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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Ha vinto Obama, non l'Italia
post pubblicato in Notizie, il 7 novembre 2012
Obama ha vinto, è stato riconfermato. Con Obama hanno vinto gli Usa, o meglio, ha vinto ancora una volta l'immagine vincente e beneaugurante che gli Usa volevano trasmettere al mondo. Obama ha vinto, non noi. Noi siamo italiani. La narrazione politica americana ci ha totalmente coinvolti - la sinistra più che la destra - fintanto che ieri notte piccoli e grandi mass media hanno seguito lo spoglio con trepidante attesa e con la bandierina a stelle e strisce in mano. Si è seguito lo spoglio, con la stessa intensità e trasporto emotivo dello spoglio per le elezioni italiane. Forse anche di più. In questo senso hanno stra-vinto gli USa e la loro politica: siamo alleati, non americani, a mente fredda vi chiedo: non vi fa strano che tifiamo per Obama, come se dovessimo guadagnarci o rimetterci in prima persona? In realtà, noi italiani non ci guadagniamo ne ci perdiamo; ma una cosa alla volta. L'Italia per gli USa continua ad essere quella comoda pista d'atterraggio nel Mediterraneo tanto comoda, quanto facile da orientare politicamente - vale per qualsiasi governo di qualsiasi colore - e popolata da gentaglia inaffidabile, spaghetti pizza e mandolino fintantoche, per gli americani più ignoranti e rozzi, scelgono come sinonimo di italiano, mafia. Questo è quello che l'America profonda pensa di noi, ma si vede bene dall'esternarlo: agli Usa serve l'Italia, come serve lealtà incondizionata di tanti altri paesi. Solo qualche parola cattiva è scappata allo sfidante Repubblicano Romney, a poche ore dall'inizio delle votazioni: "Non votate Obama o finiremo come l'Italia!" Cioè in stagflazione e con tasse alle stelle. Questo era il messaggio che Romney voleva dare alla sua base, ed è arrivato forte e chiaro. Questa però è un elezione caratterizzata quasi esclusivamente dalle decisioni e dalle politiche sul fronte interno. Gli americani in realtà, pensano a loro stessi e a quanto sono importanti e a come mantenere la leadership politica mondiale. L'Italia è quella striscia di terreno dove si sono consumate alcune delle peggiori azioni americane in tempi di Guerra Fredda. Sono state rivolete principalmente contro italiani, quegli italiani che politicamente distranti dagli USa, avrebbero forse rischiato di portare l'Italia lontana dalla coalizione atlantica. Ma senza rivangare vicende così lontane pensiamo alle centinaia di morti italiani recenti causati dall'esercito americano e da quanti italiani stiano rischiando o abbiano rischiato la vita a causa del governo degli USa: la vicenda Chico Forti, Giuliana Sgrana e l'omicidio del nostro agente Calipari da parte di un soldato USa; l'ultima strage USa in territorio italiano, avvenuta a Cavalese, in Trentino, il 3 febbraio 1998, la strage del Cermis. Dove persero la vita 20 italiani grazie alle manovre spericolate dei caccia militari americani guidati dal capitano Richard Ashby e dal navigatore Joseph Schweitzer.
La risposta dell'amica america è stata promuoverli entrambi. Questa è solo una delle tante facce degli Stati Uniti d'America, magari quella che non ci ricordiamo mai, perché preferiamo la faccia che gli americani hanno fabbricato per noi, la faccia del sogno americano. E trattasi di sogno, non di realtà, ma si sa, agli italiani, popolo di santi navigatori e poeti, piace molto sognare ad occhi aperti. Go, Obama go! MA noi siamo talmente intrisi di cultura americana che ora preferiamo festeggiare il loro Halloween al nostro Carnevale, sugli astucci dei nostri Mac ci piace di più la bandiera a stelle e strisce piuttosto che il Tricolore, amiamo le sit com USa e i film di Hollywood. "Tu vu fa l'Americano - cantava Carosone - ma sei nato in Italy". Ci piace fare gli americani, ma restiamo comunque profondamente italiani, incapaci di vedere che gli americani sono assai diversi dall'immagine confezionata che ci fornisce Hollywood e il primo presidente nero; proprio quanto, noi italiani, siamo profondamente diversi dall'immagine stereotipata e negativa che gli americani hanno di noi, non siamo tutti mafiosi, non tutti magiamo la pizza e gli spaghetti, e c'è chi come me, non sa nemmeno come è fatto un mandolino e non va a piangere da mamma.

Su un punto do ragione a quanti si rallegrano della vittoria di Obama. Meglio Obama di Romney, in tutti i sensi. Tuttavia questa è l'ottica del meno peggio, l'ottica del voto utile. Sappiamo, o meglio, dovremmo sapere a cosa ci ha portato questa ottica qui in Italia: a un parlamento di nominati, privo della bencheminima onestà e capacità. Tuttavia le bombe di Obama non fanno meno male di quelle che avrebbe tirato Romney. C'è chi si augurava una vittoria di Obama, per evitare al mondo altre guerre. Ecco, siamo sempre lì, sempre con la stessa ottica provinciale di chi sa che è inferiore e prega perché il più forte non lo distrugga. Anticamente erano gli altri popoli ad avere questo atteggiamento nei confronti dei Romani. I Romani, tuttavia hanno iniziato a perdere forza quando hanno perso leggittimità. Quando, cioè, per un Franco, o per un Unno, non era più così determinante piegarsi alla cultura dominatrice romana, latinizzarsi. Stessa cosa è avvenuta con l'ipero Spagnolo e con l'impero della Gran Bretagna secoli dopo: chi era ad essi sottoposto, alzò la testa e smise di considerare "normale" non essere indipendente e non poter decidere del proprio futuro in modo pieno e libero.

L'immagine di libertà che gli USa si sono costruiti e che propagandano nel mondo, è un utile trampolino di lancio per le loro aziende e per il loro business: la capacità di penetrare i mercati altrui con le proprie merci, o meglio, ora - con i propri marchi, su tutti Coca Cola, Mac Donalds, Apple, Ford, Microsoft, Google, Colgate eccetera.
Ci sentiamo sempre più americani senza accorgercene, ma chi trae i frutti e i profitti da questo atteggiamento non solo consumistico o politico, ma mentale, sono loro, non noi. L'America è grande, forte, libera, pacifica, il paese delle opportunità per tutti. Poi scopri che l'Italia (almeno la parte a nord della penisola) è molto più multietnica degli stessi USa, scopri, studiando, che gli USa agiscono per loro scopi strategico - militari e non per preservare la pace nel mondo, e che anche per quel che riguarda la libertà, ci sono alcune ombre proprio come qui da noi.

Tuttavia è vero che l'America, o più propriamente gli USa hanno forte influenza su di noi. Ma non grazie alla vittoria di Obama, ma perché i think Tank Usa, agiscono in Italia da decine di anni e tutti i principali leader politici italiani hanno formato le loro idee politico - economiche proprio nell'Aspen Institute, nel Rochild eccetera. Le esternalità Usa sono inoltre spesso nefaste per la "vecchia Europa" e deleterie per l'Italietta. Si pensi all'ultimo disastro dei mutui subprime, causato proprio dalle politiche neoliberiste iniziate da Tacher - Reagan e continuate sotto ogni Presidente, democratico o repubblicano. Quelle politiche ci hanno portato al collasso. Hanno lasciato per strada milioni di giovani, disoccupati, o occupati ma dentro alla spirale perversa del precariato. Precariato, altra grande invenzione USa, proprio come la formula della Coca Cola. Obama al pari dello sfidante hanno ricevuto miliardi di dollari da Wall street, principale colpevole della crisi mondiale, che sta mietendo vittime. Gli USa ne stanno faticosamente uscendo dalla crisi da loro stessi prodotta grazie alle enormi quantità di denaro stampato messe in circolazione dalla Fed di Bernanche, forse uno dei più fedeli alleati di Obama nei primi 4 anni di presidenza. A noi italiani però non sono riservati accesso al credito facilitato, basse imposte, burocrazia efficiente. Non possiamo dirci americani, ma vittime della finanza americana. Perché continuiamo a sostenerli? Perché continuiamo a sventolare la bandierina a stelle e strisce?

Liberismo, consumismo e anche un pizzico di imperialismo ben camuffato hanno radicalmente cambiato l'Italia. Per me in peggio. E' un peccato che non riusciamo a copiare anche gli aspetti positivi degli americani, come il forte senso di onestà, il rispetto nei confronti dello Stato e delle Istituzioni e della bandiera, il loro forte senso di appartenenza a una nazione, che noi non abbiamo mai avuto e probabilmente non avremo mai.
Questo è il SISTEMA
post pubblicato in diario, il 26 marzo 2012
Ho letto anche la -come sempre - lucida analisi di Luciano Gallino su Micromega, della riforma del lavoro.

Ma tutti questi professori eminenti non capiscono dove siamo ora. Partono dal presupposto che un governo debba o voglia fare delle riforme, come quella sul lavoro, con lo scopo di risolvere i problemi che albergano in quella materia toccata.
Questo è l'errore fondammentale che rende obsolete tutte le loro critiche raffinatissime.
Non è così.
Questo governo ha un compito preciso, applicare il dettato della lettera che la Bce ci ha spedito ad agosto. Punto. E lo deve fare nel minor tempo possibile, altroché concertazione. Questo governo perciò non ha alcuna intenzione di risolvere la dualità del sistema del lavoro e della contribuzione pensionistica presente in Italia o di risolvere il problema del precariato. Perché per loro non sono problemi. Dobbiamo capire che l'obiettivo è perseguire le ricette neoliberiste della Troika - Bce, Ue e Fmi, non rendere più prospero il proprio paese o "salvarlo" dalla voracità della finanza internazionale.
Loro SONO LA FINANZA INTERNAZIONALE! Sono una loro diretta emanazione. Sono qui per compiere un lavoro, per portare in atto la pura e semplice abrogazione del modello Europeo nato dopo la seconda guerra mondiale: dentro la formula di "economia sociale di mercato" c'è l'accordo storico raggiunto a Jalta. Dove Urss e mondo "occidentale" - o meglio sarebbe dire governato dagli angloamericani - non solo si sono spartiti l'Europa e i territori geografici, ma hanno convenuto che l'Europa continentale diventasse il frutto di un vero e proprio esperimento, il centro dell'espressione di un contratto, se vogliamo chiamarlo così, dove i governi sarebbero stati moderati ma non espressione del liberismo angloamericano e avrebbero lasciato spazio anche alle idee socialiste, incarnate dagli stessi governi moderati con scelte di politica economica blandamente socialista e attenta ai lavoratori nell'ambito di sistemi saldamente consumistico - liberista su stile angloamericano.

La finanza internazionale oggi conta molto di più dei partiti e della politica intesa in senso olistico. La finanza internazionale ha ritenuto un vecchio armamentario non più al passo con i tempi: è ora che anche l'Europa si accodi alle ricette che abbiamo adottato per tutto il resto del mondo! Liberismo selvaggio, vittoria del più forte e del più competitivo a qualunque costo (tanto i costi umani non li subiamo noi).

Quindi basta con queste sciocchezze di dirittti per tutti e con la centralità del lavoro. Il lavoro è una merce come tutte le altre e se costa troppo in Europa vado a procurarmelo in Cina, o in Africa.

La loro è lotta di classe. La lotta di classe del padronato internazionale CONTRO gli altri. Tutti gli altri. Che devono subire e ritornare a essere sudditi. Questo è il progetto, ed è globale. In fin dei conti assomiglia molto alle previsione marxiane di un mondo dove il capitalismo avesse raggiunto il suo apice e dove i lavoratori - i proletari - fossero divenuti simili per condizioni, in ogni parte del globo. In realtà ci stiamo avvicinando sempre di più a questa visione filosofica, e non ce ne rendiamo conto. Per ora, si salvano, cioè mantengono il loro welfare state e le loro tutele solo quei paesi che in Europa sono ancora molto potenti, come Germania e Regno Unito, ma presto o tardi subiranno la medesima "cura" alla quale per primi hanno sottoposto, noi, paesi più deboli.

Chi applica la ricetta è questione di minor importanza. Che sia un governo tecnico o un governo politico di destra o di sinistra per chi detiene veramente il potere, non fa alcuna differenza. Loro hanno già deciso. Ci ritroveremo presto con i 3/4 della popolazione nettamente impoverita e con il restante quarto nettamente arricchito da questa dinamica del liberismo mondiale, che si sta applicando a tutte le economie locali, ora fortemente interconnesse tra loro.

Ora, buona parte di noi deve ancora prendere coscienza di tutto ciò, o lo pensa assolutamente privo di fondamento o stupidamente si crede di aver capito tutto magari pensando che la questioni riguardi solo l'Italia, o che sia un problema di debito pubblico o di partiti. No, non è così. E' il sistema che vuole tutto questo. E il sistema è inmensamente più grande e potente di noi, tanto grande che non lo vediamo.
Avete già comprato il nuovo Ipad?
Il Pil NON è la felicità
post pubblicato in diario, il 29 gennaio 2012
Liberalizzazioni per far crescere il Pil: più continuiamo a misurare la felicità con il Pil e a idolatrare il consumo e più distruggiamo la nostra convivenza civile e trasformiamo le nostre città in “non luoghi” di solitudine e problemi privati.

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permalink | inviato da Pa.P il 29/1/2012 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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