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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Letta power! (mai avrei pensato di scrivere robe del genere)
post pubblicato in Notizie, il 29 settembre 2013
Mai apprezzato tanto un presidente del consiglio come Letta stasera da Fazio, dai tempi di Prodi.

Uno moderato come Letta io non lo avrei mai votato, ma devo ammettere che probabilmente è il migliore su piazza al momento e al netto del momento in cui ha tentato di fare un po di propaganda al suo governo per le cose fatte, m'è piaciuto perché ha detto sinceramente un paio di questioni, attaccando frontalmente anche il Berlusca, che sta lavorando per farlo cadere:

- L'Italia dev'essere governata. Ora. Non fra qualche mese, quando avremo fatto fantomatiche e masochiste nuove elezioni anticipate. Letta lo spiega affermando una piccola grande verità: " con il porcellum si ritornerebbe alle grandi intese anche votando oggi, nessuno ha la maggioranza nel paese per governare". (ringraziamo quei milioni di idioti che ancora votano B.)

- La legge elettorale si può cambiare con una maggioranza, ma una maggioranza su questo tema non c'è. Al Pd a detta di Letta, piace il Mattarellum, al Pdl piace il cesarismo (ops) e al M5S piace fare cagnara inutile (ops2)

- Il governo delle oscene intese è stato fatto perché il Pd è stato umiliato per 2 mesi da quei geni politici del M5S, che lo hanno costretto e gettato nelle braccia del Pdl, Letta lo spiega chiaro e tondo: "mi ricordo bene di quei due mesi in cui il Pd (Bersani) ha tentato di formare un governo. Mi ricordo dell'incontro videofilmato con la webcam". Giusto così aggiungo io: caro M5S, hai umiliato Bersani e quindi il Pd, la tua punizione è stata una irrillevanza politica prolungata, che ti meriti, e un governo delle oscene intese che io non merito

- L'aumento Iva, proprio come l'Imu l'ha messe Tremonti, cioè il governo Berlusconi. Monti ha posticipato l'aumento Iva - che è giù legge dello Stato - da almeno 3 anni, al 2013, che doveva scattare già nel 2012. E' già legge perché si è stimato e promesso all'europa di ridurre il deficit di almeno un punto percentuale nei prossimi 4 anni, quindi a saldi di bilancio decrescenti (crisi) servono nuove tasse. Punto e a capo.

Niente male per Enrichetto Letta. Ciao ciao all'intesa coi berlusconiani di ferro. Pare però che ci siano altri berlusconiani di ferro pronti a mollare Silvio prima che sia troppo tardi, e sono Quagliariello e Lupi, guarda caso sono tra i pochi che hanno qualche chance di riciclarsi dopo la fine del Berlusca, che è prossima.
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Laurea a debito, la nuova speculazione Usa
post pubblicato in Notizie, il 18 agosto 2013
La prossima bolla speculativa che arriverà dagli Usa (che può causare un altra crisi internazionale tipo mutui subprime '08) è quella derivata dai "prestiti" onerosi agli studenti universitari, cioè la laurea pagata coi debiti finanziati dalle banche. 
La laurea finanziata a debito, da restituire dopo essersi laureati, è una delle ultime neoboiate neoliberiste, che sta impoverendo (indebitando) la classe media americana e rischia di creare un altra bolla speculativa che se troppo grande investirà lo stesso sistema creditizio che ha prestato i soldi. Generando un altra crisi nazionale, prima, internazionale poi.

Nell'ultimo trimestre l'Europa è uscita dalla crisi, iniziata nel 2008, grazie alle esportazioni tedesche e ai massicci investimenti pubblici francesi (l'Italia non è ancora uscita perché da noi hanno governato prima i neoliberisti Monti e poi sto governo fantoccio... vabbé). Se dagli Usa arriverà una nuova crisi potrebbe ri-ammazzare le nostre economie. 
Fa strano che nessuno ne parli. Forse non vogliono causare agitazione/ sfiducia ulteriore nei consumatori e investitori. Sta di fatto che un sistema totalmente deregolamentato su esempio delle politiche promosse da Thacer e Reagan ha portato l'Italia e l'Europa nella crisi peggiore dal dopoguerra e non basta. Ora si affaccia un altra merdata made in neoliberismo.

L'Euro sul banco degli imputati
post pubblicato in Notizie, il 10 maggio 2012
Populisti di tutti i generi e colori insistono con indicare nell'Euro il motivo dell'attuale crisi e nella migliore delle ipotesi un fattore aggravante della crisi economica che ci trasciniamo da più di tre anni. Non da ultimo s'è ovviamente aggiunto Grillo, il più populista di tutti - forte del contestato "boom" del suo partito alle amministrative.Grillo è uno di quelli che se affermare che "lo stupro è giusto" facesse prendere voti, lui lo avrebbe messo nel suo programma.

Questa gente non sa di cosa sta parlando.

E mi da evidentemente fastidio notare come chi non abbia studiato niente si permetta di fare il tuttologo sulla moneta.
La moneta (qualsiasi moneta:l'euro,il dollaro, la lira, la sterlina ecc..) non è altro che uno STRUMENTO che dall'alba dei tempi serve a permettere /facilitare gli scambi commerciali. Ora la quotazione, cioè  il valore della moneta è influenzato dalla fluttuazione di vari fattori che hanno a che fare anche con il mercato finanziario e non solo con l'economia reale o con i cambi,ma questa è un altra storia.

La moneta dicevamo, è uno strumento. E sta a noi tutti utilizzarlo come tale e non come un fine/scopo dell'esistenza, ma anche non specularci sopra. Invece dall'intro dell'Euro in Italia l'inflazione è stata superiore del 100%; alla faccia di ciò che dice l'Istat. Ciò che nel 2003 costava 1000 lire, ora costa 1 €. Ovvimente quei geni degli economisti, gli stessi che non capiscono nulla d'economia e ci hanno cacciato dritti dritti nella peggior crisi del millennio, dicono che l'inflazione non è un problema. Allora la colpa di chi è? La questione non è dare la colpa a qualcuno.
E' questione che siamo stati amministrati e siamo tutt'ora amministrati da incompetenti e conniventi con commercianti e imprenditori, che bene si sono guardati dal mettere in pratica il loro ruolo Istituzionale di controllo e armonizzazione dell'economia. Ma non è neanche solo colpa dei politici o della politica,anche se con l'inettitudine i problemi vengono inevitabilmente aggravati.

La verità è che questa crisi non è una crisi, ma è parte del sistema stesso, il sistema capitalistico e il mercato mondiale, che fino agli anni 70 ha visto l'Italia e tutte le nostre famiglie beneficiare dal sistema stesso. Ora i grandi investitori internazioali hanno deciso che l'Italia non è più un posto buono dove investire, ha troppi problemi: (e poi gli investimenti si dirigono nei nuovi sterminati mercati orientali)
- leggi e giurisprudenza complicate e inaffidabili,giustizia civile eterna
- scarseprospettive per il futuro, giovani poveri e precari,anziani continuano a crescere, basse nascite
- governi inefficienti
- infrastrutture inefficienti
- credito complicato da ottenere
- il governo inoltre, non controlla metà del territorio nazionale (il sud) in mano alla criminalità organizzata)

Ecco perché, in un mondo in cui circa l'80% delle imprese a livello mondiale fa capo a soli 20 grandi gruppi finanziari, è facile per i pochi uomini che controllano il pianeta, decidere a tavolino chi vive e chi muore.

Questa è la realtà dura e pura.
Certo ho semplificato tutto, come a mio solito, perché per parlare di cose così complicate non basterebbe un libro.Tuttavia questa è la situazione: tutte le nazioni del mondo sono assogettate al potere economico globale che è tenuto in poche mani (non elette dai cittadini). Hanno un bel dire che il problema è l'Euro. Balle. Uno dei problemi è certo che l'Euro è lo strumento di un Europa cresciuta monca della parte più importante per tutti noi cittadini, cioè non è mai nata una vera struttura federale, con un governo europeo che decida a voce unica per tutti i membri su temi transnazionali come economia, immigrazione ecc. E si è provveduto a costruire un Europa liberista fondata solo sul libero commercio. Si,questo è uno dei tanti problemi,che le trovate populiste e i voti di protesta non risolveranno. Ma di certo l'Euro in se non è IL problema, è solo uno strumento.
(e poi sai che gli frega a chi controlla l'economia mondiale, se nella tua piccola Italia usi l'Euro piuttosto che la lira, la dracma o le conchiglie)

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I giorni della scelta
post pubblicato in Notizie, il 6 maggio 2012
La democrazia da sempre un occasione per poter decidere il futuro. Francia, Grecia, Serbia e Ucraina al voto tra oggi e domani,ma anche le amministrative in Italy. Domani sapremo se agli europei piace l'attuale Europa fatta di sacrifici per i più deboli e crediti illimitati alle banche, l'Europa di Merkel Sarkò (Monti) Bce e Fmi O se gli europei avranno deciso di invertire la rotta prima del naufragio.

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permalink | inviato da Pa.P il 6/5/2012 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ennesima ridicola conta: la politica scivola indietro di cent'anni
post pubblicato in diario, il 8 novembre 2011
L'ennesima ridicola conta dei parlamentari sulla fiducia intanto che il Paese affonda.



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Questa ridicola legislatura non poteva che avviarsi alla sua conclusione con la ridicola e caricaturale estenuante ricerca all'ultimo voto a sostegno di questo governo. Intravedo una certa somiglianza con le vicende parlamentari degli ultimi governi liberali, di un centinaio di anni fa. Ai tempi degli ultimi governi liberali il Presidente era spesso sull'orlo della crisi di fiducia, perché allora non c'erano dei veri partiti, ma nell'agone semicircolare di Palazzo Madama o di Palazzo Carignano a Torino si sfidavano due entità tra loro molto simili e i cui esponenti erano accomunati da sentite appartenenze, non solo socioculturali ma anche e sopratutto di visione politica. Si trattava dei partiti liberali della destra e della sinistra storica. Silvio Berlusconi mi sembra un novello Sydney Sonnino costretto a mediare tra tutte le sfumature liberali presenti nel Parlamento del 1906. Allora come oggi il trasformismo è un moto dell'anima. Si entra in Parlamento per un colore si è rieletti nell'altro schieramento, tanto non cambia poi molto.

A centanni di distanza scopriamo alcune coincidenze. Allora come oggi tutti i parlamentari erano orientati da medesime idee politiche di fondo, il liberismo come totem e la certezza molto positivista che il mercato avrebbe risolto tutti problemi. Eppure non c'era la benché minima armonia e il Parlamento era spesso un campo di battaglia. I parlamentari non si dividevano per ideologia o per partito ma si creavano delle maggioranze sempre nuove in base a quale fosse l'argomento in discussione. Ciò era dovuto principalmente al fatto che i parlamentari si facevano alfieri di piccole istanze territoriali del loro collegio o delle volontà di qualche importante lobbie di potere, o dei loro stessi tornaconti personali. Oggi possiamo dire sia cambiato qualcosa? Certo nel recente passato ricordiamo una politica ben diversa, al cui centro stavano le idee, spesso contrastanti, sul futuro e sulla società. Dopo 17 anni di governucoli pare siamo riusciti a riportare indietro di centanni le dinamiche parlamentari e di gestione del potere. Altre curiose coincidenze. Nel 1906 entrarono in Parlamento in due, sx e dx storica, teoricamente pochi partiti anche grazie al porcellum: nel 2008 entrarono solo in cinque: Pdl, Lega, Udc, Pd, Idv più qualche parlamentare per le minoranze linguistiche. Ecco il paradosso, dalle dinamiche parlamentari furono esclusi partiti reali e le loro istanze, ma in Parlamento abbiamo scoperto l'esistenza di decine di microscopici partitini nascosti nei partiti maggiori, vitali alla sopravvivenza del Presidente del Consiglio con i loro piccoli ricatti, al pari dei gruppetti di parlamentari frondisti nella dx e sx storica che decisero le dimissioni di Sonnino. Viste le analogie, sappiamo che fine abbiamo fatto dopo i governi liberali. Oggi non ci sono più le ideologie, ciò che conta è solo l'interesse personale. In questo parlamento infatti non c'è un solo parlamentare eletto che metta in discussione la legittimità delle agenzie di rating, o i dettami europeo-liberisti della Bce, o una politica industriale gestita dalla finanza internazionale che vuole l'Italia desertificata e la vede solo come luogo per turisti abbienti. Con toni differenti sugli aspetti chiave sono tutti d'accordo.

Ma i vari BersaniDiPietroVendola non si faccino distrarre dall'esteriorità di un capo del vapore che mostra ormai i suoi acciacchi. Sappiano piuttosto che ci sono ottime probabilità che se il governo di larghe intese progettato, quello che dovrebbe includere anche terzo polo, Udc e scontenti Pdl, dovesse scontentare anche gli italiani con misure economiche impopolari, Silvio potrebbe risorgere come la fenice di letteraria memoria e alle elezioni successive rivincere per l'ennesima volta contro tutti i pronostici dei giornalisti, degli scienziati politici e degli opinionisti quotati.

Silvio in termini elettorali non è finito. E' finito da anni in termini politici. La sua è una politica che non ha mai cercato di risolvere i problemi del paese. Ma la metà degli italiani non se n'è mai accorta. Proprio per questo motivo i vari BersaniDiPietroVendola non pensino già al comando. Sopratutto se hanno intenzione di far pagare la crisi ai più deboli, come nelle intenzioni dichiarate di Pietro Ichino del Pd. Perché gli italiani davanti alla brutta copia della destra liberista e anti sociale, preferiscono sempre l'originale.

Silvio ormai una macchietta popolare più che un primo ministro, si ostina pervicacemente a non scendere dalla poltrona a costo di esserne disarcionato dai fedelissimi, ormai stufi pure loro della commedia. La politica di Berlusconi è stata del tutto simile alla politica dei vari governi democristiani da lui tanto derisi e scherniti. La mediazione è sempre stata la sua forza e i piccoli favori elargiti a questo o a quello sono sempre stati la moneta di scambio per le sue leggi vergogna. Berlusconi ha quasi concluso il suo tempo. E ha rinunciato a una dipartita onorevole e di tutto rispetto. Se si fosse deciso a farsi da parte senza clamore, cosa inedita per lui, ne sarebbero stati danneggiati quanti finora lo hanno disegnato come un pagliaccio e avrebbe potuto riacquistare in prospettiva una certa autorevolezza, che ha recentemente perso, annegata tra i tanti scandali e scandalucci. Ha rinunciato perciò all'ultimo scorcio di possibile dignità. Andremo all'ennesima conta. Tra deputati comprati e di nuovo scappati, oppositori a parole più che nei fatti, a omucoli dal dubbio profilo istituzionale un giorno nel Pdl, il giorno dopo nell'Udc e nel futuro chi lo sa, magari nell'Api. Berlusconi, degno capo di questa indegna politica, che tale non si può più definire, minaccia fino all'ultimo e gonfia il petto. “Chi non voterà la fiducia, non tradirà me ma l'Italia”. No, l'Italia è stata già tradita da tempo. Questa che abbiamo sotto gli occhi è solo una triste commedia, come l'orchestrina che suonava intanto che il Titanic Italia sta affondando. Si è fermato a 308, ma i problemi non affrontati dal suo governo sono molti di più.


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permalink | inviato da Pa.P il 8/11/2011 alle 18:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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