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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
La trappola del femminismo travestita da parità
post pubblicato in Notizie, il 6 marzo 2019
Viviamo in un Italia in cui le giovani - e anche non più giovani, ma sopratutto le più giovani - hanno ingaggiato una vera e propria lotta senza quartiere (e senza limiti) a tutto ciò che collega la loro figura di donna e la figura di madre e moglie, cioè la figura "tradizionale" di donna.
Se da una parte trovo sia positivo ci sia parità tra generi nella carriera lavorativa, nella vita, trovo altresì assurda la crescente visione dicotomica e contrastante tra la visione di una donna libera che persegue i propri desideri, e la donna vista come schiava della tradizione perché ritiene importante la famiglia, creare bambini e nuova vita. Inutile cercare di nascondersi, quante relazioni - anche profonde, anche fondate sull'amore - cedono sotto i colpi di questa vera e propria trappola a cui abboccano sempre più donne? 

Il femminismo attuale è assai diverso da quello del 68, è una versione individualista, che non solo non vede altro che l'individuo, ma che dimentica tutto il resto che compone l'umanità, cioè la comunità. E al comunità è tale perché c'è la famiglia. La famiglia è rinnegata quasi fosse un ostacolo al pieno dispiegarsi del diritto femminile di autodeterminazione.

Sempre più sta passando l'idea che per essere felici le donne debbano rinunciare a una parte sostanziale del loro essere più profondo, cioè essere madri, cioè accettare i compromessi di un rapporto con un uomo al fine di costruire una famiglia. Niente compromessi, io faccio quello che voglio! Certo, fai pure, ma inevitabilmente poi rimani sola. O, assieme a uomini che ti utilizzano solo finché le sarai utile e non vogliono creare nulla di serio con te. 

Un uomo che ha intenzioni serie, condividere con te la sua vita vuole ovviamente invece incidere e decidere anche il tuo destino di donna, in quanto sua compagna. 

Un uomo che ti ama perciò non può accettare questa visione sempre più inculcata nelle giovani donne, tale per cui l'uomo se le ama le deve inseguire qualunque sia le loro decisioni di vita/lavoro. L'amore è un altra cosa. L'amore è decidere insieme come orientare entrambe le vite - anche quella della donna - non solo quella dell'uomo/compagno.
Se il femminismo nostrano attuale impedisce alle ragazze/donne di accettare questo compromesso, le priva anche del più bel dono che può esserci in questa esistenza cioè costruire una famiglia, avere dei figli, avere una piena maturità sentimentale.

Inoltre, altra menzogna terribile è la propaganda secondo la quale ci siano donne che non sentono la necessità di creare una famiglia o di avere figli. Certo, esistono, ma sono quelle che non hanno raggiunto una piena maturità sentimentale. E le culla in un individualismo che dura tutta la vita nella falsa pretesa di bastare a se stesse. Questa stupida idiosincrasia distrugge le vite perché le consuma inducendo l'individuo a vivere tutta la vita solo per sé. Per rendersene conto basterebbe chiedere a qualche donna che non ha avuto figli ed è anziana: non ce n'è una che non abbia un rimpianto per non avere avuto il dono di essere diventata una madre.
Aggiungo: vivere senza una famiglia o senza figli è possibile eccome, e di certo noi uomini siamo in grado di vivere così. Ma è davvero una vita compiuta e non arida? E' veramente una scelta o è una non scelta dovuta a scelte individuali orientate al soddisfacimento di un sé strabordante e che annichilisce qualsiasi sentimento.
E perché le donne dovrebbero seguire questa illusione di forza? La solitudine e l'individualismo sono debolezze, travestite da apparente forza, ma che forza non è. Lasciate queste stupidaggini agli uomini che si devono sentire forti.
Il femminismo attuale perciò non vuole altro che trasformare le donne di oggi e di domani uguali agli uomini di ieri: fieri, fintamente forti, rinchiusi in un sentirsi migliori degli altri e dell'altro sesso.

Il femminismo perciò oggi, invece che essere una ideologica che aumenta i diritti e porta alla parità tra i sessi o generi, è una ideologia che porta a rendere le persone più sole, convinte che bastino a se stesse, che basti la propria individualità per essere completi e felici. Purtroppo non è così. Siamo fatti per creare la vita e per vivere insieme. Ciò non significa che non possiamo avere gli stessi diritti. Anzi, ma le decisione vanno prese insieme, perché insieme si crea la coppia, nucleo della futura famiglia, pietra fondamentale della società.

Alle giovani donne, e ai giovani uomini vorrei dire che forse dell'orgoglio possiamo farne a meno, di aver vicino qualcuno che ci ama no, non possiamo farne a meno.
Basta spartizioni di poltrone
post pubblicato in diario, il 27 gennaio 2019

Ieri parlavo al bar con un amico di politica. Lo faccio spesso, sopratutto con chi non la pensa come me e non è del mio partito. E' l'esercizio che mi aiuta a restare collegato alla realtà e a non chiudermi in una bolla di eco di opinioni a me comode. Mi diceva che sui temi potremmo anche pensarla allo stesso modo ma che non sa per chi votare alle Europee perché nel PD e nei partiti politici quello che piace meno è la spartizione di poltrone e che è proprio questa sensazione che ha allontanato tanti dalla politica o li ha avvicinati ai populisti M5S e Lega. 



Sono pienamente d'accordo con lui. 


Temo, che sia a livello di congresso nazionale, malgrado tutte le belle parole dell' "ascoltare di più", dell' "essere umili", addirittura del "chiedere scusa" eccetera, non si voglia ascoltare questa voce sommessa ma diffusa.


 I cittadini/elettori/la gente NON VUOLE ACCORDI DI SPARTIZIONE DI POTERE E POLTRONE. 


E' quel fetore di politica fatta come professione e non come missione civile, che ha allontanato i giovani e vecchi dalla politica. La spartizione di poltrone è l'effetto di questo modo di pensare e agire la politica come mezzo per la promozione di sé stessi e non già la promozione di tutti.

Per questo a livello di congresso nazionale sostengo Roberto Giachetti, che tra i tre è di certo il meno incline ad accordi al ribasso e per la poltrona. Per il congresso provinciale spero che le posizioni si chiariscano presto, ma certo non possiamo rivolgerci a chi fa politica da quarant'anni: sarebbe dimostrare ancora una volta che non vogliamo cambiare, che non vogliamo ascoltare la gente.

Bisogna rompere le logiche di "aggiungi un posto a tavola" perché a forza di fare così la tavola si è ridotta sempre di più e i commensali sono scappati a cibarsi su altre tavole imbandite di razzismo, qualunquismo, odio ma che sembrano più etiche della nostra perché non puzzano di opportunismo.

Supercoppa in Arabia e il trade-off tra diritti e affari
post pubblicato in Notizie, il 3 gennaio 2019
E fu così che grazie alla Supercoppa di calcio, le femministe e le donne italiane scoprirono che l'Arabia Saudita è una sorta di teocrazia, e là le donne non possono nemmeno accedere agli stadi. Si leva quindi il grido di andare a giocare altrove - ma gli affari sono affari e la Lega di Serie A ha scelto di accettare l'offerta dell'Arabia Saudita per una questione di vile denaro (si chiama capitalismo, ci fa comodo ma a volte ci indigna).

Mi si permettano un paio di considerazioni: 1) la condizione della donna in A.S non è certo una novità e 2) sarebbe ora di smetterla di indignarsi a temi alterni. Non è che l'A.S. ci piace quando è un partner strategico per il petrolio, mentre per come tratta le donne negli stadi non va più bene. O si accetta di fare affari sempre e comunque con l'Arabia Saudita ignorando il fatto che è un orribile dittatura fondamentalista (come abbiamo sempre fatto), o si sceglie di essere radicalmente democratici (e coerenti) e quindi di boicottare l'A.S. e tutti gli altri Paesi che hanno scarsi diritti umani e civili per ogni tipo di business, ad esempio non comprandone il petrolio. La strada radical-democratica però implica anche isolarsi dal resto della comunità internazionale: l'Arabia Saudita è il principale alleato USA (dopo Israele) in MO, ed è un grande alleato NATO in MO (ed è per questo che gli vendiamo gli armamenti). Se gli vendiamo le armi e compriamo petrolio, perché non dovremmo usare un loro stadio per una partita?
Grazie Rigoni Stern - sul conformismo
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2018

PREMESSA: Non mi sono mai piaciute le citazioni in cui c'è l'autore che ti dice cosa fare della tua vita. E questa qui sopra è una di esse, ma in qualche modo mi ha colpito.

Oggi ho letto queste righe di Rigoni Stern e ho iniziato a pensare che stesse parlando di me. Giuro di essere sempre stato ribelle per giusta causa e scarsamente conformista. Oggi però viviamo in un mondo che induce inevitabilmente ad essere conformisti. O almeno, ad avere tutta una serie di esperienze di vita comuni a tutti. E non mi sto riferendo alla scuola, alla prima ragazza/o, al mare eccetera. Sto dicendo che oggi viviamo in un mondo iper connesso, dentro a un sistema massicciamente capitalista, in cui è inevitabile essere almeno in minima parte conformisti, prima di tutto nei consumi, negli oggetti posseduti. Alzi la mano chi si può permettere oggi, nel 2018, di non avere un telefono personale portatile. O un account social. Certo, il discorso cambia se non si vuole avere una vita sociale ne un lavoro. Allora sì, si può essere pienamente dissociati e non avere ne un telefono ne un profilo social, ne, che so, la televisione. Certo però chi non possiede la tv, guarda youtube, e allora siamo di nuovo daccapo. Ripeto, oggi è impossibile non essere almeno un pochino conformisti. E si sa che le cose che possediamo alla fine ci posseggono. Quindi, benché uno possa essere una persona illuminata di singolare capacità intellettiva, si finisce tutti per fare gli stessi pensieri o per provare le stesse sensazioni. Il conformismo è accelerato poi se si parla di svaghi. A chi non piace viaggiare? Chi non guarda mai film o serie tv? Tutte queste attività culturali però creano un retroterra culturale comune. Non necessariamente un pensiero comune, però, però. Di certo essere autentici ai tempi di Rigoni Stern era più semplice di oggi. 

Io nel mio piccolo sono sempre stato abbastanza bastian contrario, di nascita, di matrice. Tuttavia negli ultimi anni ho dovuto gioco forza adeguarmi, con i social, con le uscite, con le serate, con lo smartphone, altrimenti sarei rimasto totalmente da solo. Senza conoscenti, senza amici, senza ragazza. E da soli non si può stare in giovane età, e probabilmente nemmeno in età avanzata. L'uomo è un animale sociale, e malgrado ci siano persone come me, che amano la propria indipendenza e solitudine, si impara a prenderla con piccole dosi. Insomma abbiamo bisogno degli altri, fa parte della nostra natura più profonda di esseri animali (umani). Certo ci sono differenze anche sostanziali, caratteri diversi eccetera. Però in fondo in fondo, tutti siamo alla ricerca di qualcun'altro e insieme di noi stessi. 

Sull'essere forti e liberi, non accodarsi al carro del vincitore avrei molto da dire. Mi sono accodato a un solo carro, finora nella mia vita, ma solo per convinta adesione intellettuale e politica. Carro ora perdente. Pazienza. Certo, penso sempre di essere stato fin'ora molto sfortunato su questi aspetti. Forti e liberi, non conformisti. Ribelli per giusta causa. Non è di certo facile essere così nel mondo d'oggi. Si finisce isolati, e si torna al ragionamento fatto sopra. Nessuno vuole essere veramente completamente isolato.

Perciò di forti e liberi, non conformisti e ribelli per giusta causa ne conosco e ne ho conosciuti pochi, mi annovero tra questi, assieme ai miei genitori. E ad alcuni conoscenti, che spero un giorno possano diventare amici e che ho conosciuto di recente. 
Forse chissà, l'età della maturità incipiente, porta consiglio. A me e ad altri.


Di certo ciò che raccomanda il buon Rigoni Stern è quasi impossibile al giorno d'oggi, vuoi per quieto vivere, vuoi per opportunità (anche lavorativa), vuoi per altre dinamiche che incidono profondamente nella vita di un uomo e di una donna. Direi che è un precetto verso il quale "tendere". 

Una stella cometa da inseguire, sapendo che non si raggiungerà mai. L'importante è non diventare un bambolotto nelle mani di qualcun'altro, o un totale decerebrato. Accettare qualche compromesso è inevitabile, non tutti possono fare l'eremita. 

Ecco, pensare con la propria testa! Difficile. Non certo per tutti.

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permalink | inviato da Pa.P il 11/6/2018 alle 17:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Corporativismo male antico
post pubblicato in Notizie, il 21 ottobre 2016
Quelli che voteranno No oggi sono in sciopero, sono gli stessi sindacati corporativi ( il corporativismo è bestia fascista non ancora estirpata e anzi fatta propria da quelli che si definiscono antifascisti) che non hanno mai difeso i precari, gli ultimi, i giovani.

Sono i sindacati e le corporazioni forti nel mondo della scuola, dei trasporti. Sono la (piccola ma compatta) massa sindacalizzata del Paese, quella che non difendono solo il loro lavoro con il loro sciopero, ma vogliono imporre la loro idea di politica usando non già le elezioni e i referendum, ma il loro stesso sindacato, i poteri previsti dall'articolo 18 e dallo Statuto dei Lavoratori non già solo per difendere i propri diritti ma per far mancare i diritti (di mobilità, di studio ecc) agli utenti, col solo fine di creare disagio e in questo modo fare politica.

Una realtà distorta, che condisce Corporativismo fascista e ribellismo sessantottino vecchio stampo.

Sono pronti a fare scioperi politici per sostenere questo o quello confondendo ancora il sindacato con la politica: per esempio l'Ataf di Firenze sostiene apertamente il No al referendum in orario di servizio - è una violazione penale - e ha pure taroccato sugli autobus i poster pubblicitari del Si.

Vergognosi. 
Lotterò - e ho sempre lottato - contro questi piccoli poteri costituiti che rallentano e rovinano il nostro Paese. Ben nascosti dietro l'ideale di difendere i diritti di tutti esercitano la prevaricazione e quindi la lesione concreta dei diritti altrui, intendendola invece come propria aspirazione sindacale. 
Vergognosi.
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