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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Senato: una riforma garantista e utile
post pubblicato in Notizie, il 3 aprile 2014

Un Senato meno partitico e sopratutto più garantista. Altroché il fastidio e le urla scomposte dei tanti che vedono nella riforma epocale della Camera alta del Parlamento qualcosa di incostituzionale o vagamente pericoloso.


Sarà un Senato non eletto direttamente da noi cittadini, e forse, visti i risultati recenti, anche questa è una buona notizia. Sarà composto dai 21 governatori delle Regioni e delle Province autonome più 21 sindaci delle città capoluogo di regione e provincia autonoma - dando finalmente il giusto e corretto peso alle città rispetto ai paesi; sarà inoltre composto da 40 consiglieri regionali 2 per regione e 1 per la Valle D'Aosta, dando a tutte le regioni equa e giustamente paritaria rappresentanza, da 40 sindaci eletti dai sindaci delle città delle regioni (due sindaci eletti per ciascuna regione) 21 cittadini nominati dal Presidente della Repubblica, per la durata di sette anni, che abbiano onorato l’Italia per meriti in campo sociale, artistico, letterario o scientificom più i 5  senatori a vita. Ricapitolando: 21 governatori + 21 sindaci + 21 scelti dal Presidente Repubblica + 40 consiglieri regionali + 40 sindaci eletti da sindaci + 5 senatori a vita = 148 membri.

Il nuovo Senato quindi sarà lo strumento per il superamento del bicameralismo perfetto, creato dai Costituenti, per indebolire l'azione e il potere del governo, ma che la nostra esperienza c'ha insegnato non aver avuto questo ruolo durante i recenti 20 anni di potere berlusconiano. Per il semplice motivo che il Senato veniva eletto assieme alla Camera ed aveva medesima maggioranza politica. Questo comportava semplicemente un allungamento dei tempi nell'approvazione delle leggi con la consueta doppia lettura tra Camera e Senato, ma senza che questo sistema potesse frenare le tante leggi vergognose approvate dai vari governi. Ve ne ricordo solo alcune: lodo Mondadori, legge 30 che ha introdotto la precarietà, lodo Pecorella, lodo Alfano, legge Bossi - Fini, legge Giovanardi, legge sul reato di clandestinità e tante altre porcherie, che puntualmente sono state poi abbattute dai giudizi della Corte Costituzionale o dai governi successivi.

Invece, il nuovo Senato renziano sembra presupporre l'esistenza di un Parlamento in cui i due rami hanno due maggioranze diverse. Poco male in effetti, perché le leggi "normali", vedranno al lavoro la sola Camera dei Deputati. La cosa più importante della riforma sembra essere il fatto che il Senato costituirà un vero contrappeso alla potenza di maggioranze governative "bulgare" nel caso della discussione di future modifiche alla Costituzione. Infatti le leggi di revisione costituzionale dovranno ottenere la maggioranza anche nel Senato. Un Senato però, che avremo votato nelle elezioni comunali e locali, e che quindi non avrà necessariamente la stessa maggioranza della Camera, favorendo una volta per tutte l'intangibilità della Carta Costituzionale dagli appetiti dei Berlusconi e D'Alema di turno.

C'è poi il tema molto populista, - caro a Renzi - che i nuovi senatori non riceveranno nessuno stipendio o vitalizio per il fatto di avere questa carica. - E ci mancherebbe altro - aggiungerei io, visto che i "nuovi" senatori saranno già rappresentanti del popolo - locali - che quindi percepiscono già stipendio, come sindaco o come Governatore di regione.

La riforma del Senato inoltre, va a legarsi alla necessaria Riforma del Titolo V, la legge più sbagliata fatta dal centrosinistra a guida D'Alema; infatti, nella composizione del nuovo Senato non si accenna alle Province, che verranno eliminate (solo sospese, per volontà del Senato, quello di oggi, purtroppo) e le cui competenze diveranno carico delle regioni.

La funzione legislativa quindi sarà propria solo della camera eletta, cioè la Camera dei Deputati, ma il potere del Senato non sarà svuotato: potrà pronunciarsi su ciascun disegno di legge e proporre delle modifiche. Inoltre, il Senato diventa il legislatore ultimo per la struttura istituzionale degli Enti locali: per alcuni ambiti di interesse delle autonomie territoriali le proposte di modifica espresse dal Senato si potranno superare soltanto con un voto a maggioranza assoluta della Camera dei Deputati.

Per quanto riguarda le funzioni non legislative del Senato delle Autonomie, esso, come avviene oggi, continuerà a partecipare all’elezione e il giuramento del Presidente della Repubblica e alla sua eventuale messa in stato di accusa, e prenderà parte all’elezione di un terzo dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, ma ancora una volta, questa elezione nonsarà più il risultato del volere politico della maggioranza governativa, ma di una nuova maggioranza, quella del Senato, appunto, dando così maggiore indipendenza politica anche ai membri del Csm eletti dalla politica.

In fin dei conti, a me pare che la riforma proposta del Senato, porterà ad avere un Sistema istituzionale più garantista, e non meno garantista, e anche più celere nelle decisioni, senza l'inutile e arzigogolata doppia lettura tra Camera e Senato.

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