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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Inappropriati
post pubblicato in Notizie, il 17 agosto 2016
Burkini, Burka, Niquab o quant'altro non è una questione che mi scaldi particolarmente. In Occidente si è liberi di vestirsi come si vuole. Nessuno le ucciderà a pietrate come nei loro paesi se non si vestono come vogliamo noi. Certo sono abbigliamenti che non fanno parte della nostra cultura. Ma non li indossiamo noi, ma persone di un altra cultura quindi per me va bene, indossino pure ciò che vogliono. L'importante è che non obblighino i loro figli/e nati/e qui a vestirsi in modo ridicolo con la scusa della tradizione o della religione.
Questo è l'Occidente baby, non il Pakistan o l'Arabia. Puoi essere inappropriato quanto vuoi.

Certo, chi non fa il finto tonto moralista-perbenista-boldriniano sa che se inizi a permettere donne mascherate, poi anche le figlie saranno obbligate con le buone o le cattive a vestirsi con le tende in faccia dalle madri.Come dico sempre, li avete voluti qui per sostituirci e per pagarli meno? Bene, ora gestite le conseguenze! Spero che un giorno i figli dei musulmani possano rivoltarsi, non contro l'Occidente come fanno ora, ma contro la loro religione, che li tiene soggiogati, sottomessi e arretrati da due millenni.
Buon Natale. Chi perde la propria cultura perde se stesso
post pubblicato in diario, il 24 dicembre 2012
Prima volta che alla radio non sento le tradizionali canzoni di Natale, brutto segno. Quest'anno non lo sente nessuno lo spirito natalizio, e siamo arrivati al punto che lo stesso - lo spirito natalizio - non è neanche sfruttato a pieno per spingere i consumi.
Parte dello spirito natalizio s'è perso con la perdita dei valori cristiani più veri - non quelli delle gerarchie a cui interessano solo potere e soldi - ma quelli di buoni sentimenti che fanno bene a tutti anche a chi non ci crede.
Un altro pezzo di spirito natalizio se n'era già andato da un pezzo sciolto nel più becero e compulsivo consumismo. Che per fortuna quest'anno è stato attenuato dalla crisi, che da questo punto di vista è un gran toccasana.

Ed ecco qui. Di spirito natalizio ci sono rimaste solo le insulse insegne luminose, esposte già da novembre, addirittura da ottobre, snaturandone totalmente il senso e la presunta già scarsa utilità.

E' un vero peccato perdere le tradizioni. Cinesi arabi, e altre sulture le soltivano gelosamente. Perché la cultura di un popolo è la parte più importante ed è ciò che lo distingue dagli "altri". Chi ha perso la propria cultura nella storia dell'umanità, è stato inserito in altre genti, in altre culture, ha perso se stesso e la memoria dell'esistenza stessa di quei popolo incauti s'è spenta.

Altroché esaltazione del meltin'pot. Chi perde la propria cultura perde se stesso.

E noi occidentali, nella fattispecie italiani, confondiamo da sempre la cultura con la chiusura mentale e con il tradizionalismo più becero ignorante. Così paradossalmente, chi è più attaccato alle tradizioni, da noi è di solito il più ignorante e chi le nega e le "supera" è la (stupida) classe media che si crede proprio per questo più all'avanguardia.

Noi italiani non riusciamo ad avere un rapporto sano con le nostre gloriose origini ne con la nostra storia, le rifiutiamo, cerchiamo sempre qualcosa di nuovo, di più, che possa farci sentire nuovi, per noi il progresso non è migliorare ciò che abbiamo ma buttare ciò che abbiamo per qualcosa di straniero.
Di questo discorso l'esempio assolutamente più evidente non è il Natale, ma la Quaresima e il Carnevale. Dimenticate Trionfante, al loro posto, Halloween.

Errore terribile - questo di non riuscire ad esprire un progresso nella continuità  (come riescono perfettamente gli inglesi) - che paghiamo a caro prezzo tutti i giorni: eravamo motore della civiltà occidentale nel Duecento e poi ancora nel Rinascimento, e ora - grazie a questa nostra mentalità provinciale - siamo solo un appendice povera e sfortunata dell'Occidente. Ridicolo, visto che l'idea stessa di libertà che fece nascere il concetto di Occidente, l'abbiamo inventata noi. (altroché americani e inglesi) Proprio nel Duecento.

Ho avuto un dialogo con un amico su questo punto. Per lui abbiamo tutto importato dalla filosofia inglese di Hobbes. Per me la libertà nasce con la libertà comunale dall'imperatore e con la libertà intellettuale e scientifica dal Papa. Idea di libertà, certamente anche in contrapposizione al giogo reliioso. (L'Islam tutto questo lo deve ancora scoprire.) Ecco perciò come perdere le proprie tradizioni, sopratutto se si svuotano del loro significato e del loro contenuto è dannoso, proprio perché ne si perde il contenuto elaborato in secoli precedenti di civiltà.

Perdere la propria cultura significa perdere se stessi.

Ad ogni modo, buone vacanze a tutti, se vi piace di più di - "buon Natale". Anche se stiamo distruggendo ciò che siamo con fiera ignoranza e strafottenza, pensando che allontanarci dalla nostra cultura sia gesto di innovazione, invece è provincialismo, arretratezza.
Nuova strategia militare Usa dietro ai droni?
post pubblicato in Notizie, il 26 settembre 2010

Questo è un articolo che ho scritto la scorsa settimana per The post internazionale e pubblicato qui: http://www.thepostinternazionale.it/?p=320



Irecenti attacchi di Droni Usa in Pakistan. In meno di 24 ore tra il15 settembre e il 16 settembre l'esercito americano ha colpito ciòche spesso sono definiti dalle alte sfere un obiettivo sensibile.Trattasi di un campo di addestramento di miliziani di Al Qaeda inPakistan. Il velivolo senza pilota ha lanciato razzi sulla localitàdi Angora Adda nel distretto del Waziristan meridionale, colpendo unedificio considerato rifugio di militanti del movimento clandestinoTehreek-e-Taliban (Ttp).
I soccorritori hanno estratto dallemacerie i corpi di almeno 16 persone e trasferito in ospedale iferiti, molti in gravi condizioni. Nel frattempo, è stata confermatala notizia secondo cui nella notte del 16 settembre, nella zona diDarba Khil, un altro attacco Usa con droni avrebbe causato la mortedi altre cinque persone. Secondo gli esperti, gli attacchi degliultimi giorni sarebbero orientati alla cattura di Jalaludin Haqqani,considerato uno dei più leali alleati di Al Qaeda e dei talebani.

Gli Usa hanno da pocoiniziato il disimpegno militare dall'Iraq, che sono le presidenzeneoconservatrici di George W. Bush avevano attaccato e occupato.Obama si era impegnato a disimpegnarsi da quella guerra in campagnaelettorale, divenuta molto impopolare negli Usa, sopratutto per ilnumero di marine uccisi.

Questi due fatti soloapparentemente scollegati sono invece indizio di una nuova strategiagenerale per l'esercito americano. Una nuova strategia o meglio unavisione degli scenari internazionali determinata sicuramente dalnuovo corso della politica americana, che a due anni dall'elezionedel nuovo presidente Obama, muove solo oggi i suoi timidi passi.L'amministrazione Obama non ha affatto abbandonato l'obiettivo della“guerra al terrore”, cioè ad Al Qaeda e all'estremismo islamico,inaugurata da Bush. E questo Obama lo ha detto più volte sia in sedeNato che in patria. La nuova amministrazione però vede il mondo daun punto di vista diverso. Non fu il laico Saddam Hussein aproteggere gli estremisti islamici, come ora sappiamo dai rapporti diWikileaks e dalle parole dell'ex capo dei servizi segreti Cia. Maquella scusa era stata usata dall'amministrazione Bush per promuovereun attacco in grande stile all'Iraq. Osama non è mai stato in Iraq.Obama ritiene che il terrorismo islamico non abbia le proprie basi inIraq, e nemmeno nel temutissimo Iran. Il terrorismo islamico nasce esi sviluppa e si addestra principalmente in Pakistan e inAfghanistan. La guerra dell'Afghanistan non sta dando i fruttisperati: a nove anni dal suo inizio (2001), non se ne vede la fine.Le truppe Nato e la coalizione che le sostiene non hanno, perògettato la spugna. Ma per completezza di cronaca bisogna dire che letruppe occidentali controllano solo un terzo del paese. Nellecancellerie europee e negli ambienti americani lasciare l'Afghanistana se stesso significherebbe consegnarlo direttamente ai taliban. Ma italiban, o meglio i loro capi, non sono più nascosti nelleimpenetrabili montagne dell'Afghanistan. I servizi americani indicanoda molti anni l'amico Pakistan come l'ospite dei capi taliban. Obama,a differenza di Bush, non si è intestardito in una politica militareideologica, ma ha più saggiamente seguito le indicazioni deiservizi. Sennò i servizi segreti che servono? - avrà pensato Obamae il suo segretario Clinton. E' dal Pakistan, o meglio, dalla zonatribale del Pakistan a ridosso del confine con l'Afghanistan, inquella terra che le autorità di Karachi non controllano, che italiban prendono le risorse per continuare la battaglia nei confrontidell'Occidente. In Pakistan ci sono i campi di addestramento, ma èda quelle montagne che arrivano le armi e i viveri per taliban inAfghanistan. S'è riproposto a migliaia di chilometri di distanza equarant'anni dopo ciò che fu per l'esercito americano la vera causadell'impossibilità di vincere la guerra del Vietnam. Infatti anche ivietcong avevano molti rifornimenti dalle vie di retroguardia. DalLaos e dalla Cambogia in specifico. Bene, ora sostituite Vietnam conAfghanistan e Laos e Cambogia con Pakistan e capirete l'importanzaper l'esercito americano di colpire i rifornimenti taliban. Adifferenza di quarant'anni fa, però, oggi l'esercito Usa ha mezzipiù efficaci e che sono anche ben visti dalla popolazione perchéevitano perdite americane. Questi mezzi sono i droni, aereitelecomandati senza pilota, che possono bombardare a grande distanzamagazzini, campi, villaggi e molti altri target. L'interessedell'amministrazione Obama, ma lo sarebbe di tutte le amministrazionidi qualunque colore politico, è quello di ridurre le perdite dimilitari, così impopolari, e riportare grandi successi. Detto fatto.Ma gli attacchi dei droni non potranno a lungo risolvere il problemadi una guerra che non vuole finire (quella dell'Afghanistan) per viadei rifornimenti a cui possono attingere i nemici della libertà.Certo, gli Usa non possono estendere il conflitto al Pakistan. Primoperché il Pakistan è una oligarchia militare alleata agli Usa.Secondo perché un espansione del conflitto destabilizzerebbeeccessivamente l'area. Con un Iran che potrebbe trarne enormegiovamento strategico. Inoltre per non creare grandi incidentidiplomatici gli Usa non possono permettersi di sconfinare con letruppe in Pakistan: che figura ci farebbe l'ex Presidente Musharraf,così voluto dagli Usa stessi? Un attacco al Pakistan per spezzaredefinitivamente i rifornimenti taliban, significherebbe per gli Usaammettere che Musharraf non ha fatto nulla per controllare le areetribali del suo paese facendole infiltrare da soggetti pericolosi,nemici degli Usa. Ciò porterebbe fortissimo discreditointernazionale. Inoltre il nuovo corso della politica Pakistana èrappresentato dal 6 settembre 2008, da Asif Ali Zardari, già maritodi Benazir Bhutto, nuovo Presidente. Il nuovo Presidente Pakistano èl'opposto del suo predecessore. Musharraf era in tutto e per tuttoesponente dell'oligarchia militare che di fatto controlla il paese.Zardari invece, è un vero politico, e pare essere un sincerodemocratico. Quindi l'espansione del conflitto Afghano non una lastrada percorribile per gli Usa. Certo, i risultati non dovrannofarsi tardare anche in Afghanistan, vista la popolarità semprecalante del Presidentissimo Obama. Per giustificare due guerre chehanno mietuto migliaia di morti agli occhi dei liberal, Obama avrebbebisogno di un arresto di un alto membro dei taliban. E poi con lacrisi economica che ancora morde l'America, non si possono fare spesefolli in altre guerre in terre lontane. Almeno questo suggerisce ilbuon senso. Il debito pubblico americano è infatti aumentato in unsolo anno (2009) di quasi il 20%. E l'occupazione negli Usa ancoranon migliora, proprio come in Europa, malgrado gli sforzi governativie le grandi elargizioni in aiuto dell'economia. Quindi per ora lapolitica militare Usa, ha le mani legate. Ma il fatto che finalmente,dopo due anni dal suo insediamento, il Presidente Obama sia riuscitoa imporre un deciso sterzo anche nelle strategie internazionali dicontrasto al terrorismo islamico, alla lunga gli darà ragione. Ilproblema della libertà nel mondo non è mai stato Saddam Hussein el'insignificante Iraq. L'estremismo islamico avrà pure basi traPakistan e Afghanistan, ma è presente in tutto il mondo. E la guerraal terrorismo di matrice neocon non ha fatto altro che rinfocolare isentimenti anti americani nel mondo e aggravare il bilancio pubblicodi milioni di dollari di spese militari. Senza parlare dei bagni disangue che gli Usa si sono lasciati alle spalle sia in Iraq che inAfghanistan. Così impopolari nel mondo libero, figuriamoci nel mondomussulmano. L'unica strada per ora percorribile dall'amministrazionedemocratica è quella di mantenere le posizioni in Afghanistan, eriposizionare le truppe stanziate nell'oramai inutile guerradell'Iraq, in Afghanistan, pronte a intervenire anche in Pakistan,qualora la situazione politica ed economica americana e mondialedovesse mutare. Certo, gli Usa sanno bene che i finanziamenti aitaliban, ma più in generale all'estremismo islamico non vengono nedal Pakistan ne dall'Iran. Bin Laden non è la causa di tutto. Ifinanziamenti vengono dai petrodollari dell'Arabia Saudita. Ma si sa,l'Arabia Saudita è il serbatoio petrolifero e finanziariodell'Occidente, quindi è inattaccabile. E questa è un altra storia.

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