.
Annunci online

BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Patti (di stabilità) politica
post pubblicato in Ex Libris, il 10 luglio 2015
«Le prime a rompere il patto di stabilità nel 2003 furono Francia e Germania. La Francia ha continuato a violare le regole anti-deficit fino a incorrere nelle multe, che le sono state però risparmiate con spregiudicate contorsioni interpretative. In nome del superiore interesse europeo. Perché nessuna grazia alla Grecia, a dispetto dei cattivi e disinibiti maestri? Negli ultimi 5 anni (in Grecia) il debito è schizzato dal 120 al 180 %, complice una recessione paurosa figlia della Troika. I Governi precedenti però hanno rispettato solo il 30% degli impegni presi. Ora invece da quello di Tsipras se ne pretende l'attuazione “blindata” del 100% come pre-condizione alla concessione di nuovi aiuti. Perché? Tsipras non appartiene all'establishment politico europeo, è un leader di estrema sinistra che tra i tanti ha il torto di contestare il pensiero unico dominante in nome di una politica di crescita che renda sostenibili i debiti e restituisca fiducia e futuro alla Grecia come all'Europa».

- Adriana Cerrettelli, Il Sole 24 Ore

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Grecia democrazia Ue Europa politica economia debito

permalink | inviato da Pa.P il 10/7/2015 alle 13:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Libeccio
post pubblicato in Notizie, il 20 luglio 2012
Questo venticello si chiama Libeccio, ci porta via uno dei migliori magistrati, Ingroia, che stava per scoprire ciò che non si può scoprire. Ci porta il Mes e il fiscal compact. Siamo molto fortunati.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Ue politica Napolitano magistratura Mes fiscal compact

permalink | inviato da Pa.P il 20/7/2012 alle 20:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pareggio di bilancio scelta deleteria
post pubblicato in Ex Libris, il 12 marzo 2012

L'Ue ha deciso di introdurre nelle Costituzioni degli stati membri il fiscal compact, cioè l'obbligo di pareggio di bilancio. Solo Gran Bretagna e Repubblica Ceca hanno detto di no. L'Italia aveva già intrapreso questa scelta di politica economica, infatti l'iter di riforma costituzionale era iniziato lo scorso 30 novembre 2011 e al Senato della Repubblica lo scorso 15 dicembre 2011. Le riforme costituzionali prevedono un iter legislativo rafforzato, con due deliberazioni successive di entrambi i rami del Parlamento, prima Camera e poi Senato a distanza di tre mesi l'una dall'altra e a maggioranza qualificata. La Camera il 5 marzo ha approvato il pareggio di bilancio con maggioranza bulgara: 489 favorevoli, 3 contrari e 19 astenuti. Ora il testo deve ancora tornare al Senato per l'ultimo voto e poi la Costituzione repubblicana sarò modificata.

Ma cos'è ilpareggio di bilancio? Si stabilisce che le entrate fiscali, cioè la quantità di gettito incassato con le imposte dallo Stato e dagli enti locali, debba essere pari alle uscite, cioè alle spese per tutti gli aspetti del bilancio pubblico ma al netto degli interessi sul debito. Questo significa che i paesi che già spendono quote rilevanti dei propri bilanci per pagare gli interessi sul proprio debito pubblico invece che usare quei soldi per i servizi, come l'Italia, vedranno ulteriormente ristretta la propria autonomia fiscale e di decisione di spesa. La nuova formulazione della Costituzione prevede però la possibilità di fare debito, fino a un tetto del 3% di deficit, ma solo per finanziare “investimenti”. Dagli anni 90 ad oggi la maggior parte del deficit accumulato è stato fatto a causa delle enormi spese sostenute per spesso inutili e incomplete grandi opere pubbliche. Queste, come l'inutile e costosissima Tav, ricadrebbero tra le voci di investimento. Anche le spese militari non verrebbero perciò frenate, perché potrebbero essere camuffate da investimenti. Perciò il pareggio di bilancio, lungi dal dare maggiore disciplina fiscale e frenare la dilapidazione di risorse pubbliche che finiscono in mano alle cricche e alle mafie, si rivolge esclusivamente al bilancio corrente, fatto di spesevivee indirizzate ai servizi pubblici essenziali come istruzione e sanità, università.

Addio autonomia fiscale locale. La modifica dell'articolo 117 Cost., decide l'«armonizzazione dei bilanci pubblici» e che la competenza legislativa diventa di esclusiva statale e non più come ora, dopo la riforma del Titolo V, una competenza legislativa concorrente tra Stato e regioni. Gli enti locali quindi perdono autonomia di bilancio e la loro autonomia viene condizionata alrispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci; poi si decide che le autonomie territoriali concorranoad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea. Con la fine dell'autonomia fiscale locale si pone fine sul nascere al federalismo fiscale, con requiem alle velleità leghiste. Infatti la spesa e le imposte potranno essere decise a livello locale ma entro una disciplina di pareggio relativo alle stesse autonomie locali, regioni e province.

Premi nobel contro. 5 premi Nobel per l'economia (Kenneth Arrow, 1972; Peter Diamond, 2010; William Sharpe, 1990; Eric Maskin, 2007; Robert Solow, 1987) hanno lanciato un appello indirizzato al Presidente Usa Obama contro il pareggio di bilancio, indirettamente l'appello è riferito anche all'Ue. Per i nobel «inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose, avrebbe effetti perversi in caso di recessione» amplificando gli effetti nefasti. Le nuove disposizioni costituzionali si applicano dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014, proprio quando la nostra economia uscirà definitivamente dalla crisi iniziata nel 2009, perciò questa decisione avrà con tutta probabilità l'effetto di deprimere ancora la ripresa futura.

Una scelta politica neoliberista. La Costituzione italiana e i costituzionalisti avevano deciso di non imporre una decisa direzione economica al paese lasciando ai governi la scelta della politica fiscale ed economica da attuare. La Costituzione perciò non aveva scelto una politica fiscale al fine di lasciare libertà d'azione politica: dirigismo di stampo socialista, comunista e socialdemocratico o liberalismo. Ora, imponendo il pareggio di bilancio in Costituzione si fa una precisa scelta ideologica di stampo neoliberista, cancellando di fatto la possibilità per i prossimi governi di attuare una diversa scelta di politica economica con buona pace per la rappresentanza politica democratica.


Strada sbagliata e a senso unico. Le politiche economiche europee calate dall'alto tramite il braccio operativo dei governi nazionali hanno già dimostrato in molte occasioni la loro manifesta inadeguatezza. La disciplina di pareggio di bilancio imposta anzi, autoimposte dai singoli stati membri su loro stessi è sbagliata perché non si può pensare di imporre a realtà totalmente diverse tra loro un unica politica economica e fiscale valida per tutti. E non sto parlando di differenze di lingua e di cibo e costume, ma di dimensione economica, di capacitò produttiva, di produttività, di capacità di investimenti in R&D del settore privato: i membri dell'Ue sono tutti molto diversi, hanno economie molto eterogee, imporre a tutti la stessa minestra farà male ai più deboli, ma non avvantaggerà i più forti, causando un danno generale. Siamo distanti anni luce da un sano federalismo europeo, anche perché l'Ue non ha propria capacità di spesa o proprio bilancio - nel senso che il bilancio europeo è ottenuto tramite tasse nazionali. La scelta neoliberista è inoltre deleteria anche da un punto di vista prettamente democratico: imporre un unica visione del mondo, significa precludere certe politiche e quindi l'affermazione di alcune forze politiche su altre, danneggiando la democrazia stessa degli stati membri
So dove trovare i soldi!
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2011

Mario Monti già commissario italiano in Ue e emerito professore della Bocconi, è stato designato dal Presidente Giorgio Napolitano per rassicurare i mercati e per formare un nuovo esecutivo che faccia le “riforme”. Monti è anche un consigliere di Goldman Sacks – al pari di Draghi ora a capo della Bce – , Goldman Sacks è la stessa banca d’affari americana che ha lucrato con derivati, credit swap (cioè scommesse sul fallimento) sul debito italiano, facendo aumentare a dismisura il rischio di default e perciò stringendo in una morsa i bilanci pubblici gravati da sempre maggiori interessi sul debito da pagare. La settimana scorsa l’asta dei btp pubblici italiani è andata a ruba, sono stati piazzati sul mercato titoli a medio termine (5-10 anni) per 500 miliardi di €. Con un interesse pari al 6% annuo. Un suicidio se si pensa che gli interessi sul debito hanno già raggiunto la cifra considerevole dei 70 miliardi di euro nel 2010*.

Il bello è che quest’enorme montagna di denaro sono nuovi debiti, ogni nuovo titolo pubblico emesso è un credito per chi lo compra e un debito per lo Stato. E i nuovi debiti adranno semplicemente a coprire i vecchi debiti le cui cedole di pagamento stanno scadendo. La spirale inflazionistico – speculativa non sembra fermarsi. Ora bisogna tagliare, secondo le istituzioni tutte bisogna ridurre la spesa pubblica. Ci vogliono tagli al bilancio pubblico per trovare nuove risorse, - affermano quotati tecnici, probabilmente riferendosi al deficit di bilancio che quest'anno sarà al 3%. Non argomentano però, che tagliando ancora la spesa pubblica, magari gli stipendi dei pubblici dipendenti e pensioni, si attua una manovra fortemente depressiva che andrà ad uccidere la seppur esile ripresa che potrebbe esserci. Causerà nuova disoccupazione e nuova povertà, che inevitabilmente finiranno per gravare sulle casse pubbliche causando nuovo debito. Oltre a disperazione.

Noi, nel nostro piccolo, da questo piccolo blog che in pochi leggono vorremo suggerire ai prossimi governanti e all’advisor di Golman Sacks Mario Monti che i soldi si possono prendere altrove:

in Italia il 5% della popolazione* detiene il 55%* della ricchezza nazionale con un patrimonio valutabile sui 5000 miliardi di €*. Basterebbe una tassa dell’1%* per ottenere 50 miliardi l’anno. L’evasione fiscale (300-400milioni)* se ridotta del 20%, darebbe 70miliardi. La corruzione nella P.A. divora circa 200 miliardi di € annui*. Se ridotta del 20%, farebbe risparmiare 40 miliardi. Riducendo le pensioni d’oro, cancellando le missioni di guerra e tagliando le spese militari, si otterrebbero altre decine di miliardi. Per non parlare dei milioni spesi ogni anno per finanziare la NATO e il Vaticano.

La soluzione non può essere nello slogan ideologico “Noi il debito non lo paghiamo”, primo perché irrealizzabile in questo mondo, e poi perché, più importante, le spese sopra citate vanno a foraggiare clientele politiche e posti di potere per politici trombati a 15-30 mila euro il mese! E poi perché io dovrei continuare a pagare al generale di turno pensioni che oscillano intorno ai 5000 euro al mese? Non pagare il debito significa anche rinunciare alla grande occasione da non sprecate per azzerare tutte le camarille politiche e bacini elettorali pagati con i soldi dei contribuenti.

Allora cari economisti e politici, Ue e Bce, siete ancora convinti che per fare cassa si debba proprio ridurre sul lastrico la povera gente?

(*fonte Ragioneria dello Stato e stime di Cobas Piemonte)

Referendum in Turchia: più vicini all'UE o più vicini all'Islam?
post pubblicato in Notizie, il 14 settembre 2010

Il referendum di riforma costituzionale proposto dal Partito islamico per la giustizia e lo sviluppo (Akp) del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan è passato con una solida maggioranza. Il si alle riforme ha conquistato ben il 58% dei consensi, staccando un’opposizione laica sempre più debole e divisa al suo interno, ferma al 42%. L’affluenza alle urne è stata del 77%, molto sostenuta. Oggetto del voto di domenica 26 quesiti riguardanti i poteri dell’esercito, i diritti dei lavoratori e il ruolo della Magistratura. Questo referendum ha determinato una vera svolta epocale per il gigante euro-mediorientale. Il referendum ha sancito la definitiva fine dell'impianto istituzionale voluto e costruito dal padre della patria Ataturk, trent'anni fa. Per capire il senso del referendum occorre rinfrescare la memoria di cosa è la Turchia. 

La Turchia è il paese islamico erede dell'impero Ottomano, che con Ataturk decise di abbandonare i dettami più rigidi del Corano per istituzioni laiche e quindi maggiormente europee. Ataturk pose a controllo delle istituzioni civili una forte magistratura indipendente (si badi bene indipendente, non autonoma) sulla quale il potere esecutivo e legislativo fino a domenica scorsa non avevano alcuna influenza, ma sopratutto un forte esercito. Il ruolo dell'esercito nella democrazia turca era un ruolo unico e speciale rispetto a tutti gli altri sistemi istituzionali mondiali. Infatti laddove sono i militari ad avere l'ultima parola, normalmente siamo in presenza di regimi autoritari o dispotici. In Turchia fino a domenica era il contrario. I militari avevano il ruolo di difendere la Costituzione laica dall'Islam. Anche la magistratura, che aveva recentemente indagato ilpartito islamico di Erdogan, aveva il compito di applicare la Costituzionale di Ataturk. Con questo sistema istituzionale peculiare la Turchia ha fatto passi da gigante nella propria modernizzazione eda paese islamico, povero e arretrato e violento, è diventato un paese mediamente sviluppato (sopratutto la costa ovest vicino all'UE)e relativamente progredito. Ataturk aveva sorretto sul filo dell’impossibile una società che aveva abolito la scrittura araba, il capo coperto, la discriminazione sessuale coranica e il canto dei muezzin. Insomma nella Turchia di Ataturk non era più possibile lapidare la propria donna o mutilare igenitali delle proprie figlie o imporre altre usanze islamiche con la forza.

Erdogane il suo Akp, sono riusciti a sovvertire questo ordine istituzionale e a stabilirne uno nuovo con la forza della scelta popolare della gente. Si ricorda che i turchi sono per la stragrande maggioranza islamici osservanti, e che sopratutto le classi meno abbienti avevanosempre visto con sospetto e malcelato disprezzo la laicità delloStato.

Il referendum ha cambiato molte cose, rafforzando anche i diritti dei lavoratori ma indebolendo la separazione dei poteri. La Corte Costituzionale passa da 11 a 17 giudici (14 nominati dal capo delloStato e tre dal Parlamento) ed espleterà le proprie funzioni anche nei confronti dei massimi gradi militari, mentre i membri delle forze armate saranno sottoposti alle autorità civili così come i comuni cittadini, che non potranno più essere processati da tribunali militari. Anche il Consiglio Supremo dei Giudici e dei Procuratori, l’equivalente del nostro Consiglio Superiore della Magistratura, aumenta i suoi membri da 7 a 22, con variazioni nelle operazioni di nomina (attualmente vengono designati dai presidenti degli organi giudiziari superiori). L'equivalente del nostro Csm sarà d'ora inpoi eletto anche in parte dal Parlamento (cioè dalla maggioranza), proprio come da noi in Italia, ponendo però fine all'indipendenza della Magistratura e alla piena separazione dei poteri. 

Per ciò che riguarda il mondo del lavoro, è stata abolita la clausola che imponeva ai lavoratori l’iscrizione al solo sindacato possibile, quello dello Stato. Non solo, gli impiegati statali avranno il diritto di negoziare contratti di lavoro collettivi, afare ricorso e a scioperare per azioni disciplinari ritenute ingiustificate.

E' molto complessa la vita lungo le sponde del Bosforo. Da oggi la Turchia si avvicina all'Europa e contemporaneamente si avvicina pure all'Islam. Ma questo non lo hanno capito in molti. In primis igoverni europei che con i loro premier hanno fatto la fila per complimentarsi con Erdogan per il risultato conseguito, come se avere un colosso a stragrande maggioranza islamica a due passi dai propri confini nel quale si è appena stabilito di indebolire la laicità, fosse una cosa positiva di cui rallegrarsi. La miopia europea in politica estera è ormai famosa. Almeno Obama, non ha espresso giudizi di merito al referendum ma ha lodato la massiccia partecipazione al voto, segno di una “democrazia vitale”. Maggiori diritti ai lavoratori e minor peso dell'esercito erano tuttavia alcune delle riforme che la cieca UE aveva chiesto alla Turchia per prendere in considerazione la sua futura richiesta di entrata nel più grande mercato del mondo (l'UE). Anche gli USA sono felici di una Turchia che si avvicina all'Europa anche se si fa più islamica. Perché una Turchia in seno europeo significa maggiore controllo militare americano in Europa. La Turchia è un paese Nato, fondamentale per il controllo strategico di quella parte del mondo da parte dell'esercito americano (ops.. volevo dire Nato). Tutti i giornali e gli organi di stampa ci hanno spiegato come sia un fatto positivo una Turchia più vicina a noi europei. Tranne il Giornale, che bisogna ammetterlo, per una volta, a mio parere, c'ha visto giusto. Ed è alquanto bizzarro che sia proprio il giornale della famiglia Berlusconi a diffidare della riforma costituzionale di Erdogan, infatti la riforma Erdogan contiene alcuni punti fermi per il centrodestra italiano come l'indebolimento della Magistratura.

I partiti laici turchi sono in minoranza da anni e spesso molto litigiosi tra loro. Ma non può che essere così perché essi sono espressioni di culture politiche che spesso stanno agli antipodi diun continuum politico. I laici sono infatti i comunisti e i socialisti così come i liberali e i liberisti. E' ovvio che non trovino molti argomenti comuni, visto che esprimono posizioni politiche inconciliabili su tutte le tematiche tranne, appunto, la laicità dello Stato.

Per concludere un breve sguardo all'assetto istituzionale della Turchia: molti poteri sono di fatto ora in mano al Premier. Che controlla il Parlamento e l'esecutivo tramite il suo partito, e ora anche parte del potere giudiziario. Sicuramente d'ora in poi non sentirete più parlare di una magistratura che indaga sul Akp. E' questa l'Europa che vogliamo? Sono queste le nuove democrazie ruggenti pronte a dare nuova linfa all'Europa? Siamo sicuri che un domani la Turchia grazie a questa "riforma" non si sposterà ancor maggiormente verso l'Islam?

Vilascio con ultime notizie veramente rassicuranti ( in senso ironico). Gli Stati Uniti hanno bloccato la nomina di Francis Ricciardone alla carica di ambasciatore ad Ankara perché ritenuto «troppo morbido per avere a che fare con l’attuale governo». La Turchia ha promosso incontri in serie e firmato accordi con i peggiori dittatori mediorientali. Il ministro degli esteri Davutoglu ha incontrato a metà luglio il leader di Hamas, Khaled Mashal; la simpatia per Ahmadinejad, presidente della repubblica islamica dell'Iran, non è un segreto. Solo che criticare e minacciare il debole Iran si può fare, criticare la forte Turchia non è conveniente. Ed è notizia recente che l’intelligence turca e la Guardia rivoluzionaria iraniana avrebbero firmato un accordo per assistere Hezbollah nel ricevere armi.


Sfoglia giugno        agosto