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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
STRIKE!!!
post pubblicato in Notizie, il 30 maggio 2011
Mi domando che diamine stiano aspettando quei 4 coioni del Pd ad andare al colle a dire a NapolitEno "penna più veloce del west" di porre fine alle sofferenze: io sono contrario all'accanimento terapeutico!!
A proposito non hanno ancora parlato i due aiutanti di Silvio Veltroni e D'Alema. Chissà che castronerie. Anzi no D'Alema per rovinare l'atmosfera di festa ha detto che questi risultati indicano chiaramente un alleanza tra csx e terzo polo. A proposito dove è finito il terzo polo? Io non l'ho visto. I fantomatici "moderati" si rivelano per ciò che sono: fantasmi. Quelli che il grande pubblcio definisce moderati sono invece ultra reazionari anticomunisti.
Però anche loro davanti a montagne di munnezza e a 20 anni di potere Pdl e Cl a Milano hanno dovuto arrendersi all'evidenza e sto giro han fatto bene a restarsene a casa.

Io ho visto solo tanti cittadini come me che hanno scelto il cambiamento incarnato da uomini puliti e che sono stufi di bunga bunga intanto che l'Italia sta andando a picco.

Suggerisco a Silvio e compagnia di ministri di restare dove si trovano cioè in Romania. Chi lo sa magari stasera Silvio esagera nel farsi consolare e domani ci risvegliamo tutti più felici... heheehe!!!

M'aspetto che l'Italia piano piano ora cominci a cambiare.
M'aspetto che Napoli inizi a cambiare.

ORA AFFONDIAMOLI CON I REFERENDUM!!!!

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permalink | inviato da Pa.P il 30/5/2011 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'aggravante
post pubblicato in diario, il 15 febbraio 2011

I concetti di giusto e sbagliato esistono indipendetemente dal giudizio che Berlusconi avrà nei suoi prossimi processi. E ciò che ha fatto è sbagliato. Non serve che aspettiamo che dei giudici scelgano se ciò che ha fatto è reato o no. E' sbagliato e se è reato è un aggravante. Dimissioni!


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permalink | inviato da Pa.P il 15/2/2011 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bandierine
post pubblicato in diario, il 3 febbraio 2011
Guarda quanta gente che si dice stanca di Belusca che spunta fuori ora! Mi sembra di vivere un dejavù del 2006 quando pareva che tutta Italia fosse diventata antiberlusconiana dopo i 5 anni del Berlusconi III... poi però se ne sono scordati in fretta infatti dopo neanche 2 anni hanno ridato il paese di nuovo in mano a Silvio...

Molti italiani non lo sanno neanche loro che cosa vogliono. I politologi li chiamano elettori con "fedeltà relativa", io li chiamo banderuole. E ce ne sono sempre di più. Il bello (o il terribile) è che le sorti di tutti noi dipendono da questi "indecisi" dell'ultima ora, questi strani personaggi che quando c'è la sinistra (ma quale sinistra?? - la sinistra esiste solo nei monologhi di Silvio) al governo è scontenta e finisce per votare compattamente per Berlusconi. Quando c'è Berlusconi al governo, dopo un paio di anni dei suoi disastri tornano ad essere delusi e da brave banderuole al vento tornano a sventolare nel senso opposto.

Ma a parte i voti (che sono - volenti o nolenti - la cosa che più conta) che questi fantomatici elettori banderuola danno, ma io mi chiedo: O 1) sono persone che della politica non ne capiscono nulla e continuano da masochisti a non voler apprendere nulla son odegli inveterati qualunquisti, oppure 2) sono una manica di idioti.
Si, ci sarebbe anche la terza opzione, ma non voglio neanche prenderla in considerazione (ovvero che questa massa di gente che determina la vittoria di uno schieramento o dell'altro siano dei venduti al miglior offerente, ma ripeto - non voglio neanche pensarci). 
Dunque, visto che è spocchioso e pericoloso pensare che gli unici a ragionare siamo noi stessi, devo eliminare l'opzione 2), cioè che sono una massa di idioti. Evidentemente questi qui, non sono degli idioti.
Rimane, per esclusione, la 1) prima opzione. Ovvero che siano dei totali incoscienti, ignoranti e chissenefreghisti. (bel neologismo che ho coniato!). Devo quindi desumere, che tale gruppo di persone non gliene importi nulla della politica (legittimo) ma devo anche desumere che non abbiano valori di sorta (illegittimo e non auspicabile) altrimenti chi votare lo saprebbero bene. O almeno, saprebbero chi NON votare. 

Fate un piacere a tutti noi ai quali ci importa del futuro del nostro paese: se siete fra queste banderuole che cambiate schieramento al girare del vento fateci un grosso piacere. Alle prossime elezioni (indipendentemente da quando saranno) NON ANDATE A VOTARE. Non ne sapete nulla, non capite nulla, per voi Rifondazione è uguale a Berlusconi, LaRussa ha lo spessore morale di Oscar Luigi Scalfaro, dopo aver visto  Annozero siete indecisi se dare ragione alla Santanché o a Marco Travaglio.... ecco! Se siete tra questi, se non sapete un caz...o non metteteci nei guai, sbagliando voto.
NON VOTATE. La prossima volta, alle prossime elezioni State a casa. Nessuno sentirà la vostra mancanza, ve lo giuro, e tutti continueranno a volere bene al vostro qualunquismo dannoso e idiota. 
Però ecco, fate come me. Io non so nulla di ingegneria. Non vado a dare opinioni su come costruire i ponti: voi fate lo stesso, se non capite nulla di politica e proprio non volete capire che tutto passa da lì restate a casa.
Grazie.

Con affetto,
Paolo
MIA analisi delle Mid Term elections
post pubblicato in Notizie, il 7 novembre 2010

La sfida che si preannunciava dinnanzi alla nuova amministrazione del primo Presidente nero d'America era immensa. Cambiare l'America non era uno scherzo e si sapeva. La voglia di cambiamento, questa parolina magica, che aveva convogliato sulla campagna elettorale a favore di Obama le energie vitali di migliaia, forse milioni di americani che prima non avevano votato per i democratici, o che non avevano votato affatto, era stata la vera marcia in più per portare trionfalmente alla Casa Bianca un nero. “Yes we can” - è diventato lo slogan, il simbolo di un America che voleva dare un taglio netto col passato. Con gli errori del passato, della doppia presidenza del neoconservatore Bush. L'eloquio, la capacità comunicativa dell'uomo nuovo” Obama avevano convinto anche parte della classe media bianca del Midwest americano, portatrice di valori profondamente conservatori. Obama ha messo sulle sue spalle un enorme carico di responsabilità, di sogni da realizzare, di promesse da mantenere. Stati uniti più equi, più puliti, più ecocompatibili, più progressista, più attenta ai giovani, un America più più più...aveva convinto anche i più scettici, infatti Obama stravinse. A soli due anni e mezzo dal trionfo, quella che si fatica a non chiamare disfatta. Le elezioni di Mid-Term complicheranno il resto della Presidenza Obama e ne metteranno a serio rischio la rielezione che ora sembra un utopia. Quello che ci dicono le elezioni di metà mandato è che gli americani non credono più che Obama riuscirà a mantenere tutte le promesse.

Obama ha finito per scontentare proprio i suoi elettori. E in questo il Partito Democratico americano assomiglia moltissimo alle magre e deludenti prestazioni del centrosinistra italiano degli ultimi vent'anni. Anche da noi la sinistra più di una volta ha tradito le grandi aspettative dei suoi elettori. Per la sinistra che lo sosteneva, Obama ha tradito proprio sui punti più importanti: la fine della guerra in Afghanistan, la chiusura mancata di Guantanamo, la sua incapacità di imporre una soddisfacente equità sociale. I giovani, vero carburante del motore Obama sono delusi, non sono andati a votare per le Mid-term elections. La parte più liberal del paese, minoranza ma pur sempre importante per un presidente democratico, crede che il suo cavallo abbia perso smalto e concretezza, che abbia perso lo slancio ideale che lo aveva portato trionfalmente alla Casa Bianca. Non gli si può perdonare che non è riuscito a redistribuire la ricchezza e a difendere le classi meno abbienti dalla crisi economica, e che anzi, ha dato miliardi di dollari a Wall Street e alle banche.

Paradossalmente, ma non troppo, la stragrande maggioranza degli americani, quella middle class sopra citata, rimprovera ad Obama proprio l'opposto di ciò che gli rimbrottano i liberal. Obama ha promesso una riforma sanitaria ma non questa riforma che finirà per mettere più tasse sul lavoro dipendente. Inoltre Obama non ha aiutato Main Street. Cioè il commercio, le piccole e medie aziende, totalmente investite dalla crisi dei mutui prima e dalla crisi internazionale poi. E' stato fin troppo facile per il Tea Party fare una campagna elettorale tutta centrata sul fatto che le imposte sono cresciute. Perché è vero. Le imposte sono cresciute, e il debito pubblico è cresciuto ancora di più. E l'uomo della strada non è affatto contento perché ha perso il lavoro, e il cambiamento tanto propugnato da Obama e dal suo “si può fare”, invece non è stato fatto. Per la Middle Class le uniche cose buone fatte da Obama, sono proprio quelle che i liberal gli rinfacciano come errori: cioè aver sostenuto Freddy Mac e FannyMae con i soldi pubblici per impedire che tutti o quasi perdessero la casa. La gestione degli impegni internazionali presenta anch'essa luci e ombre agli occhi dell'opinione pubblica americana. Afghanistane Iraq, per come sono state gestite dalla nuova amministrazione non hanno convinto. Ma la Middle Class, ha votato guardando al proprio portafogli e alla situazione contingente dell'America profonda, piuttosto che alla politica estera e alle guerre. Certo si può obiettare che dopotutto è andata meglio delle disastrose previsioni che vedevano già i democratici in minoranza sia alla Camera che al Senato. Invece sono riusciti a non perdere il controllo del Senato e a non perdere stati chiave come la California, Illinois e Minnesota.

Ma la disfatta per quanto riguarda la politica a livello nazionale, cioè l'elezione dei governatori è stata cocente per il Partito Democratico. 10 stati sono passati al Gop. Non è una cosa da sotto valutare. Obama aveva investito tutto se stesso, tutta la sua immagine pubblica, tutte le sue energie. Poco prima del voto ha fatto un accorato appello:“Possiamo battere i poteri forti, possiamo battere Big Money,possiamo riprenderci ancora una volta la nostra chance. L'unica cosa che i repubblicani vogliono nei prossimi due anni è distruggermi: ma anche se il mio nome non è sulla scheda, la nostra agenda dipenderà da queste elezioni" - aveva concluso. Evidentemente la retorica di Obama questa volta non è bastata. Perché è chiaro a molti come il cambiamento promesso non si è realizzato pienamente, e tanti per questo motivo sono stati spinti verso l'astensionismo. Mitigato per altro dalla concomitanza con molte altre minori elezioni: in molti stati si è votato anche per molti referendum e per l'elezione dei governatori. I democratici sono riusciti in extremis a limitare i danni, ma finora non hanno convinto gli americani. Ora però l'epocale riforma della sanità, sarò messa a dura prova dalla maggioranza Repubblicana alla Camera. Un Congresso meno controllabile renderà la vita più dura all'esecutivo Obama. Dal canto suo Obama, fa buon viso a cattivo gioco telefona al futuro speaker della Camera, John Boehnere e dice di voler iniziare da subito a collaborare con i vincitori e i nuovi eletti alla Camera. I candidati 'Tea Party' hanno vinto in Kentucky e Florida. Ma hanno perso in Delawere e in altri stati. Harry Reid, il leader della maggioranza al Senato ha vinto di misura sulla scatenata candidata del Tea Party Sharron Angle. In Alaska s'è vista una sfida inedita all'interno dello stesso Gop: la senatrice repubblicana Lisa Murkowski che ha sfidato il potere di Sarah Palin nel suo stesso stato correndo come indipendente contro il candidato del Tea Party Joe Miller, e' in testa nello spoglio per il seggio al Senato. Se l'intransigenza e la radicalità di alcuni membri del Tea Party hanno danneggiato lo stesso Tea Party, e forse sarebbe stato più opportuno per il Gop presentare candidati più moderati, il più danneggiato in assoluto rimane Obama. Il quale dovrà scendere ancor di più a compromessi con i pochi repubblicani moderati rimasti nel Congresso per riuscire ad attuare piccole parti del suo programma nel prosieguo della sua Presidenza.

It's the economy stupid! - afferma un detto popolare americano, che afferma a ragione che la cosa più importante rimane l'economia e il benessere materiale del popolo. L'economia è ciò che interessa la Middle Class che si sta impoverendo sempre più, molto di più dei diritti civili, della pace e dell'equità. E' su questo che si valuterà alla fine la Presidenza Obama: se riuscirà a creare nuovi posti di lavoro, diminuire la disoccupazione, incentivare la ripresa e dare un futuro alle giovani generazioni, forse riuscirà a riconquistare la fiducia dei suoi sfiduciati elettori. Diversamente, non ci sarà rielezione per il primo Presidente nero d'America.

Miliardi di dollari per impedire lo sviluppo dell'economia sostenibile
post pubblicato in Notizie, il 28 ottobre 2010

Le elezioni di metà mandato hanno scatenato l'azione delle più grosse lobbies economiche d'America. Pare che anche la Bp, colpevole del più grande e recentissimo disastro ecologico mai successo negli Usa, stia finanziando candidati repubblicani, del Tea Party, contrari alla politica ambientalista promossa da Obama.

Il rapporto "Big polluters Big Ad Spending" del Center for american progress action fund(http://www.americanprogressaction.org/issues/2010/10/bigoilmoney.html),è uno studio sugli ingenti capitali che il settore dell'energia edel petrolio sta riversando nelle campagne elettorali di alcuni candidati alle elezioni di Mid-Term. La lista delle lobbies americane del petrolio, delle industrie pesanti e del carbone coinvolte è lunghissima. Le 13 lobbies più importanti hanno donato diciassette milioni duecento sessanta seimila dollari nel giro di tre mesi, tra agosto 2010 e ottobre 2010 a una manciata di candidati del Tea Party, che contendono il posto di senatore ad altri candidati in molti stati degli Usa. Secondo altri calcoli, la cifra ammonterebbe a 34 milioni e mezzo di dollari. Questo mare di dollari è andato a finanziare la pubblicità e la visibilità dei candidati del movimento ultraconservatore Tea Party, del GOP, contrari ad una serie di leggi che facilitano e de – burocratizzano l'apertura di società per la produzione e la vendita di energia pulita da fonti rinnovabili negli Usa. Si badi bene, le lobbies non sostengono tutti candidati repubblicani, ma solo quelli contrari alle energie rinnovabili e al piano Obama per promuoverle. 

Le lobbies degli idrocarburi sono evidentemente molto spaventate dalla nuova politica di incentivo delle fonti energetiche rinnovabili approvata dall'amministrazione Obama. Non che, ben inteso, finora i democratici siano stati particolarmente sensibili alle tematiche ambientali e al Global warming, negli ultimi due anni infatti sono stati impegnati a fronteggiare la più grande crisi economica d'America dopo la crisi del '29. Queste lobbies non stanno solo mettendo in forse l'intera Presidenza Obama, facendo eleggere candidati repubblicani, ma stanno cambiando i rapporti di forza dentro il GOP. Il peso economico dei finanziamenti di queste lobbies al Tea Party cambierà i rapporti di forza interni al GOP facendolo inevitabilmente pendere su posizioni più conservatrici, non solo in ambito ambientale ed energetico. Certo, in America ci sono anche lobby che hanno finalità progressiste e che finanziano i candidati democratici ambientalisti. Ma la dimensione dell'intervento delle lobby del petrolio e del carbone è senza precedenti. Le lobbies e le loro attività di finanziamento sono legali e registrate e i registri sono pubblici e disponibili. Alcuni esempi: American Coalition for Clean Coal Electricity ha speso più di 16,3 milioni di $ nel 2010, di cui 2 milioni e 960,09 dollari per spot nazionali diffusi solo negli ultimi tre mesi a Washington DC, Montana e in Texas. Il gruppo ha stanziato 20 milioni $ per campagne online. Big Coal front group è conosciuto per i suoi documenti falsi inviati aimembri del Congresso che si oppongono alle energie pulite ed allalegislazione sul clima. Su questi documentari è partita un'indaginedel Congresso.

L' American Petroleum Institute nel 2010 ha speso quasi $ 2 milioni in spot nazionali a Washington DC, nel Michigan e nel Missouri per opporsi a nuove tasse sull'energia. L'Api, che è l'associazione di categoria e il braccio per la lobbying dei più grandi produttori di petrolio e gas Usa, quest'anno ha speso più di 39,2 milioni di dollari in spot. Da due anni organizza gli Energy Citizens rallies, manifestazioni propagandistiche nelle città americane per incentivare l'uso dell'auto e della benzina.

Ultimo esempio: The U.S.Chamber of Commerce (la Camera di Commercio statunitense), negliultimi 3 mesi ha speso più di 3,5 milioni di dollari in spot sul consumo energetico in Missouri, New Hampshire, Pennsylvania,Colorado, Nevada. Avete capito bene, si spendono soldi per promuovere l'inquinamento e il consumo, non per ridurli. Tale investimento è solo una piccola parte dei 75 milioni di dollari che la Camera di Commercio statunitense si è impegnata ad investire nella campagna "Yes on 23". Tale campagna mediatica, finanziata dalle Big Oil è partita con i primi spot il 28 settembre scorso e fino ad ora è costata più di 1 milione di dollari. Gli spot puntano a ridimensionare gli allarmi sul riscaldamento globale del pianeta causati dagli idrocarburi e a opporsi ai limiti di inquinamento imposti dalla Proposition 23. Lo scopo è aumentare la quota di produzione di energia destinata alle energie fossili in California. (dove il governo repubblicano sta agendo per ridurre le emissioni di gas serra con varie iniziative tra cui anche la Proposition 23).

Tutte queste iniziative di lobbing stanno dando buoni frutti: in tutti i sondaggi i candidati Tea Party hanno guadagnato consensi e i democratici rischiano di perdere feudi come l'Illinois e il Wisconsin. Tutti questi soldi finiranno per depotenziare o cancellare tutte le politiche che cercano di diminuire l'impatto dell'inquinamento sul clima, promosse a livello nazionale o a livello federale dall'amministrazione Obama. Il solo scopo delle aziende finanziatrici è di fare più profitti sulle spalle della salute di tutti i cittadini americani. Il Guardian ha scoperto che tra i finanziatori ci sono anche molte aziende europee tra cui BP. Le aziende energetiche europee sanno bene che gli Usa fanno da apripista in politica: bloccare il nuovo corso dell'economia verde negli Usa significa bloccarlo anche in UE. La grande tragedia del golfo delMessico, dove sono stati riversati milioni di metri cubi di greggio a causa delle scellerate azioni della British petroleum, non sposteranno un solo voto a favore dei candidati più attenti alle tematiche ambientali perché tutti questi finanziamenti stanno convincendo gli americani che il cambiamento climatico e l'energia pulita non siano delle priorità.


A breve questo mio articolo, sarà pubblicato dalla testata online di politica internazionale www.Thepostinternazionale.it


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