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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Immigrazione, ho cambiato idea
post pubblicato in diario, il 10 ottobre 2013
Ho decisamente cambiato opinione anche sull'unica cosa politicamente mi distingueva dalla sinistra: l'immigrazione. E premetto che la tragedia di Lampedusa c'entra poco.
Questa maledetta maturità! Comunque, tornado al tema, devo dire che non temo più gli immigrati, come tempo fa. L'Italia non può accogliere tutta l'Africa, mi rispondono oggi sulla pagina Fb di Fuoritempi. Bene, dico io è vero. Ma è vero anche che tutta quella massa di disperati non ci pensa nemmeno a venire a vivere in Italia. Poveri e sfigati si, ma non stupidi. Lo sanno anche nel Sahara che l'Italia è un paese di gente mediocre e la maggior parte degli immigrati che qui sbarcano vogliono andare in Germania o Francia o Regno Unito. L'Italia è solo quella lingua di terra che unisce o quasi l'Europa con l'Africa (e non solo geograficamente).


Poi un altra considerazione, questa volta ancor più radicale di quella di prima è che non penso più che gli immigrati portino più criminalità. La vera criminalità, quella che uccide, stà nei palazzi della finanza, e si inventa i derivati, con cui t'incula, e tu neanche lo sai. Quelli in doppio petto sono pericolosi, non i piccoli spacciatori, puttane e piccoli criminali. Questa è la verità.
La sapevo anche prima, è che non avevo considerato un paio di aspetti. Chi vuole delinquere lo fa in ogni luogo. Ogni luogo, qualunque. Anche a casa sua, ma la stragrande maggioranza degli immigrati viene qui per vivere da nababbi come noi occidentali. Cercarsi un lavoretto, farsi la casa, la macchina, la moglie, la famiglia e vivere felici e contenti, sorseggiando sì Coca Cola, ma ancora per un paio di generazioni il Venerdì alla Moschea. E quindi che male c'è? Sapete che penso ora? Che non è affatto facile trovare lavoro qui, ora. Neanche sottopagato. Neanche in nero per il ne(g)ro.
Quindi so che molti immigrati se ne sono anche andati dall'Italia vedendo la crisi spaventosa che c'è. Quindi perché avere paura dell'immigrazione.

Su una cosa invece la penso come sempre. La distinzione tra immigrazione legale e illegale l'ho sempre trovata artificiosa, fondamentalmente ingiusta e pure economicamente disfunzionale. Chi ha culo o le giuste conoscenze può lavorare qui, gli altri no, magari si fanno un anno e mezzo di internamento in un Cie. Ma ti pare? E' giusto? Serve a qualcuno? NO. Quindi ora sono per un immigrazione libera e aperta, e per accordi con i paesi in via di sviluppo che si affacciano sul Mediterraneo: accordi veri, non controllo frontiere in cambio di soldi.

Loro si impegnano a tenersi a casa i loro criminali e noi ci impegnamo a investire nei loro paesi, e ad accogliere chiunque voglia solcare il mare e cambiare sponda del Mediterraneo. per me ci sarebbero benefici per tutti, e anche fine dei morti in mare e delle tragedie. Perché, sapete, nella storia, nei millenni precedenti, qualunque società si sia fusa o avvicinato ad altre ne ha tratto beneficio sul medio periodo.
L'unico vincolo vero che metterei, e sarebbe un vincolo grosso, sarebbe smetterla di aiutare le famiglie di immigrati con soldi pubblici, asili pubblici e case pubbliche. Chi ce la fa e vuole restare qui si rimbocchi le maniche e auguri, come hanno fatto i miei nonni in Svizzera lo scorso secolo.

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permalink | inviato da Pa.P il 10/10/2013 alle 21:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Chiede di togliere il burqa, pestato
post pubblicato in Notizie, il 21 maggio 2012
Una notizia che non è arrivata agli onori della cronaca nazionale perché contraddice la vulgata politically correct dell'immigrazione sempre buona& l'impostazione politica bipartisan pro-immigrazione: Due giorni fa, a Bo un commerciante ha chiesto a una donna di togliersi il burqa. E' stato pestato selvaggiamente dalla famiglia della donna. Se non teniamo gli occhi aperti trasformerano questo paese in una nuova Arabia Saudita!
Hai voglia, poi, quando ci avranno islamizzato a forza, a protestare e a ri-volere i diritti civili e delle donne. Sia chiaro, altrove, tipo Usa, gli islamici di cui sopra si sarebbero ben guardati dall'alzare anche un solo dito su chi si rifiuta di accettare le loro barbarie medievali. Sai com'è, laggiù ci mettono molto poco a cacciarti fuori dai piedi,ma per davvero però,non come da noi.
Da eroi a indesiderati
post pubblicato in Notizie, il 14 aprile 2011

Da eroi a indesiderati: è l'amaro destino dei giovani protagonisti delle rivoluzioni nel Maghreb. 16 giovani tunisini, di un gruppo di 19, erano oggi ospiti del Tpo (centro sociale di Bologna) per parlare della loro situazione: attualmente aventi ricevuta che attesta la loro condizione di rifugiati umanitari ma ancora senza permesso di soggiorno, sono ospitati di notte al centro Beltrame di Bologna, dopo essere stati internati per 2 mesi al Cie di Bologna senza spiegazione alcuna. Partiti il 10 febbraio dal loro paesino in Tunisia, Berganden, insieme ad altri centinaia in barca, arrivati indenni a Lampedusa dopo un viaggio in barca durato 26 ore, sono stati trasportati l'11 febbraio 2011 con l'aereo direttamente al Cie di via Mattei. La scorsa settimana 19 sono stati liberati ma altri 6 rimangono nel Cie. I 19 liberati sono stati trasferiti al centro Beltrami, che però non è un centro idoneo perché sprovvisto della possibilità di fornire loro pasti regolari tutti i giorni (infatti sabato e martedì scorso non hanno mangiato). Il più giovane ha 18 anni il più vecchio 28. In Tunisia, prima della rivoluzione, erano impiegati nel settore turistico e ora vogliono andare in Francia perché là hanno dei famigliari. Nessuno di loro ha però intenzione di rimanere per sempre in Italia o in Francia: vogliono lavorare e mandare i soldi in patria alle famiglie, ma un domani, se le condizioni del loro paese si stabilizzeranno, vogliono tornare a casa. Per il viaggio della speranza hanno pagato dai 500 ai 1000 euro a testa.

I 6 tunisini del loro gruppo sono ancora detenuti nel Cie. Sembra per motivi disciplinari, perché si sono resi partecipi di atti vandalici durante l'irruzione del Tpo nel Cie dello scorso 1 maggio. Gli avvocati e gli attivisti del Tpo rimarcano che il Cie non è una prigione e che queste persone non hanno avuto un processo e attualmente nessuno sa quale sia la loro posizione nei confronti della legge. Sono potenzialmente tutti dei richiedenti soggiorno per motivi umanitari, ma – rimarcano gli attivisti del Tpo - non dovevano essere rinchiusi nel Cie per 2 mesi. Dal Cie non c'è possibilità di sapere nulla sulla loro condizione e il Prefetto non da permesso a nessuno di entrare.

Il Tpo nelle scorse settimane, ha organizzato la “carovana per la libertà” in Tunisia, dove ha potuto tastare con le proprie mani la situazione tunisina: i giovani scappano per mancanza di prospettiva e lavoro. Il Tpo rimarca la mancanza di strutture di accoglienza e la mancanza di un percorso a lungo termine per coloro che arrivano qui in Italia: «Bologna è una città con forte associazionismo sociale e quindi hanno potuto essere aiutati da noi, dalla Caritas che gli fornisce i pasti, da Piazza Grande ecc... ma le Istituzioni in tutto questo sono assenti». Non c'è attualmente uno sportello in cui questi rifugiati possano chiedere o ricever informazioni. Sulla loro condizione non è stato ancora programmato nulla a medio lungo termine: se essi rimarranno in territorio europeo per 6 mesi, saranno etichettati come nuovi clandestini. Stamattina si sono recati in questura per chiedere il permesso di soggiorno, aiutati dallo Sportello migranti del Tpo: in questura è stato detto loro di aspettare fino al prossimo martedì e nulla più. Non hanno cambi di vestiti, non hanno soldi, non conoscono Bologna e solo uno di loro conosce l'italiano, dicono – in francese - di non capire perché l'Italia li ha trattati come criminali e rinchiusi per 2 mesi senza motivo. Il loro futuro è ancora avvolto da una nuvola di incertezze e indeterminatezza.

I cristiani muoiono, i democristiani non muoiono mai.
post pubblicato in diario, il 25 marzo 2010

Non capisco con che enorme faccia tosta i partiti cattolici tipo Udc continuino a riempirsi la bocca di famiglia: sono stati 50 anni al governo (Dc do you remember?) e il risultato è che l'Italia è l'unico paese europeo in cui non c'è nessun aiuto economico alle famiglie e alle giovani coppie.
Anzi. E' di ieri la pubblicazione della ricerca del Cifs 
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/23/news/cifs-figli-2838703/  
http://www.affaritaliani.it/sociale/rapporto_cisf230310.html

che parla molto chiaro: nonostante il persistere di governi di destra che si riempiono la bocca di famiglia e dicono di essere difensori della vita, in Italia avere un figlio è diventato un lusso per pochi. Nessuno da un aiuto alle nuove famiglie, ai giovani che vogliono farsi una famiglia, d'altronde se non sei uno straniero perché dovresti essere auitato? Questa mentalità della nostra classe dirigente ha portato l'Italia ad avere strutturalmente bisogno di immigrazione, perché il tasso di fecondità delle donne italiane è 1,4 figli a testa. (https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/it.html & https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/docs/notesanddefs.html?countryName=Italy&countryCode=it&regionCode=eu#2054)

Il più basso del mondo occidentale
(battuti in peggio solo dal Giappone, vedasi link sopra).

E voi vi chiederete: a me che me ne frega se ci son omeno bambini? Te ne deve fregare, perché già oggi un terzo della popolazione ha più di 60 anni. Queste persone non lavorano, perché giustamente sono in pensione. Le pensioni peseranno sempre di più su quei pochi che lavoreranno in futuro. Se poi si pensa che nella nostra bella società i giovani neo laureati non trovano lavoro, si capisce come le famiglie non riescano ad arrivare a fine mese, ed ecco spiegate le nuove povertà, l'impossibilità di creare nuove famiglie, l'impossibilità di progettare un futuro e la possibilità di guardare solo al contingente.

In una parola: il paese è in DECLINO. E quest politici non capiscono che con la loro demagogia da quattro soldi stanno uccidendo l'Italia.

In Germania, Francia e per non parlare dei paesi nordici, le famiglie sono aiutate con i SOLDI. Migliaia di euro al mese di sussidi pubblici, che là hanno dato buoni frutti: la fecondità è aumentata, e si può dire che nel 2050 ci saranno ancora persone francesi. Altrettanto non si può dire degli italiani. Forse ci estingueremo... pazienza.

Ma quello che mi fa incazzare è la faccia tosta dei cattolici che sbandirano la famiglia in campagna elettorale e poi quando sono al governo la affossano. Il Pdl, partito della famiglia e in difesa della vita ha aumentato le tasse sul lavoro dipendente e quindi sulle famiglie. Le stà soffocando.
E nessuno si lamenta.

Tanto l'importante è incolpare la sinistra. Che però è l'unica che tentò di fare qualcosa per ridurre il carico fiscale sulle famiglie con il cuneo fiscale. cosa che non funzionò, perché i soldi del cuneo fiscale sono diventati bottin odi Confindustria e non sono finiti nelle tasche degli italiani.

Udc, Pdl, vari partiti centristi ma anche cattolici del Pd dovrebbero vergognarsi ogni volta che aprlano di famiglia. L'affossano tutti i giorni, tagliando i soldi per la scuola e quindi aumentando la spesa delle famiglie per l'istruzione, non danno sussidi, non danno soldi alla ricerca scientifica cosicché moltissimi giovani ricercatori sono costretti ad andare all'estero e quindi non faranno famiglia qui.
Ma poi sono capaci, da perfetti ipocriti quali sono, di battersi il pettto in difesa della famiglia e dei valori cristiani.
Vergogna.

Il giorno dello sciopero dei migranti
post pubblicato in Notizie, il 1 marzo 2010

Molte le presenze del mondo delle associazioni bolognesi e regionali, assenti invece in piazza le bandiere e i simboli dei partiti

BOLOGNA – Circa 4 mila persone (secondo gli organizzatori) in una piazza Nettuno colorata di giallo, e poi in corteo verso piazza Roosevelt. “Il colore del cambiamento”, nelle fasce al braccio della gente e nei palloncini sparsi un po’ ovunque. Per dire no, soprattutto, alle “schiavitù legalizzate” e ai ricatti che gli immigrati subiscono in tema di lavoro. Questo il filo conduttore di “24 ore senza di noi”, la manifestazione ancora in corso questo pomeriggio a Bologna nell’ambito della giornata nazionale dello sciopero dei migranti. Molte le presenze del mondo delle associazioni bolognesi e regionali, quasi assenti invece in piazza le bandiere e i simboli dei partiti.

“Nonostante le difficoltà amplificate dalla crisi” diversi lavoratori italiani e stranieri hanno scioperato oggi in una trentina di fabbriche dell’Emilia-Romagna. Lo ha reso noto il Coordinamento migranti di Bologna, che parla di “8 ore di sciopero alla Bonfiglioli B1 (Lippo di Calderara), alla Euroricambi e alla Titan (Crespellano); un’ora di sciopero in uscita (dalle 16 alle 17) alla Ducati (Bologna) al quale partecipano anche i lavoratori della Divisione pulizie della Felsinea ristorazione (Calderara di Reno), impiegati nello stabilimento Ducati”. “Giungono anche notizie – dicono dal Coordinamento - di lavoratori di almeno 10 aziende in sciopero a Reggio Emilia, 7 a Parma, 3 a Suzzara, nel Mantovano”. Non è uno sciopero “etnico”, ma “contro il razzismo istituzionale che serve a dividere i lavoratori, facendo credere ad alcuni di essere ‘protetti’ perche´ altri sono buttati fuori dal lavoro e dal Paese”.   

“Per impedire i ricatti sul lavoro bisogna estendere la cittadinanza italiana a tutti i lavoratori”, ha detto Cecile Kyenge Kashetu, coordinatrice del comitato promotore della manifestazione, medico oculista di origine congolese e prima migrante a far parte del direttivo regionale del Pd.
 
Dai gradini di Palazzo Re Enzo si sono alternati gli interventi di numerosi migranti, e di delegati sindacali di Bonfiglioli e Titan, dei rappresentanti di Ya Basta, della rete delle donne migranti Intrecci, dell’associazione per l’assistenza sanitaria gratuita Sokos e dell’associazione Avvocato di strada. Presenti inoltre delegazioni di molte altre organizzazioni tra le quali Emergency, l’associazione Sopra i ponti e il Coordinamento migranti. “Nella nostra fabbrica – ha detto Gianplacido Ottaviano, rappresentante sindacale della Bonfiglioli -  ha scioperato circa il 30% degli operai. Questa comunque è una protesta fondamentale anche per noi italiani, perché la Bossi Fini crea conseguenze pesanti per tutta la classe operaia: quando si chiede ad un operaio immigrato di scioperare o di fare un picchetto, la maggior parte delle volte lui sarà costretto a rifiutare a causa della sua condizione di estrema ricattabilità. La Bossi Fini infatti lega il permesso di soggiorno al lavoro, e così se un immigrato perde il lavoro anche la sua permanenza in Italia diviene incerta. Questo crea profonde tensioni anche tra gli operai, ed è così che il razzismo rischia di penetrare anche tra noi”. Dopo gli interventi in piazza Nettuno i manifestanti si sono mossi in corteo verso piazza Roosevelt. (scritto a 4 mani con Antonio Storto - Redattore sociale 1 marzo 2010)  

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permalink | inviato da Pa.P il 1/3/2010 alle 22:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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