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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Eppur si muove
post pubblicato in diario, il 9 ottobre 2016
In Settembre siamo finalmente riusciti ad andare dai cugini lontani d'Abruzzo. Abbiamo viaggiato bene e comodi sui famigerati treni Trenitalia, pagando una cifra accettabile e sopratutto con l'alta velocità. Abbiamo viaggiato sopratutto sulla tratta che più di altre aveva acceso le polemiche sulla presunta distruzione naturale causata dalla TAV (- che poi altro non è che l'alta velocità che ora congiunge il nord col sud), quella attraversa buona parte della pianura padana e poi buca gli appennini toscano emiliani, per continuare in direzione sud, verso Roma. 
E ho pensato che solo 10 anni fa ci avremo messo il doppio del tempo, rendendo impossibile fare il tutto in due giorni. 6 ore di viaggio dal nord del paese all'abruzzo è oggi una realtà ed è anche un viaggio affrontabile in una giornata. E penso a me stesso di qualche anno fa, molto critico nei confronti dell'Alta velocità, sopratutto per i costi e per la necessità di queste grandi opere.
Da viaggiatore ho cambiato opinione. Se penso quanto tempo e quanto maggiore inquinamento avremmo fatto viaggiando in auto, ritengo la TAV, o anche Alta Velocità, come vi pare, un piccolo grande passo in avanti per il nostro Paese, stretto e lungo e geograficamente complicato.

Essere coerente con me stesso, in fondo lo sono sempre stato: la scelta non può essere mai bianco o nero: TAV si o TAV no, piuttosto ritengo e ritenevo che dove serve ci metto un enorme SI, e dove non serve - per carenza di traffico, per caratteristica della tratta, ecc - dico anche no.

Poi l'amico di mio padre, un calabrese che vive qui nell'estremo nord est da una vita, e che "scende", torna nella sua terra d'origine tutte le estati, racconta a mio padre, che qualcosa anche in Calabria è cambiato. Ed è cambiato in questi ultimi due anni, anzi se n'è accorto quest'estate. Finalmente la Salerno Reggio Calabria è stata completata! 
Strano, non ne ha parlato nessuno. Con tutta l'informazione di parte, e pro governo, strano, stranissimo, che nessuno abbia rivendicato questo importantissimo traguardo per il meridione. Insomma l'autostrada che per essere completata - o carrabile, diciamo - c'ha messo dieci volte il tempo della costruzione della Piramide di Cheope, oggi è una realtà. La situazione è assai migliorata diceva R. a mio padre. Pochi lavori, e scorrevole, curve meno pericolose.
R. afferma di aver risparmiato circa 1 ora e mezzo di tempo. Non male.

Poco prima dell'estate ho visto che il governo ha detto che faceva i diritti civili per i gay, ma anche per gli etero, che vogliono un unione civile che permetta tutta una serie di diritti, ma senza il vincolo, anche religioso del matrimonio. Vabbé un altra promessa, su questa poi, Prodi fallì due volte. Renzi l'ha portata avanti e oggi due persone, indipendentemente dal sesso possono unirsi davanti alla legge e hanno molti diritti in più di ieri. Insomma ha promesso e poi mantenuto. (!!)

Il Bisagno a Genova è stato regimentato, e i lavori sono partiti, e dicono - tra poco anche finiti, giusto in tempo per le consuete piogge intense di questo periodo dell'anno. E dico, strano. Di solito ci ricordiamo della Liguria e di Genova, una volta l'anno, solo quando viene travolta dall'acqua. E poi tutti,compreso il governo in carica ce ne dimentichiamo. Quest'anno invece non è successo questo. Il governo ha fatto partire i lavori in tempo (grazie allo sblocca italia), e con ogni probabilità le persone non subiranno un altra inondazione.

Le tasse di cui tutti si lamentano, vengono abbassate - i famosi 80 €, (trovata molto populistica sopratutto per la scelta comunicativa utilizzata) sono in realtà 1000 € circa di tasse in meno su ogni lavoratore della classe media. Seguo la politica da quando ho 12 anni, ora che ne ho 32 non ricordo nessun altro governo promettere di ridurre le tasse e poi farlo. Questo lo sta facendo (poco) ma lo sta facendo. A proposito, pare che il governo voglia togliere ancora tasse Irpef nel 2017, e quest'anno 2016- '17 tasse sull'agricoltura. Non male, penso. Berlusconi fu eletto per tre volte con maggioranze bulgare per ridurre le tasse e non lo ha mai fatto.

Sotto casa hanno iniziato a scavare, di nuovo. Che rottura. Però stanno portando l'alta velocità - stavolta internet. Ma come? Lo hanno annunciato qualche mese fa e lo fanno di già? All'inizio della scorsa settimana ero sinceramente sbalordito. Perché se è vero che qualche lavoro di questo tipo lo avevano fatto anche nel passato, ad oggi sembra che ci vogliano davvero puntare. Poi me la farò la fibra oppure no? Beh probabilmente no, non per ora. Però un domani, chissà. 

I terremotati intanto sono già nelle tende dopo nemmeno un paio di settimane dal sisma, e ora che sono passati quasi due mesi sono già stati consegnati i primi moduli abitativi prefabricati.
Un governo che è riuscito a gestire l'emergenza in modo divino a mio parere. Mi ricordo quanto tempo ci mise il governo Berlusconi con il terremoto dell'Aquila, almeno il triplo di tempo.


Non sono mai stato un fan o una persona priva di critica sociale al governo di turno, anzi. Ho sempre criticato aspramente qualsiasi governo. Ad oggi però vedo un governo, che dice e poi fa ciò che dice. Oggi le unioni civili sono una realtà, oggi le infrastrutture iniziano a essere fatte. Le infrastrutture vengono fatte, e funzionano. I diritti sono aumentati, le opportunità, per ora non ancora ma c'è chi ci prova. Internet più veloce di fa, i prefabbricati ai terremotati si fanno subito, i problemi si affrontano invece che girarci attorno.

Il futuro è una riforma costituzionale che vuole ridurre e semplificare la macchina burocratica e istituzionale del Paese. la riforma che voteremo il 4 dicembre vede riassunte nel testo tutte le riforme che gli altri governi di centrosinistra, a partire da quello Prodi, ma anche molto prima, avevano tentato, ma non erano riusciti a fare. Questo governo, per marcio che sia, c'è riuscito e ogni volta che ne approfondisco i contenuti, mi sembra una buona riforma. Certo non cambierà la nostra vita, ma la migliorerà un poco. Come internet veloce, come il treno veloce, come i prefabbricati per chi è rimasto senza casa, come leggi più spedite e meno contradittorie. 

Io vedo un Italia che finalmente si muove. Che finalmente piano piano cerca di uscire dal pantano, dall'inutilità di una bega politica quotidiana che in 20 anni ha lasciato il Paese arretrato come lo era 20 anni prima, e mi riferisco ai 20 anni di bipolarismo, che ho vissuto in prima persona.

Sono appena passati due anni dall'inizio del governo Renzi. Quindi mi sorge il dubbio che quelli che fino a ieri consideravo miei compagni in realtà lo abbiano attaccato fin dall'inizio non tanto per i contenuti politici, ma perché intimamente poco propensi alle novità, per nulla progressisti. Vedo un Italia che progredisce, vedo politici che promettono ma poi, cosa incredibile per l'Italia, mantengono.
E niente, un Italia così a me piace.
Certo è migliorabile.
Certo è criticabile.
Certo non tutti i ministri sono buoni.
Certo ci sono anche delle cose sbagliate, o migliorabili.

Però intanto in due anni sono state fatte più cose che negli altri 20. Chi dice che non è vero, è in malafede. Io un Italia che riparte la sostengo, e la smetto di dire sempre di no su tutto per paura. Oggi voglio dire SI. E lo dirò anche il 4 dicembre. E lo dirò tutte le volte che godrò delle piccole innovazioni che ho elencato qui.
E' ora di andare avanti. E' ora di pensare al futuro.
Piccole occasioni di cambiamento
post pubblicato in Notizie, il 24 maggio 2013
Spero che a Bologna sia chiara la differenza tra scuolA di tutti e attuale situazione di serie B e che Bologna, come altre volte nel passato apra la strada a una riscossa laica e pro-beni comuni, in tutta Italia.
Spero anche che a Roma non si facciano sfuggire l'occasione di votare il migliore, nonché un medico competente e laico come Marino per sindaco.

Perché io non ci vivo, ma vorrei una capitale più civile.
Così come non vivo neanche più a Bologna, ma il suo referendum, se vince la A, può cambiare le sorti del Paese.
Perché certe occasioni, a Trento, a Bologna o a Roma, non vanno perse.
La frittata
post pubblicato in Notizie, il 5 gennaio 2013
Ecco te pareva la frittata è fatta. Ma dico, era difficile fare delle liste di partito apparentate in una coalizione con una vera lista della società civile e dei movimenti, in modo da dare vera rappresentanza a tutta la società esclusa dall'attuale sistema politico? Invece, no.
Si è scelto una lista unica che in realtà non è nulla di nuovo, ed è per giunta una specie di via di mezzo, a nome Ingroia, che alla fine scontenta sia gli intellettuali che i movimenti, ma che non è neanche una vera lista di partito.
Movimenti e intellettuali pensavano - non so in che mondo vivano - che i partiti della sinistra sostenessero il nuovo progetto senza neanche avere in lista i propri segretari. Certo, sono partiti, non onlus.

Il solito pasticcio. Sembra che la sinistra e i movimenti ce la mettano tutta ogni volta per litigare e per non farsi votare e non ricevere così adeguata rappresentanza nelle istituzioni. Ovviamente resteranno perciò esclusi dal potere, e perciò addio alle istanze dell'acqua pubblica, dei no tav, ecc ecc.

Una bella frittata. E poi ora, io chi voto?



E che quest'acqua vi spazzi via!
post pubblicato in Notizie, il 21 luglio 2012
La Corte Costituzionale ha stabilito ieri che non si può privatizzare i servizi pubblici e quindi l'acqua. Ma c'è evidentemente un problema se ogni volta per rispettare un referendum o la Costituzione bisogna arrivare fino a un pronunciamento della suprema corte.

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permalink | inviato da Pa.P il 21/7/2012 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La lezione indigesta dei referendum
post pubblicato in Notizie, il 16 giugno 2011
A quorum superato, a soli 3 giorni dallo spoglio di uno storico referendum vinto dalla società civile, la notizia non è più up to date. Tuttavia dopo la sbornia di festeggiamenti ci siamo già dimenticati il significato profondo della battaglia che tutti insieme abbiamo vinto con la partecipazione e con il passaparola.

Le valutazioni non andrebbero MAI fatte a caldo. Invece ho letto inevitabili fiumi di inchiostro, anche digitale, ed era tuttavia inevitabile che questo accadesse. Ma la vera sfida nasce d'ora in poi. Far rispettare il senso dei referendum sarà, paradossalmente, difficile quanto portare le persone alle urne e forse anche peggio.

I quesiti sull'acqua in realtà non riguardavano solo l'acqua ma la gestione di tutti i servizi pubblici municipali, ma pare che ce ne siamo scordati. Consentriamoci anche solo sulla risorsa acqua. L'acqua è gestita a livello locale da una miriade di diversi tipi di società, ma prevalgono le municipalizzate - cioè società a scopo di lucro (s.p.a) a maggioranza pubblica. Sono un vero e proprio mostro bicefalo e un'assurdità resa realtà. Anche se a maggioranza pubblica, le varie spa hanno gestito l'acqua pressoche come delle comuni aziende private: investimenti all'osso, grande pubblicità e marketing, aumenti ingiustificati in bolletta alla faccia dei massimali consentiti dagli Ato e sopratutto nessun tipo di gestione condivisa della risorsa ma accentramento verticistico di stile aziendalistico.

I risultati delle attuali gestioni sono evidenti: nel meridione d'Italia si prelevano 200 litri d'acqua per riuscire a distribuirne all'utente finale solo 100. Un po meglio la sitauzione al centro e al nord, ma gli acquedotti e le condutture sono colabrodi. L'acqua del sindaco costa ancora relativamente poco, ma non dove la gestione è passata in mano alle multinazionali come ad Latina e ad Aprilia, dove la vicenda di Acqualatina ha mostrato il lato peggiore della medaglia del privato.
In compenso si permette alle aziende di acque minerali di prelevare a canoni ridicoli la preziosa risorsa. Le acque minerali ringraziano e fanno profitti multimiliardari anche grazie agli italiani che pensano che l'acqua in bottiglia sia "più buona".

Tutte queste carenze hanno spinto molti al voto. Ma il senso del voto finora è stato eluso.
I referendum hanno stabilito una volta per tutte che l'acqua non è un bene commerciale, ma un bene pubblico e che non può essere gestita da aziende come Hera, per esempio, che sono nate per fare profitti - sono delle spa -.

Il 3° quesito ha posto un freno al ritorno al nucleare in Italia, per la seconda volta, e spero per l'ultima.
Il 4° quesito, quello di cui nessuno osava parlare durante la campagna referendaria, per non rischiare politicizzare troppo i referendum e rischiare in questo modo di allontare da essi le persone di destra mettendo a repentaglio il raggiungimento del quorum, è stato inaspettatamente votato quanto gli altri quesiti. Dimostrando che con un risicato 4,5% dei voti con No, anche buona parte degli elettori di destra recatisi ai referendum hanno detto Si all'abrogazione del Legittimo impedimento per il loro amato Premier e i ministri.
Premesso e ammesso che è giusto non strumentalizzare i referendum per fini politici, come invece da subito hanno fatto Pd e Sel, in una democrazia "normale" sarebbe evidente che ad essere stata bocciata dai referndum è la linea politica del governo su due delle maggiori emergenze mondiali: energia e acqua. In realtà, ad una più attenta analisi, la vittoria è stata della società civile non solo sui partiti di governo ma anche su chi per primo ha inteso in un ottica liberista, privatizzare o "liberalizzare" i servizi pubblici, cioè il Pd. Propio il Pd ora in Emilia è in grave difficoltà: vuole proteggere i profitti di Hera ma si è speso molto proprio per cancellare questi profitti tramite il Si al 2° quesito. Come al solito il più grande partito progressista italiano disvela la sua doppia faccia. I principali partiti italiani, tra cui il Pd, al di là del riferimento idealistico destra/sinistra, sono tutti culturalmente liberisti: Pd al pari di Pdl, Idv come Udc. Anche la Lega è pronta a sedere nei consigli di amministrazione. Gli stessi uomini di partito che poi vanno ad occupare le cariche nelle municipalizzate sono liberisti che però non accettano il rischo d'impresa e investono solo dove il profitto è previsto dalla legge.

In una democarazia degna di questo nome il volere dei cittadini vale di più dei contratti stipultati ex ante e vale molto di più anche del volere dei partiti.

Il risultato dei referendum è inequivocabile: la maggioranza degli italiani (degli elettori italiani - di tutti gli elettori italiani) NON VUOLE LA PRIVATIZZAZIONE dei SERVIZI PUBBLICI essenziali. Non vuole che la legge sia più uguale per qualcuno, e non vuole il ritorno al nucleare.

Gli italiani si sono espressi e i partiti, senza addurre scuse come contratti già in essere da rispettare, devono innanzi tutto rispettare il volere dei cittadini. La logica che togliere la percentuale di dividendi agli azionisti di Hera (e altre società simili) blocca gli investimenti è assurda: se gli azionisti investono solo dove non hanno rischio d'impresa è un sottrarsi alle logiche stesse del Capitalismo.

Troppo facile fare profitto garantito dallo Stato. Scegliete: o liberismo puro o beni comuni! Anzi, hanno già scelto per voi gli italiani: che BENI COMUNI siano!


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