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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Il conformismo sbandierato vince ancora
post pubblicato in diario, il 17 maggio 2013
Come non scagliarsi contro l'omofobia e contro il razzismo urlato e sguaiato negli stadi.
Ma ora lo si fa non perché sono ingiustizie palesi che trattano da "diversi" gli uguali, ma perché bisogna accettare e ingoiare la diversità pena pubblico ludibrio.


Qualunquismo è anche questo malinteso senso del dovuto, perché si badi bene, non è logica conseguenza di un percorso intelletuale individuale, o conoscitivo, o politico, ma semplicemente il seguire a testa bassa ciò che gli altri dicono giusto e corretto, proprio come si seguiva a testa bassa i messaggi di odio della dittatura fascista. L'atteggiamento conformista dell'uomo e della donna comune che mi ha sempre dato fastidio. (tanto quanto io ho sempre dato fastidio ai conformisti!)
Non è cambiato molto, solo il messaggio, ma il meccanismo di autoaffermazione di se stessi previa accettazione di una serie di regole cogenti stipulate da altri è il medesimo. Nessuna rielaborazione o critica personale al BUON SENSO UFFICIALE.

Un buon senso che ci ordina di accettare l'omosessuale e il nero, ma magari non dice niente e non si scandalizza davanti alle tante forme di esclusione del nostro simile, ma che si pavoneggia quasi nell'accettare il diverso.

Me la prendo tanto con questo atteggiamento del politically correct non tanto perché pensi che l'omofobia e razzismo non siano da condannare, ma perché mi sembrano un modo neanche tanto palese per mettere a tacere le coscenze sporche.

E tra le coscenze più sporche in assoluto vanno poi annoverate quelle della stessa classe dirigente /politica, che da un lato, grazie al buon senso ufficiale, condanna ciò che dall'altra promuove: come si fa a essere alleati alla destra razzista e omofoba e proclamarsi anti omofobi e anti razzisti nello stesso momento in cui ci sei alleato al governo? Solo io mi ricordo i C.i.e, le sparate Pdl e Lega sui gay, disinfettare i posti sui treni dove erano sedute persone di colore eccetera?

Come al solito assistiamo a quella che è la profonda anima degli italiani - fare in privato ciò che si dice di non fare in pubblico e viceversa.
Ipocrisia e capacità di mentire. Fanno parte della nostra cultura, proprio come il politically correct, sempre e comunque. In una sola parola CONFORMISMO.



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permalink | inviato da Pa.P il 17/5/2013 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La maggioranza
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2013
Molti decidono chi votare in base a come voterà la maggioranza. Sono felici di nascondersi in gruppi numerosi, di essere uno tra i tanti in una piazza; Il numero gli da sicurezza.

La folla festante e urlante gli da conforto, scimiottando la folla, l'omucolo assume una propria identità - quella di cui normalmente sarebbe privo - la fa sua, obbedisce e nell'obbedienza ottiente una qualche forma di voluttà.

E' forte perché il gruppo animalesco e bestiale di cui fa parte è numeroso, è compatto, ha un unico cervello magari, quello del capo, o dei capi, ai quali bisogna obbedire, senza avere il minimo dubbio ne la minima critica sugli ordini impartiti.

E' così che Italia e Germania sono finite nelle dittature di cui ci siamo dimenticati, è seguendo questa logica della forza. La maggioranza è forza. La forza è sicurezza per gli omucoli. Zelig di Woody Allen ne ha descritto perfettamente la figura di questo essere, così comune tra tutti noi, il conformista.

La maggioranza degli italiani è proprio fascista nell'anima. Meritano un governo mediocre che li prenda per i fondelli per sempre.






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permalink | inviato da Pa.P il 4/2/2013 alle 15:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sull'eterno ritorno - il partito dei "tecnici"
post pubblicato in Ex Libris, il 3 ottobre 2012
Approposito di presunto o vero partito dei tecnici e di elites prive di etica che cercano sempre una novità, ma con le medisime convinzioni e sono portanti dei medesi vizi. Proprio oggi un amica ha postato questo, e come sempre le parole di PPP sono la miglior cornice per descrivere il presente:
"... Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale."

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975
Se solo avessero potuto immaginare...
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2011
Oggi ho passeggiato tra le vie della città. La città in cui vivo ha molte vie intitolate ai Partigiani. A quei ragazzi che sono morti per la nostra libertà. Non tutte le città li hanno reso omaggio ma tutte hanno un grosso debito di riconoscenza nei confronti di quei nomi.

Così ad ogni via ho pensato;

Se solo avessero potuto sapere quanto sono fascisti oggi gli italiani, nei metodi e nei modi di pensare, sempre pronti a salire sul carro del vincitore, mai capaci di difendere le loro proprie idee fino in fondo, mai capaci di tenere la schiena dritta, sempre pronti a cercare il sotterfugio la scorciatoia;

Se solo avessero potuto conoscere quanto puzza la lotta per il potere, quanto sono vili certi figuri che schiacciano il prossimo con giochetti subdoli e tutto per ottenere la benvolenza del loro capo;

Se solo avessero potuto anche solo immaginare quanto facilmente le Istituzioni democratiche repubblicane e nate dalla loro lotta abbiamo svenduto la libertà, che loro ci hanno donato, ai poteri internazionali della finanza, della Nato, dell'Fmi, del Wto, della Banca mondiale, dell'Ue con la scusa pretestuosa dell'articolo 10;

Se solo avessero potuto sapere quanto ci siamo volontariamente soggiogati al Papa e ai suoi cardinalizzi, quanto lo abbiamo e lo stiamo finanziando, quanto la politica tutta ne è ossequiosa;

Se solo avessero potuto sapere quanto sono fascisti gli antifascisti e quanto nelle piccole organizzazioni o movimenti di oggi si perpetrano le stesse logiche di potere e controllo, convincimento e coazione, silenzio assenso che ci sono nei grandi partiti;

Se avessero potuto anche solo immaginare tutto questo,

loro se ne sarebbe ben visti dal prendere le loro giovani vite e andare a far guerriglia su in montagna. Consci che sarebbero stati gli unici al sostegno di quei valori magnifici sia tra i coevi che tra i posteri, mai non avrebbero immolato le loro giovani vite. Avrebbero lasciato l'Italia alla dittatura che tanto aveva voluto, avrebbero lasciato la loro patria in mano agli inglesi e agli americani, come poi è effettivamente accaduto, gimmai avrebbero faticato e versato il loro sangue per un domani che immaginavano migliore. Avrebbero soffocato la voce dell'etica dentro di se e come tutti gli altri ipocriti, avrebber ogridato il giorno prima "Viva il Duce!", il giorno dopo "Viva la Regina, Viva Churchill!!". Il giorno prima a votare Silvio, il giorno dopo a esultare per la sua caduta e a schernirlo, già pronti ad adulare il prossimo padrone, Monti o chi per lui.

Poveri ragazzi, mi piange il cuore a sapere quanto ogni giono infanghiamo la vostra memoria.
Per i ragazzi che combattono per una Libia nuova
post pubblicato in diario, il 24 agosto 2011

In questi giorni estivi, in cui da questa parte del Mediterraneo pensiamo all'afa  - e nel caso in cui volessimo ragionare magari ci spingiamo fino a pensare quanto sia iniqua l'ennesima legge finanziaria di classe di Tremonti - abbiamo perso totalmente di vista cosa succede dall'altra sponda. Dall'altra parte del Mediterraneo, infatti, non si sta consumando solo la battaglia finale dei "ribelli" contro Gheddafi e i suoi. Non si tratta di due squadre di calcio, e neppure, peggio, di due entità di cui nutrire sospetti come fa Feltri e Sallusti.

C'è in atto una vera e propria lotta per la libertà. Che ha poco di romanzato e tanto sapore di sangue, di polvere, di violenza. Perché questa è la guerra. Ma se la guerra è fatta per cercare di uscire da una dittatura sanguinaria come quella di Gheddafi - che bombardava i suoi sudditi fino a ieri - (bombardava!!! - peggio di Stalin di Hitler e di Mussolini!!) allora è una battaglia di  e per la libertà.

Noi italiani anzi, noi occidentali, guardiamo con sostetto quei ragazzi maghrebini che dall'inizio di quest'anno hanno preso nelle loro mani i destini dei loro Paesi e hanno deciso di rivoltarsi a regime repressivi e violenti con la forza, l'unica forza che avevano.

La forza della speranza.

La speranza di una Libia libera, o per lo meno senza Gheddafi, di una Tunisia libera, di un Egitto libero. Eccetera.

Quanto sono orgoglioso di averli, seppur solo con le parole, sempre sostenuti fin dall'inizio.

Davanti a questi grandi eventi che cambiano per sempre la storia non ci si può non schierare. Ed è un colossale errore schierarsi dalla parte dei dittatori come ha fatto Berlusconi e co, fino a quando la Nato e sopratutto la Francia di Sarkò e l'Eni, hanno fatto cambiare loro idea.

Così come è stata deficitaria, cieca e ottusa la posizione della sinistra, che si è schierata su una posizione ideologica "no guerra" dal sapore di "non ci riguarda e facciamo bella figura a fare i pacifisti a spese altrui". Che poi pace.. quale pace? Quella di vivere in dittature violente che ti obbligano a una vita che noi liberi occidentali non possiamo neanche lontanamente immaginare. Era questa la pace da preservare stigmatizzando l'intervento Nato?

Non è pace vivere nei sopprusi del potere.
 

Certo, l'intervento delle potenze occidentali aveva altri scopi, non certo la libertà di quei popoli, ma piuttosto la salvaguardia dei pozzi di petrolio. Ma l'Italia non è stata forse "liberata" dal fascsmo anche da gli "alleati"? Stessa cosa sta avvennedo in Libia.
Può darsi che dopo la "rivoluzione libica" - che è ancora al di là dal vedere la fine -  ci sia l'avvento di una repubblica islamica, proprio come dopo la caduta dello Sha in Persia. Può darsi. Però c'è anche l'opportunità che la Libia possa diventare anche una democrazia, un giorno. L'opportunità e la speranza valgono la candela. Vale la vita dei tanti che in questi momenti stanno morendo per un ideale. Muoiono per la LIBERTA'.

Libertà : non è un concetto islamico. La libertà è un concetto inventato in occidente nel medioevo. Prima non esisteva. Peccato che noi occidentali non ci crediamo più alla libertà. Tanto è vero che siamo pronti a svenderla per avere qualche soldo in più in busta paga.
Proprio per questo motivo io sono orgoglioso che su questo pianeta che pensa solo al denaro ci sia qualcuno, anzi molti, che combattono e muoiono - rischiano la loro unica vita - per raggiungere la LIBERTA'.

Noi italiani poi non possiamo permetterci di dare lezioni a nessuno, caro Feltri e Sallusti e co, visto che sosteniamo il governo meno democratico dell'Europa democratica e visto anche che abbiamo insegnato il Fascismo a tutta Europa poco tempo fa.
Perciò giù il cappello per i maghrebini. Veri eroi, più che "ribelli". I lealisti di Gheddafi, invece sono i soliti schiavi del potere. Anche da noi c'erano i "ribelli", erano i partigiani. I partigiani hanno combattuto, sparato, ucciso per cercare la libertà. I partigiani hanno fatto una GUERRA. Dall'altra c'erano i "lealisti" al Duce e i repubblichini di Salò. Quelli a cui piaceva la dittatura, la sopraffazione del più debole e la soppressione del diverso.

Certo l'Italia non si è poi slegata del tutto dalle logiche del potere fascista che ha cambiato colore e forma, ma è sempre con noi, che vi piaccia o no. Abbiamo una libertà limitata sotto molti punti di vista e chi non lo capisce è ingenuo. Ma questa è un'altra storia.
MA non è stato forse giusto combattere per ottenere la libertà? Certo che lo è stato!!! Ed è stato pure onorevole e degno. Perciò mi ha fatto così male vedere la sinistra portatrice dei valori della libertà fare il gioco dei dittatori e affermarsi pacifista o meglio nascondersi, piuttosto che sostenere convintamente da subito chi combatteva e manifestava per far cascare il Re. Domani potremo dire addio a Gheddafi o almeno lo spero. Così come spero che quel farabutto di Assad siriano venga un giorno passato per le armi.

Nessuno può prevedere il futuro, perciò non sappiamo se quei Paesi si incammineranno sul sentiero tortuoso e difficile della democrazia o cadranno in un'altra dittatura. Tuttavia chi ha combattuto in questi giorni per seguire la propria  speranza di un Paese migliore, merita il nostro plauso e il nsotro rispetto e non il nostro sospetto! Sono degni della nostra ammirazione.

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