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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Il futuro è unitario o non ci sarà
post pubblicato in diario, il 14 settembre 2018
Ho cercato di dare il mio contributo all'iniziativa "La tua idea per cambiare l'Europa", che vi invito a seguire domani mattina, ma allo stesso modo questo pomeriggio correrò a firmare per permettere alla lista Futura2018 di presentarsi alle elezioni. Ho fatto campagna per il SI al Referendum Costituzionale e sono un riformista "renziano" convintissimo e mi sento in egual misura una persona di Sinistra. Di Sinistra e Liberale (non liberista). E ad oggi non ci vedo alcuna contraddizione, anzi.

Avendo studiato scienze politiche, capisco meglio di altri le evoluzioni storiche e le motivazioni fondate che costituirono quel solco di differenza tra riformisti e massimalisti. Tuttavia, non capirò mai perché in un campo politico che io chiamo "progressista", che va dai riformisti di Renzi e Calenda e arriva a tutta la Sinistra che vuole confrontarsi con la realtà, si perdano tutte queste energie e tempo in liti interne, estenuanti, controproducenti e fini a se stesse, visto che tutti condividiamo l'idea che il Capitalismo vada guidato e indirizzato e il più debole e il diverso protetto e aiutato costruendo per lui nuove opportunità. L'Uguaglianza e la Solidarietà ci accomunano, e sono valori grandi.

Questi sono i valori che unificano la nostra area che qualcuno definirà "ampia", ma che ampia non è, almeno in termini elettorali. Per tanto, non capisco l'acrimonia che c'è talvolta tra noi quando dall'altra parte c'è la destra più nera e più becera che si ricordi. Che si tinga di grillino o di leghista o che si finga "moderata" non importa. E' sempre la solita destra illiberale. Ho sofferto personalmente per gli attacchi personali a Renzi e ai suoi più stretti collaboratori e amici, attacchi che venivano dalla nostra parte. C'è un populismo che vuole togliere diritti e tutt'al più distribuire qualche mancetta. Che vuole una Restaurazione del passato e sopratutto delle ingiustizie del passato. Che vuole uno statalismo carrozzone, con distribuzione di prebende e poltrone e non certo uno statalismo dirigista e sano che pure ci fu (l'Eni di Mattei per esempio, l'Enel che portò a tutti l'elettricità e arricchì le valli del Trentino costruendo le centrali idroelettriche, per es.).

La guerra tra Riformisti (Menscevichi) e Massimalisti (Bolscevichi) è con le dovute differenze una guerra ideologica che si trascina dalle tesi di Lenin ad oggi, e che sopita o virulenta, interessa tutti i partiti della nostra area politica in tutti i Continenti e compie più di un secolo. In piccolo, molto in piccolo, interessa anche la politica dell'Italia e per riflesso quella del Trentino.

Auspico si trovi la saggezza per lasciare questa disfida nel passato anche considerando che il Capitalismo ha vinto, ci ha modellato come persone e come storie personali, e che non è più ora di combatterlo perché combatterlo è fuori dal tempo, ma semmai di adattarlo all'Uomo.

Per tanto ritengo sia venuta l'ora di fare fronte comune, non solo per queste elezioni Provinciali imminenti. Direi di scavare una buca profonda e seppellire i rancori, e metterci sopra una bella colata di cemento. Riconoscendoci per i valori che ci accomunano piuttosto che per ciò che ci distinguono. Oggi sembrano parole ingenue, le diciamo da tanto tempo, ma non le realizziamo mai. Domani, sono convinto, sembreranno parole lungimiranti.

"Dividi et impera" diceva Cesare, e i divisi e comandati siamo noi, cioè la sinistra o se volete i progressisti. E siamo comandati dai reazionari.

Prendiamo coscienza che la sinistra compresi i liberali che con termine infelice abbiamo definito "democratici", è sempre stata una minoranza nella popolazione italiana. Una piccola minoranza! Siamo numericamente inferiori, è ora di capirlo e fare fronte comune nei confronti di chi ci vuole riportare al Medioevo. Divisi abbiamo già perso e perderemo ancora. Uniti abbiamo già vinto e possiamo ancora vincere.
Coerenza post elettorale
post pubblicato in Notizie, il 14 febbraio 2018

"Qualcuno crede che io sia un testardo, stupido federalista e che io sia a favore di un'Europa federale. Sono contro un'Europa federale. Non ha senso, non siamo gli Stati Uniti". - Jean Claude Juncker durante una conferenza stampa.


E poi c'è gente nel PD che si stupisce del fatto che ho fatto orgogliosamente parte della lista Tsipras: ben gli sta al PSE a fare la grande coalizione col PPE e promuovere gente come Junker! A futura memoria! Ho fatto parte della lista Tsipras proprio contro la grande coalizione PPE PSE. Ben inteso, così come mi impegno per il PD, sarò opposizione di qualsiasi governo di grande coalizione post elettorale. Il socialismo democratico europeo ha senso solo se non getta all'ammasso i propri principi pur di governare. Meglio opposizione piuttosto che stampelle della destra.

IL PD FA LA FESTA ALLA FIOM
post pubblicato in Notizie, il 3 aprile 2012
«Sulla bacheca audace l'Unità», la serata organizzata ieri dal Pd bolognese e dalla redazione dello storico quotidiano della sinistra italiana al teatro Duse hanno smosso in me sopite riflessioni, ero felice per la Fiom, entusiasta per i cantautori che toccavano il mio cuore ma il mio senso critico mi pungeva.

L'emozionante prof Vecchioni, il sagace Simone Cristicchi, intellettuali come Moni Ovadia hanno allietato una serata dedicata alla Fiom, recentemente riammessa nello stabilimento Magneti Marelli di Crevalcore, del gruppo Fiat, esclusa dal nuovo contratto aziendale stile Pomigliano voluto dal Ceo Marchionne ed esteso a tutto il gruppo. Sul palco tra gli altri Alessandro Benvenuti, Modena City Ramblers, Tetes de Bois, Bandabardò, Gualtiero Bertelli, Leo Brizzi, Maria Grazia Campus e Alessio Lega, oltre al sindaco Virgino Merola e al direttore dell'Unità, Claudio Sarto. Questi erano i nomi di richiamo, ma la serata voleva mettere al centro i lavoratori come Tolomelli, delegato Fiom alla Ex Weber tra il 1969 e il 1984, «arrabbiato ma affatto sorpreso rispetto alla prepotenza dei padroni», e Daria Mariucci, una dei sette ex delegati delle tute blu della Cgil cacciati dalla Magneti Marelli, forte della sentenza bolognese che condanna l’azienda del gruppo del Lingotto per comportamento antisindacale. Tuttavia. Tuttavia se la Fiom difende effettivamente i diritti basilari dei lavoratori contro le angherie perpetrate dalla volontà di Marchionne e il Pd appoggia la Fiom contro Marchionne, ma il Pd è al tempo stesso uno dei partiti su cui si regge l'esecutivo di Mario Monti, lo stesso Monti che si schierò apertamente con Marchionne non appena quest'ultimo inaugurò il nuovo contratto Fiat, e per giunta salutò i nuovi contratti aziendali sfruttatori come un importante riforma, capite anche voi che dev'esserci un grosso cortocircuito.

Il Pd tiene il piede in due scarpe. Da un lato organizza serate per festeggiare la decisione di un giudice del reintegro della Fiom, cioè di un sindacato, ingiustamente escluso dalla possibilità di rappresentanza su un luogo di lavoro. Dall'altra però lo stesso Pd sostiene un governo che è in assoluta continuità ideologica e programmatica con quanti, come Marchionne, vogliono levare i diritti dei lavoratori e aumentare l'intensità del lavoro: riducendo le pause raddoppiando gli straodinari punendo i lavoratori se fanno sciopero non pagando il periodo maternità alle lavoratrici ed escludendo i sindacati scomodi che non si sono piegati a firmare tutto questo, come la Fiom.

L'Unità rientra perciò alla Magneti Marelli di Bologna, così come rientra la Fiom, i cui sindacalisti erano stati allontanati per contratto, un contratto che discrimina, che viola i principali diritti fondamentali e che tuttavia lo stesso Pd ha fatto passare sotto traccia, facendo passare quell'assurdità giuridica che un contratto aziendale come quello della Newco Fiat, possa superare la i contratti nazionali ma anche le stesse leggi e addirittura la Costituzione. L'Articolo 1 della Costituzione e l'art 39, sulla libertà sindacale, per la precisione. L'iniziativa del Pd perciò sarebbe pregevole se non fosse che lo stesso è il partito politico espressione di quello che il professor Riccardo Bellofiore ha identificato come social liberismo. La vicenda Fiat – Fiom infatti altro non è se non l'implementazione dei dettami neo liberisti alla cultura del lavoro italiano. Il neo liberismo si è imposto nel mondo a partire dagli anni '70-'80 dello scorso secolo e si è affermato negli anni '90 diventando la cifra di pensiero economico non solo della destra ma anche della sinistra tradizionale, quella ex comunista che fa parte del partito socialista europeo. Il neoliberismo è stato certo liberista contro il lavoro, contro il welfare a favore della finanza. Il social liberismo di cui si è fatto interprete prima il partito Pds - Ds, diretto discendente del PCI, poi anche il PD, è la risposta del socialismo europeo al liberismo di destra. Il social liberismo ha alcuni dogmi: liberizzazione dei beni e servizi (ricordate le “lenzuolate” dell'allora ministro Bersani? O la privatizzazione dei servizi pubblici locali della Lanzillotta in pieno Gov Prodi?) fondata sul presupposto mitologico della concorrenza come regolatore dei monopoli, visione che, ci siamo accorti ora, è stata smentita nei fatti con bollette sempre più esose, monopoli sempre più saldi, benzina a 2€ il litro. Il social liberismo vorrebbe piegare – come spiega Bellofiore – la finanza mondiale ad una regolamentazione statuale, cosa che non è mai successa e mai avverrà, per poi magari redistribuire le briciole dei profitti tra tutti noi. Il riferimento teorico e ideologico del Pd e del socialismo europeo è lo stesso del neo liberismo. Il problema è che, anche a sinistra del Pd, non si è ormai più messo in discussione questo neoliberismo consumista che ha svenduto tutte le più importanti aziende del Paese, che ha precarizzato la società con la balla della flessibilità, che ha ucciso le giovani generazioni, che ora vuole togliere tutti i diritti anche a chi li ha già, come l'articolo 18 ma non solo.

La cosa più grave tuttavia è il fatto che il neo liberismo & il socialiberismo hanno imposto nuovi valori universali come il profitto a tutti i costi. Profitto che ora vale di più della vita umana. L'involuzione carpiata dal PCI al Pd è perciò stata notevole sopratutto nella politica e nell'ideologia di riferimento. Con un piccolo particolare di enorme importanza. A Bologna e nelle regioni “rosse” l'elettorato del social liberista PD è grosso modo lo stesso che fu del comunista PCI. Da rossi comunisti a yuppies della finanza internazionale, però con l'accortezza di organizzare la festa dell'Unità e la sera a teatro per festeggiare la sconfitta di Marchionne.

Allora il Pd deve capire da che parte sta. Questo è il punto. Deve decidere se stare con il lavoro, con la dignità delle persone, con il rispetto della Costituzione, con la libertà; O se stare con il social liberismo e con la finanza internazionale, con Monti e con Napolitano, con Casini e con Alfano.

O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao.



Le mie motivazioni per sostenere convintamente Luigi De Magistris sindaco
post pubblicato in diario, il 26 maggio 2011
La premessa l'ho già scritta l'altro giorno e vale anche per questo post. come ho fatto per il mio sostegno a Pisapia, non cercherò in alcun modo di dare un giudizio complessivo, che non spetta a me, ma scrivo una delle cose su cui il candidato ha deciso di impegnarsi nella sua attività di sindaco- la cosa che mi ha convinto ad appoggiarlo pubblicamente, per quanto il mio blog non sia poi uno spazio molto importante.

Passiamo ora a Luigi De Magistris. Luigi è un ex magistrato a cui il Csm, con una deliberata decisione politica ed ideologica pro governativa, ha negato di fatto la possibilità di continuare a svolgere la propria professione e che per questo motivo ha deciso di fare il politico. Già eurodeputato Idv, si è candidato a sindaco di Napoli contro tutti. Contro i poteri forti. Contro il governo (ovviamente). Contro la Camorra. Contro il Pdl. Contro tutti i pronostici. Contro il Pd. Lo stesso Pd napoletano che ha dato prova di se con quella sceneggiata vergognosa, indecorosa e avvilente delle finte primarie pilotate: aumento esponenziale delle tessere alle varie correnti al solo scopo di vincere la sfida interna e portare il proprio candidato ad essere il candidato di tutta la coalizione del csx. La cosa è sfuggita di mano e la segreterai centrale del Bersani ha pensato bene di annullarne il risultato. Ma non ha pensato bene di voltare pagina dalla disastrosa amministrazione di Bassolino&Iervolino, che con la loro supponenza e incapacità hanno aggravato fino all'eccesso le condizioni di una metropoli già difficile come Napoli. Il problema dei rifiuti è storia antica. E' precedente anche a Bassolino e Iervolino. Funziona così: i poteri locali campani fanno un bel favore alla criminalità organizzata non risolvendo mai il problema dello smaltimento dei rifiuti: ci pensa la Camorra a disseminarli poi nelle campagne di tutta la regione: risultati? Tumori, zone contaminate per sempre, rischi per la salute di tutti e ricchi affari per “loro”. La politica campana (TUTTA) non ha mai risolto questi problemi (e altri) intascando però i ricchi finanziamenti che puntualmente arrivano da Roma sotto forma di decreti per “l'emergenza” rifiuti. E questo non lo dice tale Paolo Perini, ma tale Saviano, che è pure napoletano. Un emergenza che ha riempito i forzieri dei corrotti e dei camorristi e che ha inquinato Napoli e la Campania.

De Magistris ha spiegato il 24 sera nel programam televisivo Otto e mezzo in onda su La7 quali sono gli interventi e le politiche da attuare per risolvere (o meglio, cercare di risolvere) il problema rifiuti. La parola d'ordine è smetterla con l'emergenza: fare cose sensate, logiche come la raccolta differenziata, banali, e con una gestione ordinaria.

Il fulcro dev'essere la raccolta differenziata. Una raccolta differenziata che i napoletani non hanno mai fatto e che solo un sindaco credibile può iniziare a fare. Separazione del secco dall'umido, cioè dall'organico (rimasugli di cibo - che poi marcendo provocano l'odore irritante). Il secco viene poi trattato in modo meccanico per una successiva divisione: plastica vetro e altri materiali prenderanno tutti strade diverse ma non l'inceneritore. Solo la parte del residuo indifferenziabile finirà nell'inceneritore di Acerra. E l'immondizia che giace in cumuli sulle strade? De Magistris ha affermato che ha un accordo politico con alcune regioni nel caso diventasse sindaco: l'immondizia (e non la munnezza) verrà rimossa e smaltita in quelle regioni - e non si può fare altrimenti! Il piano è credibile perché si chiede ai napoletani di fare solo una divisione semplice dell'immondizia tra secco e umido - anche perché se si inizia subito con una differenziata spinta si finisce che non la fa nessuno e si è da capo. Il tutto nelle intenzioni di De Magistris verrà correlato da una nuova tassazione comunale: via la tassa rifiuti tradizionale e arriverà una tassa che premia chi produce meno rifiuti e punisce chi ne produce troppi.

Semplice, intelligente = fattibile.


Solo un politico nuovo, giovane e assolutamente integerrimo e di comprovata onestà può cimentarsi nella terribile e complicatissima prova di fermare questo circolo vizioso dei rifiuti e aiutare Napoli ad uscire dalla tradizionale convivenza e connivenza dell'amministrazione con la Camorra. Luigi De Magistris ha il Cv giusto. Non a caso la sua candidatura sostenuta in origine solo dalla Federazione della Sinistra (Prc+ Pdci) ma poi anche dall' Idv napoletano, è sempre stata vista con sospetto e malcelato fastidio dal gotha della politica campana (Pd Pdl e compagnia). A Napoli non si parla quindi di sinistra o di destra ma di un uomo pulito sostenuto da una compagine anomala che è segretamente inviso a tutti i poteri cittadini troppo a lungo conniventi con la Camorra. E' la lotta di Don Chichotte contro i mulini a vento. De Magistris – Chichotte ha praticamente vinto il primo turno checche ne dicano tutti: infatti è passato al secondo turno per secondo con il 37% dei voti assieme allo sfidante del Pdl Lettieri, amico di Cosentino, politico condannato per mafia che sta in Parlamento nonostante tutto.

La sfida di Napoli quindi è la sfida tra l'outsider onesto e la solita polita napoletana tanto vicina alla Camorra che quasi non si distingue con essa (ma non si dica che è la stessa cosa per carità!). Beh a me è sembrato un miracolo che De Magistris sia passato al secondo turno prendendo più voti del candidato ufficiale di Pd e compagnia (e intercettandone buona parte http://www.termometropolitico.it/comunali-2011-i-flussi-elettorali-a-napoli/). Sinceramente non me lo aspettavo dai napoletani. Sono abituato che le novità politiche non vengono mai da là. Invece sopra l'olezzo dell'immondizia in putrefazione si è levato il vento del cambiamento, quello vero.

E' per questo che malgrado il mio apartitismo mi schiero senza se e senza ma con De Magistris. Forse non risolverà con la bacchetta magica tutti i problemi di Napoli. Ma una sua vittoria sarebbe la vittoria dell'Italia civile e onesta contro i soliti noti. E caspita, questa si che è una novità politica!

Le mie motivazioni per sostenere convintamente Pisapia sindaco.
post pubblicato in diario, il 24 maggio 2011
Ho deciso di fare una scelta di campo netta per i prossimi ballottaggi. Sto con De Magistris e con Pisapia. Senza se e senza ma. Oggi pubblico le motivazioni per Pisapia, domani quelle per Luigi de Magistris:

Premessa

Tuttavia sento il bisogno di argomentare questa scelta che per me non è ne scontata ne facile. Io sono Mr nessuno. Per chi non mi conosce sono un attivista della Rete Viola e per tanto faccio del mio apartitismo un quasi-culto nel senso che non parteggio per nessun partito anche se ho una mia personale collocazione politica. Non sono iscritto a partiti e sono orgoglioso di intendere il mio ruolo di aspirante giornalista come come qualcuno che fa domande ai potenti e non come qualcuno che parteggia per un partito, un sindacato o un associazione. Questa indipendenza non è solo ideale o moralistica ma fattuale: non ricevendo soldi da nessuno posso trattare tutti alla stessa maniera – come si vede ne vado fiero e credo che anche gli altri giornalisti dovrebbero fare lo stesso, ma questa è utopia.

Convinto insomma che il mio ruolo sia quello di essere “cane da guardia” del potere e non cane da compagnia o da riporto – citando Marco Travaglio, che però al pari di Scanzi si sono schierati con Beppe Grillo. (e quindi buonanotte all'obiettività). Apartitismo che non mi fa precludere a priori la capacità di discernere tra le oligarchie di apparato dei partiti (quelle che tutti si affannano ora a criticare – dai grillini agli indiñados – dimenticando che per 50 anni l'Italia è campata con le pensioni e i benefits elargiti al popolo da quella che oggi definiamo casta) e uomini e donne che sono iscritti a quei partiti ma che sono persone oneste, integerrime e sinceramente desiderose di migliorare questa nostra società.

Motivazioni

Detto questo, vi darò le motivazioni della mia convinta adesione.

“Riqualificare l'offerta dei consultori familiari in rapporto alle caratteristiche della domanda, con riferimento anche all'esigenza di una politica attiva di prevenzione e ascolto dei problemi di disagio e salute dell'età adolescenziale, in rapporto anche con le istituzioni scolastiche. Il diritto all'assistenza in caso di interruzione volontaria di gravidanza deve essere garantito attraverso la corretta attuazione della Legge 194” (- dal programma politico di Pisapia al cap. benessere, salute e coesione sociale1).

Pisapia ha affermato pubblicamente e messo nel proprio programma di eventuale sindaco di Milano la spinosissima quanto taciuta questione dell'aborto2: applicare pienamente la legge 1943, che ora non è pienamente applicata, secondo lui. Nella cattolicissima, o sarebbe meglio dire, nella ciellina Milano, i medici “obiettori” sono la stragrande maggioranza negli ospedali pubblici (i cui primari sono tutti o quasi CL4) e impediscono di fatto la piena fruizione della legge 194 sull'interruzione di gravidanza5; non solo, questa situazione è gravemente discriminatoria dei diritti delle donne meno abbienti: infatti negli ospedali privati milanesi si fanno tutti gli aborti che non si praticano nelle strutture pubbliche6, con un unica sostanziale differenza – l'operazione è a pagamento invece che essere gratuita. (O meglio gli ospedali privati ricevono lauti rimborsi pubblici dalla Regione Lombardia).

Nei consultori della civile Milano l'aborto è di fatto più difficile che altrove anche grazie alla presenza soffocante di “consiglieri” cattolici della associazione Scienza e Vita. Sono documentati e documentabili centinaia di casi estremi in cui i consiglieri tramite deliberato terrore psicologico impediscono de facto a donne e ragazze di praticare l'aborto anche nei casi estremi. (rimando alle note a fine articolo). Tutto questo nella civile (?) Milano. Per me Pisapia è da appoggiare anche solo per questo motivo: inserire nel proprio programma una questione difficile e elettoralmente pericolosa come questa in una città in cui tu, candidato di centro sinistra parti storicamente svantaggiato, significa credere fortemente nei valori della laicità dello Stato, nel rispetto delle leggi, nel rispetto della dignità della salute e della volontà delle donne.

Per questo (ma anche per molto altro) sono convinto che Pisapia sia il cambiamento che serve a una Milano che negli ultimi 20 anni è diventata la patria dell'edilizia e della lottizzazione politica delle cariche istituzionali e pubbliche grazie al governo ciellino forzista destroso di Moratti & Formigoni.

4www.chiarelettere.it/012811_City68629.pdf

Ferruccio Pinotti – La lobby di Dio, Chiarelettere

«Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali,nell'assistenza,nell'università» - Eugenio Scalfari sul potere della Compagnia delle opere in Lombardia, "la Repubblica", 13 ottobre 2008

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