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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Per i ragazzi che combattono per una Libia nuova
post pubblicato in diario, il 24 agosto 2011

In questi giorni estivi, in cui da questa parte del Mediterraneo pensiamo all'afa  - e nel caso in cui volessimo ragionare magari ci spingiamo fino a pensare quanto sia iniqua l'ennesima legge finanziaria di classe di Tremonti - abbiamo perso totalmente di vista cosa succede dall'altra sponda. Dall'altra parte del Mediterraneo, infatti, non si sta consumando solo la battaglia finale dei "ribelli" contro Gheddafi e i suoi. Non si tratta di due squadre di calcio, e neppure, peggio, di due entità di cui nutrire sospetti come fa Feltri e Sallusti.

C'è in atto una vera e propria lotta per la libertà. Che ha poco di romanzato e tanto sapore di sangue, di polvere, di violenza. Perché questa è la guerra. Ma se la guerra è fatta per cercare di uscire da una dittatura sanguinaria come quella di Gheddafi - che bombardava i suoi sudditi fino a ieri - (bombardava!!! - peggio di Stalin di Hitler e di Mussolini!!) allora è una battaglia di  e per la libertà.

Noi italiani anzi, noi occidentali, guardiamo con sostetto quei ragazzi maghrebini che dall'inizio di quest'anno hanno preso nelle loro mani i destini dei loro Paesi e hanno deciso di rivoltarsi a regime repressivi e violenti con la forza, l'unica forza che avevano.

La forza della speranza.

La speranza di una Libia libera, o per lo meno senza Gheddafi, di una Tunisia libera, di un Egitto libero. Eccetera.

Quanto sono orgoglioso di averli, seppur solo con le parole, sempre sostenuti fin dall'inizio.

Davanti a questi grandi eventi che cambiano per sempre la storia non ci si può non schierare. Ed è un colossale errore schierarsi dalla parte dei dittatori come ha fatto Berlusconi e co, fino a quando la Nato e sopratutto la Francia di Sarkò e l'Eni, hanno fatto cambiare loro idea.

Così come è stata deficitaria, cieca e ottusa la posizione della sinistra, che si è schierata su una posizione ideologica "no guerra" dal sapore di "non ci riguarda e facciamo bella figura a fare i pacifisti a spese altrui". Che poi pace.. quale pace? Quella di vivere in dittature violente che ti obbligano a una vita che noi liberi occidentali non possiamo neanche lontanamente immaginare. Era questa la pace da preservare stigmatizzando l'intervento Nato?

Non è pace vivere nei sopprusi del potere.
 

Certo, l'intervento delle potenze occidentali aveva altri scopi, non certo la libertà di quei popoli, ma piuttosto la salvaguardia dei pozzi di petrolio. Ma l'Italia non è stata forse "liberata" dal fascsmo anche da gli "alleati"? Stessa cosa sta avvennedo in Libia.
Può darsi che dopo la "rivoluzione libica" - che è ancora al di là dal vedere la fine -  ci sia l'avvento di una repubblica islamica, proprio come dopo la caduta dello Sha in Persia. Può darsi. Però c'è anche l'opportunità che la Libia possa diventare anche una democrazia, un giorno. L'opportunità e la speranza valgono la candela. Vale la vita dei tanti che in questi momenti stanno morendo per un ideale. Muoiono per la LIBERTA'.

Libertà : non è un concetto islamico. La libertà è un concetto inventato in occidente nel medioevo. Prima non esisteva. Peccato che noi occidentali non ci crediamo più alla libertà. Tanto è vero che siamo pronti a svenderla per avere qualche soldo in più in busta paga.
Proprio per questo motivo io sono orgoglioso che su questo pianeta che pensa solo al denaro ci sia qualcuno, anzi molti, che combattono e muoiono - rischiano la loro unica vita - per raggiungere la LIBERTA'.

Noi italiani poi non possiamo permetterci di dare lezioni a nessuno, caro Feltri e Sallusti e co, visto che sosteniamo il governo meno democratico dell'Europa democratica e visto anche che abbiamo insegnato il Fascismo a tutta Europa poco tempo fa.
Perciò giù il cappello per i maghrebini. Veri eroi, più che "ribelli". I lealisti di Gheddafi, invece sono i soliti schiavi del potere. Anche da noi c'erano i "ribelli", erano i partigiani. I partigiani hanno combattuto, sparato, ucciso per cercare la libertà. I partigiani hanno fatto una GUERRA. Dall'altra c'erano i "lealisti" al Duce e i repubblichini di Salò. Quelli a cui piaceva la dittatura, la sopraffazione del più debole e la soppressione del diverso.

Certo l'Italia non si è poi slegata del tutto dalle logiche del potere fascista che ha cambiato colore e forma, ma è sempre con noi, che vi piaccia o no. Abbiamo una libertà limitata sotto molti punti di vista e chi non lo capisce è ingenuo. Ma questa è un'altra storia.
MA non è stato forse giusto combattere per ottenere la libertà? Certo che lo è stato!!! Ed è stato pure onorevole e degno. Perciò mi ha fatto così male vedere la sinistra portatrice dei valori della libertà fare il gioco dei dittatori e affermarsi pacifista o meglio nascondersi, piuttosto che sostenere convintamente da subito chi combatteva e manifestava per far cascare il Re. Domani potremo dire addio a Gheddafi o almeno lo spero. Così come spero che quel farabutto di Assad siriano venga un giorno passato per le armi.

Nessuno può prevedere il futuro, perciò non sappiamo se quei Paesi si incammineranno sul sentiero tortuoso e difficile della democrazia o cadranno in un'altra dittatura. Tuttavia chi ha combattuto in questi giorni per seguire la propria  speranza di un Paese migliore, merita il nostro plauso e il nsotro rispetto e non il nostro sospetto! Sono degni della nostra ammirazione.

Ponti per raggiungere gli altri
post pubblicato in diario, il 30 luglio 2011

Un ponte di comunicazione.
Un ponte di speranza, un ponte di condivisioni. Un ponte cioè un gesto nei confronti del prossimo.
Oggi penso che lanciare ponti verso il prossimo, verso un amico che non sentivi da tanto, verso i tuoi vicini di lavoro, sia giusto. Anzi non solo giusto che è una categoria inconoscibile, ma più che giusto augurabile. Ecco, penso sia augurabile! Cercare di aprire nuovi orizzonti di collaborazione o di amicizia può solo arrichire i due contraenti, le due sponde tra le quali si getta il ponte.
Spesso il ponte crolla. O più spesso è talmente fragile che al primo soffio di vento già si è ristabilito quel solco, quel baratro di non conoscenza che c'è tra due individui.
Ma chi, nonostante tutti i ponti gettati e caduti, ci prova ancora una volta, alla fine riuscirà a costruire il suo Golden Gate.

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permalink | inviato da Pa.P il 30/7/2011 alle 23:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Sono passati 10 anni da Genova 2001
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2011
Sono passati ben 10 anni dal Genova Social forum del 2001.


E anche dal macello della Diaz fatto dalla polizia su innocenti e innocui manifestanti pacifisti dormienti.
In compenso i black block, fascisti e violenti, alcuni dicono infiltrati, certamente non italiani, che le forze del disordine avevano lasciato scorazzare per tutta Genova indisturbati. I poliziotti per tutta risposta manganellavano le tute bianche dei pacifisti, tintesi di rosso sangue. Picchiavano sopratutto i più indifesi, mai quelli grandi grossi e incazzati.

Rivedo quegli eventi che vidi in tv a 17 anni e penso agli scontri tra No tav e polizia di oggi.

In Italia non cambia mai un cazzo.

Ps: C'era pure Berlusca al governo.


Quand'è che finisce questo presente che non passa mai e arriva il futuro?
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