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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
L'ennesima provocazione e la petizione per Aldrovandi
post pubblicato in diario, il 28 marzo 2013

A Ferrara, ieri mattina, un gruppo di poliziotti aderenti al sindacato di polizia Coisp, pochi per fortuna – una trentina- hanno indetto una manifestazione a favore dei colleghi assassini, condannati in via definitiva per l'omicidio di Federico Aldrovandi. Hanno deciso di svolgerla, con chiaro intento provocatorio e dileggiatorio, sotto l'ufficio della mamma di Federico, Patrizia Moretti. In pieno centro cittadino. La gravità dell'accaduto mi ha scosso.

 

Ho sempre seguito la storia di Federico, non proprio dall'inizio, ma grazie alla professione giornalistica, da molto prima che ne facessero un film e che la sua tragica fine divenisse di dominio pubblico. Mi ricordo che mi colpì la storia di un ragazzo, del tutto simile a me, che non tornò più a casa dalla discoteca, perché intercettato da una pattuglia e ucciso sulla strada a suon di mazzate.


Ieri, appresa da pochi minuti la notizia dell'inacettabile provocazione, ho sentito il dovere, quasi la necessità di agire in prima persona, di non lasciare che quest'ennesima violenza sulle vittime passasse come passano tutte le altre notizie del giorno. Perciò non ne ho scritto, come mi limito a fare di solito. Ho deciso di metterci la faccia e la firma in prima persona, con lo scopo di impedire che in futuro si ripetano fatti di una simile inaudita gravità. Ho aperto una petizione online, che troverete alla fine di questo corsivo. Non mi spaventa la violenza dei violenti, ma il silenzio degli onesti – parafrasando Martin Luther King.

 

Federico, purtroppo, è solo una delle tante vittime innocenti della ferocia di certa parte della polizia e delle forze dell'ordine. Non solo lo hanno ucciso, non solo i 4 assassini sono stati a lungo spalleggiati dai loro colleghi, non solo I 4 fanno ancora parte della polizia. Ieri sono arrivati al punto, come ha fatto il Coisp, di inneggiare a favore degli assassini di un ragazzo. Questo è troppo, è inacettabile.

 

Non sono una persona che conta. Infatti, ho provato a contattare per tutto il giorno tutti coloro che potevano in qualche modo essere interessati a condividere una petizione per chiedere alle Istituzioni di non limitarsi al riprovero degli agenti, ma di radiarli dalla polizia. Ho provato a contattare Filippo Vendemmiati, il giornalista che ne ha fatto un film – E' stato morto un ragazzo - , Giorgio Diritti e Daniele Vicari, noti registi attenti alla realtà sociale, Cecchino Antonini, di osservatorio sulla repressione, Beppe Giulietti di Articolo 21, il direttore di Raitre, Andrea Vianello, il direttore di Repubblica.it, Zucconi, rivoluzione civile, i 99 posse, un centro sociale, eccetera eccetera eccetera. Nessuno tra questi mi ha risposto, o ha notato la mia piccola iniziativa, che non era fatta per me, ma per non lasciare sola Patrizia Moretti, vittima di questa aggressione. Questa vicenda mi ha quindi ricordato che conto poco, che non importa quel che faccio, non sarà mai rilevante per nessuno.

 

Anche Federico, era un ragazzo come me. Anche lui contava poco. Non era una persona importante, di quelle che se parlano e magari sparano una cazzata, tutti sono pronti sempre a battergli le mani, di quelle che se un poliziotto gli torce un capello, è un atto grave. Nella giornata di ieri mi sono sentito molto vicino a Federico, come mai mi ero sentito prima. La sua vicenda personale ha scontato l'indifferenza di tanti che si fregiano di essere attenti al sociale, ai deboli e agli ultimi, ma così maledettamente disattenti nei confronti di ciò che li circonda e nei confronti di quelle informazioni che non arrivano dalla loro cerchia di persone “affidabili”.

 

Allora che cosa ce ne facciamo delle parole del ministro degli interni Cancellieri se poi a queste parole non seguono fatti concreti? Questi poliziotti, pronti a prendere le parti degli aggressori e non dell'aggredito, devono essere allontanati subito e con disonore dal corpo della polizia. Non si può permettere che ancora una volta chi si comporta così la faccia franca. Tra gli assassini di Federico e le vittime come Federico, io scelgo queste ultime. E ricordo al Ministro Cancellieri, al Presidente Giorgio Napolitano, al Presidente del consiglio dei Ministri dimissionario Mario Monti e a quello che verrà, che questi atti di polizia intimidatori non devono trovare spazio in una democrazia, e men che meno in un Paese che si fregia di essere un Paese civile, come il nostro.

 

Quella trentina di poliziotti, incluso europarlamentare Potito Salatto che era con loro, hanno superato ogni limite – come ha ricordato la stessa Patrizia Moretti. E per questo devono essere puniti esemplarmente. Poco conta la solidarietà dei partiti, e le chiacchiere sbiadite dei soliti noti. Solo il coraggio, ancora una volta, il coraggio di Patrizia Moretti li ha fatti allontanare. Ella, insieme a due colleghe, vista la provocazione, ha risposto portandogli davanti la foto di suo figlio Federico, in un bagno di sangue. Una foto dura, molto dura, che testimonia il pestaggio che Federico ha subito, una foto che la fa stare male. I presidianti, non sono riusciti a reggere gli sguardi della Moretti e quella foto. Pochi istanti dopo si sono dileguati. L'arroganza che li contradistingue era riuscita a non farli vergognare neppure quando, poco prima, era intervenuto il sindaco Tagliani, che con fermo senso del dovere e dell'etica, aveva chiesto loro di allontanarsi dalle finestre degli uffici della madre di Aldrovandi. Il sindaco Tagliani, è l'unico da elogiare, in questa brutta vicenda, insieme alla madre coraggio, Patrizia, a cui va qualcosa di più delle solite vuote parole di solidarietà.

 

Questa volta non devono restare impuniti. Firma e fai firmare la petizione per farli espellere dalla Polizia:

http://www.avaaz.org/it/petition/Fuori_dalla_polizia_chi_manifesta_in_favore_degli_assassini_di_Aldrovandi/


Ps: intanto Anonymous ha raso al suolo i siti del sindacato fascistissimo Coisp responsabile dell'accaduto
SIC SEMPER TYRANNIS !

Palestina scegli: o libertà o giustizia
post pubblicato in Notizie, il 29 novembre 2012
La Palestina non è uno Stato.

Non essendo uno Stato, e solo un territorio, è soggetta a ogni tipo di arbitrio di Israele. Sappiate che questa non è una mia interpretazione ma è semplicemente diritto internazionale. Per far cessare la guerra cinquantennale di aggressione di Israele al territorio della Palestina, bisogna che quel territorio diventi uno Stato.

Oggi, o nei prossimi giorni potrebbe esserci la svolta decisiva. Ma l'informazione sembra non crederci, così le persone ignorano tutto questo.
Europa e Usa sono pronte a riconoscere lo Stato della Palestina. Ora all'Onu, la Palestina avrebbe l'appoggio di Russia, forse Cina, ex repubbliche sovietiche e pressoché tutti gli stati islamici oltre che dell'India. Troppo pochi, in realtà per permettere alla Palestina di diventare a tutti gli effetti uno Stato a norma di legge.

La svolta sarebbe nell'appoggio di Usa e di buona parte dei paesi Europei. Ma il loro assenso è condizionato. Ma più che una condizione, appare un vero e proprio ricatto. La Palestina deve impegnarsi fin da subito a non adire alla Corte internazionale contro Israele per crimini contro l'umanità.

Gran Bretagna, Italia, Usa e altri stanno facendo pressione su Abu Mazen - presidente "legale" dell'Anp, perché accetta questo accordo, che probabilmente potrebbe configurarsi come un accordo segreto. Ne più ne meno dell'accordo che lega l'Italia ai voleri della Nato e le impone di calpestare la propria Costituzione e i propri cittadini per volontà atlantica.

Ovviamente tutto ciò è una porcata bella e buona. Infatti la Palestina non ha ma potuto adire alla Corte internazionale per i diritti dell'uomo contro i massacri fatti da Israele sulla sua popolazione proprio perché non è uno Stato legalmente riconosciuto dalla metà più uno degli altri Stati!!

Alla Palestina e a all'Anp si chiede perciò di rinuciare preventivamente alla giustizia per ottenere una teorica carta che stabilisce i propri confini e che possa finalmente porre freno all'avanzata di Israele.

Tutto questo non ve l'hanno raccontato sui quotidiani perché l'Italia fa da sempre il doppio gioco, e se da una parte sta idealmente con la causa palestinese dall'altra è legata a doppio vincolo con la politica americana e atlantica.

In altre parole: la Palestina deve rinunciare ad avere giustizia per avere la libertà.
20 settembre, breccia di Porta Pia
post pubblicato in diario, il 20 settembre 2012
Provate a immaginare le truppe italiane del Regno d'Italia da una parte e quelle dello Stato Pontificio dall'altra. Siamo alle porte di Roma. I francesi, fino a ieri protettori del Papa, hanno adesso altri problemi a cui pensare. E' il momento che Cavour aveva tanto atteso e che purtroppo non vide avverarsi. Pio IX mette le mani avanti e fa sapere al re Vittorio Emanuele II e agli italiani che chi imbraccerà le armi contro le truppe papali sarà automaticamente scomunicato. La minaccia funziona, l'esercito italiano è paralizzato: nessuno vuole vedersi quella condanna appesa al collo per il resto della vita. Provate a immaginare la paura, il disorientamento che dovevano provare quei soldati, tutta povera gente, contadini timorosi di Dio e dell'autorità, abituati a venerare il Papa e a temere gli ordini della Chiesa Cattolica. Non si sa chi ebbe l'idea, forse il generale Cadorna, comandante delle forze italiane, forse qualche consigliere del re, for
se invece qualcuno si offrì volontario e fu accolto a braccia aperte. Fatto sta che il primo a sparare, lì alle porte della Città Eterna, fu un soldato italiano ebreo; da ebreo, non temeva la scomunica papale. Il suo nome è Giacomo Segre; alla sera, vinta la battaglia, prese carta e penna e scrisse alla sua fidanzata: "Mia amatissima Annetta, Roma è nostra". Roma è nostra. Da intendere: noi ebrei, noi protestanti, noi valdesi, noi laici, noi anticlericali, noi italiani, noi parte di un paese che ha conosciuto il sangue dell'Inquisizione, della repressione, del totalitarismo cattolico, abbiamo infine uno Stato in cui riconoscerci e che ci riconoscerà la libertà d'essere e per il quale stiamo combattendo. E' stato, infatti, grande il contributo che le minoranze religiose hanno dato all'unità d'Italia e che continuano a dare, affinché il nostro sia un paese più laico e più secolare; quella secolarizzazione che invece vediamo tradita ogni giorno dalla moltiplicazione delle ingerenze vaticane. Così oggi, 20 settembre, ultimo giorno d'estate e anniversario della presa di Roma, non facciamoci prendere dall'astio e dall'amarezza nell'osservare il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio dei Ministri offendere la storia e andare a braccetto col Papa. Loro sono il passato, noi lavoriamo per un nuovo Risorgimento italiano.


Roma smette di essere la città del papa e di lì a pochi anni diventerà la capitale d'Italia, un Italia che ha fondato se stessa sulla laicità e perciò sull'uguaglianza di tutti, ricordiamocelo sempre.
 Buona breccia di Porta Pia a tutti.

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permalink | inviato da Pa.P il 20/9/2012 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Stategie della tensione
post pubblicato in Notizie, il 30 agosto 2012
Si mi sono preso una bella vacanza dal mio blog, al quale però voglio ancora bene, visto che mi sono ricordato la password per accedere ehehe

Ah, due o tre cose on passantche mi segno qui a mia futura memoria.

La procura di Palermo ha negato fermamente che il contenuto delle intercettazioni tra Mancino e Napolitano trattasse di ciò di cui ha scritto Panorama. Perciò non comprate ne leggete giornalacci.

Napolitano sta facendo la figura che merita, cioè di politico poco trasparente, quale in fondo è. Difendere il suo amico Mancino, ha probabilmente causato l'ennesima guerra lanciata dalla politica contro la magistratura, ma sopratutto parte della verità sull'accordo tra Stato e Mafia.

Che poi non è stato un accordo tra Stato o Istituzioni e Mafia; è stato ed è (perché secondo me c'è ancora) un accordo tra parti delle Istituzioni, alcuni uomini dello Stato e sopratutto alcuni partiti - ma non tutti - con la Mafia.
Ricordiamoci che l'accordo tra Stato e Mafia è precedente e di molto al 92 -94, e risale almeno alla controversa strage di Portella della Ginestra; e alla ormai comprovatissima alleanza tra Mafia e Alleati (leggi americani e inglesi) per sbarcare in Sicilia, in un ottica anti - fascista.
Gli accordi segreti tra Stato italiano e Nato sono ancora al centro negli anni successivi sopratutto per quello che riguarda quella gigantesca opera anticomunista e pro atlantica che tutti i governi Dc e affini misero in atto, partendo dalla protezione del braccio armato finanziato dalla Cia che era lo Stay Behind, in Italia Gladio, un esercito segreto pronto a combattere in caso di attacco Sovietico in realtà Gladio attaccò gli italiani ed è certamente al centro di molte altre vicende, come le stragi di Stato, volute e orchestrate anche con il contributo della criminalità organizzata nonché della sovversione di destra - fascista dei Nar, di Ordine Nuovo eccetera contro tutti quegli italiani che potessero in qualche modo ricondurre le loro idee politiche al progressismo.
Ma la guerra fredda, che in Italia nacque molto prima che altrove, era qualcosa di più ampio: tacciare, ridicolizzare, sabotare il PCI con ogni mezzo anche con l'omicidio e perché no anche con le stragi di innocenti. Infatti la Strategia della tensione a questo servì, e funzionò benissimo - servì a impaurire gli italiani e a farli voltare e votare a destra. Così fu.
E oggi che siamo profondamente filo americani, tanto da importare da là anche la destra antiaborto, anti welfare state e la dieta a base di patatine fritte e cheese burger e cancellare la nostra dieta (che è la migliore e la più sana); queste cose sembrano un ricordo di un passato lontano. ma non è così. L'abbraccio mortale tra lo Stato, o meglio tra parti dello Stato, quelle anticomuniste, ieri come oggi, con Cia prima e Nato poi, con Mafia e con i fascisti, hanno da sempre impedito un pieno sviluppo democratico del nostro paese.

E poi ci lamentiamo che viviamo in una repubblica delle banane....


Altro appunto al volo:
Carbonsulcis e minatori.
Io ho fama di uno che sta dalla parte dei lavoratori, ma stavolta la vertenza e la loro lotta non mi convince. I minatori hanno si raggiunto l'attenzione nazionale, ma a costo di minacciare atti estremi (farsi saltare in aria) e tagliarsi i polsi in diretta tv.

No, io così non ci sto. La vita è più importante del nostro lavoro e IL NOSTRO LAVORO NON E' LA NOSTRA VITA. Vita che vale di più di uno stupido lavoro con il cui ridicolo stipendio ci sfamiamo e sfamiamo la famiglia. Bisogna tornare indietro prima che sia troppo tardi, prima che la prossima volta qualcun altro decida veramente di togliersi la vita per attirare l'attenzione sul fatto che sta perdendo il lavoro.

E se ci pensate bene, le delocalizzazioni che ci rubano il lavoro e quindi il sostentamento, cosa sono se non la nuova Strategia della Tensione?
"I governi hanno distrutto il lavoro di Borsellino e Falcone. La speranza è nei giovani".
post pubblicato in Notizie, il 6 giugno 2012

La mafia voi non la vedete, perché non siete nati come me nel quartiere della Calza a Palermo, ma la mafia c'è anche in una regione ricca come l'Emilia Romagna. Voi i morti ammazzati per mafia non li vedete, non vedete il loro sangue che scorre da sotto a lenzuoli bianchi stesi per terra, ma ci sono! Sono gli operai morti nei capannoni costruiti male, sono le persone che perdono il lavoro perché la loro azienda è stata comprata con capitali illeciti e la produzione delocalizzata, qui i danni dell'economia mafiosa li vedrete quando sarà il momento di ricostruire dopo il terremoto. Allora forte sarà il tentativo delle cosche di impadronirsi degli appalti, forte sarà la tentazione degli imprenditori di permettere la penetrazione di capitali mafiosi”.

Salvatore Borsellino parla così del terremoto che sta scuotendo l'Emilia. L'ho ascoltarlo a Modena, ieri sera. Mi aspettavo i soliti discorsi, invece ho appreso molto di più di ciò che immaginassi. Quanto mai significativo anche il luogo: il Baluardo di Modena infatti è stato la prigione di un grande eroe italiano, Ciro Menotti, che dalla sua cella fu portato al patibolo il 26 maggio 1831. Ora è una discoteca. Da luogo storico a tempio del consumo e divertimento: vera e propria metafora di cosa sia diventato questo Paese. Menotti al pari di Paolo Borsellino è diventato solo un icona, un nome nei libri di scuola. Spesso si vuole ricoprire di retorica la figura di Borsellino e di tanti altri, con l'intento di far dimenticare il loro insegnamento, sopratutto la loro dedizione e il dono di se stessi per il bene del Paese e dello Stato.

Salvatore Borsellino è un vero fiume in piena di concetti, parole evocative, collegamenti, fatti e nomi; ma a dispetto dei suoi 70 anni non è mai tedioso, mai noioso. Inizia subito spiazzandoti: "Avevo perso la speranza. Non ero in grado di distinguere le Istituzioni dagli uomini delle Istituzioni, un grave errore che Paolo non ha mai commesso, perché lui aveva un forte senso dello Stato. Nei primi 5 anni dalla sua morte, infatti, ho molto parlato del suo lavoro della sua figura, della sua scomparsa, perché questa era una volontà di Paolo. La nostra famiglia si è messa a diffondere il suo messaggio. Parlavo con la speranza che i misteri legati alla strage di via D'Amelio e alla strage di Capaci e tutte le stragi del biennio '92 -93 potessero trovare una spiegazione, che si potessero trovare i mandanti morali e politici di quel sangue. Poi persi la speranza. Avevo perso la speranza vedendo che questo nostro Paese veniva governato da forze politiche che ritengo colpevoli della morte di Paolo. Poi ho ricominciato a parlare, ma per rabbia, - una rabbia fredda e lucida si direbbe ascoltandolo -. Ora la rabbia ha lasciato il posto di nuovo alla speranza. Sono stati i ragazzi che... 

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