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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
La morte del gerarca
post pubblicato in Notizie, il 12 ottobre 2013
Sulla morte del gerarca Pribke ho già scritto, per chi è interesato, qui: http://www.ilbolognino.info/item/243-priebke-non-mi-pento-di-nulla


A lui e a tutti i mostri del Novecento, che hanno avuto pure la sfacciataggine di vivere 70 anni in più delle loro vittime, dedico la poesia di Calamandrei:

"Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA"

Liberazione o qualcosa simile
post pubblicato in Notizie, il 24 aprile 2013
Domani è il 25 aprile e si festeggia la fine della dittatura Fascista e la Resistenza Partigiana.

Partigiani e repubblichini/fascisti non furono la stesa cosa.

Se avessero vinto i reduci di Salò ora saremmo diventati una colonia di Hitler.
Avendo vinto i partigiani, siamo una democrazia, ma sopratutto siamo nati liberi.

Grazie partigiani.


Ps: se non ti senti libero, o se non ti senti di vivere in una democrazia, sappi che questo è dovuto al fatto che dalle prime elezioni libere fino ad oggi la maggioranza di italiani ha scelto di essere governata da forze e da schieramenti che per la maggior parte non riconoscono la guerra partigiana e soprattutto i valori della Resistenza.
Perciò, alzati e protesta.
Sopratutto protesta sul lavoro, a scuola, a casa, non in piazza. Che 1 ora di manifestazione la sanno fare tutti, ma cambiare le cose un po tutti i giorni è più difficile.

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permalink | inviato da Pa.P il 24/4/2013 alle 16:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La ricostruzione culturale
post pubblicato in diario, il 11 maggio 2012

Nuova linfa culturale di contrapposizione all'attuale dominio cultural-politico del finaz-capitalismo sta nascendo e crescendo in molte piccole iniziative, in tutto il Paese. Anche con il linguaggio del fumetto. Fumetto e antifascismo è la sfida lanciata da AntiFa!nzine che cerca di unire i due mondi, per parlare di antifascismo e antirazzismo con il linguaggio dei giovani fumettisti italiani. L'iniziativa può aiutare noi giovani a impadronirci dei concetti e dei valori su cui, solo idealmente, è nata la nostra Patria; non lasciare che il ricordo della Resistenza e l'antifascismo sia classificato come roba vecchia e noiosa ma farlo rivivere.

Più il ventennio fascista e la Resistenza si allontanano e si perdono nelle nebbie del tempo che trascorre inesorabile, più sentiamo il bisogno di confrontarci e capire questo contrastato e difficile recente passato della storia del nostro Paese. Ne è testimonianza straordinaria il fatto che quest'anno la commemorazione del 25 aprile è stata tra le più seguite e le più sentite da molti anni a questa parte. A Marzabotto, a Sant'Anna di Stazzema, a Roma, ovunque, decine di migliaia di cittadini ne hanno preso parte; numericamente di più che negli anni trascorsi. Quest'anno la retorica ha lasciato un piccolo spiraglio a quello che forse in futuro - spero - sarà un confronto collettivo senza pregiudizi e senza facili ricostruzioni precostituite.

Sopratutto siamo noi giovani uomini e giovani donne ad aver intuito nel profondo delle nostre coscienze che la parte buia, nera, della nostra società è ancora qui, non è ancora stata sconfitta, non se n'è mai andata: razzismo, squadrismo, neo fascismo, teste rasate, croci celtiche, tartarughe, simboli runici sugli zaini dei ragazzini ci rammentano che non possiamo abbassare la guardia. Ma noi generazioni degli anni '70 e '80 siamo anche figli più veri e appassionati del fumetto - giapponese o italiano o americano che sia -, dei videogiochi, che hanno accompagnato l'adolescenza di tutti noi e più in generale di un mondo ludico e artistico fatto di personaggi immortali, di parole d'ordine, di manie nerd, di collezionismo, di immancabili sigle dei cartoni animati che ci riportano col pensiero alla nostra gioventù. Fumetto e impegno politico per esempio, sono due aspetti che solo apparentemente sono molto distanti tra loro, ma che già si unirono nella storia passata dell'editoria italiana.

AntiFa!nzine è una rivista di fumetti e narrativa che nasce nel 2011 attorno all'etichetta indipendente Corto Comix Edizioni, del centro sociale Corto Circuito di Roma e ne è anche la prima pubblicazione. Come dice il nome è una fanzine antifascista, un modo per raccontare quell'oscuro passato con un linguaggio più nostro, diretto e fruibile, accessibile e ludico: il fumetto. Come racconta a Lo Spazio Bianco il disegnatore Claudio Callia «Il tutto nasce dal fatto che per noi, per me, è importante fare politica, partecipare alle cose di questo mondo, impedirmi di lamentarmi e basta ma provare a cambiare ciò che non mi piace. A quel punto ogni strumento è valido: il fumetto è solo quello che prediligo [...]il fumetto nel suo confluire di parole e immagini in sequenza ha delle caratteristiche proprie che facilitano la comunicazione con le persone, è uno strumento formidabile sia per rendere comprensibili concetti complessi sia per costruire un rapporto di complicità col lettore diverso da quello delle parole, che in un qualche modo agisce su una parte più intima del nostro cervello».

Torre Gaifa a MilanoPiù in generale in Italia si respira a sprazzi aria nuova, nuovo spazio alla satira, piccoli interstizi culturali crescono: Un due tre stella, che vede di nuovo Sabina Guzzanti in tv, alla faccia dell'editto berlusconiano, nel quale non a caso trova spazio anche la sorella Caterina con l'apprezzatissimo sketch di Vichy, che fa il verso proprio a quelli di CasaPound. E poi il doppio Male, il Vernacoliere sempre più incisivo, Mamma!, l'immarcescibile Linus, le belle esperienze di riappropriazione di spazi culturali come il Valle occupato a Roma, un teatro che rischiava di diventare l'ennesimo tempio del consumismo. Sulla stessa onda è anche la recentissima (di ieri) occupazione del grattacielo di 33 piani, vuoto, la torre Gaifa a Milano, chiamato da subito su Twitter con gli hastag #Macao e #tuttisumacao.

Qualcosa, sotto la cenere dei distruttivi incendi sociali causati dalla crisi voluta dalla finanza internazionale, si sta finalmente muovendo in Italia, è innegabile. Il nuovo spazio di piazza Lagosta del Macao di Milano vuole diventare, nelle intenzioni degli occupanti, un nuovo centro di arte e cultura, lontano dalla cultura mainstream e autonoma, seguendo l'esempio finora vincente del Valle di Roma. Tutte queste realtà sono legate dal filo comune dell'autorganizzazione, dalla volontà di non lasciarsi pervadere dalla perdita di speranza e rassegnazione che i dissesti sociali stanno causando e dal non farsi travolgere dalle macerie culturali lasciate dal ventennio berlusconiano, con i suoi caposaldi culturali: velinismo, stupidità glamour dei grandi fratelli & affini, le nipoti di Mubarack per lo spettacolino di burlesque, un Italia che è stata trasformata in una corte di Sultano. Da tutto ciò c'è chi sta cercando di ricostruire un sentire comune, anti-stupidità, inevitabilmente antifascista, di sberleffo ad un potere vacuo e sempre più incapace di dare risposte, di ridurre i suoi privilegi, le sue corti, i suoi sprechi, la sua illegalità per i ricchi e la sua repressione per i deboli e per i poveri. Tutto questo non può che partire da una nuova produzione culturale, propriamente italiana che smetta di essere succube e succursale dei modelli culturali d'oltreoceano. AntiFa!nzine va, a mio parere, in questa direzione. L'avvenire futuro si costruirà certamente se riscopriremo i valori buoni del passato, ma anche se saremo tutti in grado di passare dal mondo in cui si ha, al mondo in cui si è.

Se solo avessero potuto immaginare...
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2011
Oggi ho passeggiato tra le vie della città. La città in cui vivo ha molte vie intitolate ai Partigiani. A quei ragazzi che sono morti per la nostra libertà. Non tutte le città li hanno reso omaggio ma tutte hanno un grosso debito di riconoscenza nei confronti di quei nomi.

Così ad ogni via ho pensato;

Se solo avessero potuto sapere quanto sono fascisti oggi gli italiani, nei metodi e nei modi di pensare, sempre pronti a salire sul carro del vincitore, mai capaci di difendere le loro proprie idee fino in fondo, mai capaci di tenere la schiena dritta, sempre pronti a cercare il sotterfugio la scorciatoia;

Se solo avessero potuto conoscere quanto puzza la lotta per il potere, quanto sono vili certi figuri che schiacciano il prossimo con giochetti subdoli e tutto per ottenere la benvolenza del loro capo;

Se solo avessero potuto anche solo immaginare quanto facilmente le Istituzioni democratiche repubblicane e nate dalla loro lotta abbiamo svenduto la libertà, che loro ci hanno donato, ai poteri internazionali della finanza, della Nato, dell'Fmi, del Wto, della Banca mondiale, dell'Ue con la scusa pretestuosa dell'articolo 10;

Se solo avessero potuto sapere quanto ci siamo volontariamente soggiogati al Papa e ai suoi cardinalizzi, quanto lo abbiamo e lo stiamo finanziando, quanto la politica tutta ne è ossequiosa;

Se solo avessero potuto sapere quanto sono fascisti gli antifascisti e quanto nelle piccole organizzazioni o movimenti di oggi si perpetrano le stesse logiche di potere e controllo, convincimento e coazione, silenzio assenso che ci sono nei grandi partiti;

Se avessero potuto anche solo immaginare tutto questo,

loro se ne sarebbe ben visti dal prendere le loro giovani vite e andare a far guerriglia su in montagna. Consci che sarebbero stati gli unici al sostegno di quei valori magnifici sia tra i coevi che tra i posteri, mai non avrebbero immolato le loro giovani vite. Avrebbero lasciato l'Italia alla dittatura che tanto aveva voluto, avrebbero lasciato la loro patria in mano agli inglesi e agli americani, come poi è effettivamente accaduto, gimmai avrebbero faticato e versato il loro sangue per un domani che immaginavano migliore. Avrebbero soffocato la voce dell'etica dentro di se e come tutti gli altri ipocriti, avrebber ogridato il giorno prima "Viva il Duce!", il giorno dopo "Viva la Regina, Viva Churchill!!". Il giorno prima a votare Silvio, il giorno dopo a esultare per la sua caduta e a schernirlo, già pronti ad adulare il prossimo padrone, Monti o chi per lui.

Poveri ragazzi, mi piange il cuore a sapere quanto ogni giono infanghiamo la vostra memoria.
I camerati non si smentiscono mai
post pubblicato in diario, il 11 luglio 2011

 

 

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue "gravissime" condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l'impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che - anzi - gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli... un monumento.

A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l'avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:
 

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

(Testo introduttivo a cura dell'ANPI)

Berlusconi: “Gli italiani devono farci un monumento”.

Lo avrai, camerata Silvio. Lo avrai.
 


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permalink | inviato da Pa.P il 11/7/2011 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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