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"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, è quello che è già qui, che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”, scriveva Italo Calvino nelle Città invisibili. E concludeva che le strade sono due. La prima facile a molti: “accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più". La seconda “rischiosa, e che esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.


 

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21 febbraio 2012

Contestazione a Caselli la brutta pagina del movimento NoTav

Gran brutta faccenda questa contestazione NoTav a Caselli a Genova, non è la prima e probabilmente non sarà l'ultima, ma segna un brutto scivolone per il movimento NoTav e non solo per quello.

Caselli avrebbe presentato il suo nuovo libro Assalto alla giustizia, lunedì alle 18, alla libreria Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano. Il procuratore di Torino sarebbe stato in compagnia di Armando Spataro e Nando dalla Chiesa. Su internet però si promettavano da giorni azioni di disturbo e di contestazione. I contestatori del magistrato sono NoTav e lo accusano di voler criminalizzare il movimento con i recenti arresti per gli scontri dell'estate scorsa in Val di Susa: «Andiamo a esprimergli il nostro punto di vista a proposito di "assalti" e di "giustizia"». Risultato: presentazione annullata «per evitare problemi di ordine pubblico». Caselli infatti sarebbe colpevole di aver spiccato il mandato d'arresto per due uomini ritenuti colpevoli di lancio di sassi, in estate, durante una manifestazione in val Susa. Non è la prima volta che Caselli è costretto a rimandare causa contestazioni. Era già successo a Torino due settimane fa.

Gian Carlo Caselli, magistrato illustre, ha investigato per una vita intera la ciminalità organizzata, senza timori reverenziali e spesso mettendo il naso negli affari delle potenti lobbies economiche di questo paese, proprio come quelle che soffiano sulla politica perché la Tav Tornino Lione si faccia. Non gli fa certo difetto neanche una marcata antipatia nei suoi confronti di buona parte della classe politica italiana, perciò sembra veramente incredibile che proprio uno come lui possa essere accusato di voler criminalizzare un movimento come NoTav. Per dovere di cronaca va ricordato che Caselli è tanto prossimo al potere e alla volontà dei partiti che gli stessi, anzi per la precisione il governo Berlusconi III presentò un emendamento a firma Luigi Bobbio (AN) per impedire il giusto coronamento della carriera di Caselli impedendogli di essere nominato al ruolo di Procuratore nazionale antimafia, imponendo un paletto dell'età. Siamo nel 2005. Caselli non poté più essere nominato per quel ruolo per superamento del limite di età. La Corte Costituzionale, successivamente alla nomina di Piero Grasso quale nuovo Procuratore nazionale antimafia, dichiarò illegittimo il provvedimento.

Caselli dal canto suo ha respinto le accuse che lo vogliono essere un criminalizzatore dei NoTav, lo stesso ha affermato: «La protesta anche energica è e resta legittima, mentre la violenza organizzata no. I No Tav possono avere tutte le ragioni di questo mondo e pretendere quel che ritengono giusto. Ma sostenere che la nostra inchiesta criminalizza il movimento è come dire che chi persegue uno stupro criminalizza il sesso: la protesta e la violenza sono due cose diverse, esattamente come il sesso e lo stupro. E solo chi viene da un altro pianeta può pensare che io sia al servizio di qualche potere forte o di chi ha interessi nell'Alta velocità».

Le contestazioni a Caselli che rasentano una certa fame barbara di "farsi giustizia da soli" per vendicare il torto subìto, sentita da buona parte del movimento NoTav è una delle pagine più buie del movimento stesso. I NoTav agendo in questo modo altro non vogliono che difendere a spada tratta tutti coloro che hanno fatto parte dei cortei e manifestazioni durante l'estate, indipendentemente da ciò che individualmente ciascuno di loro ha compiuto in quei momenti di grande andrenalina e caos. La responsabilità individuale dovrebbe esserci sempre e comunque. Invece i NoTav, rifiutandosi di tracciare un solco tra chi manifesta e chi tira sassi, vogliono farsi forti del numero, del gruppo. Chiudendo un occhio sulle responsabilità personali e magari anche entrambi gli occhi. Possibile che non capiscano che i violenti danneggiano le meritorie intenzioni dell'intero movimento? Perché così agendo danno implicitamente ragione a quelli che vogliono criminalizzare l'intero movimento NoTav e con quella scusa avere le mani libere per fare i loro sporchi affari, additando tutti loro come violenti e irragionevoli conservatori abbietti al progresso.

Ancora non si vede autocritica all'interno del NoTav, è un peccato. Veramente un peccato che i Notav abbiano deciso di difendere due individui ritenuti colpevoli di atti di violenza non solo da quell'inquisitore spagnolo di Caselli, ma da altri 10 - e si legga bene - 10  magistrati, tra gli uffici di Procura, del giudice delle indagini preliminari e del tribunale dei minori. E adesso altri nove di tre diverse sezioni del tribunale del riesame hanno confermato in pieno l'impianto accusatorio parlando di "devastante e incontenibile violenza collettiva, preventivamente e strategicamente pianificata", e di "configurazione tipicamente sovversiva", insomma non sembra proprio che la Magistratura stavolta abbia "sparato nel mucchio".


La brutta faccenda delle contestazioni a Caselli dimostrano anche un movimento che malgrado la ventennale esperienza non è affatto cresciuto ne maturato una coscienza collettiva minima. Sopratutto si vuole difendere con la forza del gruppo il membro che ha sbagliato. Ma attenzione perché i NoTav così facendo fanno la stessa identica cosa che hanno da sempre fatto i tutori della legge, polizia e carabinieri in primis, quando lo spirito di corpo ha più volte impedito di punire coloro che con una divisa hanno abusato del proprio potere o fatto violenze.
La decisione dei NoTav, ripeto, movimento ormai rodato, con decenni d'esperienza alle spalle, segna una bruttissima pagina dello stesso e mette in cattiva luce anche le buone battaglie.

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