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BlablablaaMentelibera il blog di Paolo P.
Miliardi di dollari per impedire lo sviluppo dell'economia sostenibile
post pubblicato in Notizie, il 28 ottobre 2010

Le elezioni di metà mandato hanno scatenato l'azione delle più grosse lobbies economiche d'America. Pare che anche la Bp, colpevole del più grande e recentissimo disastro ecologico mai successo negli Usa, stia finanziando candidati repubblicani, del Tea Party, contrari alla politica ambientalista promossa da Obama.

Il rapporto "Big polluters Big Ad Spending" del Center for american progress action fund(http://www.americanprogressaction.org/issues/2010/10/bigoilmoney.html),è uno studio sugli ingenti capitali che il settore dell'energia edel petrolio sta riversando nelle campagne elettorali di alcuni candidati alle elezioni di Mid-Term. La lista delle lobbies americane del petrolio, delle industrie pesanti e del carbone coinvolte è lunghissima. Le 13 lobbies più importanti hanno donato diciassette milioni duecento sessanta seimila dollari nel giro di tre mesi, tra agosto 2010 e ottobre 2010 a una manciata di candidati del Tea Party, che contendono il posto di senatore ad altri candidati in molti stati degli Usa. Secondo altri calcoli, la cifra ammonterebbe a 34 milioni e mezzo di dollari. Questo mare di dollari è andato a finanziare la pubblicità e la visibilità dei candidati del movimento ultraconservatore Tea Party, del GOP, contrari ad una serie di leggi che facilitano e de – burocratizzano l'apertura di società per la produzione e la vendita di energia pulita da fonti rinnovabili negli Usa. Si badi bene, le lobbies non sostengono tutti candidati repubblicani, ma solo quelli contrari alle energie rinnovabili e al piano Obama per promuoverle. 

Le lobbies degli idrocarburi sono evidentemente molto spaventate dalla nuova politica di incentivo delle fonti energetiche rinnovabili approvata dall'amministrazione Obama. Non che, ben inteso, finora i democratici siano stati particolarmente sensibili alle tematiche ambientali e al Global warming, negli ultimi due anni infatti sono stati impegnati a fronteggiare la più grande crisi economica d'America dopo la crisi del '29. Queste lobbies non stanno solo mettendo in forse l'intera Presidenza Obama, facendo eleggere candidati repubblicani, ma stanno cambiando i rapporti di forza dentro il GOP. Il peso economico dei finanziamenti di queste lobbies al Tea Party cambierà i rapporti di forza interni al GOP facendolo inevitabilmente pendere su posizioni più conservatrici, non solo in ambito ambientale ed energetico. Certo, in America ci sono anche lobby che hanno finalità progressiste e che finanziano i candidati democratici ambientalisti. Ma la dimensione dell'intervento delle lobby del petrolio e del carbone è senza precedenti. Le lobbies e le loro attività di finanziamento sono legali e registrate e i registri sono pubblici e disponibili. Alcuni esempi: American Coalition for Clean Coal Electricity ha speso più di 16,3 milioni di $ nel 2010, di cui 2 milioni e 960,09 dollari per spot nazionali diffusi solo negli ultimi tre mesi a Washington DC, Montana e in Texas. Il gruppo ha stanziato 20 milioni $ per campagne online. Big Coal front group è conosciuto per i suoi documenti falsi inviati aimembri del Congresso che si oppongono alle energie pulite ed allalegislazione sul clima. Su questi documentari è partita un'indaginedel Congresso.

L' American Petroleum Institute nel 2010 ha speso quasi $ 2 milioni in spot nazionali a Washington DC, nel Michigan e nel Missouri per opporsi a nuove tasse sull'energia. L'Api, che è l'associazione di categoria e il braccio per la lobbying dei più grandi produttori di petrolio e gas Usa, quest'anno ha speso più di 39,2 milioni di dollari in spot. Da due anni organizza gli Energy Citizens rallies, manifestazioni propagandistiche nelle città americane per incentivare l'uso dell'auto e della benzina.

Ultimo esempio: The U.S.Chamber of Commerce (la Camera di Commercio statunitense), negliultimi 3 mesi ha speso più di 3,5 milioni di dollari in spot sul consumo energetico in Missouri, New Hampshire, Pennsylvania,Colorado, Nevada. Avete capito bene, si spendono soldi per promuovere l'inquinamento e il consumo, non per ridurli. Tale investimento è solo una piccola parte dei 75 milioni di dollari che la Camera di Commercio statunitense si è impegnata ad investire nella campagna "Yes on 23". Tale campagna mediatica, finanziata dalle Big Oil è partita con i primi spot il 28 settembre scorso e fino ad ora è costata più di 1 milione di dollari. Gli spot puntano a ridimensionare gli allarmi sul riscaldamento globale del pianeta causati dagli idrocarburi e a opporsi ai limiti di inquinamento imposti dalla Proposition 23. Lo scopo è aumentare la quota di produzione di energia destinata alle energie fossili in California. (dove il governo repubblicano sta agendo per ridurre le emissioni di gas serra con varie iniziative tra cui anche la Proposition 23).

Tutte queste iniziative di lobbing stanno dando buoni frutti: in tutti i sondaggi i candidati Tea Party hanno guadagnato consensi e i democratici rischiano di perdere feudi come l'Illinois e il Wisconsin. Tutti questi soldi finiranno per depotenziare o cancellare tutte le politiche che cercano di diminuire l'impatto dell'inquinamento sul clima, promosse a livello nazionale o a livello federale dall'amministrazione Obama. Il solo scopo delle aziende finanziatrici è di fare più profitti sulle spalle della salute di tutti i cittadini americani. Il Guardian ha scoperto che tra i finanziatori ci sono anche molte aziende europee tra cui BP. Le aziende energetiche europee sanno bene che gli Usa fanno da apripista in politica: bloccare il nuovo corso dell'economia verde negli Usa significa bloccarlo anche in UE. La grande tragedia del golfo delMessico, dove sono stati riversati milioni di metri cubi di greggio a causa delle scellerate azioni della British petroleum, non sposteranno un solo voto a favore dei candidati più attenti alle tematiche ambientali perché tutti questi finanziamenti stanno convincendo gli americani che il cambiamento climatico e l'energia pulita non siano delle priorità.


A breve questo mio articolo, sarà pubblicato dalla testata online di politica internazionale www.Thepostinternazionale.it


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