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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Il Reddito di Cittadinanza a 133 € al mese? I conti della serva
post pubblicato in Notizie, il 5 ottobre 2018

Il fatto che stanno prendendo in giro gli italiani più bisognosi col Reddito di Cittadinanza e con la Finanziaria sta in questo semplice calcolo matematico. Se danno il Reddito di Cittadinanza a 5 milioni di persone, il costo è di 8 miliardi l'anno per un "reddito" di 133 € circa a testa e questa è l'ipotesi voluta da Salvini. Se la cifra erogata in finanziaria sarà di 10 miliardi come vuole Di Maio fanno 166 euro a testa. 


Il grande Reddito di cittadinanza! Se i famosi 80 € di Renzi - che erano una riduzione fiscale annuale di 1000 € a testa l'anno, erano per Lega e M5S una "mancetta elettorale", ci si chiede cosa sia invece un "reddito" di 133€ al mese, cioè 1500 euro circa l'anno.


Ancora, per dare a tutti 780 € come il M5S ha promesso, serve il 3% di deficit perché di miliardi ce ne vogliono almeno 50, ma anche di più. Almeno questi sono i calcoli che la calcolatrice dà a noi. Chissà che al ministero a Roma non dia un altro risultato. La propaganda alla fine mostra la caducità di sé stessa e se messa a confrontarsi con la realtà, casca dal palco, come il famoso asino del proverbio.

Ora, è chiaro che non possiamo permetterci di avvicinarci al 3% di deficit annuo. Di Maio e Salvini, M5S e Lega, hanno appena fatto una colossale marcia indietro sul Def per quanto riguarda l'entità del deficit previsto. Dopo la botta di 20 miliardi di capitalizzazione persi da Piazza Affari nel giorno dopo l'annuncio dell'innalzamento del deficit al 2,8 per il 2019, Di Maio e Salvini hanno fatto una pronta marcia indietro, presupponendo nel DEF un deficit al 2,1 per il 2020 e 1,8 per il 2021. Ma con il 2,1 e il 1,8 di deficit non riusciranno mai a finanziare neanche il solo Reddito di Cittadinanza.



Al che sorge spontanea una domanda. Dove prenderanno i soldi? Probabilmente da tagli alle detrazioni e deduzioni fiscali, cioè aumentando le tasse ai cittadini e alle impreseO ancora, facendo tagli alla spesa pubblica. Prenderanno cioè da una parte per dare dall'altra, quasi a somma zero. Con tanti saluti a coloro che avevano creduto a un reddito sicuro e pubblico per stare a casa al caldo.



Primo governo populista al via. Riorganizziamoci
post pubblicato in Notizie, il 10 maggio 2018
Lega e M5S sono finalmente congolati a nozze, a breve l'annuncio della lista degli invitati, con la benedizione di Papi Silvio Berlusconi.
E' dal 5 marzo mattina che auspico una soluzione simile, e penso che i quasi tre mesi di tiritere, litanie, sciocchezze cacofoniche, promesse smentite il giorno dopo, forni aperti e chiusi, siano stati solo un lungo quanto furbo periodo di decantazione che il M5S ha promosso, per tenere buono il proprio elettorato e fargli ingoiare il desiderato accordo con Salvini e farglielo passare per inevitabile.

Tra simili ci si riconosce, e la Lega sovranista e nazionalista un po' fascistoide di Salvini, che ha preso anche molti dei voti dell'estrema destra (non a caso Forza Nuova e Casapound sono andati maluccio alle elezioni), sembrava una cosa solo con i fascisti autentici di FDI (fratelli d'Italia, gli ex missini, guidati dalla Meloni), che saranno anche loro nel governo, ma sopratutto assolutamente simile alla vera natura del M5S. Un movimento che io ed altri (Pietro Orsatti) abbiamo individuato subito (correva l'anno 2012) come un espressione culturale di destra, o se più vi piace reazionaria.

Quei geniacci dei dirigenti PD ex comunisti ed ex democritistiani antirenziani e LeU che hanno preso l'ennesimo abbaglio e credevano come per la Lega tra l'altro, che il M5S fosse una costola della sinistra. Ora le due "costole della sinistra" sono unite. 

La natura eversiva del M5S è infatti originaria, e nemmeno affatto nascosta. Basta leggere le stralunate visione di Casaleggio senior, che vedeva una democrazia rappresentativa sulla via del tramonto da sostituire con una democrazia diretta, cioè una democrazia via internet. Con magari lui o la sua Casaleggio Associati come webmaster. Una riproposizione perpetua delle elezioni presidenziali di Bush junior in Florida, insomma. Dove il voto digitale finiva inevitabilmente al rampollo della famiglia Bush anche se l'elettore aveva cliccato l'altro pulsante. 

In tutto questo ovviamente, come avevo detto, previsto eccetera, l'unica ancora di salvezza è Matteo Renzi, che da tutti, anche dai suoi è visto invece come una zavorra ormai. Matteone ha salvato quel residuo di sinistra democratica, civica, europeista, che rimane nell'attuale italietta, impedendo che il PD facesse il suo Harakiri finale alleandosi col M5S. E decretando con esso la sua definitiva uscita di scena, giacché ciò avrebbe significato creare un governo con degli inetti che avrebbero facilmente buttato tutto all'aria se gli si impediva di fare disastri, imputando al PD tutta la colpa.

Per i coriferi anti-renzi però voglio rassicurare. Il governo Di Maio - Salvini, che probabilmente sarà diretto da un altro nome, non sarà la distruzione dell'Italia, come temono alcune classi dirigenti (gli stessi che hanno votato No al referendum tra l'altro). Questo sarà un governicchio, deboluccio perché più interessato alla propria sopravvivenza e ai titoli dei tg che non a cambiare radicalmente le cose. Il governo della città di Roma di Virginia Raggi sia da esempio rivelatore. Non ha cambiato in meglio Roma, non ha sostanzialmente fatto niente se non curare la propria immagine. Non ha risolto i problemi atavici della capitale. Stessa cosa farà il governo populista M5S Lega. Interventi di camuflage, estetici. E non dimentichiamo che la prima vera prova sarà evitare la stangata delle clausole di salvaguardia, che se non si trovano i soldi, faranno alzare la pressione fiscale di un paio di punti grazie all'innalzamento dell'IVA al 25%.

Intanto lo Spread oggi è già salito. Ripeto non c'è da avere paura, piuttosto se fossi nel PD userei questo tempo per una vera riorganizzazione interna. Gli Emiliano, i Boccia, gli Orlando, sono fuori tempo massimo e rappresentano più o meno solo loro stessi. Bersani e D'Alema docet. 

L'Europa sopratutto dal punto di vista dei soldi e della finanza pubblica non ci farà affondare. Nessuna paura, e riorganizziamoci seriamente.


La saggezza dei perdenti
post pubblicato in Notizie, il 4 febbraio 2017
Nell'infinita saggezza di D'alema e Bersani (sono ironico), la strategia per abbattere l'arcinemico Renzi è tentare di blandire il M5S, per poi magari un domani trovare un accordo sul programma o ... Finirà come quella volta in cui tentarono di avvicinarsi la Lega Nord facendo approvare quello schifo di Titolo V: la Lega non solo non si fece blandire, ma fece la coalizione con Berlusconi e vinse le elezioni. Gli unici a rimetterci furono il Pd e ovviamente noi cittadini. Paghiamo ancora oggi per le iniquità causate dal Titolo V voluto da D'Alema e compagnia.

(Ps: notate come esponenti della sinistra Pd, anche locali, abbiano iniziato da qualche mese a condividere ariticoli grillini sulle loro bacheche social, a difendere l'indifendibile Raggi ecc.. )

Come già detto in passato, il M5S è sempre più simile alla Lega Nord del passato, nato come movimento antipolitico, è diventato peggiore in termini di etica pubblica di chi criticava. La sfida del prossimo futuro non sarà più sull'asse sinistra vs destra, ma europeismo vs populismo.
M5S a zero
post pubblicato in Notizie, il 20 dicembre 2016
Il M5S, o partito di Grillo, per onestà intellettuale dovrebbe sciogliersi oggi. Non per l'arresto della scorsa settimana, ma perché ha preso voti sulla base di un presupposto demenziale: i cittadini sono onesti e devono sostituire i politici che sono disonesti. Oggi sappiamo che anche i loro cittadini sono disonesti.
La negazione del garantismo.
Non si può pensare al partito di Grillo senza il suo elemento più caratteristico, ovvero il contrasto di ogni forma di garantismo. Se quest'ultimo elemento viene meno, crolla anche l'intero castello ideologico su cui si basa il Sacro Blog e l'intero M5S. Ma chiedere onestà intellettuale a chi fa soldi con il clickbaiting sull'antivaccinismo è assurdo.
Era un tiepido autunno 2009
post pubblicato in Notizie, il 7 settembre 2016
Era un tiepido autunno 2009 e leggendo un pezzo interessante di un autore allora a me sconosciuto, Pietro Orsatti, feci un intervista che poi ebbe migliaia di ascolti come podcast, sulla genesi malata del M5S e sull'ideologia google-centrica di Roberto Casaleggio, sul doppio gioco tra una piccola azienda dell'It milanese e il movimento di Grillo il fustigatore.
Da allora ho scritto e mi sono dedicato tanto al M5S, con l'unico obiettivo di avvertire i miei cittadini, della pericolosità di questi mezzi busti, che poi io stesso iniziai a conoscere meglio. Inascoltato oggi come allora continuo a scrivere e pensare come voglio, facendo della loro mancata coerenza in ogni cosa la cifra con la quale valutarli. 
Certo, se fossi stato più furbo, salivo sul carro del vincitore, e potevo anch'io diventare un grillino parlamentare. Oggi avrei un ottimo stipendio, ma avrei dovuto ingoiare tante schifezze. Troppe per me. Non saranno le balle di Raggi, Di Maio e Muraro che li abbatteranno. Sono solo le dimostrazioni concrete che loro non sono mai stati il cambiamento. MAI STATI. Non lo saranno mai. Delle loro debolezze strutturali, come essere delle banderuole ne di destra ne di sinistra su tanti temi, hanno paradossalmente fatto vessilli di novità. Sciocchi. Della loro presunta onestà hanno fatto punta di lancia con cui fino ad oggi hanno trafitto la vecchia politica, salvo dalla vecchia politica mutuare l'attacco personale per screditare l'avversario, il qualunquismo, il nepotismo, l'ignoranza becera invece è una novità tutta loro. E a quanti mi hanno sempre commentato dicendo "serve onestà non competenza" replico oggi più di ieri che

l'onestà non basta senza la competenza, e a Roma non c'è stata nemmeno onestà.
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