.
Annunci online

BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Senza cultura e senza lingua si diventa schiavi altrui
post pubblicato in Ex Libris, il 12 gennaio 2015
A causa del pensiero comune che se uno è colto allora non è in grado di lavorare, gli italiani sono diventati anche incapaci di scrivere. Andate in libreria: tutti i best sellers e i romanzi sono scritti (bene) da inglesi e americani.
Narrativa decente in lingua italiana non pervenuta.
Ridare spazio all'immaginazione e alla cultura, potrebbe essere un occasione economica, lavorativa, educativa, culturale.

Legato a questo breve ragionamento, ne attacco un altro. Perché se la fuori è pieno di persone che pensano che una persona colta sia un perditempo, il motivo c'è. Il motivo è che siamo provinciali per cultura, assuefatti a pensare che le occasioni le dobbiamo cercare fuori da casa nostra. Da qui nasce l'esigenza si svilire o non curare la propria lingua madre, in favore magari delle lingue straniere, specialmente l'inglese. Che è bene ricordare, l'italiano medio nemmeno conosce.

Non sapere utilizzare la propria lingua (l'italiano!) e pensare che siano solo le lingue straniere a permettere un ascesa sociale ci sta trasformando in un paese dell'Africa. (continente le cui popolazioni e le cui lingue e culture sono ritenute inferiori a quelle europee - francese tedesca, inglese)

Il legame tra produzione culturale e lingua d'altronde è strettissimo. Pensate che io e voi guarderemo Hollywood se invece che essere negli Usa e in lingua inglese, fosse, che so, in pakistan, o nelle Filippine, magari in lingua tagalong?

Economia egemone crea lingua egemone, che crea cultura egemone, cultura egemone crea economia egemone e via così.


(no non faccio l'opinionista su charlie hebdo, mi spiace, ce ne sono già troppi in giro)

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura lavoro cultura lingua mentalità

permalink | inviato da Pa.P il 12/1/2015 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Buon 2010
post pubblicato in Ex Libris, il 30 dicembre 2009
Il testo che propongo qui di seguito non è mio ma del ben più noto Giacomo Leopardi, precisamente si tratta di "Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere" tratto dalla raccolta di brevi racconti Operette morali. L'ho ripreso da http://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Dialogo_di_un_venditore_d'almanacchi_e_di_un_passeggere, ed è il mio modo un po originale per augurare a tutti i lettori di questo blog un anno nuovo possibilmente un po migliore di quello precedente (e se quello che sta per passare è stato buono, vi auguro un anno altrettanto buono). Inutile dire che per migliorarvi le giornate potete continuare a leggermi :))

Venditore
Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere
Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore
Si signore.
Passeggere
Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore
Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere
Come quest’anno passato?
Venditore
Più più assai.
Passeggere
Come quello di là?
Venditore
Più più, illustrissimo.
Passeggere
Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore
Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere
Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore
Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere
A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore
Io? non saprei.
Passeggere
Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore
No in verità, illustrissimo.
Passeggere
E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore
Cotesto si sa.
Passeggere
Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore
Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere
Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore
Cotesto non vorrei.
Passeggere
Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore
Lo credo cotesto.
Passeggere
Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore
Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere
Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore
Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere
Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore
Appunto.
Passeggere
Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore
Speriamo.
Passeggere
Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore
Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere
Ecco trenta soldi.
Venditore
Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura tempo anno nuovo

permalink | inviato da Pa.P il 30/12/2009 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia ottobre        febbraio