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"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, è quello che è già qui, che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”, scriveva Italo Calvino nelle Città invisibili. E concludeva che le strade sono due. La prima facile a molti: “accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più". La seconda “rischiosa, e che esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. |
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2 febbraio 2012
aria fritta su riforma del lavoro
Allora, per capirci... cambiare lavoro frequentemente per me non va bene. Comunque la precarietà potrebbe trasformarsi in flessibiltà soltanto se: 1) i centri di collocamento devono fare il loro lavoro ovvero "trovare lavoro"
2) il lavoro flessibile deve essere destinato a specialisti e in quanto
tale deve essere remunerato di più rispetto a quello a tempo
indeterminato 3) nel periodo che intercorre tra una occupazione ed un'altra sono necessari degli ammortizzatori sociali che non non abbiamo Ricordo per chi non lo sapesse, che l'Italia assieme alla Grecia è l'unico paese europeo che non dispone di un reddito minimo garantito. Fin quando non saranno soddisfatte queste condizioni tutti gli altri discorsi sono aria fritta. Inoltre, come ha giustamente detto la Camusso stasera a servizio pubblico, ci sono delle professionalità che non si inventano da un giorno all'altro. Se uno fa il macellaio non è che il giorno dopo può fare l'avvocato e neanche viceversa. Comunque per me questo discorso vale per tutti i lavori, tranne quelli più umili e dequalificati, e vale anche per i giornalisti, per esempio. Perciò in generale l'idea stessa di flessibilità è una cagata pazzesca. Ci vuole tempo per imparare un nuovo lavoro. E nel tempo in cui non lavoro perché ne sto cercando uno nuovo deve pagare lo Stato, cioè il contribuente cioè gli altri lavoratori? Ma che logica è? Ci rendiamo conto che è tutto assurdo? Se questo sistema non si regge in piedi senza sfruttamento e senza precarietà allora è meglio che fallisca tutto. Basta mantenere il capitalismo con il sangue delle nostre vite. Se non funziona più mettetevi il cuore in pace.
diritti
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| inviato da Pa.P il 2/2/2012 alle 22:42 | |
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