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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Paura strumento di controllo e persuasione
post pubblicato in Notizie, il 29 settembre 2017
Se ci pensate l'esasperazione di messaggi propagandistici razzisti o populisti/demagogici contro gruppi di persone a cui siamo sempre più esposti altro non sono che un autopromozione per ottenere un posto da politico, una poltrona. Stessa cosa si può dire di chi cerca di atterrire il prossimo facendogli credere che il pericolo - stupro, rapita, botte - è vicino, tangibile, ripetuto e pericoloso, vi sta dicendo: "scegliete la mia visione delle cose, credete a me, sceglietemi e io porrò un rimedio alla violenza". Gli agitatori ci sono sempre stati, ma evidentemente oggi ce ne sono di più, perché c'è molta disoccupazione e parallela fame di poltrone. Inoltre si insiste sulla violenza carnale.
Come se "una volta", in un passato indefinito, bucolico irreale, la violenza non ci fosse. Poi i soggetti della violenza,di solito sono solo gli uomini, ancora meglio se immigrati. Ovviamente non è affatto così. Il passato era assai più violento di oggi e questo è un dato di fatto. Il male ci sarà sempre perché fa parte della natura umana (umana non solo maschile): ma la verità è che l'umanità è cresciuta molto anche rispetto a una e cinquantina e di anni fa. Lo dimostrano i dati sugli omicidi sempre calanti, per esempio. Cambiare le proprie abitudini a causa della paura, è la vittoria della percezione sbagliata che ci viene indotta ed è la cosa più sbagliata che possiamo fare, perché riduciamo la nostra libertà in nome di una sicurezza cercata / voluta/ anelata che non ha alcuna motivazione reale. La percezione di insicurezza risponde solo a una necessità che ci è stata imposta dal continuo martellamento, per renderci più insicuri e perciò più bisognosi di protezione, di sicurezza e quindi disponibili a spendere per ottenerla.
La paura è un meccanismo di marketing e/o di propaganda.
Trovo che il "ministro della paura " sia una delle migliori satire del presente.



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permalink | inviato da Pa.P il 29/9/2017 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un post scomodo sulla giornata contro la violenza sulle donne
post pubblicato in diario, il 25 novembre 2013
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne.
Ho scritto e ne sono profondamente convinto che la giornata sia una cosa importante, anche se non esaustiva o risolutiva per questo problema sociale. Però oggi volevo fare incazzare - (spronare il pensiero critico) un po di tutti.

Non so voi, ma io sono stato allevato da donne. Mia madre mi ha inculcato profondo rispetto per le altre donne, e per il loro corpo. Forse pure troppo, infatti fino a che non sono stato grande "come un asino" ne avevo quasi timore.
Lo dico, perché sono convinto che anche gli stupratori, i violenti e gli approfittatori delle donne - che non sono comunque la maggioranza degli uomini - abbiano avuto una madre, forse una sorella maggiore, probabilmente una zia, una nonna. E siano anche in parte cresciuti con loro. Allora mi chiedo che tipo di insegnamenti abbiano loro lasciato queste donne. Lo dico non perché voglia in qualche modo dare la colpa delle violenze dei maschi alle donne, ma far comprendere che insomma, loro, le donne, tutte, nessuna esclusa, possono fare molto per fermare la piaga della violenza sulle donne. Magari crescendo i loro figli e nipoti nel rispetto per l'altro sesso e nel far capire loro fin da piccoli che le donne sono un oggetto di piacere, ma un individuo, come i maschietti, solo dell'altro sesso.

Detto questo, che sembra una banalità ma non lo è, vorrei anche dire alle giovani donne di darsi una svegliata da questo punto di vista.

L'Italia è un Paese che negli ultimi anni è arretrato terribilmente sul fronte dei diritti delle donne, in primis negli ospedali, dove la contraccezione d'emergenza e l'aborto sembrano quasi diventati un reato, manco vivessimo tutti nello Stato del Vaticano. L'Italia è arretrata da questo punto di vista per precise responsabilità politica della destra, e anche di una parte di quella che ci ostiniamo a chiamare sinistra, intrisa di democristianesimo. Non voglio buttare tutto in politica, ma i primari sono una carica politica. I sindaci, che hanno qualche importanza nel distribuire sul territorio consapevolezza e distributori di preservativi, sono una carica politica. La scuola, che non fa abbastanza per insegnare la contraccezione, è anch'essa in buona parte di carica politica, almeno le alte sfere.

Ma la condizione della donna è deficitaria non solo in questo. Pensiamo al lavoro, dove le donne ancora oggi guadagnano meno dei rispettivi maschili per gli stessi ruoli. Anche, se per esperienza personale e lavorativa, io ho sempre avuto a che fare con una professione in cui se sei donna sei facilitata a fare carriera, ma evidentemente il fatto di aver fatto un lavoro come il giornalista in una città come Bologna, certamente da una visione parziale e forse distorta.

Quindi quello che manca certamente è l'impegno pubblico delle donne, delle ragazze, delle madri, delle moglie eccetera nella Cosa pubblica, inteso in senso ampio: sono pochissime le donne "attiviste" o che si impegnano quotidianamente su questi temi, e che impegnano parte della loro attenzione a sostenere attivamente le altre donne nei momenti di difficoltà. Quindi, mie care svegliatevi: andate a riprendervi il vostro Paese e combattete anche aspramente per vedere rispettati i vostri diritti. Sapete, la paura è amica di chi fa il male.

E poi vorrei chiudere, senza voler fare polemica, con un invito alle giovani donne. Un invito amichevole e spero che venga compreso per quello che è, una mano tesa nei loro confronti e nei confronti della loro condizione: Smettetela di comportarvi come si comportano i maschi, cioè di parlare e comunicare con l'altro sesso solo se si ha il desiderio / interesse /scopo recondito di fare sesso. Non è bello, e vi fa identificare come oggetti sessuali, cosa che non siete. Avere amici SOLO amici dell'altro sesso è bello, arricchente, e vi rende più libere, ma anche più consapevoli.
Contestualmente essere in grado di tenere al proprio posto quelli che si avvicinano solo per "quello", vi rende più indipendenti e più "individuo", meno "bambolina dalla testa vuota".

Lo dico, perché non mi è mai piaciuto l'andazzo generale molto maschilista al quale mi sono tacitamente adeguato anch'io per continuare a campare e quieto vivere. Vorrei rapporti umani più distesi, più paritari, meno orietati ad un fine che non si può dire ma si fa intendere a occhiate furbe. Vorrei che fosse possibile vivere in un posto dove si possa fare più facilmente conoscenza di donne, e parallelamente non ci sia sempre il doppio fine ad animare tutto il gioco. In definitiva vorrei vivere in un Paese più laico, più rispettoso delle donne, meno violento, ma anche meno ipocrita.
Da solo però non ce la posso fare; Mi date una mano?



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