare 5 - 10 € al mese di stipendio, non riconoscere alcun diritto, neanche poter andare al cesso o la malattia. Può anche trattare peggio che animali gli stessi lavoratori, affollandone migliaia nello stesso palazzo. Palazzo così carico che poi cede e si schianta a terra per via del suo stesso peso insostenibile per le fondamenta, schiacciando i poveracci che ci lavoravano dentro.

Ecco perché oggi Fiom e sinistra sono i moderni Don Chisciotte. Di fronte a un sistema politico imprenditoriale mondiale come la globalizzazione del capitalismo delle merci e della finanza non possono vincere. Ma neanche pareggiare. Sono - o meglio - siamo destinati a perdere. La profezia economica è destinata a compiersi: un mondo sempre più diviso in classi più che in nazionalità. Ma la strada è ancora lunga prima di giungere a un compiuto capitalismo che probabilmente distruggerà le entità nazionali ora definite come Stati nazione. Quando cioè ovunque nel mondo merci e servizi costeranno uguali e la competizione sarà totalmente globalizzata. Questo ultimo passaggio del capitalismo presuppone appunto un tempo imprecisato in accadano due fatti:

1) Le economie più ricche dividono la propria popolazione sempre più in due: ricchi e poveri, polarizzando sempre di più i redditi e distruggendo definitivamente la classe media (e probabilmente anche le democrazie). Perciò in assoluto le stesse economie più sviluppate sono destinate a decadere nel lungo periodo;
2) Le economie più povere si arricchiscono ma seguendo la medesima tendenza socio economica cioè una netta divaricazione dei redditi, ma anche un progressivo aumento della loro capacità produttiva e di presenza nel mercato mondiale.

Ecco, in quel momento, dopo un immenso numero di tragedie, avremo probabilmente un mondo molto diverso da oggi, in cui un bangladese è pagato quanto un italiano o un cinese o un africano, e il livello del reddito dipende esclusivamente dal tipo di lavoro svolto. Un economia unica, un mondo del lavoro globale. Inutile dire che questo processo cancellerà tutto, per primi ovviamente i diritti, che sono d'impaccio, così come le culture non dominanti rendendoci tutti uguali, ma al ribasso.
Perciò attendiamoci per il futuro ancora maggiore compressione salariale e riduzione dei diritti.

Il processo sembra comunque tracciato. E' di pochi mesi fa la notizia straordinaria che i trentenni cinesi hanno redditi pro capite più alti dei trentenni italiani. Questo fa capire il discorso fatto finora.
Aspettiamoci per il prossimo futuro maggiore spazio alle multinazionali e sempre più marginalità per le imprese soltanto nazionali, ancora maggiore marginalità per artigianato e Pmi destinate nel lungo periodo a scomparire. Sempre minore importanza degli stati nazione, sempre più importanza degli organismi sovranazionali o internazionali.

Se tutto questo parlare di massimi sistemi và fatto annoiare o ha fatto risvegliare in voi la vostra parte intollerante fascisto - grillina (che cazo dice questo qua, chi cazo si crede di essere ecc) sappiate che non mi sono inventato nulla, purtroppo. Tutta questa descrizione approssimativa prima o poi si concretizzerà. Questa è la direzione, la strada è già stata intrapresa da decenni. Si chiama turbo-capitalismo.

En passant vorrei fare un ultimo passo avanti nella trattazione, smentendo buona parte della retorica della sinistra sull'uguaglianza. Perché anche l'uguaglianza sarà utile al compimento ultimo del capitalismo. Un economia finalmente globale non avrà più bisogno delle differenze linguistiche e culturali, figuriamoci di quelle etniche, che anzi potrebbero essere un ostacolo alla piena realizzazione del Sistema. Ecco perciò spiegato perché il capitalismo non è nazionalista, anzi, è anti nazionalista, e quindi favorevole alla massiccia immigrazione ed emigrazione e alla mescolanza dei sangui, delle culture, delle genti. La fine delle nazionalità coinciderà anche con l'annullamento delle culture in un unica sovra-cultura, probabilmente con qualche variazione a seconda delle latitudini e l'annientamento di secoli di storia e cultura, arte, musica, arte figurativa, letteratura nazionali.


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permalink | inviato da Pa.P il 18/5/2013 alle 12:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Articolo 8 agghiacciante. Fiat lascia l'Italia.
post pubblicato in Notizie, il 19 ottobre 2011
L'insistenza sul modello Marchionne "è un pretesto, Fiat sta lasciando l'Italia". Queste le parole del professor Luciano Gallino, intervistato per parlare dell'uscita di Fiat da confindustria e sull'articolo 8 da egli definito "agghiacciante". (http://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Gallino). L'articolo 8 contenuto nella legge finanziaria è per il professore "agghiacciante", perché "permette di derogare a tutte le leggi sul lavoro, l'intero diritto del lavoro" può essere superato. Tutte le norme che regolano il lavoro, i contratti, gli orari, le condizioni lavorative, le pause, le modalità eccetera sono ora derogabili se l'azienda si accorda con "l'associazioni rappresentative dei lavoratori locali". Attenzione -"siano esse espressioni locali dei grandi sindacati, ma anche piccole e locali formazioni sindacali". 
Fiat lascia l'Italia, colpa del sindacato e delle leggi troppo rigide? Il professore smentisce questa possibilità - "sembra difficile sostenere che Fiat lasci l'Italia per questi motivi - spiega - perché qui c'è la stessa organizzazione del lavoro che c'è in Polonia, Usa e altrove, non sono certo i 10 minuti di pausa in più o in meno che fanno la differenza". Sulle relazioni sindacali il professore smentisce la visione riformista che vuole il contratto aziendale come una innovazione rispetto alla contrattazione nazionale: "Marchionne vorrebbe importare qui il modello americano che è molto arretrato rispetto al modello dell'Europa occidentale". Tuttavia, chiarisce Gallino: "E' sembrato a lungo che questa offensiva sulle relazioni industriali (da parte della dirigenza Fiat n.d.r) avesse come scopo l'avere mano libera negli stabilimenti italiani, però gli stabilimenti italiani lavorano si e no una settimana al mese, in questi ultimi 6 mesi l'utilizzo degli impianti è inferiore al 50%". Quindi, per il professore è ingiustificata la e conclude: "la Fiat se ne sta andando". E dire che per evitare che la più grande e importante azienda privata se ne andasse dal Paese, i sindacati hanno firmato accordi condivisi che prevedono l'introduzione della contrattazione aziendale e il governo, prontamente, ha inserito nella legge finanziaria l'articolo 8, che altro non è che la dottrina Marchionne fatta legge. Luciano Gallino non smentisce questa interpretazione e anzi rilancia con parole dure: "non c'è più la protezione del contratto nazionale ma neanche la protezione della legge, perché l'articolo 8 prevede che a seguito di un accordo tra le associazioni dei lavoratori - locali - e la proprietà, si possa derogare a tutto. E' agghiacciante l'elenco delle cose a cui si può derogare con un accordo locale". Il professore mette infine in risalto anche la questione della forza del sindacato locale, necessariamente e logicamente inferiore rispetto a quella della confederazione nazionale, a tutto vantaggio degli imprenditori che potranno così strappare accordi e contratti a loro più vantaggiosi.

Luciano Gallino Fiat lascia l'Italia. Art 8 agghiacciante by Paolo Perini

Riforme - il diario del saccheggio
post pubblicato in diario, il 7 agosto 2011

Avete mai visto "diario del saccheggio", un film di Fernando Salanas, titolo orginale Memoria del saqueo?

No? Parla del modo in cui una classe dirigente corrotta e infame abbia ridotto sul lastrico un intera nazione, l'Argentina. Il racconto accurato e ricco di fonti, è un vero e proprio documentario di ciò che è successo, ma non vi anticipo nulla e anzi vi invito a guardarlo. L'ho visto stasera su Rai 5 e ho pensato che tutti noi italiani dovremmo vederlo. Perché stanno tentando di fare lo stesso con il nostro Paese.

Non allarmatevi cari lettori e amici, non si tratta di un polpettone indigeribile e retorico, anzi è più emozionante di un film d'azione, solo che non si tratta di finzione, parola di blogger! Il messaggio arriva chiaro e diretto, le immagini sono evocative ma anche le spiegazioni della voce fuori campo è magistrale. Montaggio fluido e veloce, fotografia curata dal regista.

 

Ho molta paura della paroal "riforme". Cosa intende la Bce, l'"Europa", i vari partiti e la Confindustria, per "riforme"? Non ditemi che è il solito saccheggio dei soldi dei poveri e della classe media...


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permalink | inviato da Pa.P il 7/8/2011 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Dance dance dance
post pubblicato in Ex Libris, il 29 giugno 2011

- Per quel che ho visto, mi sembra un uomo testardo, - disse.
- Non sono testardo, cerco di seguire il mio sistema di valori.
- Il suo sistema di valori... - fece Makimura e riprese a giocare col lobo dell'orecchio. - Queste cose ormai non significano più molto. Come un amplificatore a tubi elettronici costruito a mano. Chi perderebbe tempo e energia a fabbricarselo da sé, quando ne può comprare uno a transistor in un negozio risparmiando e ottenendo una qualità migliore? Con tanto di garanzia e con la possibilità, un domani, di darlo in permuta e acquistarne uno nuovo. Non è più tempo di possedere un sistema di valori. Basta inserire A in B. Quando è vecchio, basta cambiarlo. Chi è troppo attaccato ai propri valori resta indietro rispetto ai tempi. Non riesce a tenere il passo, e diventa un peso per gli altri.
 - Società capitalistica avanzata, - sintetizzai.
- Esattamente, - disse Makimura. Poi di nuovo sprofondò nel silenzio.

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permalink | inviato da Pa.P il 29/6/2011 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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