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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Dimostrazione empirica che cancellare l'art 18 NON ci darà maggiore competitività ne più opportunità d'assunzione
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2012
Ho una dimostrazione empirica che non c’è relazione tra competitività e art. 18:


Il Ministro del Lavoro Fornero, cosi come il Ministro del lavoro precedente, Sacconi, al pari dei membri di Confindustria, hanno espresso la loro visione di "riforma" del mercato del lavoro. Per superare le attuali inefficienze e inadeguatezze i signori sopra citati hanno individuato nell'art.18 una delle barriere da abbattere per migliorare il mercato del lavoro e superare la dicotomia che esso esprime, tra una parte dello stesso che gode pienamente di tutti i diritti e una parte, il precariato, che ne è sprovvista. I signori, hanno inteso spiegare a più riprese come la libertà di licenziare anche senza giusta causa  - quindi cancellando l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, sia la via maestra per favorire le assunzioni. (l'art.18 dello Statuto dei lavoratori è una legge che infatti impedisce il licenziamento senza giusta causa. La giusta causa può essere ripetute mancanze, incapacità, danneggiamenti all'azienda ecc.. Lo stesso articolo fa parte di una serie di leggi approvate tra il 1956 e il 20 maggio 1970, che andavano a rendere effettiva la Costituzione repubblicana e i suoi valori anche nei luoghi di lavoro, dove fino ad allora non era entrata a causa degli abusi commessi dai datori di lavoro, tra i quali ricordiamo: licenziamenti politici (chi era comunista veniva spesso licenziato per il solo fatto di esserlo), licenziamenti di donne incinte perché poco produttive, serrate, offese ai lavoratori, squadracce atte a picchiare i lavoratori che si fossero azzardati a promuovere uno sciopero ecc *1 La nascita della legge 300 del 70 che è appunto lo Statuto dei lavoratori, che altro non è che una raccolta delle leggi in materia di protezione dei lavoratori che erano state approvate nei decenni precedenti e già presenti nella legislazione italiana. Tali leggi hanno permesso al Paese di fare quel balzo di qualità da paese preindustriale a potenza occidentale anche in termini di diritti.

Infatti, secondo questa visione ideologica di stampo liberista, maggiore libertà in uscita (licenziamento) significa maggiore "libertà" o meglio potenzialità da parte delle imprese di assunzione.

Mi accingo a sfatare questa infausta visione politico ideologica con dei dati riferiti al 2011 e a Bologna (provincia).

Se l’80% delle assunzioni a Bologna è fatta con contratti precari *2 ,significa che anche le piccole aziende – sotto i 15 dipendenti utilizzano tali contratti, anche se tali piccole aziende non sono soggette all’art. 18. Infatti nel bolognese come nel resto d'Italia la maggioranza delle aziende presenti ha dimensioni inferiori ai 15 dipendenti, quindi è esclusa per legge dalle tutte le del lavoro previste dal sopra citato Statuto dei Lavoratori e perciò anche dall'articolo 18. (In altri termini, in tali aziende è già possibile licenziare chiunque senza giusta causa

La precarietà è perciò utilizzata anche da chi non ne "avrebbe bisogno". Il motivo è semplice, forme precarizzanti di rapporto lavorativo fanno comodo a tutti gli imprenditori perché suggellano per legge l'oppressione del dipendente (e perché costano meno al datore di lavoro).
Questa è la dimostrazione empirica che non vi è relazione tra l’abolizione dell’art.18 e maggior tutele complessive per tutti i lavoratori, è uno scambio che semplicemente non avviene e non avverrà. Togliendo le tutele a chi le ha già non si otterrà perciò maggiore produttività e nemmeno si favorirà l'occupazione. Anzi, le piccole aziende sotto i 15 dipendenti sono state le più esposte dalla globalizzazione dei mercati, sono quelle che hanno licenziato di più malgrado non siano mai state soggette all'articolo 18.

Per tutta questa serie di ragioni documentate e inconfutabili sono fermamente contrario all’abolizione dell’art. 18 e alla libertà di licenziamento, così come sono contrario a qualunque tipo di indebolimento delle varie leggi e disposizioni che formano lo Statuto dei lavoratori. 
Chi afferma che licenziare più facilmente possa rendere più facile assumere vi sta deliberatamente mentendo per scopi politici. 

*1 L. Arbizzani, La Costituzione negata nelle fabbriche. Industria e repressione antioperaia nel Bolognese, 1947-1957, Imola 1991

*2 http://www.agi.it/bologna/notizie/201112151519-cro-rt10170-crisi_bologna_74mila_in_stato_disoccupazione_13_sul_2010


per approfondire: 
http://www.linkiesta.it/licenziamenti-salari

http://soundcloud.com/paolo-perini/luciano-gallino-fiat-lascia


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