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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Io non rido, piango
post pubblicato in Ex Libris, il 14 ottobre 2016
Rido moltissimo quando sento qualcuno dire "Renzi è come Berlusconi". Ma, dico, ve li siete scordati gli ultimi 20 anni? Uno pieno di soldi e dal potere mediatico sconfinato, che ha piegato le istituzioni ai suoi interessi, che ci ha costretto per anni a parlare dei suoi processi, delle sue aziende, dei suoi avvocati, delle sue protette. Uno che rimediava gaffes a ripetizione, che tentava di spaccare continuamente gli italiani in buoni e comunisti, che attaccava i giudici, la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica.
Invece di guardare Crozza, leggetevi una rassegna stampa a caso, di un giorno qualunque tra il 1994 e il 2012.

- Fabio Avallone
Invictus (poesia)
post pubblicato in diario, il 27 luglio 2012
Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come il pozzo senza fondo che va da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio possa esistere
Per la mia anima indomabile.

Nella stretta morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato
Sotto i colpi avversi della sorte
Il mio capo sanguina, ma non si china.

Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l'orrore dell'ombra
Eppure, la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

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Oggi ne avevo proprio bisogno di questa poesia, Ivictus, di William Ernest Henley
Era la poesia preferita da Nelson Mandela negli anni della sua prigionia. Ci si può sentire a volte prigionieri della propria realtà, ed è proprio come mi sento oggi.

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permalink | inviato da Pa.P il 27/7/2012 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sulla tv e su internet, sugli italiani
post pubblicato in Ex Libris, il 23 novembre 2011
Le scienze cognitive hanno scoperto che gli elettori non votano i programmi elettorali ma una visione del mondo. Berlusconi propone da vent'anni un progetto e una visione del mondo ben definiti: il padre autoritario. Poi influisce l'inesistenza dell'opposizione. E infine la psicologia degli italiani che, come nel ventennio fascista, preferiscono regredire e demandare le proprie responsabilità di cittadino a un capo, che magari quando le cose si metteranno male diventerà il loro capro espiatorio. Era già successo con Mussolini ma evidentemente la lezione non è servita. È pazzesco che il processo di ripeta. E siccome la gente non è informata dalla televisione, e questo è il vero dramma, ed è distratta, viene distratta apposta, magari con la cronaca nera per esempio, che ha un suo ruolo all'interno di questa tattica, non si interroga più di niente e apparentemente va tutto bene. Il crack di borsa, ad esempio, viene vissuto come un dato naturale, un maremoto, come se fosse un temporale. E invece il crack di borsa è voluto da questo tipo di capitalismo, è deciso dal capitalismo, e lo sfrutta come forma di dominio sulle masse. Una volta le masse insorgevano. E insorgeranno di nuovo perché è una situazione che non può durare.

Se la televisione è un sonnifero, internet è un ipnotico potentissimo. È la prova di un dominio ulteriore, a cui la gente si è sottomessa autonomamente perché ha perso la capacità critica di interrogarsi sui meccanismi di dominio. Ho dei fortissimi dubbi sulla fantomatica libertà di internet... Internet venne ideato come tecnologia a scopi militari e a mio parere conserva qualche vizio dell'origine. Ad esempio è un panopticon ancor più micidiale di quello ipotizzato da Bentham e ricordato da Foucault: più micidiale perché con internet i sorvegliati sono contemporaneamente i sorveglianti. Non c'è più oblio su internet e questo è completamente disumano. Internet può essere utile in talune occasioni ma va usato con coscienza critica perché crea dipendenza: la gente viene privata da qualcosa di sé.

Daniele Luttazzi, in "Leggo" a cura di Daniele Passarotto, 13 marzo 2009.
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