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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Diaz e Bolzaneto 2001: per l'Europa fu tortura
post pubblicato in Notizie, il 7 aprile 2015

La notizia arriva e gela gli animi di tutti, riportando alla memoria quella parte oscura della nostra storia recente, messa lì in un angolo delle nostre coscienze a maturare. La Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo ha decretato che quella "sospensione della democrazia", che furono gli episodi legati all'irruzione della polizia nel dormitorio allestito all'interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova e poi, il "particolare trattamento" riservato ai manifestanti rastrellati e ammassati nella caserma Bolzaneto, furono episodi di tortura.

Chi legge questo sito web, o chi aveva seguito la vicenda allora ed è in buona fede, già lo sapeva: durante il G8 di Genova, nel lontano 2001, la polizia italiana si è resa responsabile di fatti di sangue e di violazione dei diritti umani, configurabili come tortura. La tortura è vietata nell'Unione Europea e quindi punita dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo. Ma la Corte ha stabilito ancora un altra cosa, forse ancora più terribile della certificazione giuridica dell'avvenuto episodio di tortura: condanna lo Stato italiano al risarcimento delle vittime e a una multa, perché nell'ordinamento italiano ancora non c'è il reato di tortura.

Si badi bene, non che in Italia non esista la tortura: Bolzaneto e Diaz, ma ancora più recentemente i tanti morti innocenti nelle mani delle forze dell'ordine (Aldrovandi, Uva, eccetera...) sono "casi" che continuano a ricordarci che c'è un rapporto malato tra come viene inteso il concetto di ordine pubblico  dalle Istituzioni e come invece viene inteso dall'opinione pubblica, o da buona parte dell'opinione pubblica.

Quello che sconcerta, ma non è certo una novità, è che i responsabili di tutte queste violenze non vengono mai puniti dalla politica o dalle Istituzioni. I responsabili sono sempre appartenenti ai vari corpi armati, che sembrano fregiarsi di una speciale immunità alle leggi a cui tutti noi siamo sottoposti. Qualunque atto d'accusa a loro spese viene rigettato, qualunque processo finisce in un nulla di fatto, come nel caso della morte in carcere di Stefano Cucchi, dove le Istituzioni, in primisi proprio la Magistratura, si sono coperte di ridicolo: non potendo punire gli autori materiali del delitto - i carcerieri di Stefano - se la sono presa coi suoi medici, accusandoli, nel pieno dell'assurdità di non averlo curato adeguatamente, invece di punire chi lo aveva massacrato di legnate, tumefandolo in tutto il corpo e addirittura rompendogli la spina dorsale, come la perizia di parte ha poi dimostrato. Cucchi, Aldrovandi, e i giovani del G8 sono solo i casi più alla luce di un fenomeno che non accenna a diminuire e che a differenza di quanto succede negli USA, dove ogni morte di giovane afroamericano da parte della polizia scatena la collera della comunità nera, da noi non ha mai prodotto un vero e proprio dibattito nazionale. Il tema non è la violenza, ma l'abuso di potere delle forze dell'ordine, che è ormai procedura standardizzata, silenziosamente accettata dalle Istituzioni: l'abuso dell'uso della forza a volte sfocia in tortura.

La mancanza di una chiara presa di coscienza collettiva che tutto questo non può essere sempre visto come una  sequela di casi isolati, ma fa parte, con ogni evidenza, di un modo sbagliato di imporre l'ordine da parte delle forze dell'ordine, impedisce un vero dibattito pubblico. Dal punto di vista storico se ne trovano svariati esempi fin dagli albori della nascita della Patria: per 150 anni non c'è stato nessun miglioramento, neanche nei momenti storici in cui più si discuteva di critica al potere e di diritti civili come nel 68. Anzi, proprio in quel periodo si ha il ricordo del caso Pinelli, torturato in caserma, per estorcergli una verità che non poteva affermare, dato che non era stato lui o altri anarchici come lui, a mettere la bomba a Piazza Fontana

Si trovano eventi di abuso della forza anche nei libri di scuola, ben prima della formazione dell'Italia stessa. Come dimenticare le cannonate rifilate alla folla dai militari durante le Cinque giornate di Milano? Con l'avvento della monarchia prima e della democrazia poi dai cannoni si passò prima alla baionetta e poi al manganello. Evidentemente non molto è cambiato dal 1848 ad oggi, per quanto riguarda la prepotenza delle forze dell'ordine.

Giovanni De Gennaro, capo della polizia durante il g8 di Genova non fu mai punito, ne retrocesso per ciò che i suoi sottoposti avevano fatto. Non venne mai punito né da governi di centrodestra, né da governi di centrosinistra. Dal G8 in poi De Gennaro fece molta carriera: già capo di gabinetto del Ministero dell'Interno e Commissario Straordinario per l'Emergenza rifiuti in Campania, nel maggio 2008 è stato nominato direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, l'11 maggio 2012 cessa dall'incarico e viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Monti,[1]incarico che ricopre fino al 28 aprile 2013. In egual modo nessun tenente o comandante fu mai punito per non aver saputo tenere a freno la violenza dei propri uomini nell'irruzione alla Diaz o poi a Bolzaneto. Le forze dell'ordine non sono punibili neanche quando si adoperano per fare bullismo ai danni di una vittima: si ricordi il sindacato di polizia che sventolò l'immagine di Aldrovandi morto, sotto l'ufficio della madre. Ogni grande manifestazione studentesca o sindacale finisce sempre con qualche contuso, e comunque non si può mai sapere chi, tra le forze dell'ordine, abbia ecceduto, visto che la legge sui numeri identificativi sugli indumenti delle forze dell'Ordine, giace in Parlamento da tempo immemore.

Inutile dire che anarchici e contestatori sono sempre stati tra i principali obiettivi delle botte, dello scherno e delle incarcerazioni della polizia italiana. Mai in 150 anni di storia, le forze dell'ordine se la sono presa con manifestazioni di chiara matrice fascista o destrorsa, il che fa sospettare un certo conivolgimento ideologico delle forze dell'ordine, che sarebbe di per se esecrabile.

Molte persone consapevoli di questo stato di cose, non si fidano più delle Istituzioni e meno che mai delle forze dell'ordine, causando per riflesso, un bel danno dalle Istituzioni stesse, delegittimate da questi eventi di violenza perpretrata sempre nei confronti di determinati gruppi sociali, spesso i più deboli.

La Corte di Strasburgo è un organo giurisdizionale internazionale, istituito nel 1959[1] dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) del 1950, per assicurarne l'applicazione ed il rispetto. Vi aderiscono quindi tutti i 47 membri del Consiglio d'Europa. Proprio nella CEDU si dice che la tortura deve essere un reato e non può essere utilizzata quale metodo punitivo o investigativo dalle forze dell'ordine dei Paesi membri del Consiglio d'Europa, di cui, sulla carta, fa parte anche l'Italia. La Corte può punire i Paesi membri che non rispettano la CEDU con multe salate. Speriamo che dove ha fallito la ragione e la pietàs possa trionfare il portafoglio, obbligando lo Stato a dotarsi di un freno nell'uso della forza, con leggi che vietino la tortura, oggi non più rinviabile.

tratto da ilbolognino.info

Palestina scegli: o libertà o giustizia
post pubblicato in Notizie, il 29 novembre 2012
La Palestina non è uno Stato.

Non essendo uno Stato, e solo un territorio, è soggetta a ogni tipo di arbitrio di Israele. Sappiate che questa non è una mia interpretazione ma è semplicemente diritto internazionale. Per far cessare la guerra cinquantennale di aggressione di Israele al territorio della Palestina, bisogna che quel territorio diventi uno Stato.

Oggi, o nei prossimi giorni potrebbe esserci la svolta decisiva. Ma l'informazione sembra non crederci, così le persone ignorano tutto questo.
Europa e Usa sono pronte a riconoscere lo Stato della Palestina. Ora all'Onu, la Palestina avrebbe l'appoggio di Russia, forse Cina, ex repubbliche sovietiche e pressoché tutti gli stati islamici oltre che dell'India. Troppo pochi, in realtà per permettere alla Palestina di diventare a tutti gli effetti uno Stato a norma di legge.

La svolta sarebbe nell'appoggio di Usa e di buona parte dei paesi Europei. Ma il loro assenso è condizionato. Ma più che una condizione, appare un vero e proprio ricatto. La Palestina deve impegnarsi fin da subito a non adire alla Corte internazionale contro Israele per crimini contro l'umanità.

Gran Bretagna, Italia, Usa e altri stanno facendo pressione su Abu Mazen - presidente "legale" dell'Anp, perché accetta questo accordo, che probabilmente potrebbe configurarsi come un accordo segreto. Ne più ne meno dell'accordo che lega l'Italia ai voleri della Nato e le impone di calpestare la propria Costituzione e i propri cittadini per volontà atlantica.

Ovviamente tutto ciò è una porcata bella e buona. Infatti la Palestina non ha ma potuto adire alla Corte internazionale per i diritti dell'uomo contro i massacri fatti da Israele sulla sua popolazione proprio perché non è uno Stato legalmente riconosciuto dalla metà più uno degli altri Stati!!

Alla Palestina e a all'Anp si chiede perciò di rinuciare preventivamente alla giustizia per ottenere una teorica carta che stabilisce i propri confini e che possa finalmente porre freno all'avanzata di Israele.

Tutto questo non ve l'hanno raccontato sui quotidiani perché l'Italia fa da sempre il doppio gioco, e se da una parte sta idealmente con la causa palestinese dall'altra è legata a doppio vincolo con la politica americana e atlantica.

In altre parole: la Palestina deve rinunciare ad avere giustizia per avere la libertà.
Per i ragazzi che combattono per una Libia nuova
post pubblicato in diario, il 24 agosto 2011

In questi giorni estivi, in cui da questa parte del Mediterraneo pensiamo all'afa  - e nel caso in cui volessimo ragionare magari ci spingiamo fino a pensare quanto sia iniqua l'ennesima legge finanziaria di classe di Tremonti - abbiamo perso totalmente di vista cosa succede dall'altra sponda. Dall'altra parte del Mediterraneo, infatti, non si sta consumando solo la battaglia finale dei "ribelli" contro Gheddafi e i suoi. Non si tratta di due squadre di calcio, e neppure, peggio, di due entità di cui nutrire sospetti come fa Feltri e Sallusti.

C'è in atto una vera e propria lotta per la libertà. Che ha poco di romanzato e tanto sapore di sangue, di polvere, di violenza. Perché questa è la guerra. Ma se la guerra è fatta per cercare di uscire da una dittatura sanguinaria come quella di Gheddafi - che bombardava i suoi sudditi fino a ieri - (bombardava!!! - peggio di Stalin di Hitler e di Mussolini!!) allora è una battaglia di  e per la libertà.

Noi italiani anzi, noi occidentali, guardiamo con sostetto quei ragazzi maghrebini che dall'inizio di quest'anno hanno preso nelle loro mani i destini dei loro Paesi e hanno deciso di rivoltarsi a regime repressivi e violenti con la forza, l'unica forza che avevano.

La forza della speranza.

La speranza di una Libia libera, o per lo meno senza Gheddafi, di una Tunisia libera, di un Egitto libero. Eccetera.

Quanto sono orgoglioso di averli, seppur solo con le parole, sempre sostenuti fin dall'inizio.

Davanti a questi grandi eventi che cambiano per sempre la storia non ci si può non schierare. Ed è un colossale errore schierarsi dalla parte dei dittatori come ha fatto Berlusconi e co, fino a quando la Nato e sopratutto la Francia di Sarkò e l'Eni, hanno fatto cambiare loro idea.

Così come è stata deficitaria, cieca e ottusa la posizione della sinistra, che si è schierata su una posizione ideologica "no guerra" dal sapore di "non ci riguarda e facciamo bella figura a fare i pacifisti a spese altrui". Che poi pace.. quale pace? Quella di vivere in dittature violente che ti obbligano a una vita che noi liberi occidentali non possiamo neanche lontanamente immaginare. Era questa la pace da preservare stigmatizzando l'intervento Nato?

Non è pace vivere nei sopprusi del potere.
 

Certo, l'intervento delle potenze occidentali aveva altri scopi, non certo la libertà di quei popoli, ma piuttosto la salvaguardia dei pozzi di petrolio. Ma l'Italia non è stata forse "liberata" dal fascsmo anche da gli "alleati"? Stessa cosa sta avvennedo in Libia.
Può darsi che dopo la "rivoluzione libica" - che è ancora al di là dal vedere la fine -  ci sia l'avvento di una repubblica islamica, proprio come dopo la caduta dello Sha in Persia. Può darsi. Però c'è anche l'opportunità che la Libia possa diventare anche una democrazia, un giorno. L'opportunità e la speranza valgono la candela. Vale la vita dei tanti che in questi momenti stanno morendo per un ideale. Muoiono per la LIBERTA'.

Libertà : non è un concetto islamico. La libertà è un concetto inventato in occidente nel medioevo. Prima non esisteva. Peccato che noi occidentali non ci crediamo più alla libertà. Tanto è vero che siamo pronti a svenderla per avere qualche soldo in più in busta paga.
Proprio per questo motivo io sono orgoglioso che su questo pianeta che pensa solo al denaro ci sia qualcuno, anzi molti, che combattono e muoiono - rischiano la loro unica vita - per raggiungere la LIBERTA'.

Noi italiani poi non possiamo permetterci di dare lezioni a nessuno, caro Feltri e Sallusti e co, visto che sosteniamo il governo meno democratico dell'Europa democratica e visto anche che abbiamo insegnato il Fascismo a tutta Europa poco tempo fa.
Perciò giù il cappello per i maghrebini. Veri eroi, più che "ribelli". I lealisti di Gheddafi, invece sono i soliti schiavi del potere. Anche da noi c'erano i "ribelli", erano i partigiani. I partigiani hanno combattuto, sparato, ucciso per cercare la libertà. I partigiani hanno fatto una GUERRA. Dall'altra c'erano i "lealisti" al Duce e i repubblichini di Salò. Quelli a cui piaceva la dittatura, la sopraffazione del più debole e la soppressione del diverso.

Certo l'Italia non si è poi slegata del tutto dalle logiche del potere fascista che ha cambiato colore e forma, ma è sempre con noi, che vi piaccia o no. Abbiamo una libertà limitata sotto molti punti di vista e chi non lo capisce è ingenuo. Ma questa è un'altra storia.
MA non è stato forse giusto combattere per ottenere la libertà? Certo che lo è stato!!! Ed è stato pure onorevole e degno. Perciò mi ha fatto così male vedere la sinistra portatrice dei valori della libertà fare il gioco dei dittatori e affermarsi pacifista o meglio nascondersi, piuttosto che sostenere convintamente da subito chi combatteva e manifestava per far cascare il Re. Domani potremo dire addio a Gheddafi o almeno lo spero. Così come spero che quel farabutto di Assad siriano venga un giorno passato per le armi.

Nessuno può prevedere il futuro, perciò non sappiamo se quei Paesi si incammineranno sul sentiero tortuoso e difficile della democrazia o cadranno in un'altra dittatura. Tuttavia chi ha combattuto in questi giorni per seguire la propria  speranza di un Paese migliore, merita il nostro plauso e il nsotro rispetto e non il nostro sospetto! Sono degni della nostra ammirazione.

Sono passati 10 anni da Genova 2001
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2011
Sono passati ben 10 anni dal Genova Social forum del 2001.


E anche dal macello della Diaz fatto dalla polizia su innocenti e innocui manifestanti pacifisti dormienti.
In compenso i black block, fascisti e violenti, alcuni dicono infiltrati, certamente non italiani, che le forze del disordine avevano lasciato scorazzare per tutta Genova indisturbati. I poliziotti per tutta risposta manganellavano le tute bianche dei pacifisti, tintesi di rosso sangue. Picchiavano sopratutto i più indifesi, mai quelli grandi grossi e incazzati.

Rivedo quegli eventi che vidi in tv a 17 anni e penso agli scontri tra No tav e polizia di oggi.

In Italia non cambia mai un cazzo.

Ps: C'era pure Berlusca al governo.


Quand'è che finisce questo presente che non passa mai e arriva il futuro?
SANTO SUBITO
post pubblicato in diario, il 23 aprile 2011


Augusto Pinochet: Dittatore cileno. A seguito di un golpe militare si nominò Presidente e governò il Paese da dittatore dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990; durante la sua dittatura militare vennero attuati un vero e proprio democidio, con l'uccisione di circa 3000 oppositori politici su 130.000 arrestati in maniera arbitraria, e sistematiche violazioni di diritti umani. Generale dell'esercito, di orientamento fortemente conservatore, simpatizzante del fascismo[1] [2], arrivò al potere a seguito del golpe del 1973 (il colpo di Stato militare - appoggiato da Stati Uniti, esponenti di ceti elevati, vertici della Chiesa cattolica cilena - che rovesciò il legittimo governo del Presidente socialista Salvador Allende, il quale perse la vita nel golpe). Attuò una politica economica fortemente liberista

Papa Giovanni Paolo 2° : già che lo fate beato, io propongo SANTO SUBITO!
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